300
Posted on Novembre 1st, 2009 in Proiezioni |
Ricordo che ai tempi se ne fece un gran parlare. Wu Ming, se non ricordo male, lo smontò pubblicamente e a più riprese. Diversi amici invece lo apprezzarono oltre misura. Mi tenni alla larga dalla pellicola e dal dibattito, fiutando sentore di patacca a miglia di distanza e non sentendomi particolarmente motivato per prendere parte alla diatriba.
Stasera ho ottenuto la conferma ai presagi peggiori.
Non ho idea del livello a cui fosse il fumetto di Frank Miller, che nelle storie di Sin City che ho letto è graficamente e drammaticamente sempre molto elevato. Ma il film di Zack Snyder è insulso. La voce fuori campo sembra un plagio dei documentari del Ventennio (o forse di Fascisti su Marte, non ho ben capito). L’estetica è talmente farlocca da risultare ridicola: luci finte, finte scenografie, finti costumi e finte ricostruzioni (nemmeno quel minimo di attendibilità storica che un’impresa come le Termopili avrebbe meritato). Sui dialoghi sorvolo per pietà (e presumendo che anche il doppiaggio ci abbia messo del suo).
Stupisce che il regista sia lo stesso di Watchmen. E stupisce ancora di più che qualcuno abbia sentito il bisogno di sparare a zero e qualcun altro di farne una parodia. 300 si ridicolizza benissimo da solo.
Se Zack Snyder non si fosse riscattato in soli 2 anni, gli avrei consigliato un Programma Ludovico con la filmografia di Albert Pyun somministrata in sequenza direttamente nell’encefalo. A conti fatti, chissà che non abbia provveduto da solo.









19 Responses
Secondo me e’ una trasposizione fedele del fumetto. Di un fumetto che non ha niente di storico, ne’ alcuna volonta’ di esserlo. E’ pura rappresentazione epica: quello che un soldato greco racconterebbe ai suoi, una volta tornato dai campi di battaglia, mostrizzando gli avversari e deizzando i suoi commilitoni caduti, secondo il concetto della kalokagatia. Ed e’ bello vedere le immagini mitiche prendere davvero corpo davanti agli occhi (tipo “frecce che oscurano il cielo” e similia). Lasciamo perdere il doppiaggio penoso, sigh… E poi, il fatto che a Wu Ming non piaccia vuol dire che qualcosa di buono ci dev’essere per forza, no?
Io lo reputo un esercizio più estetico che cinematografico. Anche se estetica in movimento può diventare cinema. Tralasciando critiche fini a se stesse su trama e realismo, del film resta solo l’estetica (che a me è piaciuta, ma de gustibus), il che non è detto sia un effetto involontario.
3pad: infatti penso sia l’effetto voluto!
Niccolò: se hai ragione, allora c’è qualcosa di sbagliato nel film, che sembra ridicolizzare proprio la voce del soldato scampato al massacro e in cerca di rivalsa sul campo. E l’epica non si sposa bene con l’ironia, volontaria o involontaria, no? Inoltre la trasposizione fedele, che alla fine mi è sembrata la scelta giusta per Watchmen, in questo caso lascia parecchio a desiderare. Non era quella la chiave migliore di un adattamento come questo. Un effetto drammatico migliore si sarebbe potuto raggiungere senza troppe difficoltà semplicemente agendo sul montaggio e curando un po’ di più i dialoghi, ma a quel punto qualcuno potrebbe contestarmi che si sarebbe persa l’aderenza con il fumetto di Miller. Be’, dico io: allora il fumetto, in questo caso, potrebbe essere stato semplicemente concepito con un minore spirito cinematografico di quanto non fosse Watchmen (anche questa è un’ipotesi). L’estetizzazione della violenza, invece, quella è semplicemente fuori tempo limite e non riesce nemmeno lontanamente a valorizzare le aspirazioni epiche degli autori.
3pad: l’estetica è appunto una scelta che può o meno incontrare il gusto dello spettatore. Nel mio caso mi ha lasciato del tutto indifferente e non è riuscita a ripagarmi nemmeno un po’ della noia provata durante la visione. Ecco, non sto parlando di fastidio per le scelte di Snyder (o di Miller prima di lui), ma proprio di noia. Il che è senz’altro peggio, per un film che pretendeva di essere epico.
Io l’ho visto al cinema, e credo che faccia la differenza. Il fumetto è un gioiello ed è precisamente costruito secondo il Niccolo’ con in più una forte estetica pop da supereroe che ben si abbina in chiave moderna con i miti greci. Il film è veramente fedele, proprio nelle inquadrature e nell’estetica tutta, è un prodotto che forse non regge completamente senza previa lettura del fumetto, probabilmente pecca di mancanza di automia, i dialoghi se andavano bene in un contesto fumettaro potevano sicuramente essere corretti nella pellicola. In TV cmq sicuramente si perde la presenza immersiva che credo sia buona parte del film.
Mark, non nego che l’impatto del cinema possa spostare - e non di poco - l’esito della visione. Però se togli l’impressione immersiva e resta quello che ho visto l’altra sera in TV, allora penso di avere conferma che lo spettacolo è tutto fumo negli occhi. Oltre al fumo, l’arrosto qui è davvero poco. E magari in questo anche il fumetto partecipa al concorso di colpe.
Personalmente, aggiungo solo che resto scettico sull’estetica pop da supereroe abbinata al mito. Il mito dovrebbe essere autosufficiente. Leonida che incita gli spartani in questo film non ha nulla di epico, somiglia piuttosto a un hooligan, a un fanatico spiritato. Anche a Russel Crowe la parte riusciva meglio quando si batteva nel Colosseo. Ma anche lì, la rivisitazione dello spazio epico soffriva di un gusto per l’iperbole che si lega male allo spirito della storia. Perché l’epica è la dimensione in cui tramuta la storia per effetto della narrazione, ce lo insegnavano a scuola.
Leggo su Wikipedia: Un poema epico è un componimento letterario che narra le gesta, storiche o leggendarie, di un eroe o di un popolo, mediante le quali si conservava e tramandava la memoria e l’identità di una civiltà o di una classe politica.
Ecco, a me sembra proprio che a 300 manchi quell’autorevolezza per ambire a celebrare l’eroismo degli spartani. Se viene meno quello, qualcuno mi spiega che cosa voleva essere 300? Senza spirito di provocazione, solo per capire…
Non so, non voglio difendere 300 a spada tratta, non è un film che rivedrei probabilmente, il fumetto si, è da rileggere, probabilmente hai ragione il film resta bidimensionale, non si discosta dalla superficie estetica, resta il fatto che uscito dalla sala ricordo che la sensazione era la stessa che si prova cantando una canzone con la folla, che ne so, bella ciao nel giusto contesto. In fondo anche quella è un emozione passeggera, che ti travolge e poi passa e l’arrosto non arriva mai
Ehi! Che bello! X che stronca un film!
…e un film che per giunta a me era piaciuto molto. (vedi qui per approfondire)
A me non rimane che ribaltare paro paro tutti i difetti che tu elenchi: a partire dalla voce fuori campo che se non ricordo male riprende pari pari il testo di Erodoto.
Per il resto a me la resa fotografica del film ha entusiasmato, l’estetica del film è perfetta per narrare quello che non è altro che la versione cinematografica di un racconto popolare, e quindi niente ricostruzione storica (sarebbe stato un altro film, no?), esagerazioni a gogo, personaggi e situazioni scolpite con l’accetta.
Il tutto senza la benché minima traccia di (postmoderna) ironia. La perfezione, nel suo genere. Un film che è come un blocco di granito in mezzo alla strada, coerente ed essenziale come pochi altri.
Io mi ci sono divertito un sacco.
Poi è chiaro, se uno non sopporta ’ste cose è liberissimo di stroncarle.
Sparta Rulez!
(ah… ricordati che ti devo una birra, mannaggia…)
Mark, capisco quello che vuoi dire. Ma per me l’esperienza della visione, come quella della lettura, non si esaurisce mai con i titoli di coda. Se un’opera non lascia niente che vada al di là dell’opera in sé, per me l’autore ha fallito. In questo caso, le mie critiche si limitano come hai visto proprio alla resa cinematografica di 300. E’ un film stonato, fuori registro.
Jo, cominciamo con la scommessa. Purtroppo per te, stavolta ero troppo sicuro del fatto mio… E’ stata una sfida asimmetrica, lo ammetto.
Venendo a 300, ho riletto ieri il tuo intervento sul blog. Ha senz’altro ragione Mark nel dire che per un film simile, le dimensioni dello schermo su cui lo si guarda contano, e pure parecchio. Ma se togli quelle e resta quello che ho visto io l’altra sera, allora contano esclusivamente per il fumo che gettano negli occhi.
Non so se il commento fuori campo riprenda o meno Erodoto, di sicuro il doppiaggio italiano fa pena. Non basta invertire un certo numero di predicati e divertirsi con le parole altisonanti per evocare un senso di antico. E’ una soluzione più anacronistica del rimmel di Leonida, se me lo permetti. E dico di più: una storia epica deve partire dalla storia. E il succo di questa storia in particolare è il valore dimostrato in battaglia da 300 spartani e poche centinaia di altri soldati greci alle Termopili. Ora, se mi rappresenti le Termopili come un campo di battaglia aperto, ti perdi per strada tutto il suo significato tattico/strategico in quella guerra. Per non parlare dell’atmosfera culturale, da autentico scontro di civiltà, su cui si sarebbe potuto giocare a tutto campo.
Se poi mi confermi che 300 non voleva essere nemmeno ironico, per me il cerchio si chiude.
Non riesco ad articolare un’opinione riguardo al valore della voce narrante in un film come questo. Semplicemente non è un dettaglio che ho notato. Non mi ha dato noia né mi ha particolarmente colpito. C’era, punto.
Invece non sono d’accordo sul discorso dell’epica legata alla storia.
I primi esempi di epica che mi vengono in mente sono l’Iliade e la saga arturiana. In nessuno dei due casi la fedeltà alla Storia è fondamentale nel racconto.
È la narrazione ad essere epica non il fatto. Il realismo dei dettagli non ha alcuna rilevanza ai fini della costruzione epica della vicenda.
Quando scrivi che 300 è assolutamente irreale dici una grande verità. 300 è epico, e l’epica non ha nulla a che fare con la realtà. 300 è un’astrazione formalmente ineccepibile e coerente con le sue stesse premesse.
L’essenza della guerra è dolore e fatica, non bei discorsi e pose plastiche. Qualsiasi tentativo di riportare le Termopili in maniera realistica sullo schermo non avrebbe potuto prescindere da questa semplice constatazione. Scegliere un approccio totalmente fantastico permette di distillarne unicamente l’aspetto affascinante (epico, appunto) dei grandi sentimenti, dei nobili ideali, dell’estetica marziale.
Il fatto che io trovi abominevole l’etica Spartana non mi impedisce di godere dello spettacolo messo in piedi da Snyder. Che è vero, è cinema a livello zero in quanto a complessità narrativa e profondità di visione, che non ha nulla di realistico, ma che grazie alla forza delle immagini sublima la morbosità potenziale in godimento viscerale. Come un gran bel giro sulla giostra. Senza nessuna vergogna.
Sparta Rulez!
Probabilmente hai ragione tu, a me sono rimaste negli occhi le tavole di Miller come persistenze retiniche, quel fumetto è visivamente orgiastico, è indimenticabile. Sai cosa, la parte veramente fantastica di quel film sono i titoli di coda (se ricordo bene) in grafica animata, se il film fosse stato un cartoon del genere probabilmente sarebbe rimasto nella storia, ma senza uomini nudi probabilmente non avrebbe avuto lo stesso successo ;).
Jo: L’Iliade e il ciclo arturiano risalgono a qualche epoca fa. Gli schemi della narrazione si sono evoluti. Ribadisco: non posso esprimermi sul fumetto, che avrà pure un valore di omaggio al mito e al suo “linguaggio”. E va bene. Ma nel passaggio dal fumetto alla pellicola, qualche ingranaggio s’è intoppato. Il film vale poco proprio in quanto tale: viene dopo film bellici di ben altro spessore - inutile tirare fuori i titoli - che ci hanno mostrato la guerra nelle sue sfumature più crude raggiungendo un tono epico che Snyder se lo sogna. E anche nel filone delle storie epiche, vuoi mettere Spartacus, o anche Il Gladiatore, con questa roba? Non c’è partita, dai…
Mark: ti ringrazio per il tuo intervento. Prometto che la prossima volta che mi capiterà butterò un’occhiata al fumetto di Miller. In TV, l’altra sera, i titoli li hanno bellamente segati: magari temevano di risollevare il tenore della serata… o forse volevano proprio provocarmi!
È stata dura ma li ho trovati!
http://www.vimeo.com/1084139
Prima di tutto una precisazione: io il fumetto di Miller non l’ho mai citato perché non l’ho proprio letto. Tutte le mie osservazioni si basano unicamente sulla visione del film. Del resto è di quest’ultimo che stiamo parlando, no?
Ritornando a bomba sul discorso dell’epica applicata a nuovi e vecchi formati, io non credo che i meccanismi narrativi siano poi così cambiati dai tempi di Omero. Quel che forse è cambiato è la consapevolezza dei vari autori nel loro uso, e la declinazione che ne fanno a seconda del medium con cui si esprimono.
Ma forse il punto è ancora diverso: io non ho alcuna intenzione di farti cambiare idea sul giudizio che dai del film, solo mi pare che tu stia utilizzando una chiave di lettura che con 300 non ha nulla a che fare.
Per esempio, a me non verrebbe mai da inserire questo film nel filone bellico, tanto meno in quello storico. (a parte il fatto che non mi viene in mente nessun titolo bellico che abbia qualche intenzione epica, almeno non negli ultimi 15/20 anni, tu a quali film pensavi?)
Se devo pensare a qualche pellicola simile, forse quelle che me lo ricordano di più sono “la tigre e il dragone” e ancor di più, ma qui è vero, la qualità globale è tutta a sfavore di 300, a “Hero”. Forse di altrettanto epico ultimamente m’è capitato di vedere la trilogia del Signore degli Anelli, ma qui il discorso si fa un bel po’ più complicato (nel senso che la caratterizzazione degli eroi va nel senso opposto a quella di 300, e l’epicità è data più dalle dimensioni del disegno globale che da quelle dei singoli personaggi).
Tu citi il Gladiatore, che per me oltre ad avere ben poco a che fare con 300 (per intenzioni, meccanismi ed estetica), è anche un film decisamente inferiore, proprio perché fallisce nel suo intento principale: raffigurare realisticamente la civiltà romana dell’epoca. Ricordo che quando lo vidi rimasi tanto impressionato dalla prima parte (questa sì decisamente epica e potente) quanto deluso dalla seconda, in cui la resa del conflitto politico nella capitale, che era poi il cuore del film, sfiorava il ridicolo.
Insomma, secondo me 300 va visto per quel che è, non per quello che avremmo voluto fosse: un film muscolare tutto viscere e testosterone, un film in cui il dubbio è programmaticamente bandito, in cui la realtà si piega all’esigenza primaria della narrazione epica: l’esaltazione dell’eroe. In 300 tutto è talmente esagerato che non puoi far altro che lasciarti travolgere. Con l’ovvia conseguenza che o lo adori o non lo sopporti.
Condivido la tua analisi Jo, il fumetto purtroppo io non riesco a scinderlo perché l’ho letto un decennio fa e riletto diverse volte e da fumettaro nell’anima quale sono, mi ha travolto esteticamente ed è scolpito nella mia mente. E il focus del film proprio nelle intenzioni dichiarate è quello di ricalcare le tavole e se fate un raffronto è impressionante l’aderenza. Ripeto in però in sala mi è piaciuto, mi ha preso e immerso tranne forse qualche lungaggine se non ricordo male, non so però una visione televisiva se farebbe altrettanto, temo di no.
Però non è per forza un difetto, il cinema a cui si riferisce X è un cinema di scrittura che generalmente apprezzo anch’io di + ma il medium cinema è visivo ed è strano che così pochi film abbiano realmente sperimentato un linguaggio solo estetico a favore della scrittura.
Se vuoi è come paragonare l’arte astratta completamente incentrata su una ricerca di linguaggio visivo con quella classica, che si ricerca uno stile estetico ma vincolato al “racconto” e quindi naturalistica. È un paragone azzardato ma credo che ci stia.
Jo, questa conversazione mi ha spinto a farmi qualche giretto in rete e così mi è capitato di imbattermi in questo post sul blog Mondo a fumetti, in cui trovo sostanzialmente confermate quelle che, da spettatore comunque coscienzioso, mi aspettavo che potessero essere le premesse dell’opera.
Il succo, siamo d’accordo, avrebbe dovuto essere l’eroismo di un popolo, da sempre guardato con diffidenza dai vicini “più” civilizzati, che si rivela l’unico in grado di opporre il proprio sacrificio all’avanzata del nemico comune. Siccome questa essenza (davvero minima, il riscatto nel sacrificio) viene perduta integralmente nel passaggio dalla carta alla pellicola, non credo di avere tutti i torti a lamentare la resa del tutto inadeguata del campo di battaglia. Mostrare le Termopili come se fosse Waterloo (è un’iperbole, giusto per tenermi in linea con lo spirito dell’operazione commerciale) è sì una sciocchezza nell’economia di due ore di pellicola, ma in questo modo diventa paradigmatica dello spirito con cui il film è stato realizzato.
Questo per me resta un film storico e un film di guerra, se non altro perché quelle sono le basi dell’opera originale da cui è tratto. E quale che sia il loro intento, i migliori film di guerra di sempre hanno invariabilmente un coronamento epico, vuoi nell’esaltazione di un eroismo collettivo (Salvate il soldato Ryan, per esempio), vuoi nella celebrazione dell’eroismo dell’uomo solo (e qui ci sono almeno 20 anni di cinema sul Vietnam, da Apocalypse Now ad Apocalypse Now Redux, passando per la trilogia di Oliver Stone). Perfino Full Metal Jacket, che di eroi ne mette in campo zero, è un film epico nel suo ritrarre le dimensioni di una disfatta senza appello. L’unica eccezione che mi viene al momento è rappresentata da Johnny prese il fucile, ma lì si arrivava a stemperare il dramma della guerra in una dimensione intima di sofferenza, direi quasi elegiaca, e non mi pare proprio il caso di 300.
Comunque possiamo concludere che non ho sopportato il film e non reggerò probabilmente mai una seconda visione, ma non per le ragioni ideologiche che sono state mosse contro il film bensì proprio per il fastidio provocato dalla sua approssimazione tecnico-narrativa, e possiamo farla finita così. Davanti al brandy che mi pagherai, sapremo trovare un’altra opera su cui scannarci… Anzi, vedo che c’è già Tarantino in attesa sul tuo blog, dammi un attimo libero…
Mark, i titoli sono in effetti notevoli. La yU+co che li ha realizzati è lo stesso studio che sta dietro ai titoli di testa di Watchmen, una sequenza davvero sublime.
Ho letto il post che hai linkato, e boh… non è che aggiunga molto alla discussione. Tra l’altro già alla prima visione del film avevo dato una lettura in qualche modo opposta a quella temuta dal redattore di Mondo a fumetti.
La lettura che continui a farne tu (l’eroismo di un popolo, che si sacrifica per il bene comune contro un nemico invincibile nonostante la diffidenza dei vicini più civili) è molto lontana dal film che ho visto io. Qui non è questione di etnia o cittadinanza, è questione piuttosto di etica ed educazione. Non è il “popolo spartano” che si sacrifica, ma un manipolo di eroi che va alla guerra NONOSTANTE il parere contrario dei rappresentanti del popolo spartano, e solo per coerenza a un insieme di valori.
Di nuovo, nel 300 che ho visto io c’è la messa in scena del confronto tra due morali opposte, quella vincolata a un insieme di valori (ferrei, impossibili, durissimi, ma invero molto semplici) e quella di chi a questi valori attribuisce nessuna sostanza. Questa è epica. questa è astrazione. Che si tratti delle Termopili piuttosto che di Roncisvalle o di Fort Apache poco importa. Quello che conta è la rappresentazione dell’essenza di un conflitto epocale: buoni contro cattivi, e giù mazzate.
Se lo spettatore può godere e commuoversi ed esaltarsi di un simile massacro lo si deve al fatto di sapere che se anche i buoni finiranno ammazzati saranno loro a trionfare sul palcoscenico della Storia.
(btw: dove li hai visti i campi aperti di una Waterloo nella ricostruzione scenica delle Termopili? Il fatto che ci si trovasse in uno spazio angusto era evidente sin dalla prima scena…)
Ancora sull’epica: a leggere il tuo commento pare che qualsiasi film di guerra sia un film epico (con un’unica eccezione, mi pare di capire), e qualsiasi film epico sia un film di guerra. Questa equivalenza mi pare un po’ stiracchiata.
La narrativa epica (che si parli di libri o film poco importa) deve sempre mettere in scena una presenza larger than life, anche solo per potervi mettere a confronto i limiti e le debolezze della comune umanità. In questo senso i film che citi non hanno nulla di epico, cercando come fanno di dare una rappresentazione il più reale possibile dei conflitti cui fanno riferimento. Anzi, quelle pellicole puntano caso mai il dito proprio sulle umane debolezze che rendono, nonostante tutto, lo spettatore coinvolto e partecipe delle vicende che il film in questione va narrando. Non c’è alcuna acritica esaltazione, non c’è un sistema di valore esaltato a scapito di un altro (vabbé, concedimi la generalizzazione), non c’è alcun supereroe pronto a salvare la patria. Ci sono semmai - e qui chiaramente dipende da film a film, da regista a regista - un approccio quotidiano, una scelta politica, un approfondimento simil-sociologico, etc etc. Tutti aspetti che, sarai d’accordo, con l’epica poco hanno a che fare.
Nel commento precedente ti facevo un paio di esempi di film epici. Ripensandoci forse c’è qualche film bellico degli ultimi 20 che possa rientrare nella categoria, solo che non sono film che valga la pena ricordare (secondo me almeno). Penso al ciclo di Rambo, per esempio.
Apocalypse Now (che però risale ormai a trent’anni fa) è in qualche modo epico, ma lo è solo nella misura in cui Kurtz permea con il suo personaggio ogni secondo della pellicola precedente alla sua comparsa in scena. Che poi l’impresa di Coppola & soci abbia in se qualcosa di epico, beh… questo trascende gli angusti spazi di questa discussione.
‘mo ti aspetto al varco, che brandy (brandy??? lo sai che per me oltre un certo grado esiste solo il whisky!) o non brandy, Tarantino è lì che ti aspetta!
Ciao Jo, esco solo ora dal tour de force di Bassitalia e ritorno sul tuo ultimo commento. Okay, mi sembra che i punti di vista siano difficilmente conciliabili. Io resto sulle mie convinzioni, tu sulle tue.
Però volevo spiegare la mia impressione sul campo di battaglia: la caratteristica “morfologica” delle Termopili, ce lo hanno insegnato a scuola, è che si trattava di un varco relativamente angusto per far passare un grande esercito come quello persiano, e così le ben più esigue truppe spartane/tebane/etc potevano ridimensionare l’incidenza del fattore numerico, riducendo in sostanza la battaglia a un uno contro uno (o poco più). Le caratteristiche geografiche del campo, isomma, abbattevano lo svantaggio per le truppe greche.
Se però Snyder mi fa vedere gli opliti affrontare qualche decina di soldati persiani a testa per volta, allora si commette un errore grossolano spinti dalla voglia di strafare… Ed è una delle grossolanità più evidenti che contestavo alla pellicola.