Archive for Dicembre, 2009

Addio, Anni Zero

Posted on Dicembre 30th, 2009 in Futuro, Nova x-Press | 5 Comments »

Il 2009 volge al termine. Tempo di bilanci? Mi piacerebbe dedicargli un po’ di bit, nei prossimi giorni/settimane (impegni vari permettendo), ma per il momento mi limito a un consuntivo molto poco professionale e piuttosto personale sul decennio che sta vivendo in queste ore i suoi ultimi battiti di orologio. Senza idea di dove stiamo volando, mi accontenterei di sapere almeno cosa stiamo vivendo. Dunque, a che punto siamo arrivati?

Questi anni Zero - su questo forse saremo in molti d’accordo - sono stati anni di attesa e di disincanto. Ci eravamo abituati da un pezzo all’idea che il 2000 non ci avrebbe portato macchine volanti e spinner, se non altro, ma l’incidente occorso allo space shuttle Columbia al rientro dallo spazio (2003) ha assestato un colpo quasi fatale a una NASA già in difficoltà. Per fortuna i programmi Mars Exploration Rover (meglio noti come Spirit e Opportunity) e Mars Reconaissance Orbiter hanno risollevato già a partire dal 2004 le sorti del colosso governativo americano, tenendo desti lo stupore e la meraviglia intorno all’esplorazione spaziale.

Ma se torniamo alla superficie terrestre e ai suoi problemi, questi anni verranno probabilmente ricordati come gli anni del Terrore: l’11 settembre 2001 ha offerto il pretesto per il più sistematico tentativo di colonizzazione dopo la fine della Guerra Fredda, aprendo la strada a due guerre e istituzionalizzando la violazione dei diritti civili nell’unica superpotenza sopravvissuta al collasso. La Russia ha saputo distinguersi autorevolmente in Cecenia, a Beslan, nell’eliminazione del dissenso interno (protocollo Litvinenko a base di polonio-210 contro gli informatori e protocollo Politkovskaya contro i giornalisti indipendenti) e forse ha avuto in Georgia la sua Baia dei Porci. A inizio 2009, con l’Operazione Piombo Fuso anche Israele ha dimostrato il proprio diritto a rivendicare una posizione di spicco tra i totalitarismi del nuovo secolo.

Sono stati gli anni dell’uragano Katrina che ha devastato New Orleans (2005) e messo sotto gli occhi del mondo l’inefficienza dell’amministrazione americana, alle prese con le sue ambizioni di democratizzazione del Medio Oriente o, come per un certo frangente ci è piaciuto chiamarlo in Italia, lo “scontro di civiltà”; gli anni dello tsunami che ha travolto le coste dell’Oceano Indiano (2004); gli anni delle epidemie fantasma e delle pandemie annunciate. Ma anche gli anni della diffusione delle fonti rinnovabili a scapito dei combustibili tradizionali. E come per il precedente capitolo in materia di diritti umani, l’elezione di Barack Obama lascia aperti ampi spiragli di miglioramento nella tutela dell’ambiente e nell’ascesa della green economy.

Il sogno del Nuovo Secolo Americano ha dovuto confrontarsi all’atto pratico con una decisa volontà di cambiamento e con la dura lezione della crisi del sistema capitalista e della recessione che ancora oggi grava sull’economia globale. La Cina e l’India hanno saputo dimostrarsi come i veri concorrenti degli USA sulla scena internazionale del XXI secolo e, se vogliamo avere una speranza anche misera di immaginare l’ombra del mondo tra qualche decennio, faremmo meglio a mandare in soffitta l’egocentrismo dell’Occidente.

In Italia il G8 di Genova ha fatto dimenticare i giorni di Seattle e abbiamo assistito al progressivo, inesorabile monopolio del linguaggio politico da parte del berlusconismo, la nuova religione di stato che ha saputo fare piazza pulita degli schemi e degli schieramenti pre-esistenti (non senza la complicità dei diretti interessati). L’italian way of life eruttato a ciclo continuo dalle emittenti presidenziali ha trasformato un popolo a immagine e somiglianza delle reclame della TV: apparenza patinata, sostanza adulterata. Lo possiamo vedere su qualsiasi piano, dal dibattito politico alla semplice occasione di discussione e confronto. Che si parli di politica, libri o film, la regola da seguire è sempre quella della sopraffazione, dell’annientamento dell’oppositore. L’apertura al confronto è diventata una bugia da usare come esca per lo scontro finalizzato all’assimilazione o alla distruzione. Tertium non datur. L’ignoranza è forza, in piena aderenza con lo stile orwelliano del bispensiero.

Nel nostro piccolo, la fantascienza ha subito la perdita di Vonnegut, Disch, Crichton, Aldani, Farmer, Ballard e Capitan America e il campo del fantastico italiano è sempre più simile a uno stadio. Sopravvivono margini di speranza? Non ne sono molto convinto, ma mi piace continuare a crederci. Dopotutto siamo sopravvissuti al Millennio (ricordate la paura per l’Y2k?) e gli anni Zero hanno saputo riservarci anche delle sorprese. Oltre a quelle già menzionate: la nuova fantascienza di Richard K. Morgan, Charles Stross, Cory Doctorow, Alastair Reynolds e, in Italia, la rinascita della gloriosa Robot e una promettente ripresa di “Urania”; i nuovi spazi di resistenza politica e di critica sociale esplorati da Saviano e dal giornalismo d’inchiesta; la grande corsa alla frontiera elettronica della rete; l’attivazione dell’LHC del CERN, il più importante esperimento scientifico mai concepito finora.

A ricordo delle basi gettate in questi anni, le parole da portare con me negli anni Dieci saranno: postumanesimo, Singolarità Tecnologica, agalmia, Accelerando, augmented reality, connettivismo, internet, banda larga, wireless, Creative Commons, web semantico, RFID, geoweb, green economysmart grid, bosone di Higgs, Zero Waste, demokratura, bispensiero, Gomorra. Sicuramente dimentico qualcosa, ma sarà interessante assistere all’evoluzione dello Zeitgeist a partire da questa manciata di elementi, come in un esperimento volto alla definizione dello spirito dei tempi e del suo campo memetico a partire da un modello culturale di base.

[Picture by SciFi Scanner: Strange Days, 1995]

L’audacia del futuro

Posted on Dicembre 21st, 2009 in Connettivismo, ROSTA, Transizioni | 5 Comments »

5 years. & Beyond.

Megalopolisomanzia: la scienza segreta di Fritz Leiber

Posted on Dicembre 20th, 2009 in Fantascienza, Futuro, Letture | 5 Comments »

Primo vero giorno di ferie da molti mesi a questa parte e la lettura di Fritz Leiber mi ha tenuto compagnia. Il libro è Nostra Signora delle Tenebre (1978), che aspettavo di leggere da un pezzo: un libro che è un mystery dai risvolti sovrannaturali e non a caso, secondo pareri illustri, merita il titolo di iniziatore dell’urban fantasy, un territorio che non ho mai frequentato. Si tratta di pagine avvolgenti, che conducono il lettore alla scoperta di San Francisco e dei suoi misteri attraverso la mappa tracciata da un libro segreto e maledetto: Megalopolisomanzia: una nuova scienza urbanistica di Thibaut De Castries (che fin dal nome echeggia il Thomas De Quincey dei Suspiria de Profundis, con una cui epigrafe il libro si apre, ma anche Adolphe De Castro, sinistra figura che compare nei racconti di H.P. Lovecraft, il quale a sua volta, con Clark Ashton Smith, aleggia su queste pagine come un nume tutelare).

Mi sono ritrovato a sovrapporre la lettura di questo libro agli strascichi di X: per una di quelle strane coincidenze che sembrano davvero dei segni del destino, programmate per mostrarti una cosa da angolazioni diverse ma complementari, mi sono ritrovato sbalzato nuovamente nella Bay Area, a contemplarne il panorama assolato come doveva apparire sul finire degli anni ‘70, prima dell’esplosione infomatica e dell’angoscia degli Anni del Terrore. Nelle pagine di Leiber, la cospirazione affonda le radici nella storia della città e sconfina in una trama dalle forti suggestioni fantastiche, mentre una rete di simboli e segni arcani prelude alla rete usata dai giovanissimi protagonisti di Doctorow per contrastare il controllo del DHS.

La trama è giostrata intorno alla lettura dello pseudobiblium di De Castries. La sua è una figura riuscita, oscura e inquietante, che resta sospesa sullo sfondo della storia come una presenza spettrale, al pari dei fantasmi a cui dava la caccia per le strade delle metropoli all’inizio del Novecento. Infatti, nella sua vita di avventuriero e stregone, De Castries era stato molto preoccupato per gli “immensi quantitativi” di acciaio e di carta che si accumulano nelle grandi città, per il gasolio e il gas naturale, nonché per l’elettricità: tutte grandezze che si applicò a calcolare con cura, dalla carta depositata negli archivi centrali all’acciaio usato nell’edilizia all’elettricità che corre nei cavi. Ma la cosa che lo preoccupava maggiormente erano gli effetti psicologici o spirituali («paramentali», secondo la sua originale definizione) di tutto ciò che si accumula nelle megalopoli. La Megalopolisomanzia è l’arte - la «nuova scienza» nella sua definizione - che avrebbe dovuto consegnargli il controllo di questo immane potere messo a disposizione dell’uomo dal progresso moderno.

Su questo tema prometto che prima o poi torneremo a dilungarci. Nel frattempo vi segnalo l’articolo di Annalee Newitz su io9 che prende lo spunto dalle suggestioni di Leiber e vi lascio con due citazioni dallo pseudobiblium di De Castries, lettura quanto mai adatta in una serata sotto zero come questa.

In ogni periodo storico ci sono sempre state una o due città appartenenti al genere mostruoso, come Babele ovvero Babilonia, Ur-Lhassa, Ninive, Siracusa, Roma, Samarcanda, Tenochtitlan, Pechino; ma noi viviamo nell’epoca delle metropoli (o delle necropoli), in cui queste maledizioni gravide di disastri sono numerose e minacciano di congiungersi e di avviluppare il mondo nella sostanza funebre ma multi potente delle città. Abbiamo bisogno di un Pitagora Nero perché spii la maligna disposizione delle nostre mostruose città e i loro immondi canti urlati, così come il Pitagora Bianco spiava la disposizione delle sfere celesti e le loro sinfonie cristalline, venticinque secoli fa.

Poiché noi moderni uomini delle città abitiamo già nelle tombe e siamo abituati in un certo senso alla mortalità, sorge la possibilità di un indefinito prolungamento di questa morte vivente. Eppure, sebbene accettabile, sarebbe un’esistenza morbosa e desolata, senza vitalità e senza pensiero, solo con la paramentazione, e i nostri principali compagni sarebbero entità paramentali di origine azoica, più maligni dei ragni e delle donnole.

[In alto a destra: la Transamerica Pyramid in una foto di Aldask; in basso a sinistra, pseudo-copertina della pseudo-edizione greca di Megapolisomancy: A New Science of Cities.]

Accade anche questo…

Posted on Dicembre 15th, 2009 in Agitprop, Fantascienza | 3 Comments »

… che per una domanda uno scrittore di fantascienza venga malmenato, sbattuto in cella e trattenuto per tre ore dalla polizia di confine degli USA e quindi privato di tutti i suoi effetti personali al rilascio (inclusi appunti, foto e cappotto) e per di più accusato di aggressione ai danni di un agente federale. E quando c’è di mezzo il Dipartimento della Sicurezza Interna (come insegna Cory Doctorow), c’è poco da scherzare. Peter Watts, autore e ricercatore canadese purtroppo poco noto in Italia ma di cui va ricordato almeno il pregevolissimo primo volume dedicato alla sua saga dei rifter (edito da Solaria, qualche era fa, con il titolo non proprio seducente di Stelle di mare), è lo sventurato protagonista di questa storia.

Lo stesso Doctorow denunciava tempestivamente l’accaduto su Boing Boing poche ore dopo i fatti (ringrazio Zebulon Carter per la segnalazione) e Watts ne parlava sul suo blog (da oggi tra i miei preferiti, nella barra dei link qui a destra) in termini tanto fantascientifici da mettere i brividi per le implicazioni, appena rientrato a casa dalla brutta esperienza. La notizia è stata ripresa da molti amici e colleghi di Watts, inclusi John Scalzi e Richard Morgan. La loro mobilitazione è stata anche finanziaria e sta contribuendo al fondo di Watts per affrontare spese legali che, vista la gravità delle accuse a suo carico, rischiano seriamente di buttarlo sul lastrico.

Considerando il clima di astio e frustrazione che domina la “comunità” (si può ancora chiamarla così? ho i miei dubbi…) del fantastico italiano, se fosse successo a un autore in Italia adesso ci sarebbero un centinaio di suoi colleghi appostati in riva al fiume in attesa di veder passare il cadavere, sincerarsi della sua sventura e godersi lo spettacolo. Per fortuna esistono dei modelli a cui guardare non solo sulla carta ma anche nel comportamento umano. La professionalità è anche questo. Dovrebbe essere anche questo, sebbene la maggioranza voglia dimenticarsene.

Esprimo quindi solidarietà a Peter Watts e ammirazione e apprezzamento per il clima di calore umano che ho visto crearsi attorno a lui. Spero che la situazione si risolva per il meglio e che alla fine, come merita, sia la giustizia a prevalere. My two cents from Italian rift.

Over.

Il conflitto permanente

Posted on Dicembre 12th, 2009 in Agitprop | 6 Comments »

Oggi è uscito questo editoriale di Massimo Giannini su Repubblica, un pezzo che ho trovato interessante e condivisibile tanto nelle posizioni quanto nell’esposizione delle stesse, pacata, misurata e ragionevole. Mala tempora currunt per la democrazia, quando un primo ministro culmina l’escalation della propria offensiva verso il dissenso, partita con la campagna di diffamazione e screditamento ai danni della stampa, con un attacco alle istituzioni. E se lo fa con un discorso imbarazzante approfittando della tribuna internazionale del congresso dei popolari europei, davanti a colleghi increduli e sconcertati, allora è lecito anche il sospetto che lo stato di ansia e agitazione in cui vive il Premier sia ormai sfociato in uno stato di dissociazione paranoica permanente, in cui la realtà dei processi che lo vedono implicato degenera nella persecuzione ai danni di un innocente a priori, e il dato di fatto delle continue manovre politiche volte a innalzare scudi legali in sua difesa alimenta l’illusione irresponsabile di una necessaria difesa delle istituzioni. E’ importante che ci sia qualcuno a fotografare la realtà, senza accendere i toni come troppo spesso si fa in questa nostra Italietta da strapazzo, che troppo spesso rivela nella radicalizzazione delle posizioni i sintomi del populismo di cui soffre da sempre. Per capire quanto in basso si sia arrivati nel corso di questo 2009, non servono strumenti critici particolarmene raffinati. Basta solo un minimo di buon senso.

Punto morto

Posted on Dicembre 8th, 2009 in Connettivismo, Stigmatikos Logos | No Comments »

Quando sembri arrivato a un punto morto, fai entrare dalla porta un tipo armato di rivoltella.

Lo insegna Raymond Chandler, in The Simple Art of Murder. Funziona sempre. E se il tizio armato è una donna, anche meglio (lo so, nel fotogramma del Grande sonno qui sopra Lauren Bacall non è armata, ma non è poi così importante, no?). Funziona perfino se ti trovi nello spazio, in orbita attorno a un Gorgo di plasma incandescente…

More news coming soon!

Sasha Grey: meat puppet per Neuromante

Posted on Dicembre 6th, 2009 in Fantascienza, Graffiti, Proiezioni | No Comments »

Era dall’uscita di questo articolo su Corriere.it che meditavo di scrivere due righe su Sasha Grey, “una pornostar che legge Burroughs, Yeats, Baudrillard e Nietzsche”. L’industria del porno è dopotutto una delle lobby più potenti ad agire sul nostro immaginario e quando i suoi tentacoli intercettano schegge della controcultura cyber (Burroughs, Baudrillard) la sensazione di trovarsi in presenza di un evento chiarificatore della realtà in cui viviamo, una scintilla accesa a rischiarare questi tempi che corrono veloci, si fa forte.

Adesso a quella lista di letture significative potremmo forse aggiungere William Gibson. Ed ecco chiudersi il cerchio. Lo scorso 22 novembre, la star 21enne che, dopo il ruolo di escort come protagonista nel film sperimentale The Girlfriend Experience di Steven Soderbergh, sogna di abbandonare il circuito dell’hardcore, ha preso parte a una performance dal vivo organizzata presso il New Museum dall’artista newyorkese Brody Condon per portare in scena Neuromante. Nell’adattamento, intitolato Case dal protagonista di Gibson assurto ad archetipo del cowboy della console, Sasha Grey ha coperto il ruolo di Molly Millions, meat puppet ed ex-attrice di snuff, e direi che come cortocircuito metanarrativo abbiamo toccato il top. A quanto pare, Gibson avrebbe apprezzato tanto l’idea quanto la sua esecuzione, pur pensando che la Grey sarebbe stata più adatta in una trasposizione di Luce Virtuale.

Quanto al discusso film su cui Joseph Kahn starebbe lavorando per portare al cinema le visioni dal basso futuro dello Sprawl, come riportato dallo stesso io9 e da Indie Movies Online, intorno alla metà di novembre il regista dell’inguardabile Torque ha annunciato su Twitter di aver trovato la chiave giusta per chiudere Neuromancer (”Epiphany. I finally figured out how to end the movie.”). Spinto dallo stesso Gibson a dare delucidazioni in merito (”Scroll, or voiceover?”), Kahn ha quindi risposto in maniera evasiva (”LOL. Freeze frame.”). In realtà, quello che preoccupa di più non è certo il finale, quanto piuttosto tutto quello che può succedere tra i titoli di apertura e quelli di coda.

Intanto, per chi fosse curioso, è stata messa on-line una vecchia sceneggiatura scritta da William Gibson per adattare il suo capolavoro per il cinema. Su The Girlfriend Experience segnalo invece due recensioni di tono opposto su CineFile e StraneIllusioni.

Sezione Pi-rata

Posted on Dicembre 5th, 2009 in Agitprop, Sezione π² | 4 Comments »

Ebbene, era solo questione di tempo. Adesso che anche tu sei stato piratato, vorremmo rivolgerti alcune domande.

X: Come la mettiamo con tutte quelle tue idee sinistrorse sulla condivisione del sapere, sullo scambio dei libri, sulla diffusione delle informazioni, che vai sbandierando in giro?

Giovanni De Matteo: Le mie posizioni restano le stesse. Non devo spiegarti la differenza tra un lavoro pubblicato sotto licenza CC dall’autore e un lavoro a cui venga attribuita una licenza CC senza il consenso dell’autore, vero?

X: Non essere polemico. Come ti sei sentito quando hai scoperto il misfatto?

GDM: Un po’ sorpreso, poi confuso, poi arrabbiato. Poi di nuovo sorpreso.

X: Una marmellata di stati d’animo… Come mai?

GDM: Prima di tutto: le statistiche di accesso al libro. Indicavano 0 download e 0 pareri, e questo dal 12 aprile 2009. Non è bello che un libro piratato passi praticamente inosservato al pubblico dei potenziali interessati.

X: Posso essere d’accordo. Cos’altro?

GDM: In secondo luogo, il file caricato non è il mio libro così com’è stato pubblicato da “Urania”. Contiene un’appendice che non era assolutamente contemplata nella sua versione originale, né in quella rivista e corretta che uscirà a breve. Senza mettere in discussione il valore dei nuovi contenuti, essi non fanno parte del libro. Sono stati aggiunti come se la licenza fosse di questo tipo (by-nc-sa). E questo, prima ancora di infrangere alcunché di legale, infrange la mia volontà.

X: Non farla grave su. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

GDM: L’edizione rivista e corretta di Sezione π² uscirà nel 2010 e sarà liberamente scaricabile da Next Station. Sarà rilasciata con una licenza by-nc-nd. Nel frattempo, prima che Johnrecgo si decida a rimuovere il contenuto, o i gestori di DocStoc prendano i dovuti provvedimenti verso questo caso (ma mi sembra che la procedura di segnalazione sia piuttosto laboriosa), se volete potete scaricare e leggervi il mio libro. Rileggendone qualche pagina nei giorni scorsi, ho trovato che non è poi così male come lo ricordavo…

DocStoc è un sito dedicato alla condivisione di materiale educativo, tecnologico, legale, etc., come sostiene questa recensione trovata in rete. Ma nelle sue directory mi sono imbattuto in diversi romanzi di fantascienza (ho trovato, tra gli altri, opere di Leiber, Varley, Christopher, Brunner, Lansdale e Haldeman), per non parlare di bestseller di Deaver, LeCarré, Oates e Salinger.

Il Quinto principio: l’ultimo vero grande romanzo italiano

Posted on Dicembre 4th, 2009 in Fantascienza, Letture | 3 Comments »

E’ uscito nei giorni scorsi l’atteso romanzo di Vittorio Catani: al culmine di 9 anni di gestazione, Il Quinto principio approda nelle edicole italiane in un volume speciale di “Urania” dal bordo superiore d’oro, segno distintivo inconfondibile e - mi piace credere - non casuale. Il perché è presto detto: ritengo Vittorio Catani uno dei migliori autori in circolazione, un maestro per me e molti altri esponenti del microcosmo fantascientifico italiano e - non lasciatevi fuorviare - essere un maestro in un panorama piccolo, quasi asfittico, non significa affatto essere un maestro minore. Credere che le dimensioni della scena possano confinare la caratura di un maestro è un errore che nessuno sarebbe mai disposto a concedersi, conoscendo i lavori di Catani.

Devo ammettere che, di fronte alla sua pur vastissima produzione di narrativa breve, fino a pochi anni fa ero convinto che il Nostro avesse già toccato un vertice impareggiabile con Il pianeta dell’entropia, pubblicato sul numero 22 di Robot vecchia serie, nel gennaio 1978. Una storia matura, di utopia, crescita e disillusione, una storia politica e sociale dall’altissima valenza etica, impreziosita da alcune immagini di fortissimo impatto emotivo. Un racconto lungo che ho letto e riletto per il puro piacere della lettura e della riflessione, perché mentre racconta una storia dà anche molto da pensare. Mi raccontava Catani in persona che - a quanto pare - sul finire degli anni ‘70 fosse un testo molto popolare nell’infuocata scena della contestazione di Bologna. Non stento a crederci.

Quasi a smentire le mie certezze - ma in fondo è bello vederle dissolversi sotto un sole così splendente - arriva adesso questo romanzo. Il secondo di Catani nella sua carriera, a distanza di vent’anni da Gli universi di Moras che fu il primo libro a imporsi al premio Urania. Un libro non comune, per la mole, per la vastità dello scenario che dipinge, per il coraggio con cui osa affrontare tematiche di triste attualità, miscelandole con un gusto per il fantastico e l’assurdo che emerge con prepotenza e decisione. Perché Catani è uno scrittore di fantascienza con letture che spaziano a 360° (e si vede), ma questo non gli impedisce di essere orgoglioso del suo background, come si può avvertire nitidamente da ogni singola pagina di questo romanzo. Ce ne sono 531, nel Quinto principio, e sono 531 pagine fitte di avvenimenti, azione, riflessioni, intrighi ed estrapolazione sociale, in cui vive trasfigurato il nostro mondo. La crisi del capitalismo da cui prende le mosse il libro presto diventa per Catani il pretesto per inscenare una crisi più vasta, che ha profonde ripercussioni sulla sfera privata di ogni singolo uomo o donna. E di personaggi, in questo volume, se ne incontrano molti, a formare una galleria variegata non di tipi umani, ma di caratteri tridimensionali dotati di una loro vita, di una loro autonomia, di una loro unicità.

Le persone e il futuro del pianeta sono i potagonisti di questo romanzo, che non esito a definire un romanzo globale. La letteratura dell’ultimo secolo ha smesso di contare gli esempi di romanzo-universo e i tentativi di “romanzo totale”. La stessa fantascienza può vantare esempi illustri: da Tutti a Zanzibar di John Brunner (1968) a 334 di Thomas M. Disch (1972), il worldbuilding ha saputo spesso sublimarsi nell’essenza stessa delle opere di genere. Questa è stata forse l’unica lacuna sopravvissuta fino ad oggi nella fantascienza italiana: l’assenza di un romanzo totale, che adesso Catani arriva a colmare con questa sua memorabile impresa.

Tra le altre cose, in questo libro potrete trovare: dosi massicce di sensibilità ambientalista assolutamente non d’accatto e assolutamente non di pura facciata; una critica spietata alla nostra società e al nostro stile di vita che investe senza pietà i nostri costumi/consumi; avventura e azione a go-go; complotti che estendono le loro trame attraverso la storia; universi paralleli, grandi catastrofi (gli Eventi Eccezionali), teorie oscure sull’esistenza di un principio ignoto che potrebbe regolamentare in ultima istanza i processi naturali e umani; una delle più sorprendenti e avvincenti visualizzazioni metaforiche dell’umanità, intesa come rete di rapporti e tessuto connettivo di relazioni ed esperienze, magnificamente reso attraverso l’espediente della PEM (un impianto neurale che rende il bagaglio emotivo e mnemonico di ogni persona accessibile a tutte le altre). Il tutto reso con un gusto postmoderno per l’accumulo dei materiali e l’amalgama delle ispirazioni, e pervaso da quella tensione erotica che è uno dei marchi di fabbrica di Catani. Serve aggiungere altro?

Forse sì. Personalmente, ho la sensazione che il futuro della narrativa - e della narrativa di genere in particolare - sia nella forma breve: novelle e romanzi di dimensioni contratte (ricordate le 200-250 pagine dei bei tempi che furono?) potrebbero soppiantare presto la mania (spesso fantasyosa, ma molte volte anche indicativa di una certa grandeur ricercata da capolavoro mainstream) dei tomi biblici. La fantascienza italiana è rimasta fortunatamente immune al morbo, ma per raccontare una storia simile (delle storie simili) ci voleva questo formato, è indiscutibile. Per questo credo che Il Quinto principio sia un libro importante, tra i più importanti partoriti in Italia dalla fantascienza e dal fantastico tout-court negli ultimi anni (ma parliamo pure di decenni, tranquillamente), che nel mondo anglosassone sarebbe stata definita di speculative fiction senza una connotazione necessariamente spregiativa nei confronti del nostro genere prediletto. E’ un libro che non sfigurerebbe di certo sugli scaffali di una libreria, accanto a titoli più blasonati, come si suol dire con un certo gusto per i paragoni impari. Perché, detto in tutta onestà, questo è un libro di fantascienza che conserva una lunghezza abbondante di vantaggio su qualsiasi libro italiano non di genere abbia letto da molti anni a questa parte.

Un grande romanzo, forse il primo e l’ultimo grande romanzo italiano di fantascienza. Ed è interessante che a firmarlo sia stato “uno scrittore di opere brevi”, come si definisce Catani stesso nell’intervista rilasciata a Giuseppe Lippi e pubblicata in appendice al volume. Ma Catani custodisce la memoria del futuro e da uno come lui imprese di questo tipo sarebbe sempre meglio aspettarsele.

[La sontuosa copertina realizzata da Franco Brambilla - ehi, ormai sembra che la sua arte abbia invaso questo blog! - è visionabile nella sua tetra maestosità a questo indirizzo.]

Spazio vitale

Posted on Dicembre 2nd, 2009 in Accelerazionismo, Agitprop | 8 Comments »

Nell’osteggiare apertamente la libertà di professare il proprio culto, la civilissima Svizzera - modello in Europa e nel mondo per aspetti molteplici, che vanno dalla partecipazione popolare alla complessità multietnica - questa volta l’ha combinata grossa, facendo esplodere a sorpresa un nodo di contraddizioni sepolto sotto la pacifica apparenza di una società che fino a ieri eravamo tutti disposti a riconoscere come all’avanguardia. Quello che non ho avuto modo di leggere in giro, ma devo ammettere di avere cercato male e senza troppa perseveranza a causa del poco tempo, è che nel successo del referendum che ha sancito una modifica costituzionale ai rapporti tra Stato e religione ha sicuramente avuto il suo ruolo il voto di tanti immigrati che magari al loro arrivo in Svizzera, trenta o cinquant’anni fa, sono stati costretti a subire soprusi e angherie di ogni tipo (i racconti degli emigranti italiani non tralasciano mai il ricordo della sala d’attesa di terza classe della stazione di Basilea, vietata agli italiani) e che oggi, con questo voto, hanno colto al volo l’occasione per rifarsi di anni di emarginazione, rivendicando attraverso la negazione di un diritto a una minoranza oggi ancora più marginale il proprio diritto di appartenenza a una società in cui fino all’altro ieri erano loro gli esclusi. Ma dopotutto non ci vogliono i soliti analisti politici per capire come le vessazioni subite un tempo si tramutino oggi nell’irrigidimento di fronte a ogni vento di cambiamento o al minimo spiraglio di tolleranza. In tutto questo, la religione c’entra il giusto, ma non esito a credere che avrà un suo ruolo nelle campagne di sensibilizzazione, di tolleranza, di supporto all’integrazione. Viene da chiedersi a cosa servano il catechismo e la predica della domenica, se poi i cristiani di tutte le confessioni che coabitano in Svizzera sono arrivati a pronunciarsi in una maniera che rinnega i principi di comunione e carità su cui si fonda il cristianesimo, ed è una domanda che i vescovi che ora si dicono preoccupati dovrebbero porsi per primi.

Io l’ho già fatta troppo lunga. Volevo limitarmi a riportare una bellissima lettera scritta da mia cugina Mariella, che da quando è nata vive a una manciata di chilometri da Losanna. Questo è il suo messaggio e io non avrei saputo riassumere meglio il mio pensiero.

Viviamo in uno dei pochi cantoni che hanno bocciato il referendum. Secondo me la politica si sta trasformando nel particolarismo di tante piccole comunità che esprimono le loro paure, invece delle loro ricchezze. Parlavo con un’amica dell’immigrazione in Svizzera. Non è mai stato semplice: un tempo, si costringevano le mogli degli immigrati a trovarsi un lavoro per restare, probabilmente per disincentivare le nascite e impedir loro di costruire una famiglia. Anche l’emigrazione italiana ha sofferto per la sua identità e la sua cultura. Adesso le stesse resistenze vengono opposte all’immigrazione dai paesi arabi. La cultura musulmana è difficile da comprendere ma forse al mondo occidentale manca la voglia di farlo. Le guerre territoriali si sono evolute: prima ognuno difendeva la propria terra, adesso qui ognuno difende le proprie idee sulla terra di qualcun altro… Andrà avanti così finché non capiremo che ciascuno di noi può circoscrivere la propria terra a non più di quel metro quadrato su cui si posano i nostri piedi.

Concisa, diretta, cristallina.

Per ripagarla, le invio questa cartolina del mitico Franco Brambilla, dalla sua serie Invading the Vintage che grande successo sta riscuotendo anche oltreoceano.