Archive for Luglio, 2009

Palookaville

Posted on Luglio 12th, 2009 in Proiezioni | 1 Comment »

Oggi pomeriggio, a partire dalle 16.25, RaiTre manda in onda Palookaville, film del 1995 di Alan Taylor. Passaggio rarissimo, a cui vi consiglio di gettare un’occhiata. Ho setacciato la rete a caccia del trailer di questo insolito noir di provincia, purtroppo senza fortuna, per cui dovrete accontentarvi della cover del DVD originale qui accanto.

Girato in quel santuario della provincia profonda americana che è il New Jersey, nei luoghi che si intravedono anche in The Wrestler, Palookaville è un film americano che deve molto all’Italia, dalla dedica a Italo Calvino fino ai rimandi più o meno espliciti a quel classico che è stato I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958), capostipite della commedia all’italiana.

La trama (via MoviePlayer.it): In una cittadina statunitense della costa atlantica tre giovani disoccupati, balordi e inetti, s’imbarcano goffamente in due colpi ladreschi, entrambi a vuoto, e sono infine pubblicamente premiati per una buona azione.

I protagonisti sono “dei buoni, istintivamente dediti al bene e incapaci, per quanto si impegnino, di comportamenti criminali”, per usare le parole di Luigi De Angelis, e in questa loro caratteristica guadagnano uno spessore allegorico che rende la storia metafora distorta di questi nostri tempi e dà molto da pensare.

Scritto da David Epstein, Palookaville è un mix riuscitissimo di situazioni e atmosfere, di ironia e disperazione, di comicità e crime fiction. L’insostenibile leggerezza di sopravvivere, con un cast di interpreti abilissimi nel dare vita a una sinergia favolosa, capeggiati da un Vincent Gallo nevrotico e in stato di grazia. Imperdibile.

Confine di Stato

Posted on Luglio 11th, 2009 in Agitprop, Letture | 2 Comments »

Sono stato temporaneamente distratto dai miei buoni propositi di terminare Underworld dalla scoperta che in edicola era appena arrivata la versione economica di Confine di Stato, di Simone Sarasso. Confesso di essere stato a lungo incerto, di fronte ai proclami sensazionalistici, alle recensioni entusiastiche, a tutto il parlare che se ne è fatto attorno (eccone solo un esempio). Confine di Stato arriva con questa edizione Mondadori per il mass market delle edicole alla sua terza incarnazione, dopo essere stato lanciato dai tipi di Effequ nel 2006 e portato al successo da Marsilio. E, se posso dire una cosa dopo averne assorbito dosi massicce negli ultimi tre giorni, è che si tratta di un libro che merita la lettura oltre a tutta l’approvazione critica che si è guadagnato.

L’operazione di Sarasso risente indubbiamente della lezione di James Ellroy, come richiamato negli accostamenti ad American Tabloid, ma anche delle scelte stilistiche (ammiccamenti cinematografici sui punti di vista, ritmo sincopato) ampiamente sfoggiate da Giuseppe Genna in Grande Madre Rossa. Ma si connota per il coraggio e per l’intraprendenza, per la trasparenza del suo sentire politico, per la puntualità delle soluzioni narrative che risucchiano il lettore nella spirale della storia, esibendo un quadro distorto che trasfigura la realtà nella crime fiction e, soprattutto, nella spy-story, proponendo una verità che forse - per quanto vi ambisca - non potrà mai risultare pienamente catartica. Le ricostruzioni della strage di piazza Fontana, dell’affare Montesi e del caso Mattei rivivono in queste pagine illuminate dalla capacità di mettere a nudo il potere della stampa e il controllo dell’opinione pubblica, scavando così alle radici della nostra attualità. E sono pagine che colpiscono con una violenza inaudita, come dovrebbe fare la letteratura che si cimenta con la storia segreta di un Paese con troppi scheletri nell’armadio, com’è questa nostra “portaerei americana sul Mediterraneo”.

Tra i tanti punti di merito del romanzo, spicca la caratterizzazione di Fabio Riviera, il personaggio che “recita il ruolo” di Enrico Mattei in questa storia nera.

Mattei aveva un piano ed era l’indipendenza energetica del nostro Paese, come si evince bene dall’intervista Rai inserita nella clip che ho linkato e richiamata direttamente nel testo. “Erano abituati” dice a un certo punto Mattei parlando delle Sette Sorelle, “a considerare i mercati di consumo come riserve di caccia per la loro politica monopolistica e noi abbiamo cominciato a rompere questo”. Benché si sia accertato che si trattò di attentato, la morte di Mattei resta ancora senza colpevoli.

Da quello che ho letto in giro mi sembra di capire che con Settanta, secondo volume della programmata Trilogia Sporca dell’Italia dedicato ai meandri degli anni di piombo, Sarasso si spinga addirittura verso una svolta ucronica, il che sarebbe un ulteriore elemento di interesse in questa impresa ambiziosa, perfettamente incastonata nella costellazione della New Italian Epic.

Viral Watermarking

Posted on Luglio 11th, 2009 in Connettivismo, Graffiti | 2 Comments »

Su Georemote la faccenda comincia a prendere una piega interessante…

Nel segno del dominio

Posted on Luglio 10th, 2009 in Agitprop, Kipple, Stigmatikos Logos | No Comments »

Mai eccedere con il buonumore… La triste realtà ci riporta con i piedi per terra senza farsi pregare. Apprendo da Spreconi.it che tutti gli imputati coinvolti nel processo per le tangenti della Ricostruzione post-terremoto 1980 sono stati assolti per prescrizione.

Dicono che quel terremoto permise di costruire il potere di una nuova classe politica, garantendo carriere e fondi grazie alle tangenti della ricostruzione. Dicono che grazie agli oltre tremila morti provocati dalla scossa che il 23 novembre 1980 devastò Campania e Basilicata aprendo ferite sociali e urbanistiche mai risanate una nuova leva di uomini di partito si arricchì. Dicono che tutto venne deciso in base a mazzette e quote di partito, perchè non ci sarà mai una sentenza. Ventinove anni dopo quel sisma terribile, politici e imprenditori sono stati tutti assolti. E questo non perchè la corte li ha riconosciuti innocenti, accogliendo la loro difesa. No, l’assoluzione è scattata per prescrizione: è passato troppo tempo per giudicarli.

Frutto della logica del dominio che imperversa in questo Paese, tutto tagliato su misura per le zanne e gli artigli dei lupi pronti a sbranarne la carcassa. La notte della democrazia non è ancora passata. Benvenuti in Bassitalia!

Tesla nell’era di Google

Posted on Luglio 10th, 2009 in Connettivismo, ROSTA | 5 Comments »

Il 10 luglio di 153 anni fa nasceva Nikola Tesla, grandissimo genio dell’epoca moderna nonché personaggio letterario carico di suggestioni (e non è un caso che sia stato chiamato in causa a più riprese, non ultima nel film Prestige, di cui abbiamo già parlato). Quest’anno l’anniversario ce lo ha ricordato Google, a modo suo:

E a me ha ricordato che è da un pezzo che accarezzo l’idea di confrontarmi con qualcuno degli aspetti più oscuri della sua vita difficile e avventurosa. Partendo magari dal rivale di sempre, Thomas Alva Edison. Il quale aveva anche un discreto interesse per i fenomeni di transcomunicazione strumentale, oggi noti come EVP. E se la guerra delle correnti si fosse combattuta anche su un campo escluso alle comuni percezioni?

Un messaggio dal passato

Posted on Luglio 10th, 2009 in Connettivismo, False Memorie, Sezione π² | 4 Comments »

Non posso dimenticare come venni a sapere di avere vinto il premio Urania. Il giorno era l’11 luglio 2007. Ricordo la chiamata persa sul display del cellulare in modalità silenziosa, mentre mi trovavo in ufficio, nella sede del mio primo lavoro da neo-laureato, giù nell’amena Pomezia - periferia di Pomezia, per la verità, al contempo provincia profonda e far west alle porte della Capitale.

Ricordo il numero, monco perché di un centralino di Milano, e la ricerca in rete del suo proprietario, senza esiti. Ricordo la consulenza di Aldo, vecchio compagno di peripezie transalpine, che ne scovò il proprietario nel luogo più intuitivo: il sito delle Pagine Bianche. Il suo messaggio lo conservo ancora nella memoria della mia vecchia SIM da 32 kB: era della Mondadori e l’unico legame che avevo con la casa di Segrate era il romanzo spedito al concorso 2006.

Ricordo che, nel timore di perdere l’eventuale seconda chiamata (e io sono sempre stato un sostenitore delle seconde occasioni, ma chi sarebbe disposto a concederti una terza?), affrontai tutto il viaggio in navetta da Pomezia a Roma, fermata Eur Palasport della Metro B, con il Nokia 3330 in mano, scrupolosamente in vista, scrutandone ossessivamente il display. E la chiamata giunse in effetti appena sbarcato sul marciapiede di viale America, con la voce di Sergio Altieri che si presentava dall’altro capo della linea e mi chiedeva di mettermi comodo perché aveva una notizia da darmi… Un mesetto prima, nei tempi morti della mia vita da pendolare, leggevo Piombo e sangue su quel marciapiede, e adesso mi trovavo al telefono con il traduttore di Hammett.

Un salto indietro nel tempo, a cui stasera mi ha riportato un’e-mail di Zoon. La sua era la risposta a una mia e-mail vecchia di 2 anni. Solo due giorni prima di quella chiamata, infatti, avevo scoperto il servizio fantascientifico di Mail nel Futuro:

mail nel futuro fa esattamente quello che dice: spedisce una email nel futuro, ad una data da te scelta. puoi usarlo come preferisci, per ricordare un appuntamento, per mandarti un messaggio a quando sarai più grande o per dire qualcosa a qualcuno in qualche luogo, in qualche tempo nel futuro…

Il perché ce lo spiega l’anonimo autore di questo singolare servizio:

perchè è la cosa più vicina al viaggio nel tempo che sono riuscito a fare…

E l’utilità è garantita. Perché la risposta di Sandro, in questa notte di mezza estate, mi ha messo proprio di buon umore. Mentre scrivevo quell’e-mail Next International era ancora un progetto che si chiamava Next Special Edition, ed esisteva solo nelle nostre teste. Grazie a numerosi amici, ma soprattutto all’interessamento-chiave di Salvatore Proietti, Next International si è tramutato in realtà la scorsa primavera. E nel frattempo, devo dire, ho fatto cose che 2 anni fa non avrei potuto immaginare. Neanche questo nuovo blog con i suoi 250 contatti giornalieri era in previsione, all’epoca. E molti dei cambiamenti più importanti della mia vita personale non potevo di certo prevederli, mentre scrivevo quella e-mail. E mi diverte pensare alle faccie di Sandro e Marco, che si sono visti recapitare oggi un messaggio vecchio di 2 anni.

E’ per questo forse che adesso mi sento particolarmente fiducioso. L’effetto capsula del tempo: la prospettiva del futuro illumina quei giorni e mi riempie di ottimismo. Ottimismo, già. Questa è la seconda volta nel giro di una manciata di giorni che me ne sentite parlare, ma non fateci troppo l’abitudine. Quello che ho capito, suggestioni wells/eganiane a parte (Egan è stato solo uno dei tanti autori che hanno affrontato la tematica delle comunicazioni attraverso il tempo, ma forse è quello a cui resto più legato), è che serve poco per ripagarsi il lavoro di anni. I risultati non si misurano in soldi o in gloria, quelli sono termometri volubili. Il metro più affidabile è la soddisfazione personale. In questo caso, per farmelo capire, è bastato un semplice messaggio scritto da una versione-precedente-di-me, abbandonato alle correnti del tempo.

“Lascia dormire il futuro come merita.
Se lo si sveglia prima del tempo,
si ottiene un presente assonnato …”

Franz Kafka

Menti connesse

Posted on Luglio 7th, 2009 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, ROSTA, Sezione π² | 3 Comments »

Oggi Indimente, blog dell’omonima associazione culturale romana, mi ha dedicato un’intervista raccolta nelle ultime settimane dal mio vecchio amico Alessio Mittiga. Ad Alessio devo la scoperta di una serie di fumetti che hanno profondamente segnato il mio rapporto con l’immaginario di fantascienza: V per Vendetta e Watchmen di Alan Moore, per dire, ma anche Transmetropolitan di Warren Ellis e L’Eternauta di Oesterheld. Senza il conforto dei suoi albi e dei suoi consigli fumettari, gli anni romani dell’università sarebbero stati senz’altro meno interessanti. Nell’intervista abbiamo discusso ad ampio raggio di fantascienza, Connettivismo, Accelerazionismo, Sezione π², memoria e web. Buon divertimento!

Stelle senzienti

Posted on Luglio 3rd, 2009 in Fantascienza, Letture, ROSTA | 1 Comment »

L’ultima perla di Lucius Shepard edita in Italia, recensita oggi su Fantascienza.com. E per il fine settimana un’immagine elaborata a partire dagli scatti di Chandra, che continua a scrutare la notte eterna ai confini del cosmo.

HDF 130. Credits: NASA, via Gruppo Locale.

Sergio Altieri about Italian SF

Posted on Luglio 2nd, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Nova x-Press, ROSTA | 12 Comments »

Su SF Signal, a circa un terzo di pagina, Sergio Altieri, Editor per le collane da edicola della Mondadori, dipinge un rapido quadro del panorama italiano dei generi connessi al fantastico.

Alan D. Altieri, picture by IguanaJoColgo l’occasione per spendere giusto 2 parole, molto meno preziose di 2 centesimi, su una cosa che mi porto dietro da un po’. Negli ultimi mesi ho assistito a vagonate di merda riversate su Urania e sull’attività di Giuseppe Lippi nello specifico e più in generale di Sergio Altieri al servizio dei categories Mondadori. Ho assistito allo spettacolo da interno, dietro le quinte, grazie al punto di vista privilegiato che mi è concesso dalla gestione del blog di Urania (tra flame war scoppiate e altre sventate in extremis). E vi ho assistito anche da esterno, attraverso le mie consuete ricognizioni in Rete.

Il culmine lo si è raggiunto con il varo di Epix, la nuova collana gemella di Urania dedicata al fantastico, che si è guadagnata una nutrita schiera di oppositori ancora prima di approdare nelle edicole. Notoriamente non sono un amante del fantasy. Ma nei primi 4 numeri della collana ho trovato 2 chicche come un’antologia di Evangelisti (una raccolta di testi editi, okay, più due novelle che potremmo ritenere inedite, considerate le tirature e le forme in cui erano apparse in precedenza) e il secondo volume della Zombie Trilogy di Wellington (un autore popolare nel senso più stretto del termine, che ha maturato l’ammirevole consuetudine di pubblicare la serializzazione dei suoi romanzi direttamente sul suo sito web). Evangelisti e Wellington non sono tra quegli autori universalmente apprezzati dalle schiere degli appassionati di genere, ma personalmente ammiro molto il loro lavoro e avere molto apprezzato il 50% delle uscite della collana neonata mi lascia fiducioso per il futuro di Epix, al di fuori dalle logiche di scuderia e dai secondi fini che mi si potrebbero attribuire.

On-line, invece, se ne possono leggere di tutti i colori. Su Urania, su Epix, su Lippi e su Altieri. Insinuazioni e giudizi preventivi che il più delle volte non si sollevano di molto dal tenore di Giuseppe Lippi e Vittorio Curtoni, foto di Giuseppe Festino (via Intercom)chiacchiere da bar. Eppure sembrerebbero fioccare gli ”appassionati” o sedicenti tali disposti a battere le mani e lanciare noccioline alla scimmia, perché la scimmia continui a fare le boccacce e non interrompa la sua esibizione. Non gioverà alla mia popolarità, ma nel mio piccolo ne faccio una questione di onestà e di coerenza: se non fosse stato per il lavoro di gente come Lippi o Vittorio Curtoni non avrei mai maturato la passione per il genere che oggi posso rivendicare. E se non fosse stato per Altieri il mio nome non sarebbe mai apparso su un sito internazionale, non almeno oggi che non ho ancora 29 anni. C’è gente che vorrebbe vedere Urania chiudere i battenti e altri che comprerebbero Epix solo per bruciarla. Io, alle persone che stanno dietro a queste collane e che ogni settimana devono schivare le più pretestuose e futili delle critiche, non posso fare altro che riconoscere un’ammirazione incondizionata. Ci vogliono le palle per fare quello che fanno loro. E io li ringrazio per tutto quello che, malgrado tutto, continuano a fare.

Per me e per noi.

[In alto: Sergio "Alan D." Altieri fotografato da IguanaJo. In basso: Giuseppe Lippi e Vittorio Curtoni, foto di Giuseppe Festino.]

Camouflage: strategie mimetiche per le nuove esche della Rete

Posted on Luglio 2nd, 2009 in Connettivismo, Kipple, Psicogrammi | No Comments »

[Approfitto del richiamo fatto nell'ultimo post per riproporre - e, con l'occasione, aggiornare - questo vecchio articolo apparso sullo Strano Attrattore 1.0, in data 07-03-2008.]

L’interazione elettronica riscrive le regole dei rapporti sociali. Offre nuove opportunità ed evolve verso nuovi equilibri. La Rete è un laboratorio sociale in cui rivivono, trasfigurate e opportunamente declinate, le attitudini umane di base. Così può prestarsi, di volta in volta, a un’applicazione sempre diversa: può diventare laboratorio culturale, centro di aggregazione, foro, piazza del mercato, bar, sezione politica, galleria. Lo spazio delle nostre città viene mappato sulla Rete. Ma il medium informatico si presta con una facilità senza precedenti anche all’assunzione di forme di comportamento che nel mondo reale (= tempo-lento) richiederebbero una costanza e un’applicazione “patologiche”, oppure una forte determinazione.

Se fin dagli albori della Rete capita di imbattersi nei troll che infestano forum, gruppi di discussione e ogni altra comunità come spiritelli maligni del luogo, la fucina di talenti non ha smesso un solo istante di sfornare nuove categorie. Erano utenti di Usenet i primi a clonarsi per generare attraverso una pletora di sockpuppet o doppelgänger l’illusione di un fronte molto più vasto di quello effettivamente riscontrato a sostegno delle proprie posizioni, oppure per creare eserciti di nemici-fantocci pronti all’uso (straw men, “uomini di paglia”) per essere sbaragliati. A conti fatti, per quanto fastidiosi possano essere, i troll risultano tra le più innocue manifestazioni del fenomeno, specie quando risultano identificabili fin dalla loro prima apparizione (anche se le contromisure da adottare per affrontarli sono ancora argomento di dibattito e talvolta possano riuscire inefficaci nel prevenire una flame war). Più infide sono invece queste loro evoluzioni incrementali, i ventriloqui, che traspongono nel contesto della Rete comportamenti di natura schizofrenica che potrebbero risultare radicati anche nella loro vita reale. Ma ancora più subdole sono le recenti figure emerse dalle onde del web, dirette emanazioni dell’archetipo del fake: l’utente che falsifica ad arte la propria identità. Eccone una breve panoramica.

- Gender-bait: categoria illustrata da William Gibson nel suo Pattern Recognition. Parkaboy è l’utente del FETISH:FOOTAGE:FORUM con cui la protagonista Cayce Pollard instaura un canale privilegiato, che presto si sviluppa in un nodo di complicità. Ma la sua figura dietro lo schermo resta ambigua fino all’incontro tra i due. E, per un certo intervallo di tempo, anche dopo. I gender-bait sono quegli utenti che, in modi e con sfumature diverse, tendono ad assumere atteggiamenti e/o identità non rispondenti al proprio sesso e alla sua espressione nel mondo reale: agevolati dall’ambivalenza del nickname e dal distacco garantito dal mezzo, i gender-bait maschi simulano identità e comportamenti femminili per fare leva sul retaggio psicologico e le più istintive reazioni ormonali degli utenti maschi e, viceversa, le gender-bait femmine si fingono uomini nell’ambito di una strategia di compensazione, per mostrare i muscoli che nella vita di tutti i giorni non possono esibire, per imporre il proprio dominio sul territorio virtuale con la prepotenza e l’aggressività che solo in un maschio dominante potrebbero essere “tollerate”. C’è anche chi assume identità non rispondenti al proprio sesso per spirito di provocazione o per vocazione anticonformista.

- Faith-bait (o belief-bait): categoria che racchiude quanti professano una fede (religiosa, ideologica, politica) in cui nella realtà non si riconoscono. I faith-bait possono essere mossi dalle più svariate motivazioni: oltre al banale desiderio di accettazione, il loro comportamento può rispondere a una forte esigenza di identificazione e appartenenza. La suggestione di sentirsi parte di qualcosa è spesso più forte della razionalità. Ma talvolta capita che qualcuno finga di professare una certa convinzione semplicemente per accedere a un punto di osservazione privilegiato su un certo fenomeno o una certa comunità, virtuale o non. I faith-bait, come pure i gender-bait ma più facilmente di questi ultimi, possono essere degli embedded e la loro definizione può quindi sfumare attraverso la gamma del giudizio dall’accezione negativa (tipica di una personalità complessata, dissociata, etc.) a quella positiva (tipica invece di una tendenza all’indagine e all’esplorazione).

- Age-bait: categoria che comprende quanti fingono un’età diversa dalla loro età anagrafica. I più vecchi si spacciano per giovani imberbi nel tentativo di aggirare i filtri critici degli altri utenti, accattivandosene le simpatie, pronti ad approfittare dell’abbassamento della soglia analitica o della sospensione dell’incredulità al fine di inassarne il consenso e/o il sostegno e/o l’ammirazione. I più giovani si fingono più vecchi per ostentare l’autorevolezza che può derivare da un’esperienza e da conoscenze di cui difettano, ma che potrebbero risultare implicite o almeno attendibili in virtù di un ingannevole diritto di anzianità. In entrambi i casi, sia che si aspiri all’innocenza sia che si pretendano stima e prestigio, si tratta di un atteggiamento assunto al fine di colmare le proprie lacune culturali, emotive e/o relazionali. Per questo, pur partendo dalle premesse alterate delle precedenti due, in definitiva è la categoria meno costruttiva delle tre e con i gender-bait tende a rivelarsi la più opportunista.

L’oceano virtuale è pieno di plancton, ma anche di pesci più o meno grossi, più o meno disposti ad abboccare. E in qualità di pesce, nessuno di noi può aspirare alla visione completa della situazione, ignorando tutto ciò che si muove e agita sulla superficie. Diffidate quindi delle simulazioni: la prossima esca potrebbe essere per voi.