Cosa chiedere di meglio di un libro che ci sorprende, che ci tiene incollati alla storia dalla prima all’ultima pagina, che ci fa pensare e che ci emoziona senza il bisogno di colpire basso? Un libro che ci dimostra anche le potenzialità intrinseche del genere, la loro carica sublime quando vengono spinte oltre i confini del suo ambito di riferimento, e lo fa senza snaturarlo ma anzi esaltandone le caratteristiche. Tutto questo, e ancora qualcos’altro per dirla tutta, io l’ho trovato ne La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, di Audrey Niffenegger.

Un libro che avevo sottovalutato a causa di tutto il clamore che aveva suscitato all’uscita e che adesso mi accorgo essere completamente giustificato. Un successo meritato (ad oggi ne risultano vendute 2 milioni e mezzo di copie solo tra USA e Regno Unito), per un romanzo che è una storia d’amore vista da una prospettiva fantascientifica. E se questo non vi basta, allora posso solo aggiungere che contiene un esempio illuminante di utilizzo rivoluzionario di un espediente convenzionale e ultra-abusato. Non è poco.

Su Fantascienza.com è apparsa oggi la mia recensione, in cui cerco di essere più circostanziato. Qui sopra riporto per completezza la copertina dell’ultima ristampa, attualmente in libreria, benché trovi molto più centrata quella originale. E come sempre resto pronto a parlarne.