Menti connesse
Posted on Luglio 7th, 2009 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, ROSTA, Sezione π² |
Oggi Indimente, blog dell’omonima associazione culturale romana, mi ha dedicato un’intervista raccolta nelle ultime settimane dal mio vecchio amico Alessio Mittiga. Ad Alessio devo la scoperta di una serie di fumetti che hanno profondamente segnato il mio rapporto con l’immaginario di fantascienza: V per Vendetta e Watchmen di Alan Moore, per dire, ma anche Transmetropolitan di Warren Ellis e L’Eternauta di Oesterheld. Senza il conforto dei suoi albi e dei suoi consigli fumettari, gli anni romani dell’università sarebbero stati senz’altro meno interessanti. Nell’intervista abbiamo discusso ad ampio raggio di fantascienza, Connettivismo, Accelerazionismo, Sezione π², memoria e web. Buon divertimento!









3 Responses
Davvero un’intervista molto interessante. Complimenti X, acuto come sempre.
Quando dici:
[..] Ma non dobbiamo neanche dimenticare che è lo spazio stesso in cui si snodano le nostre vite che ha subito un processo continuo di globalizzazione: non a caso ritroviamo i centri commerciali di cui parlava Don DeLillo nel 1985 in “Rumore bianco” al centro del discorso sulla nuova antropologia della surmodernità architettata da Marc Augé (Nonluoghi, 1992). Ci sono luoghi che restano immutati ovunque si vada: i centri commerciali, i punti vendita delle grandi catene di distribuzione, le stazioni, gli aeroporti. Nonluoghi che nascono non per essere vissuti (come un condominio o un giardino pubblico) ma attraversati, con il chiaro intento di rispondere a un bisogno di transizione ovvero di creare un bisogno e offrirgli subito una possibilità di soddisfazione. Transiti e transazioni… [..]
aono completamente d’accordo. Anzi, sono arrivato a definire la stessa fantascienza un non luogo della mente, un non luogo dell’immaginario attraverso il quale poter riflettere sulla società postmoderna e le sue contraddizioni.
Sono sostanzialmente d’accordo anche quando affermi che:
[...] la Rete ha senz’altro un grande vantaggio sulla TV: ti permette di agire anche da operatore attivo, non solo da consumatore passivo. L’interazione è più immediata, il grado di coinvolgimento maggiore. Ma la conseguenza logica è che anche il tempo di apprendimento necessario per comprenderne bene i meccanismi e le dinamiche subisce una dilatazione fisiologica. Per quanto possa essere intuitivo, navigare non è come zappare tra i canali della TV. [...]
anche se credo che la Tv resterà ancora per molto tempo uno dei media centrali del sistema comunicativo, nonostante stia perdendo ascolti. La cultura delle reti appartiene alle nuove generazioni e ci vorrà ancora un po’ perché diventino il perno del sistema.
Mi fa sempre un po’ strano sentirmi definire “artista”, però non è una brutta sensazione. &-)
BTW l’intervista mi pare molto interessante, complimenti!
Grazie, Giorgio! Come sai, ti preferisco nelle vesti dell’artista… e subito dopo come bevitore/offritore di birra.
@ Direktor: grazie per il dettagliato commento e per Nonluoghi, che ho preso proprio dopo averne letto in questo tuo editoriale. Inutile dire che condivido la tua brillante definizione, che ne declina il concetto di base adattandolo alle caratteristiche della SF.
La cultura delle reti appartiene alle nuove generazioni, è vero. Ma rispetto al passato (il nostro presente) serve un taglio netto. Però abbiamo visto come Obama abbia condotto la sua campagna elettorale, scegliendo proprio la rete come fulcro, e quindi qualche segno di miglioramento si comincia a intravedere già adesso. Come insegna Ballard, il modello di personalità carismatiche (e che ben si prestano all’iconografia di questi tempi postmoderni) è l’arma più potente per condizionare le abitudini e la percezione della gente.