Archive for Luglio, 2009

Il Connettivismo torna su Wired.it

Posted on Luglio 31st, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, ROSTA | No Comments »

Ancora una volta grazie a Francesco Verso. Il suo successo all’ultimo premio Urania ha attirato l’attenzione di Fabio Deotto, che mi ha intervistato per presentare Francesco e parlare di nuovo di Connettivismo sulle pagine elettroniche di Wired Italia.

L’intervista originale era più lunga e circostanziata, Fabio riusciva a tirare fuori bene alcuni aspetti del Connettivismo a cui sono particolarmente attaccato. Spero comunque che nella distillazione che si è resa necessaria per esigenze editoriali il succo non sia stato tutto spremuto via. L’ardua sentenza spetta come sempre al lettore.

Per leggere l’intervista, basta cliccare qui.

Una narrativa adeguata ai tempi

Posted on Luglio 31st, 2009 in Agitprop, Fantascienza, ROSTA, Sezione π² | No Comments »

Segnalo ai lettori interessati al dibattito sulla SF, la letteratura del XXI secolo e i legami tra narrativa e realtà, questo “vecchio” pezzo di Valerio Evangelisti che non ha perso la sua attualità, pubblicato oggi da Genna sul suo sito. Trovo l’analisi del Magister ampiamente condivisibile, per quanto non concordi con lui sullo stato attuale della fantascienza (dove per attuale parlo degli ultimi 5-10 anni, in modo da mantenere la continuità con il momento storico in cui l’articolo fu scritto) e sulle sue valutazioni dell’incidenza della paccottiglia nell’economia globale del genere. Altrettanto condivisibile resta lo slancio dell’autore, che sa molto di chiamata alle armi. Viene da chiedersi: se non ora, quando? Se non da noi, da chi dovremmo aspettarci questa ripresa dello spirito della letteratura dell’immaginario?

Dopo essermi calato nel presente, nel passato artefatto dall’energia del Vapore, nella provincia nera sospesa fuori dal tempo e di ritorno - quasi - dalla frontiera interplanetaria del futuro remoto, comincio a sentire l’urgenza di indossare le lenti del futuro e tornare per strada. Nella polvere di giorno, sotto la pioggia di notte. In questo periodo, lascio che le suggestioni si accumulino. Comincerò a raccogliere cristalli decantati di memorie olografiche prima di Natale. La stesura mi prenderà invece buona parte del 2010. E oltre, temo.

Prima, sarà il turno della nuova Pi-Quadro. E così lo scheduling dei lavori è saturo fino al 2011.

Dark City, by L. Menabe (via Fantasy Art Design).

Avanguardie Futuro Oscuro

Posted on Luglio 30th, 2009 in Connettivismo, Graffiti, ROSTA | 1 Comment »

Ormai in modalità estiva, esco dalla stasi per una segnalazione di servizio. La terza antologia del Connettivismo sta per arrivare. Curata da Sandro “Zoon” Battisti, con la partecipazione speciale di Sergio “Alan D.” Altieri, edita da E.D.S. Si intitolerà: Avanguardie Futuro Oscuro. Godetevi l’efficace booktrailer realizzato da Nimiel:

Vento d’estate

Posted on Luglio 23rd, 2009 in Kipple, Nova x-Press | 4 Comments »

Mi sarebbe piaciuto fare un post più organico, ma il tempo è quello che è e io sono in partenza. Resterò via per qualche giorno e non penso che ci risentiremo prima della prossima settimana. Settimana inoltrata, temo. Gli impegni si stanno intensificando e il lavoro non concede tregua, per cui l’obiettivo che mi ero prefisso di chiudere i sospesi per la prima settimana di agosto può considerarsi abbondantemente mancato. Così va la vita. Questi sospesi, giusto per infrescarmi la memoria, consistono in:

1. revisione del romanzo a 4 mani scritto con il compagno Fernosky [non ve ne ho parlato? Be', lo faccio ora: un noir ambientato nella provincia profonda, nel cuore dimenticato e desolato di Bassitalia, dove strane morti di ragazze dell'Est mettono nei guai altri immigrati, mentre italiani tranquilli inseguono il miraggio di un successo veloce senza colpo ferire, e cowboy solitari si dividono tra il sogno di una vita pacifica e l'obbligo della lotta. Contro soprusi, omertà, corruzione, eco-crimini e immobilismo. Una storia calata nel presente, ma con molti richiami al futuro. Un romanzo di fantascienza al contrario, forse: sui preparativi per l'Apocalisse];

2. un racconto di fantascienza postumanista che avrebbe dovuto essere concluso il 31 dicembre… scorso [il dilemma isolazionismo/integrazione su cui andavo speculando un annetto fa e più mi ha spinto su una tangente molto pynchoniana, e capirete bene che mettere Pynchon su un altro pianeta, alle prese con strani fantasmi alieni e tecnologia postumana, oltre che con la minaccia di un'orda di barbari invasori, non è esattamente quello che si può definire un gioco da ragazzi];

3. un racconto steampunk per il prossimo settembre [file secretato];

4. un racconto noir ambientato ai margini del Kipple [dopo aver preso le mosse dalle parti di Logica del dominio, si è trasformato nella storia di una vendetta con rapina; e non escluderei, a questo punto, una deriva hard-boiled, giusto per non rischiare di finire vittima delle etichette].

L’ideale sarebbe stato uscire dal collo di bottiglia per il 7 agosto prossimo, ma a questo punto mi ritrovo in netto ritardo. E la cosa non dovrebbe stupirmi più di tanto. Se dovessi scoprire che vivo solo con 2 settimane di ritardo sulla tabella di marcia della mia vita, avrei già le mie buone ragioni per gioire.

Planets, by Moskatomika.

Intanto, non è pensando alle cose da fare che le cose si faranno… per cui mi rimetto all’opera subito, e vi lascio con un paio di segnalazioni/appuntamenti:

a. su Georemote prosegue la caccia agli indizi seminati dall’invisibile beatingartery; ma questa volta, grazie agli sforzi di TyrOne, viene fuori un aspetto molto matematico;

b. arriva in edicola nei prossimi giorni il quinto volume di Epix: Bad Prisma, un’antologia collettiva dedicata allo spettro di Melissa, fantasma metropolitano su cui Danilo Arona sta intessendo la sua suggestiva mitologia del XXI secolo;

c. tenete d’occhio il blog di Urania, domenica. L’annuncio del vincitore del premio Urania è ormai questione di giorni.

E per il momento dovrebbe essere tutto, o almeno una buona parte.

C’ya in the future, cyberspace cowboys!

Apollo 11: Base della Tranquillità, 40 anni fa

Posted on Luglio 21st, 2009 in False Memorie, Transizioni | 2 Comments »

Gli anni ‘60 hanno regalato al nostro immaginario almeno due degli episodi mediatici più dirompenti del Novecento: l’assassinio di Kennedy e lo sbarco dell’uomo sulla Luna. Entrambi hanno avuto un loro ruolo nella definizione del nostro mondo, essendosi meritati il ruolo di perno rispettivamente nelle teorie del complotto e nell’anelito allo spazio che è un po’ un aggiornamento del vecchio spirito d’avventura che contagiava gli uomini del Vecchio Continente ai tempi dell’espansione coloniale.

Con la Luna, però, il Vecchio Continente è diventato il mondo. E per la prima volta nella storia, probabilmente, gli uomini di tutto il mondo hanno avuto un obiettivo e un sogno che non confliggesse con quello di qualcun altro. Un sogno che la NASA mise in piedi affidando le vite dei tre astronauti dell’equipaggio a un computer non più potente di uno di uno di quegli aggeggi che usiamo per scambiarci SMS.

A distanza di 40 anni da quel 19 luglio 1969, ci sono ancora fantasmi di uomini in tuta lunare a muovere i loro passi lassù, nelle distese di “magnifica desolazione” del Mare della Tranquillità. Le loro ombre virtuali codificate nelle onde elettromagnetiche irradiate nello spazio, come una promessa di vincere il tempo. Quasi un impegno a tornare lì fuori, un giorno.

La sindrome lunare

Posted on Luglio 19th, 2009 in Accelerazionismo, False Memorie, Fantascienza, Futuro, Postumanesimo, Transizioni | 6 Comments »

In questi giorni di sindrome lunare, per dirla con il grande Vic, gli italiani stanno tornando a puntare i loro nasi al cielo. Almeno questa è l’impressione che se ne ricava dalla lettura delle pagine (elettroniche e non) della stampa, che se non altro fungono da specchio attendibile degli umori del Paese. E gli speciali dedicati all’anniversario dello sbarco lunare dell’Apollo 11 dal Corriere on-line e da Repubblica.it meritano un’occhiata da parte dell’appassionato e del curioso.

Fa un certo effetto rileggere ora le parole di Moravia scritte all’epoca, intrise di scetticismo anti-scientifico e anti-tecnologico. Ma oggi possiamo dire che la sua ostilità al sogno dell’esplorazione spaziale nasceva da una reazione conservativa di fronte alla prospettiva di cambiamento e rivoluzione che si poneva - per la primissima volta in maniera concreta - davanti all’uomo, sulla frontiera spaziale. Nel corso della sua visita al Goddard Space Center, Alberto Moravia obiettava a George Mueller, direttore NASA per i voli spaziali con equipaggio umano:

“Certo lei si rende conto delle sconcertanti e in certo modo terrificanti implicazioni d’una simile affermazione. Basterà pensare ad alcune differenze tra il viaggio di Colombo e quello degli astronauti. Il primo solca un oceano azzurro, sotto un cielo luminoso, approda ad isole verdeggianti popolate di uomini innocenti e primitivi. Gli astronauti, appena fuori dell’atmosfera, piombano invece nel buio, approdano in un mondo morto, senza aria e senza vita, sbarcano con enorme difficoltà, si aggirano dentro un orizzonte che non oltrepassa due chilometri, su un suolo di pomice, tra picchi desolati.

La sua affermazione che il viaggio degli astronauti somiglia a quello di Colombo implica, a ben guardare, che l’umanità pian piano abbandoni la Terra, culla della vita, e si disperda nello spazio, in mondi inimmaginabili e con mezzi inimmaginabili e insomma cessi di esistere nei modi che sinora l’hanno caratterizzata. Tutto questo, almeno fino a quando non ci saremo fatti una mentalità interplanetaria, me lo concederà, è abbastanza sinistro”.

Moravia, non il più grande amico che la fantascienza italiana abbia avuto (per approfondire rimando alla testimonianza di Vittorio Catani sull’episodio di Montepulciano), intuiva la portata rivoluzionaria di quel sogno, le conseguenze che avrebbe comportato la realizzazione di un progetto tanto complesso e avveniristico come portare un uomo a mezzo milione di chilometri dalla Terra. E non a caso parlava di post-storia: qualcosa sarebbe finito, con quello sbarco. Qualcosa di nuovo e di diverso avrebbe avuto inizio. Il fatto che all’epoca non se ne riuscissero a cogliere ancora le implicazioni (le modalità in cui l’uomo avrebbe fatto proprio lo spazio erano molto più nebulose di quanto non lo siano ancora oggi) era la causa di quel percepire sinistro da parte dell’intellettuale nelle sue vesti da cronista.

Le catastrofiche profezie di Moravia non si sono ancora compiute. Con la distensione e la crisi petrolifera gli obiettivi dell’America e del mondo si volsero nel corso degli anni ‘70 verso altri scenari e il sogno dello spazio finì in ibernazione, per essere tirato fuori al momento opportuno e venire sbandierato a fini di mera propaganda politica, tanto nell’era Reagan (declinato in termini paramilitari nell’iniziativa di difesa strategica del famigerato Scudo spaziale) quanto nell’era Bush Jr. (l’obiettivo Marte spacciato a più riprese come piano strategico per il ritorno degli USA nello spazio).

Oggi siamo pressoché sicuri che la conquista dello spazio non potrà prescindere da una radicale riprogrammazione dell’uomo, dalla prospettiva di ridefinirne i parametri biologici secondo protocolli che ne faranno a tutti gli effetti un postumano. Ma a ben guardare, prima di spiccare il salto verso altri pianeti in stile Uomo Più e molto prima di guardare alle stelle più vicine, è ancora sulla Luna che dovremo tenere puntati i nostri obiettivi.

La Stampa.it ha pubblicato l’altro giorno questo intervento di Les Johnson, fisico della NASA che non nasconde il suo debole per la fantascienza. Segnalo il suo intervento con estremo piacere, in quanto va a ricollegarsi al discorso che facevamo da queste parti solo una settimana fa sul futuro dell’energia. Gli scenari che ci prospetta Johnson sono visionari: impianti di produzione sulla Luna o nell’orbita alta terrestre, sistemi di trasmissione a microonde, reattori a fusione nucleare alimentati con l’elio-3 estratto dalla crosta lunare. Vedere simili tecnologie prospettate da uno scienziato impegnato sul campo, divulgate per di più da uno dei quotidiani meno scientificamente ferrati della nostra stampa nazionale, è un po’ sorprendente. E non è difficile ricondurre questo discorso all’evoluzione della civiltà umana sulla scala di Kardashev, per riprendere un altro antico argomento discusso anche su questo blog.

Insomma, a 40 anni dallo sbarco dell’Apollo 11, pensare alla Luna significa ancora una volta interrogarci sul destino della nostra specie e sulle potenzialità della nostra civiltà. Nessuna frattura è inevitabile per rilanciare la scalata alle stelle: il mutamento, se ci sarà, dovrà avvenire conservando lo spirito umanistico di ciò che siamo, non rinnegando quanto di meglio è stato fatto, sogni inclusi. Arriveremo così nel futuro sulle nostre gambe di uomini, anche se nel frattempo ci saremo muniti di protesi o stampelle postumane. Dove ci condurrà il prossimo sogno, sarà la storia (senza post-) a dirlo.

[Le immagini della conquista lunare arrivano dalla galleria della NASA.]

L’ombra sinistra di Sterling

Posted on Luglio 18th, 2009 in Letture, Nova x-Press | 1 Comment »

[Avvertenza: il titolo non si riferisce al Bruce Sterling scrittore di fantascienza, critico, blogger e guru di tendenza, ma ad Andrea Sterling, personaggio di finzione nel romanzo Confine di Stato.]

Torno a parlarvi di Confine di Stato, ora che a lettura ultimata penso di avere acquisito ulteriori elementi, sebbene non definitivi, sulla storia dei grandi segreti italiani del dopoguerra romanzata da Simone Sarasso. A freddo, mi sento di confermare il giudizio estremamente positivo che avevo già anticipato a lettura in corso, ma alle prime impressioni se ne sono aggiunte altre ed è su questo che adesso vorrei soffermarmi.

La struttura del libro è digressiva in ossequio ai canoni del postmoderno, delle inchieste nere in stampo realista a cui già facevo riferimento nel post precedente, e tale natura determina una mutevolezza nell’effetto della lettura, con il libro che cambia pelle a più riprese con la stessa frenesia con cui si concede salti e transizioni del punto di vista, per arrivare nel finale a una virata nei territori più classici della spy-story. E insieme al libro subisce una parallela metamorfosi anche la figura enigmatica di Andrea Sterling. Il personaggio-chiave del romanzo entra in scena gradualmente e all’inizio lo vediamo solo per interposta persona, attraverso gli occhi dello psichiatra che se ne prende a cuore le sorti e che, inconsapevolmente, metterà sulla breccia la peggiore macchina da guerra su cui i Servizi Segreti abbiano mai potuto fare affidamento.

Progressivamente l’autore ne mette in luce il passato oscuro, i traumi della reclusione in orfanotrofio prima e in un istituto di igiene mentale poi, l’arruolamento, l’addestramento, la formazione e la militanza.

Ma è nelle pagine che anticipano il finale (e che si riallacciano in un ideale cortocircuito alla scena del prologo, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana) che il personaggio mi ha spinto a dare forma alle questioni che cercherò di affrontare adesso, che sollevano interrogativi e dubbi utili per una riflessione sulla scrittura, nella fattispecie sulla definizione e l’impiego dei personaggi. Sterling - e l’uso che di Sterling fa Sarasso - è per molti versi emblematico. Nasce come ombra: incarnazione dei peggiori incubi della nostra società, ci ricorda come il terrorismo, rimosso a più riprese e tornato di stringente attualità internazionale a cavallo del cambio di Millennio, già aveva avuto modo di sedimentarsi nella nostra memoria nazionale all’epoca degli anni di piombo e poi, più avanti, con le varie stagioni stragiste ideate dalla cupola di Cosa Nostra. Sterling è un fantasma che attraversa i peggiori delitti della nostra storia ed evolve quindi in allegoria, arrivando a sfiorare lo status di metafora del Male Assoluto. Ma nel finale, pur senza determinarne la natura e senza risolverne l’ambiguità, Sarasso riesce a mettere in discussione tutto quanto precedentemente acquisito sul suo conto. Continua, in altre parole, a preservarne la dimensione sospesa tra realtà e immaginario, tra persona e leggenda, tra vita e incubo, riconoscendo a Sterling una «dimensione umana». In questo modo Sarasso opera una svolta che mi ha dato molto da pensare, trasformando il cacciatore, il carnefice, l’eversore, nel simbolo della coscienza sporca del nostro Paese, l’icona di tutti i brutti sogni sepolti nel nostro passato

Fino alla ripresa dell’episodio di Piazza Fontana, Andrea Sterling è l’uomo nero che si nasconde dietro vent’anni di delitti all’italiana, dall’assassinio di Wilma Montesi alla «rimozione» di Enrico Mattei: un vero demonio, uno spirito maligno che opera nelle tenebre, si sporca le mani senza troppe esitazioni e muove le sue pedine al fine di preparare l’avvento a un nuovo ordine autoritario, totalitarista, che resta vago anche nelle sue concezioni ma che non è difficile associare alle inquietanti insegne del neofascismo. Sterling agisce implacabile, un’arma umana micidiale. Un personaggio di fiction, senza spessore. Ma dopo la strage di Piazza Fontana lo ritroviamo ai funerali impegnato a dimostrare a se stesso la propria (in)capacità di partecipare emotivamente allo strazio delle vittime e dei loro familiari. Un demonio non si sarebbe cimentato in quest’attività, tantomeno un fantasma. Ma il tentativo di confrontarsi con il dolore rende in qualche misura conto dell’appartenenza di Sterling a quell’umanità che ha disconosciuto dopo essere stato a sua volta rifiutato. Manca l’empatia che lo renderebbe a tutti gli effetti un essere umano, coscienza e spirito senziente. Ma il quid che lo aliena al discorso sovrannaturale e metaforico si dimostra frutto della scelta più coraggiosa compiuta dall’autore: il suo rifiuto di ricadere nello stereotipo facile e consolatorio, anche se il romanzo ben si presterebbe a una decisione di questo tipo; e la volontà di sporcarsi e di ferirsi maneggiando la realtà quando questa sa dimostrarsi dura, perfino più del previsto.

La cosa più difficile da digerire, in Confine di Stato, risulta alla fine proprio la consapevolezza che uomini come Andrea Sterling possano essere esistiti e possano esistere tuttora, indaffarati ad attraversare con la loro ombra lunga e affilata gli eventi della Repubblica. Oscuri manovratori, chiamati in azione ogni qual volta un articolo o una legge o una sentenza potrebbero non bastare a sistemare le cose. Chiamati a servire gli interessi di qualche fazione politica o loggia di potere.

Per la causa.

Perché, come sentenzia lui stesso al termine della sua iniziazione sul campo, “Il mondo è cattivo con gli inermi“. Parole che gelano il sangue.

Anche solo contemplare questa possibilità è angosciante, quanto riesce inquientante la presenza di Sterling nelle pagine del libro: rarefatta, elusiva, prima; e poi deflagrante, agghiacciante, ma sempre feroce e comunque enigmatica. Non c’è niente di consolatorio in questa figura sinistra, capace di compiere il viaggio di ritorno dopo avere raggiunto la dimensione ideale del simbolo, prodotto oscuro dello stato di schizofrenia in cui dal Dopoguerra versa inalterata la coscienza italiana.

[Nelle immagini, fotogrammi tratti da A Beautiful Mind (2001). Nel film di Ron Howard, Ed Harris è William Parcher, l'eminenza grigia che perseguita gli incubi schizofrenici di John Nash.]

Apollo 11: il lancio, 40 anni fa

Posted on Luglio 16th, 2009 in False Memorie, Transizioni | 4 Comments »

16 luglio 1969. Verso lo spazio esterno.

Link utili:
- Galleria NASA di immagini del programma Apollo.
- Raccolta di video da FootageVault.

Silenzio radio

Posted on Luglio 14th, 2009 in Agitprop, Graffiti, Kipple | No Comments »

Jonathan Field, “W.A.S.T.E.”

The Lithium Connection

Posted on Luglio 13th, 2009 in Accelerazionismo, Agitprop, Futuro, Transizioni | 1 Comment »

Dopo il post di sabato, un po’ di geopolitica ci sta tutta. Riprendendo un discorso che lo Strano Attrattore affrontava fin dagli albori di questa sua ultima incarnazione, parliamo di energia e di rivoluzione energetica, quella annunciata e perseguita da Barack Obama con la sua Amministrazione. La nuova America si prefigge l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a un 20% del suo fabbisogno energetico coperto da energia eolica e solo nell’ultimo anno ha installato complessivamente 8.300 MW di nuovi impianti.

Come ci spiega Federico Rampini in questo articolo per Repubblica, il settore delle energie rinnovabili è la chiave per uscire dalla crisi: e oltre all’America lo ha capito anche la Cina, che ambisce al ruolo di Dragone Verde con i suoi 220 miliardi di dollari stanziati per sostenere lo sviluppo dell’industria verde. E già il 2008 è stato un anno decisivo, forse di non ritorno: per la prima volta i capitali privati investiti nelle fonti rinnovabili hanno superato quelli dedicati ai combustibili fossili. 140 contro 110 miliardi di dollari. Merito in gran parte dei colossi emergenti, Cina e Brasile in testa.

I numeri in gioco sono importanti. E allora è lecito chiedersi cosa - materialmente - sostituirà il petrolio e l’oro negli equilibri dei mercati internazionali. La risposta ci arriva da questo articolo di Emanuele Perugini, apparso su L’espresso lo scorso 14 gennaio. Gli elementi del futuro sarebbero silicio, platino, uranio e litio. E la caccia ai giacimenti è già partita, a volte con la tutela degli organismi governativi preposti, altre no. Esemplare il caso della Bolivia di Evo Morales e della sua prudenza in merito alle attività di estrazione del litio, essenziale per la realizzazione delle batterie che alimentano computer, cellulari, palmari e lettori portatili, ma destinato a diventare strategico anche per le nuove auto elettriche (“La Chevrolet Volt, l’auto ibrida annunciata per il 2010, avrà una batteria al litio, come pure modelli annunciati dalla Nissan e dalla Mercedes”).

 “Lo sfruttamento secolare delle nostre risorse è finito”, ha avvertito Luis Alberto Echazu, ministro delle Miniere della Bolivia. Per evitare gli errori e gli orrori del passato - nelle miniere di argento e di stagno di Potosì, a qualche decina di chilometri dal Salar di Uyuni, in cinque secoli di sfruttamento coloniale sono morti otto milioni di Indios - il governo di Evo Morales ha avviato un progetto pilota che una volta a regime porterà all’estrazione di circa 1′200 tonnellate di litio all’anno per arrivare nel 2012 a 30 mila. Cifre alla mano gli analisti delle principali aziende automobilistiche hanno cominciato a storcere il naso. “Anche se nei prossimi anni il mercato delle auto elettriche dovesse rimanere di nicchia”, spiega Eichi Maeyana, rappresentante della Mitsubishi a La Paz, “ci sarà bisogno di almeno 500 mila tonnellate di litio all’anno”.

L’impatto di questo collo di bottiglia nella produzione del litio non potrà non avere ripercussioni sul prezzo di questo minerale. “Temiamo che il prezzo del litio, senza un aumento della produzione da parte della Bolivia, possa diventare proibitivo, con aumenti anche del 500 per cento nei prossimi cinque anni”, aggiunge Maeyana. Oggi la SQM, la società cilena che produce un terzo del litio del mondo, pretende per il suo oro bianco 12 mila dollari a tonnellata, nel 1996 era quotato duemila dollari a tonnellata. Con una domanda di litio per l’elettronica portatile che cresce al ritmo del 25 per cento l’anno, si calcola che per il 2015 saranno disponibili solo 300 mila tonnellate di litio per l’industria dell’auto. Un quantitativo sufficiente per un milione e mezzo di veicoli del tipo della Chevrolet Volt ricaricabile annunciata dalla GM.

D’accordo, non sono più gli anni della dottrina Truman e della guerra fredda, ma come ogni transizione anche questa si troverà a essere agitata da correnti e spinte sotterranee. Proprio come quelle che portarono alla rimozione di Enrico Mattei.

[Nella foto della NASA, veduta satellitare del deserto di Salar de Uyuni, che con i suoi 12mila kmq è la più vasta distesa salina al mondo. Qui si stima che sia concentrato un terzo delle riserve mondiali di litio.]