La guerra dei libri
Posted on Settembre 7th, 2009 in Agitprop, Fantascienza |
A proposito di Google, nei giorni scorsi Dario Tonani mi segnalava questa notizia, richiamando la mia attenzione sulla notizia nella notizia rappresentata dalla menzione della SFWA e della sua adesione alla Open Book Alliance per porre un freno al Google Books Settlement. Un passo indietro. Anzi due.
Cosa è la SFWA? La Science Fiction and Fantasy Writers of America è l’associazione di scrittori che assegna ogni anno i premi Nebula. Fondata nel lontano 1965 da Damon Knight e James Blish come Science Fiction Writers of America, di cui conserva l’acronimo, con il tempo è cresciuta in adesioni e influenza, fino a raccogliere 1.500 autori professionisti di fantascienza e fantasy (ma anche editori, artisti e altri addetti al settore) da tutto il mondo e guadagnarsi un’influenza ormai largamente riconosciuta. In effetti, non ricordo se ha anche membri italiani, ma, qualora capitassero da queste parti, il S*ommo o il Gran Mastro Catalogatore potrebbero fornirci ragguagli.
L’Accordo di Transazione di Google Books Search (il cosiddetto Google Book Settlement) a cui l’Open Book Alliance si oppone è invece l’accordo raggiunto da Google con la Authors Guild e la Association of American Publishers dopo che questi nel 2005 avevano denunciato la grande G per “massiccia violazione del diritto d’autore” in merito al Google Books Library Project, con cui Google, d’accordo con alcune tra le principali biblioteche al mondo, si propone di digitalizzare e rendere disponibili alla consultazione on-line milioni di testi, in varie modalità (estratti parziali, riproduzione integrale, preview, file scaricabili) a seconda del diverso grado di copyright vigente sull’opera. La filosofia dietro questa iniziativa tende alla massima promozione e condivisione del sapere, ma già le associazioni che avevano fatto causa a Google intravedevano una possibile perdita di profitti come conseguenza dell’operazione. L’accordo, siglato lo scorso ottobre, prevede ora una remunerazione ai detentori del copyright pari al 63% degli introiti derivati a Google da annunci ed e-commerce associati al loro titolo e, in compenso, la libertà per Google Books di pubblicare in anteprima on-line fino al 20% del testo di un’opera coperta da diritti.
L’accordo non ha però messo d’accordo tutti e così si è venuto a creare il fronte anti-Google che, sotto l’insegna dell’Open Book Alliance, raccoglie tra gli altri Amazon, Microsoft, Yahoo!, Internet Archive e, dal 2 settembre scorso e a seguito di questa deliberazione dell’8 agosto, anche la SFWA. In breve, pur riconoscendo le buone intenzioni dell’iniziativa di Google, la SFWA ha deciso di aderire alla Open Book Alliance per:
• prevenire la creazione di un monopolio che potrebbe garantire a Google il pieno controllo sul mercato dei libri fuori catalogo;
• contestare il metodo di tutela del copyright proposto dall’accordo;
• ribadire il tema della violazione di copyright che era al centro della causa intetata a Google nel 2005.
La convergenza di interessi da parte di compagnie tecnologiche (Microsoft e Yahoo!) e del più grande rivenditore on-line di libri (Amazon) in realtà lascia intravedere anche un ulteriore bordo d’attacco, che riguarda il mercato dei libri digitali e degli e-book reader.
E da queste parti, cosa ne pensiamo? Me lo chiede Dario e in effetti potrebbe essere interessante mettere in piedi una bella discussione sul tema. Non mi sento particolarmente ferrato sull’argomento, in effetti, soprattutto per quanto attiene a tutto il background legale e ai risvolti tecnologici relativi ai lettori digitali, ma da profano avanzo una considerazione che fa presa soprattutto sul mio essere “consumatore” di opere, in prima istanza, e solo in seconda battuta - passatemi il termine - “autore”. La reticenza da parte delle associazioni di autori ed editori, a mio modesto parere, denuncia una mancata trasparenza degli autori di fronte al valore delle proprie opere e intravedo una volontà di preservare quel meccanismo di “offuscamento” (per riprendere un termine utilizzato dalla SFWA nel suo comunicato di adesione alla Open Book Alliance) della qualità dell’opera, su cui oggi si regge il mercato editoriale nella sua interezza.
La mia posizione si spinge istintivamente ancora più in là del Library Project e si può articolare nei seguenti punti:
• digitalizzazione integrale di tutte le opere, da rendere disponibili on-line in modalità preview o in download (a seconda del meccanismo di tutela dell’opera adottato dall’autore); free download per le opere fuori diritti;
• costituzione di un’autorità di vigilanza sui prezzi e di un mercato editoriale “sociale” (vogliamo chiamarlo welfare editoriale?) che garantisca la piena possibilità di accesso al sapere (e quindi parlo sia di fiction, che di saggistica, che di testi scolastici, universitari e tecnici) da parte di qualsiasi cittadino, a prescindere dal ceto e dalla disponibilità economica; siccome parlare di tessere richiama alla mente l’URSS e i diavoli rossi, un’alternativa potrebbe essere un sistema con fasce di prezzo: 1. minima (e-book e supertascabili); 2. media (le edizioni economiche da libreria); 3. alta (rilegati); 4 superiore (edizioni deluxe). I titoli dovrebbero tendere a seguire sempre una propagazione bottom-up (in altre parole: la pubblicazione dovrebbe tendere a salire la scala di prezzo, e mai a scenderla, garantendo in questo modo la piena possibilità di acquisto a tutte le tasche), fatta eccezione per alcune categorie che potrebbero essere inquadrate in fasce di prezzo precise: per esempio, i testi scolastici e alcuni testi tecnici (manuali) nella fascia media; i testi universitari e altri testi tecnici nella fascia alta. In ogni caso dovrebbero esserci tetti di prezzo e l’autorità predetta dovrebbe vigilare sul rispetto del meccanismo.
Come si vede, mi sono già spinto ben oltre i termini della questione. Il problema è che sono un comunista che scrive fantascienza. Quindi, adesso, se volete, facciamo un passo indietro insieme, torniamo al Library Project e al Google Book Settlement e, se vi interessa, parliamone.









12 Responses
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Amazon ha già una funzione di preview dei libri in catalogo, non di tutti i volumi, in realtà, ma di una buona percentuale. Credo che questo sia uno degli elementi (assieme al progetto Kindle, che fatica a decollare) che ha spinto i suoi vertici a proporre l’Open Book Alliance. E’ una chiara manovra di sopravvivenza aziendale. Non ci vedo nulla di politicamente neutro; nulla, insomma, che vada a beneficio dei lettori, in primis. La realtà è che quando un utente bisognoso di consultare alcune pagine di un libro decide di sfruttare la libreria messa on-line da Google (come faccio io, spesso), poi ci pensa due volte prima di rivolgersi ad Amazon per un eventuale acquisto “fisico”: perché rinunciare a un abbonamento conveniente sottoscritto tramite Google Books se l’alternativa è Amazon o qualunque altra libreria on-line dove i prezzi dei libri non variano rispetto ai volumi acquistati nella libreria sotto casa? Io quindi appoggio in pieno il piano di Google, senza ombra di dubbio. Certo, in questo modo il suo monopolio non fa che accrescersi, ma la rete è un luogo (teoricamente) libero, chiunque, in futuro, potrà sempre fargli la guerra. E aggiungo: ben vengano le guerre sulla libera diffusione della cultura! Inoltre, mi sembra che la proposta di accordo avanzata da Google non sia malvagia, dopotutto… Staremo a vedere.
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Ritengo che questi progetti siano la testimonianza sul campo che ci stiamo tutti preparando - chi in un modo, chi nell’altro - alla fine della carta.
Le guerre del copyright - nella musica e nel cinema come nell’editoria cartacea - sono avvisaglie di un mondo che sta rapidamente cambiando: meglio sedersi attorno a un tavolo e parlarne senza falsi pudori e infantili reticenze.
Ci rendiamo conto di che fine sta facendo il CD? E che i supporti (di qualsiasi tipo essi siano) hanno vite sempre più brevi: si marcia a grandi passi verso l’”impalpabilità” del testo scritto. Carta e inchiostro per quanto resisteranno ancora? Formati e copyright sono oggi più che mai terreno di scontro accesissimo.
Opporsi al futuro non è mai un politica che paga. E non vorrei che, per una volta, gli autori della SFWA stessero facendo una battaglia di retroguardia. Da chi come mestiere guarda al domani non me lo sarei mai aspettato…
7di9: sollevi un punto a mio parere cruciale, ovvero il fatto che questa lotta si combatta “in difesa” dei presunti diritti degli autori e degli editori (e in particolare di un non meglio specificato “diritto alla segretezza” o, per dirla in termini agostiniani, “diritto alla non-conoscenza”), piuttosto che dell’utente finale (molto poco tutelato, come dimostrano tutta una serie di fattori, dai titoli fuori catalogo ai prezzi spesso non proprio popolari). La diffusione del sapere, a tutti questi signori, da Microsoft ad Amazon passando per le associazioni di categoria, interessa ben poco. Idem per Google, temo. Ma siccome, collateralmente, l’iniziativa di Google Books è quella che produrrebbe i maggiori benefici per i lettori, mi ritrovo attestato sulle tue stesse posizioni.
Dario, personalmente dubito che arriveremo in tempi brevi alla fine della carta, anche se tutto sommato sarebbe un esito per me non disprezzabile. E lo dico da feticista della carta, perché mi rendo conto che ormai è il caso di tagliare il tagliabile per tendere a uno stile di vita che sia quanto più ecosostenibile. Gli e-reader, a mio parere, sono ancora troppo legati a una concezione classica del libro. Non presentano, in sostanza, un valore aggiunto veramente pesante, sufficiente da far tendere dalla loro parte l’ago della bilancia rispetto ai corrispettivi di cellulosa. Ma qui forse si apre un altro, vastissimo fronte di discussione: come dovrebbe davvero essere un e-book per non far rimpiangere un volume di carta?
Ciao X, mi scriveresti una versione più “news” e meno opinione di questa faccenda per Fantascienza.com?
Mi piace la prima proposta dell’articolo e penso che il diritto d’autore sia uno dei dispositivi giuridici-economici più in crisi nella trasformazioni odierna. Penso che gli e-book reading device contribuiranno alla crisi dei diritti d’autore sulle opere letterarie e specializzate, visto anche il lavoro di digitalizzazione che fanno in molti, dal basso. Segnalo il sito libreremo.org, dove c’è una lista dei libri su e-mule. Allo stesso modo i brevetti si stanno trasformando “sballottati” tra tendenze di maggiori protezioni e fruibilità gratuita. Ho letto che le biotecnologie rappresentano le nuove frontiere delle licenze “open”. E poi che dire della battaglia economica tra Cina e Usa in Chaos Usa di Sterling? Spero che ci ritornete presto su questo argomento
Salve, leggo regolarmente questo blog anche se non vi ho mai partecipato attivamente. Nonostante a volte mi trovi in disaccordo con l’autore su alcune vicende politiche, ritengo questo blog estremamente interessante per un ignorante di fantascienza come me.
Questo era per presentarmi; quello di cui volevo parlare riguardava l’oggetto di questo articolo.
Ho avuto modo di parlare con un ingegnere informatico che lavora per il progetto del google digital library of alexandria durante un seminario che ha tenuto presso la mia facoltà.
Son ben conscio di aver sentito una sola campana e di quanto sia pericolosa una potenziale posizione dominante di google in questo campo, ma le cose di cui sono venuto a conoscenza sono state veramente interessanti.
A parte i meri aspetti tecnici, che sono quelli che interessano me e che vi tralascio, e alcune curiosità su come fanno ad automatizzare la scannerizzazione dei libri o alcune notizie di colore su tir che partono alla volta delle biblioteche universitarie e ritornano stracolmi di libri ogni giorno; un aspetto che ho trovato estremamente interessante era relativo alle questioni di copyright e di censura.
google per questi aspetti si deve adeguare alle leggi del paese ospitante, perchè si sa, paese che vai usanza che trovi.
Così certi libri che in altre parti del mondo sono liberi, in cina, birmania,…non sono visualizzabili con google digital library.
Un’altra questione è quella relativa al copyright: una forma di tutela per l’autore, ma anche un balzello bello e buono in certi casi. Negli stati uniti per esempio ogni 5 anni circa il congresso approva un allungamento del termine massimo di copyright per permettere alla disney di sfruttare ancora l’immagine di topolino & co.
Questo per mostrare come google si debba adeguare sia per copyright che per censura ai dettami del paese ospitante.
Ora, per quel poco che ho potuto usare il sistema di google library mi domando come la SFWA posso sottoscrivere l’open book alliance contro google.
Posso capire Amazon, diretta concorrente di google in questo campo, ma questo sistema di condivisione della conoscenza permette di consultare interamente solo i libri fuori da copyright quindi non capisco quale minaccia possa vedere la SFWA se i libri protetti da diritti sono visibili solo parzialmente.
Fra l’altro forniscono una forma di guadagno con l’ad di google e una pubblicità del libro attraverso un canale di comunicazione differente.
Personalmente ritengo la scelta della SFWA una scelta veramente miope.
Ciao Francesco e grazie per il tuo intervento. Mi scuso con tutti se torno solo ora sull’argomento, ma negli ultimi giorni ho avuto davvero solo gli spiragli minimi per continuare ad aggiornare il blog.
Non c’entra molto, o forse c’entra davvero moltissimo, ma sono rimasto piacevolmente colpito dalle dichiarazioni che Michael Moore ha rilasciato a Venezia, nelle discussioni che ruotavano intorno al suo ultimo documentario, Capitalism - A Love Story. In sintesi: “Il sistema capitalista è sbagliato e non si può sperare di migliorarlo perché è impossibile migliorare il male”. Ecco, una presa di posizione così coraggiosa non l’avevo ancora vista prendere da nessuno. Il copyright è diretta filiazione di quella logica: monetizzare ogni cosa, farlo al massimo.
Forse, a pensarci bene, la lotta per la condivisione del sapere potrebbe dimostrarsi la chiave per una rivoluzione di paradigma.
Ciao Jegger, benvenuto allo scoperto e grazie per la tua presentazione e per la testimonianza che hai aggiunto alla discussione.
Per venire al tuo interrogativo finale, l’unica spiegazione è che la SFWA conta di trarre il massimo beneficio possibile dall’alleanza con Amazon, Internet Archive e piattaforma Microsoft/Yahoo!. E per massimo beneficio possibile, intendo ritorno economico e non certo popolarità/diffusione delle opere degli associati.
Non vedo altra spiegazione.
[...] sperarlo? Forse è così. Ma è alla luce di questa convinzione che ritengo che un progetto come Google Books, con la sua carica sovvertitrice dello status acquisito, possa rappresentare una valida speranza [...]
[...] Come la mettiamo con tutte quelle tue idee sinistrorse sulla condivisione del sapere, sullo scambio dei libri, sulla diffusione delle informazioni, che [...]
[...] di fasce di prezzo definite per tutelare tutte le fasce d’acquisto. Avendone già parlato in quest’altra occasione, non voglio ripetermi. Ribadisco solo che, all’obiezione che in questo modo si previene la [...]