Ipse dixit
Posted on Settembre 11th, 2009 in Stigmatikos Logos |
“La parte sul futuro per me è stata la più difficile da scrivere perché non volevo fare della fantascienza”. - Walter Veltroni (presentazione di Noi, Festa dell’Unità, Bologna, 11 settembre 2009)









6 Responses
Ah beh, se lo dice lui.
Ma non si era ritirato in Africa?
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Grande, Uolter! Senza di te, forse ci saremmo sbarazzati di Mr. B. già da un pezzo. Meno male… adesso sì che possiamo guardare al nostro futuro con fiducia. La fantascienza non serve, è roba da pessimisti senza speranza.
[...] L’infelice uscita di Veltroni sulla fantascienza, non lo nascondo, mi ha dato un po’ da pensare in questi giorni. Sbollita l’incazzatura per il tono di sufficienza, direi quasi di “superiorità”, che si può leggere senza difficoltà tra le righe della citazione, resta la triste impressione di avere colto una possibile verità sullo stato delle cose. Quell’affermazione è come una fotografia, che cattura al contempo la luce dell’istante e, nelle ombre che si muovono fuori scena, il presagio di ciò che potrebbe accadere da un momento all’altro. [...]
E’ da anni che intellettualoidi dello spessore di Veltroni snobbano la fantascienza e la letteratura fantastica, mi viene in mente come Tolkien sia stato relegato per anni al pari di letteratura per bambini.
La fantascienza e’ l’unica forma di letteratura contemporanea possibile direbbe Ballard e, sinceramente, trovo che Veltroni sia intellettuale quanto Pippo Baudo… anzi meno. In verita’ anche se ricordo bene che Cofferati scriveva le prefazioni dei libri di Dick e li citava spesso, credo che la distanza tra la fantascienza e la politica italiana deponga bene a favore della prima in quanto essere presente, futuro e precognizione. Senza dimenticare che gente come Veltroni ha contribuito a portare la politica italiana nella fantascienza… pensavamo d’aver visto tutto…
Meglio lontani da questa politica che associati ai suoi esponenti, su questo non ci piove. Quello che mi indispone, come sempre, è il tono di sufficienza, segno di una fastidiosa presunzione di superiorità.