Archive for Settembre, 2009

Una chiacchierata con il virus dell’influenza

Posted on Settembre 30th, 2009 in Fantascienza, Transizioni | 4 Comments »

I ricercatori Oriol Romero-Isart e Maciej Lewenstein, rispettivamente del Max Planck Institut per l’ottica quantistica a Garching e dell’Istituto di scienze fotoniche di Barcellona,  hanno annunciato nei giorni scorsi il loro intento di eseguire il celeberrimo esperimento del gatto di Schrödinger, impegnandosi a non torcere un pelo a un felino. “Buone notizie per i gatti”, hanno promesso con fare sornione. In sostituzione, infatti, hanno intenzione di usare un virus.

Sebbene i virus non siano unanimamente riconosciuti dalla comunità scientifica come “organismi viventi”, di certo rappresentano le forme di autoorganizzazione cruciali per comprendere l’origine della vita e l’evoluzione dei regni. I virus candidati per l’esperimento sarebbero il virus dell’influenza e il virus del mosaico del tabacco.

“Ci aspettiamo che questi esperimenti siano il primo passo di un approccio sperimentale a questioni fondamentali, come il ruolo della coscienza nella meccanica quantistica e il discriminare fra l’interpretazione di Copenaghen e quella a molti mondi della meccanica quantistica” hanno dichiarato i ricercatori. Aggiungendo poi che: “dimostrare l’esistenza di fenomeni quantistici a questa scala aprirebbe la strada allo studio del ruolo della meccanica quantistica in biologia”.

L’intera storia, riportata sul sito delle Scienze, mi ha richiamato alla mente uno degli ultimi racconti di Robert Sheckley: Una chiacchierata con il virus del Nilo Occidentale (A Conversation with the West Nile Virus, 2004), pubblicato sul numero 45 di Robot. Un racconto che affronta con esiti paradossali una vicenda sorprendentemente simile e che io, per capirla, ammetto di aver dovuto rileggere più di un paio di volte. Si tratta di una storia molto breve, forse un po’ strana intrisa com’è dell’ironia sottile che contraddistingue Sheckley, ma che una volta colto il twist si rivela fulminante.

Un piccolo gioiello, in cui un uomo è costretto ad affrontare il peso delle responsabilità della sua specie. In attesa dei loro risultati, vogliamo consigliarlo a Romero-Isart e Lewenstein?

Continuum Reloaded

Posted on Settembre 29th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | 2 Comments »

Una bella sorpresa ci è stata comunicata la scorsa notte - notte fonda, in effetti - da Roberto Furlani, curatore di Continuum. La sua rivista telematica di fantascienza ha dismesso la veste spartana con cui ci era diventata familiare nei suoi 10 anni di onorato servizio e, in vista delle celebrazioni per questo importante traguardo (previste, se non vado errato, per il n. 33), ha rinnovato il suo apparato grafico. Così adesso, al di là del consueto spessore dei contenuti, Continuum può offrire ai suoi lettori anche - a mio avviso - un piacere di lettura che la precedente incarnazione era un po’ costretta a sacrificare.

Non è solo una questione di appeal estetico (anche se è indubbio che l’occhio vuole sempre la sua parte), ma anche e soprattutto un miglioramento di ordine pratico, essendo difficile da sostenere la lettura a schermo intero, che ci obbligava alle più spericolate acrobazie di ridimensionamento delle finestre per agevolare la vista nella lettura. La nuova banda di testo, circoscritta a metà template, rende le cose decisamente più facili. Per non parlare dei grandi passi in avanti compiuti nella navigabilità (con il menu sempre visibile) e nell’inclusione dei contenuti multimediali (l’incorporamento di file video è stata un’altra bella sorpresa trovata in questo numero). Sabrina Moles ha fatto davvero un lavoro notevole per traghettare la webzine nell’era del Web 2.0.

E questo numero 31 che inaugura il nuovo corso si prospetta ricco. Come ricca è anche la presenza connettivista, con una recensione dell’antologia Frammenti di una rosa quantica (a firma di Fabio Calabrese), un breve reportage dell’ultima Italcon/Eurocon (pubblicato in anteprima proprio sullo Strano Attrattore), l’esordio di Maurizio “Scarweld” Landini sulle pagine elettroniche di Continuum e la “ristampa” di un mio vecchio racconto, già apparso sull’Iterazione 01 di Next, dal titolo La nuova specie. Ma adesso vi lascio all’editoriale di Roberto, che come in ogni rivista che si rispetti è sempre il punto di partenza per cominciare l’esplorazione dei contenuti. Lunga vita e prosperità a Continuum!

Un fratello piccolo, non per questo meno pericoloso

Posted on Settembre 29th, 2009 in Agitprop, Fantascienza, ROSTA | 8 Comments »

La data da segnarsi è il 22 ottobre. Quel giorno infatti arriverà nelle librerie X, il libro di Cory Doctorow che, no, non è la mia biografia. Newton Compton, l’editore italiano, ha così tradotto il titolo originale, Little Brother, che faceva esplicitamente riferimento al classico di Orwell. La minaccia del controllo è infatti uno dei temi portanti di questo romanzo, che in America ha ricevuto un’accoglienza entusiastica, imponendosi come un piccolo libro di culto.

Doctorow è uno dei curatori di Boing Boing, tra i blog più seguiti al mondo, ed è stato coordinatore europeo della Electronic Frontier Foundation fino al 2006. Copyright, diritti civili ed economie post-scarsità (ricordate i discorsi sulle società agalmiche?) sono tra i temi ricorrenti nei suoi lavori. Quindi ha ragione Sterling quando sostiene che “ha un sacco di cose da dirci”. Doctorow, a mio parere, è una sorta di suo erede spirituale, con la stessa attitudine divulgativa e forse una coscienza critica dei cambiamenti sociali indotti dal progresso tecnologico ancora maggiore (ma per semplici ragioni anagrafiche).

Ma torniamo a X. In un mondo che tende verso l’amplificazione informatica della realtà, l’integrazione tra i canali di comunicazione in un unico panorama multimediale, la questione della sicurezza informatica diventa un tema di importanza cruciale. Tuttavia, come è stato tristemente dimostrato dalla storia recente, fin dove si possa spingere l’autorità per incontrare la domanda di sicurezza dei cittadini è ancora materia controversa e troppo facilmente manipolabile. Ben vengano quindi libri come questo, che promettono di farci pensare.

Assalto al treno fantasma

Posted on Settembre 28th, 2009 in Kipple, Micro, ROSTA | No Comments »

32 vagoni piombati carichi di sigarette e ogni viaggio una sfida contro il tempo. 400 metri di treno-merci e una rotta difficilissima, da affrontare di notte. Un convoglio che non compare sulle tabelle degli orari ferroviari. Il suo carico, che dall’Olanda è destinato a Caserta, vale 30 milioni di euro. E per questo gli assalti non mancano mai. I tempi della rapina al treno rivivono sulla frontiera di Bassitalia.

[Cliccate qui per visionare il video.]

Quantum City: la città è sicura

Posted on Settembre 28th, 2009 in Accelerazionismo, Futuro, Transizioni | 2 Comments »


Durban City Skyline, picture by Chris Bloom.

Durban, città quantistica - verrebbe da dire. Il Quantum City Project avviato dal Centro di Quantum Technology della locale Università del KwaZulu-Natal mira infatti a fornire il non plus ultra della sicurezza informatica agli utenti della sua rete municipale in fibra ottica. E il non plus ultra in termini di sicurezza informatica ha un nome ben preciso: crittografia quantistica, ovvero QKD (Quantum Key Distribution). La rete quantistica è stata presentata ufficialmente alla SmartCity Conference, svoltasi a Durban lo scorso ottobre.

Durban è una delle principali città della Repubblica Sudafricana: 2.292 kmq di superficie, circa 3 milioni e mezzo di abitanti e uno dei porti più trafficati dell’Oceano Indiano. Ed è anche una delle città più avanzate sotto il profilo tecnologico, al punto da meritarsi il titolo di Smart City. In un’epoca in cui assistiamo a un’inflazione di smartness - con i cellulari che diventano smartphone e, si spera, le reti di distribuzione dell’energia che tendono verso la nuova frontiera delle smart grid - il minimo da fare per una città è adeguarsi. Restare sveglia, maturare astuzia, dimostrarsi furba: la ricetta per evitare il declino.


Durban Marine Parade at Sunset, picture by Ketan N.

Ed è così che la Municipalità di eThekwini, di cui Durban è parte, ha deciso di guardare al futuro, per garantire la sicurezza assoluta (parola non eccessiva, trattandosi di crittografia quantistica) ai suoi utenti. Il quantum network di Durban consiste in un Municipal Area Network (MAN) configurato con 4 nodi che servono gli edifici comunali di Pinetown, Westville e Cato Manor. La rete in fibra ottica fornisce l’accesso in banda larga ai servizi vitali della città: edifici pubblici, scuole, ospedali, banche e imprese. Il tutto nella sicurezza garantita dalla QKD. Riassumendo le parole di Francesco Petruccione, il docente italiano a capo del centro di ricerca, questa tecnologia “sposta la sicurezza dei protocolli crittografici dalla complessità matematica [finora inseguita dagli algoritmi tradizionali] alle proprietà intrinseche delle particelle quantistiche. In questo modo la sicurezza è garantita dalle leggi della meccanica quantistica”.

Presto sistemi analoghi verranno adottati a Tokyo, Londra e Madrid. Ma quando il prossimo anno assisterete alla fase finale dei Mondiali di Calcio, ricordate che Durban è qualcosa che va al di là del suo stadio - E’ stata la prima città quantistica al mondo.

Multimedial Expansion

Posted on Settembre 27th, 2009 in Futuro, ROSTA, Sezione π² | 1 Comment »

Al puro fine scientifico di scoprire se esiste un antidoto alla TV spazzatura, spero proprio che questi aggeggi entrino quanto prima nelle nostre case. Non ci voleva un grosso sforzo d’immaginazione, d’accordo, e probabilmente qualcosa di simile si era visto in qualche migliaio di altre storie (anche se al momento non riesco a connettere bene i miei ricordi di lettura), ma il mio piccolo auspicio lo avevo formulato tramite il mux in Sezione π².

Il corridoio del reparto scientifico fungeva anche da sala d’attesa. Il mux era sintonizzato su TASS NEWS TV, un canale internazionale che mandava notiziari 24 ore al giorno, aggiornamento in tempo reale. (Cap. 6)

Si trascinò penosamente in soggiorno, dove attivò il mux. Indossò i senso-guanti, stabilì la connessione con la SecurNet e inserì nel motore di ricerca il nome di Grazia Conti. Si fece restituire il suo stato di famiglia. (Cap. 16)
 
Briganti si passò una mano tra i capelli e per distrarsi gettò un’occhiata alla console. L’interfaccia olografica del mux si materializzò dal nulla.
C’era un messaggio vocale per lui, lasciato da un numero anonimo. Briganti avrebbe potuto affidarsi alla prudenza e avviare una serie di controlli incrociati sull’ora della chiamata e la sua sigla identificativa presso l’operatore. Era una procedura alla portata della SecurNet. Ma non lo fece. Aprì invece il file, che si rivelò essere di solo audio.
(Cap. 16)

Ecco, qualora vi fosse sorto il dubbio, sì: la tromba me la suono da solo, okay? Chi ne volesse un assaggio, su ConnectedTV di Yahoo! trova un gustoso antipasto. E adesso torno a lavorare.

Avamposto su Marte

Posted on Settembre 26th, 2009 in Micro | No Comments »

Svegliarsi una mattina e scoprirsi su Marte. E’ quello che è successo mercoledì scorso agli abitanti di Sydney, investita da una tempesta di sabbia senza precedenti. La foto che segue è di All About D LiGhT. Altre immagini sull’evento le trovate (via Flickr) nelle gallerie di Katclay e End of Level Boss.

Australia. Ultima frontiera…

Pittsburgh Spring

Posted on Settembre 25th, 2009 in Accelerazionismo, Futuro, Transizioni | 3 Comments »

La “città del futuro”, come titolava un pezzo del Corriere.it di qualche giorno fa: ecco Pittsburgh, la sede designata da Barack Obama per ospitare il summit del G-20. Già Steel City, con la crisi dell’industria pesante Pitts divenne negli anni ‘80 l’emblema del collasso e della catastrofe urbana, giustificando il suo secondo soprannome, Smoky City. Oggi, amministrata da uno dei sindaci più giovani d’America (il ventinovenne democratico Luke Ravenstahl), dopo avere beneficiato di un programma di riqualificazione forse senza precedenti, Pittsburgh ha saputo lasciarsi alle spalle il declino delle acciaierie scoprendo una vocazione per la ricerca: nanotecnologie e bioingegneria le chiavi di volta, centro ospedaliero tra i più importanti degli USA e incubatoio per 300 start-up nate nel settore dell’informatica. I record le hanno meritato il nuovo appellativo di Roboburgh da parte del Wall Street Journal e il titolo di “città più vivibile d’America” nel 2009 da parte dell’Economist. Con questa parabola inversa rispetto a quella toccata in sorte a Detroit e ad altre american acropolis, Pittsburgh ha dimostrato come un’alternativa sia sempre possibile. Non meraviglia quindi che Obama abbia guardato in questa direzione, per lanciare il suo messaggio a un mondo che ancora brancola nelle tenebre della crisi.

Pittsburgh Brigde, picture by Briantmurphy
Pittsburgh Brigde, picture by Briantmurphy.

Pittsburgh, Pennsylvania. 312.819 abitanti stimati nel 2006, quasi due milioni e mezzo la popolazione nell’area metropolitana. Una città che è un patchwork di popoli, con la comunità italiana seconda sola a quella tedesca. Nei suoi suburbi i luoghi che fecero da sfondo all’epopea di Michael Cimino sul dramma del Vietnam, nella pellicola di culto Il Cacciatore; nei suoi paraggi le badlands sospese tra incubo e magia di Lucius Shepard, nella sorprendente novella Le stelle senzienti. Ma pur nella varietà delle rappresentazioni che la hanno interessata, per quanto in maniera marginale, non mi risulta che nessun autore, per quanto visionario o lungimirante, sia mai riuscito a prefigurarne la rinascita che oggi permette di additarla come il fiore all’occhiello di quella Nuova America che Obama non ha vergogna di mostrare al mondo, come un segnale di rottura con il passato e di cambiamento.

“Qui non si vedeva niente, i lampioni erano accesi anche di giorno, il fumo degli altiforni offuscava tutto, i fiumi erano neri e putridi” è la testimonianza di Tony Buba, ex operaio figlio di minatori e dagli anni ‘70 filmmaker che non ha mai smesso di documentare la quotidianità di Braddock. “Poi le fabbriche hanno chiuso i cancelli, la città s’è fermata, la nebbia ha cominciato a diradarsi e pian piano è comparso il sole. A quel punto la gente ha scoperto di vivere in una città meravigliosa, ha deciso che bisognava farla rinascere. Ed eccoci qui, con l’Economist che dichiara Pittsburgh addirittura la città più vivibile d’America. Sto cucinando un luccio che ho pescato stamattina, passa pure”.

Pittsburgh view, by Evad310
Veduta di Pittsburgh, di Evad310.

Anche Vernon, il protagonista di Stelle senzienti, pesca lucci dalle acque torbide dei fiumi di Black William, località fittizia che potremmo situare da qualche parte qui intorno, ma sotto il pelo dell’acqua sembrano annidarsi creature ostili e terribili. A Pittsburgh, invece, si vive la primavera di un nuovo Rinascimento, in cui la Upmc, provider ospedaliero leader nel settore dei trapianti, ha preso il posto dei colossi dell’acciaio.

Il segreto di una transizione riuscita, proprio nel cuore della Rust Belt, è rimasto insondabile per tutti. Naturale che venga spontaneo chiedersi come sia stato possibile. Com’è che una città che vent’anni fa versava in condizioni analoghe a Detroit ha saputo risollevarsi e risalire la china, mentre molte altre hanno continuato il loro inesorabile declino? Scoprire la storia della rinascita di Pittsburgh a così breve distanza dalla lettura di quel libro mi ha lasciato inizialmente spiazzato, ma poi mi è sovvenuto il ricordo del finale di Shepard, che quantomeno lascia aperto più di uno spiraglio su un domani migliore.

Credo che la grandezza degli scrittori di fantascienza risieda proprio nell’intuire una possibilità di cambiamento. L’onestà dei politici, invece, nel non temere il buon esempio.

City Sunrise, by Ireland4517
City Sunrise, picture by Ireland4517.

TotoNobel 2009

Posted on Settembre 23rd, 2009 in Micro, Nova x-Press | 1 Comment »

Si approssima l’8 ottobre e per la Rete imperversa il TotoNobel: Roth, Vidal, Oates, Atwood, Vargas Llosa, a chi toccherà quest’anno? Come ogni anno da un pezzo a questa parte, torna a farsi il nome di Bob Dylan, utile a richiamare l’attenzione delle falene dell’informazione. E per fortuna ancora non sono spuntati né il nome di Pynchon, né quello di DeLillo, perché quest’anno mi rendo conto di un radicale cambio di atteggiamento da parte mia nei confronti del massimo riconoscimento al mondo per la Letteratura. Saranno state le beghe provinciali che hanno tenuto banco in questa litigiosissima marca d’Europa, oppure lo strascico di polemiche che ha sempre accompagnato ogni assegnazione a cui mi sia ritrovato a prendere parte, ma ormai sento di avere raggiunto la mia soglia di tolleranza anche nell’ambito dei “presunti” riconoscimenti di merito.

Non è che del Nobel di quest’anno non me ne freghi niente, capiamoci. E’ che preferirei non vederlo assegnato a titani come DeLillo o Pynchon. Magari è per continuare a crogiolarmi nell’idea dell’ingiustizia di ogni concorso letterario e di questo più degli altri, con la sua pretesa di misurare il valore di un autore in termini relativi, mettendolo a confronto con i suoi colleghi e facendo rientrare nell’algoritmo anche fattori extraletterari come sofisticati giochi di equilibrismo geopolitico. O forse è solo perché coltivare un piacere è più appagante, quando il suo valore è riconosciuto da pochi. Di certo, però, sarei curioso di assistere alla reazione di Pynchon e di scoprire chi potrebbe mandare a tenere il discorso di ringraziamento, dopo il comico Irwin Corey… Quello sì che varrebbe il sacrificio di un piacere segreto!

L’ultima vera riga

Posted on Settembre 20th, 2009 in Letture, Micro | 1 Comment »

Il 17 settembre dello scorso anno moriva James Crumley. Me ne sono ricordato tardi, ma un ricordo tardivo è pur sempre preferibile al silenzio. E allora lo richiamo qui, mentre mi accingo a completare il pezzo con cui lo ricorderemo sul primo numero di Next Station versione web magazine (ancora un po’ di pazienza…), dopo avere appreso attraverso il blog di Luca Conti che da qualche giorno è on-line anche il sito ufficiale dedicato allo scrittore di Missoula.

In qualche modo, tra le atmosfere immortalate da Albert Watson e la riproposizione di Sfumature di grigio a Philipsburg (la poesia di Dick Hugo che ispirò il suo titolo più celebre), nelle ultime settimane Crumley l’ha comunque fatta da padrone anche su queste pagine. Forse la fotografia più fedele, in questo momento, ce la regala un passaggio proprio de L’ultimo vero bacio, recitato per bocca dello scrittore scapestrato Abraham Trahearne, memorabile figura di una nullità di successo.

Porca puttana, certe volte mi domando se non mi sono già trombato l’ultima vera donna, scolato l’ultimo vero drink, spremuto dalle meningi l’ultima vera riga. E il bello è che non riesco a ricordarmi quando sarebbe successo, tutto questo.
 

 

Albert Watson, The road to nowhere, Las Vegas (2001).