Sono stato temporaneamente distratto dai miei buoni propositi di terminare Underworld dalla scoperta che in edicola era appena arrivata la versione economica di Confine di Stato, di Simone Sarasso. Confesso di essere stato a lungo incerto, di fronte ai proclami sensazionalistici, alle recensioni entusiastiche, a tutto il parlare che se ne è fatto attorno (eccone solo un esempio). Confine di Stato arriva con questa edizione Mondadori per il mass market delle edicole alla sua terza incarnazione, dopo essere stato lanciato dai tipi di Effequ nel 2006 e portato al successo da Marsilio. E, se posso dire una cosa dopo averne assorbito dosi massicce negli ultimi tre giorni, è che si tratta di un libro che merita la lettura oltre a tutta l’approvazione critica che si è guadagnato.

L’operazione di Sarasso risente indubbiamente della lezione di James Ellroy, come richiamato negli accostamenti ad American Tabloid, ma anche delle scelte stilistiche (ammiccamenti cinematografici sui punti di vista, ritmo sincopato) ampiamente sfoggiate da Giuseppe Genna in Grande Madre Rossa. Ma si connota per il coraggio e per l’intraprendenza, per la trasparenza del suo sentire politico, per la puntualità delle soluzioni narrative che risucchiano il lettore nella spirale della storia, esibendo un quadro distorto che trasfigura la realtà nella crime fiction e, soprattutto, nella spy-story, proponendo una verità che forse - per quanto vi ambisca - non potrà mai risultare pienamente catartica. Le ricostruzioni della strage di piazza Fontana, dell’affare Montesi e del caso Mattei rivivono in queste pagine illuminate dalla capacità di mettere a nudo il potere della stampa e il controllo dell’opinione pubblica, scavando così alle radici della nostra attualità. E sono pagine che colpiscono con una violenza inaudita, come dovrebbe fare la letteratura che si cimenta con la storia segreta di un Paese con troppi scheletri nell’armadio, com’è questa nostra “portaerei americana sul Mediterraneo”.

Tra i tanti punti di merito del romanzo, spicca la caratterizzazione di Fabio Riviera, il personaggio che “recita il ruolo” di Enrico Mattei in questa storia nera.

Mattei aveva un piano ed era l’indipendenza energetica del nostro Paese, come si evince bene dall’intervista Rai inserita nella clip che ho linkato e richiamata direttamente nel testo. “Erano abituati” dice a un certo punto Mattei parlando delle Sette Sorelle, “a considerare i mercati di consumo come riserve di caccia per la loro politica monopolistica e noi abbiamo cominciato a rompere questo”. Benché si sia accertato che si trattò di attentato, la morte di Mattei resta ancora senza colpevoli.

Da quello che ho letto in giro mi sembra di capire che con Settanta, secondo volume della programmata Trilogia Sporca dell’Italia dedicato ai meandri degli anni di piombo, Sarasso si spinga addirittura verso una svolta ucronica, il che sarebbe un ulteriore elemento di interesse in questa impresa ambiziosa, perfettamente incastonata nella costellazione della New Italian Epic.