Archive for Maggio, 2009

The Crying of Thomas Pynchon

Posted on Maggio 8th, 2009 in Connettivismo, Letture, Proiezioni | No Comments »

Thomas Pynchon compie oggi 72 anni. Festeggiamo con la riproposizione di questo corto stupendo, realizzato un paio d’anni fa come lavoro per un corso da Jeremy “Sir-Yessir” Sutheim, ventenne americano di Los Angeles, filibustiere su YouTube e, come risulta dal suo profilo… cacciatore di mammuth.

Il video era stato temporaneamente rimosso dalla piattaforma a causa di una disputa sui diritti della colonna sonora, ma è stato finalmente ripristinato. Così tutti possiamo goderne e - in attesa che Rizzoli si decida a pubblicare l’annunciata, e ormai ripetutamente rimandata, edizione italiana di Against the Day, mentre la Penguin ha messo in programma per il 4 agosto prossimo l’uscita di Inherent Vice - accompagnarlo alla lettura de L’incanto del Lotto 49 per celebrare nel modo migliore il compleanno dell’ultimo mastodonte in vita.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

The Crying of Lot 49

Francesco Verso su Wired

Posted on Maggio 7th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, ROSTA | 14 Comments »

Francesco Verso, autore del romanzo Antidoti umani da poco avvicinatosi al Connettivismo, continua a supportare il Movimento con grande impegno. Oltre al Villa Celimontana Jazz Festival che si terrà a Roma il prossimo luglio e all’imminente Fiera del Libro di Torino, dove i connettivisti approderanno grazie alla sua organizzazione, Verso si è dato da fare adesso anche con Wired.it, dove è comparsa ieri una sua interessante intervista sul futuro e la fantascienza.

Dal pezzo si evince come l’attendibilità dell’estrapolazione scientifica e tecnologica sia uno dei cardini del Connettivismo. Un po’ più oscura diventa la faccenda in merito alle implicazioni di un mondo e di un immaginario connessi, plausibilmente per via della scarsa dimestichezza dell’autrice con le nostre tematiche. L’intervento mi induce a un paio di considerazioni:

1. Ormai l’accostamento del Connettivismo alle avanguardie del secolo scorso mi suona sempre più labile e riduttivo. Il termine di confronto con futuristi, surrealisti, crepuscolari, etc. nasceva all’epoca (2004-2005) da una necessità di inquadramento della produzione poetica assimilabile al Movimento, ma ormai la massa critica della nostra produzione si è spostata altrove. Sono i romanzi e i racconti per il momento a giocare un ruolo preponderante, di conseguenza quell’assimilazione potrebbe adesso riuscire di ardua comprensione per chi scoprisse oggi il nostro lavoro o anche volesse solo avvicinarsi ad esso. Ricondurre il nostro immaginario al cyberpunk, se non altro in una logica di derivazione e accrescimento, continua invece a conservare una sua validità.

2. Ma abbiamo proprio bisogno di un Dan Brown connettivista? O ci vorrebbe, piuttosto, per restare nell’ambito dei pesi massimi, un Neuromante connettivista? La questione non è di poco conto.

Quel brivido inconfessabile del pregiudizio

Posted on Maggio 6th, 2009 in Connettivismo | 3 Comments »

La scomparsa di J.G. Ballard non è passata inosservata. Ne hanno parlato diffusamente quotidiani, radio, siti web. La copertura mediatica è stata ampia e, tutto sommato, all’altezza dell’importanza dell’Autore, del suo ruolo nella Letteratura del Novecento, nel nostro immaginario e, direttamente o indirettamente, nella nostra percezione del mondo e delle psicopatologie contemporanee. Se c’è qualcosa da recriminare, probabilmente è solo l’eccessiva prudenza con cui il suo nome è stato associato alla fantascienza.

Non potendo occultare la stagione più prolifica della sua produzione - e forse anche la più significativa, dalla tetralogia degli elementi alla Mostra delle Atrocità e oltre, con tutta la narrativa breve in cui l’immaginario fantascientifico ha continuato a rivestire, fino a pochi anni fa, un ruolo predominante - i commentatori degli organi di informazione sono ricorsi all’escamotage di affiancare al nome di Ballard l’etichetta del cyberpunk. E questa cosa mi ha dato un po’ da pensare.

L’infatuazione per il cyberpunk non sono ancora riuscito a lasciarmela alle spalle. Sono ancora dipendente dalla SF di Gibson e soci: come risulterebbe da un semplice esame del sangue, ho un tasso di nanosomi e neurochim ancora oltre il livello di guardia. Ma comincio a capire un po’ meglio, adesso, una certa resistenza che s’incontra al Movimento degli anni ‘80 nel mondo - sempre più striminzito, a onor del vero - della fantascienza italiana. Credo che sia un effetto di questa celebrazione acritica, in cui occasionalmente capita di imbattersi nelle dichiarazioni di chi si muove ai margini dell’immaginario fantascientifico, cullandosi nel sufficiente privilegio di ignorarlo a oltranza fino a quando, per esigenze di interpretazione o di comprensione, non diventa inevitabile farne riferimento. A quel punto risulta senz’altro più facile riferirsi al cyberpunk (che, come dice Iguana Jo, fa molto più cool e probabilmente aiuta a darsi un tono), piuttosto che al genere di cui il cyberpunk è una diretta evoluzione (e che evidentemente i più continuano ad associare nelle loro percezioni - come le vogliamo definire? infantili, semplicistiche, schematiche? - a un universo fatto di fantasie adolescenziali, di razzi, di omini verdi o al massimo - se si sono tenuti al passo con l’aggiornamento delle mode - grigi, e di pistole laser). Il cyberpunk, insomma, due volte vittima: degli abusi da parte di chi la fantascienza non la conosce o non la ama, della diffidenza da parte di chi per la fantascienza nutre una passione che si estende al di là dei confini temporali delle mode.

Ciò non toglie che gli esiti rasentino il grottesco. I risvolti di una disinformazione involontaria possono essere imprevedibili e paradossali. Piangere Ballard come “il padre del cyberpunk” imporrà forse agli stessi detrattori del genere di etichettare un giorno - spero remoto - Gibson e Sterling come ”figli della New Wave”? Potrebbe essere comunque un atto di giustizia soprattutto nei confronti dei lettori, visto che la definizione presupporrebbe un certo lavoro di studio e di documentazione da parte del giornalista.

Una misera speranza?

Be’, in tre miliardi di anni siamo passati dal brodo primordiale alla consuetudine di comunicare in uno spazio che fisicamente non esiste in nessun luogo, senza porci troppe domande (e forse questo è uno dei problemi, se non il problema, al cuore di tutto), passando per il fuoco, la ruota, la stampa di Gutenberg e il tressette: basta solo un piccolo sforzo ancora e tra qualche anno tutti potremo concepire l’idea di una letteratura scritta per parlare del presente dalla prospettiva del futuro. Ce la possiamo fare?

Con le lenti del futuro

Posted on Maggio 5th, 2009 in Connettivismo, Futuro, Transizioni | 6 Comments »

Si chiamano head-up display (in breve HUD, letteralmente: “visori a testa alta” e, per estensione, “visori a sovrimpressione”, qui la voce Wikipedia) e, sono pronto a scommetterci, entreranno nelle nostre vite rivoluzionandole come è successo per la musica tascabile e i dispositivi cellulari. E sapranno rivelarsi forse ancora più rivoluzionari, perché potrebbero schiuderci una nuova prospettiva sul mondo, vincendo la resistenza alle modifiche fisiche (come l’integrazione di chip o innesti elettronici) che potrebbero trattenerci dallo spiaccare il Grande Balzo. Con queste lenti “olografiche” le reti ubique che si apprestano a prendere il sopravvento della nostra gestione/percezione dello spazio antropico nei prossimi dieci anni riusciranno a essere decisamente più immediate e interattive, senza il bisogno di includere parti estranee nei nostri corpi.

L’argomento dell’augmented reality mi sta particolarmente a cuore avendone affrontato le potenzialità in più di un’occasione (per esempio nel racconto Orfani della connessione, tradotto anche in inglese per Next International). Altrove, in qualcosa in corso di stesura, mi ero spinto ad affibbiare un nome alla tecnologia: ricorrendo alle tecniche di contrazione pseudo-commerciale messe in atto, tra gli altri, da Michael Marshall Smith, li avevo battezzati videoSpex. Niente di particolarmente innovativo, comunque, essendo questi simpatici ammennicoli già prospettati - in maniera comunque molto personale - da Luce Virtuale di William Gibson (1994) e inoltre presenti, come un sacco di altre sciccherie avveniristiche, in Ghost in the Shell.

Solo, ora come ora, mi sembra impossibile immaginare un futuro in cui la nostra interazione con la Rete non sia più immediata, interattiva e ubiqua di quanto non sia già oggi. E questi display indossabili mi sembrano metterci sulla strada più agevole verso quel futuro.

Avviso ai naviganti: chiavi di ricerca nelle serrature sbagliate

Posted on Maggio 4th, 2009 in Connettivismo | 2 Comments »

Negli ultimi 2 giorni qualcosa come 350 accessi a questo blog sono avvenuti digitando sui motori di ricerca parole chiave attinenti alla figura dell’attuale ministro delle Pari Opportunità. Il post che deve avere richiamato l’ondata di internauti su questa Spiaggia è inequivocabilmente questo, anche se poi non tutti finiscono per trovarlo. Ma temo che, anche nell’ipotessi che riuscissero a beccarlo negli archivi dello Strano Attrattore, i naviganti rimarrebbero lo stesso delusi. Ho pensato di rimuoverlo, perché fatta la tara alla giornata di ieri sarebbero rimasti poco meno di 150 accessi e i numeri mi avrebbero aiutato a tenere contatto con la realtà. Il nome del ministro ha generato da solo quasi il 10% del traffico su questo blog, ma su cifre che ormai viaggiano verso le 40.000 unità non sarebbe stata una grossa perdita, anche considerando che a quel punto il secondo generatore di accessi (il Divo Giulio Andreotti) difenderebbe più che bene la sua meritata seconda posizione, incalzando di misura la città di San Francisco (e mi scuso con i naviganti in cerca magari di dritte turistiche, ma nella Città della Baia non ci sono mai stato, e ho avuto occasione di parlarne solo in relazione all’ammirevole obiettivo Zero Waste che si è prefissa la sua amministrazione comunale). Ma poi ho deciso che non sarebbe stato giusto, perché quel post esprime un mio punto di vista - magari ormai sorpassato, magari ancora attuale, chissà - e io solitamente non sono uno che cancella le prove.

Dunque cerco di bilanciare in parte con questo intervento chiarificatore. Un avviso ai naviganti appunto. Se siete arrivati su questi lidi in cerca di informazioni sul citato ministro attualmente in carica, mi spiace per voi, ma devo comunicarvi che siete vittime di un naufragio cibernetico: questo blog con ogni probabilità non è quello che fa per voi. Niente gossip, niente foto. E anche le critiche che vi troverete - ahimè - temo che si riveleranno piuttosto blande.

Se siete proprio intenzionati ad appagare la vostra sete di conoscenza in merito all’argomento, penso che dovreste cercare meglio e altrove. Predisponete una zattera con quello che trovate in giro ai margini del palmeto e cercate di orientarvi un po’ meglio tra i venti e i flutti della rete. Se invece, già che siete ormai approdati quaggiù, voleste togliervi qualche curiosità sulla fantascienza, il futuro, le tecnologie o la scrittura, e magari confrontarvi sul piano dialettico della discussione (anche gli spunti politici non mancano, a partire dalle categorie Agitprop e Accelerazionismo, già tutto un programma) allora siete i benvenuti e vi invito a mettervi a vostro agio. La birra non è granché ma almeno è fresca e le patatine sono offerte dalla casa.

L’attention span è quello che è, di questi tempi, e quindi spero con questo post di avervi fatto un favore.

Per la cronaca e la curiosità dei frequentatori abituali, tra le chiavi di ricerca più quotate si trovano per fortuna anche: la Via Lattea, Barack Obama, Nessuna Verità e amenità varie collegate al cyberpunk e al cyberspazio. In attesa dell’avvento del web semantico che forse saprà evitarci sprechi di tempo e imbarazzi, molti aspetti dei motori di ricerca restano un mistero, ma tra qualche giorno potremo sbizzarrirci con l’annunciato Wolfram Alpha, definito il primo “engine di conoscenza computazionale del web” (qui l’anticipazione cucinata con la giusta dose di prudenza da Punto Informatico). Sperando che la cosa ci sia di aiuto per raccapezzarci un po’.

[L'immagine di apertura è tratta dal film Hackers (1995) di Iain Softley.]

Complotti e dietrologie

Posted on Maggio 4th, 2009 in Agitprop, Connettivismo, ROSTA | No Comments »

Il mio intervento sul tema, già apparso mesi fa nella rubrica curata da Stefano Di Marino su Facebook, approda ora anche sulle pagine di Thriller Magazine. Ancora un ringraziamento all’Action Writer.

Fare i conti con la terra e con la storia

Posted on Maggio 3rd, 2009 in Agitprop | No Comments »

Ho ripetutamente rimandato l’appuntamento con questo post in attesa che le acque si calmassero e il superamento del primo impatto emotivo agevolasse la lucidità dei pensieri. Ora che altri drammi e paure hanno guadagnato l’attenzione degli organi d’informazione, a quasi un mese di distanza dalla tragica notte del 6 aprile, credo che sia giunto anche per me il momento di fare i conti con il terremoto. Non per una questione di opportunità o perché ne senta il bisogno: semplicemente, perché ci sono delle cose (poche, a dire il vero, sicuramente meno del solito e probabilmente pure meno profonde o interessanti, oppure solo altrettanto scontate delle altre finora espresse - sulla questione decida pure l’internauta approdato su questi lidi) che vorrei dire e questo blog, che per il sottoscritto è un po’ cassa di risonanza, un po’ finestra sul mondo e un po’ semplice blocco di appunti ipertestuali, è il luogo adatto per farlo. Quello che ho da dire parla di futuro, ma parla anche di passato.


Panorama di Onna (foto ANSA).

Quello che penso deriva dalla mia esperienza con il sisma. Mi ritengo, senza mezzi termini, figlio del terremoto io stesso, essendo nato nemmeno 2 mesi dopo che l’Irpinia era stata travolta dalla catastrofe: interi paesi, incluso Castelnuovo, cancellati via dalle mappe nel giro di una manciata di secondi. I soccorsi, quella volta, impiegarono giorni per raggiungere i comuni colpiti. Ma ci fu subito una generale e concreta dimostrazione di generosità da parte dell’Italia intera, per non parlare del resto del mondo (non dimentico di avere studiato in un liceo ricostruito - anni dopo - con fondi americani). Ci furono Pertini e Montanelli che diedero conforto a un popolo che aveva perso la luce e che per questo, da allora, tiene le loro foto appese in casa, come se fossero parte della famiglia: degli zii illustri, di cui è importante tenere in vita il ricordo ancora adesso - o proprio adesso - che l’Italia e la politica sono diventate quello che noi tutti sappiamo.

Il baraccone mediatico ha battuto il ferro caldo e tutto quello che per il momento ne abbiamo ricavato sono state le statistiche di popolarità del premier snocciolate dal diretto interessato, salvo poi incorrere nella dura realtà della contestazione del suo operato. Eventi come questo amplificano la portata delle reazioni e non ci sarebbe quindi da sorprendersi del teatrino tragicomico inscenato a uso e consumo dell’elettorato. Che la leva psicologica fosse l’unico strumento nelle mani del Presidente del Consiglio (uno strumento universale, buono per le elezioni come per il governo) era risaputo. Ma l’indifferenza con cui tutti noi stiamo reagendo a una simile esibizione di cinismo è deplorevole.

Per questo diffido dagli annunci. Per credere al programma di Ricostruzione propagandato nei giorni scorsi vorrei vedere l’Imperatore e la sua corte trasferirsi nei campi di accoglienza per tutta la durata dei lavori: è l’unica garanzia che sarei disposto ad accettare sulla celerità degli interventi. Tra le luci e le ombre a cui siamo ormai abituati, dovrebbe essere chiaro a tutti che questo non è ancora il momento di spegnere i riflettori sull’Abruzzo. Il terremoto non è circoscritto alla catastrofe che porta la morte e semina distruzione. Il terremoto è un evento destinato a protrarsi nel tempo, anche per trent’anni come dimostra il caso dell’Irpinia.

La minaccia è che anche le terre colpite dal sisma del 6 aprile scorso si ritrovino tra qualche anno con il futuro azzerato. Se c’è una cosa che l’Abruzzo e la sua gente devono fare in questo momento, è quindi assumersi il carico di una responsabilità ulteriore, aggiungere quest’altro onere al loro orgoglio e imparare la dura lezione che altrove ha lasciato cicatrici ancora aperte. Per questo sono importanti i provvedimenti annunciati per tutelare la ricostruzione. Forse non è la cosa più appropriata da dire in questo momento, ma il peggio non è passato. La parte più difficile viene adesso ed è adesso che l’attenzione dei media si è spostata altrove che gli italiani dovrebbero far sentire ancora più forte il loro sostegno ai terremotati. In ultima istanza, al di là di tutti gli strumenti che le istituzioni competenti possono predisporre, devono essere i cittadini a vigilare su quanto verrà fatto, perché la Ricostruzione non si ferma ai muri, alle case e alle strade, ma interessa il futuro loro e delle generazioni che li seguiranno.

Per ricordare come sono cambiati i costumi, linko solo quest’altro documento d’epoca. Nel 1980 c’era un Presidente della Repubblica che si aggirava tra gli sfollati e ascoltava le loro richieste, le loro lamentele, le loro critiche. E ne faceva tesoro, riversandole sul pessimo operato del governo.

Altri tempi… Complici il malaffare dei feudi e la consuetudine alla rassegnazione, le cose non sono poi migliorate molto. Ma avercelo nei paraggi, oggi, un altro Pertini.

Il primo Van Vogt

Posted on Maggio 3rd, 2009 in Fantascienza, Letture, ROSTA | No Comments »

Non si scorda mai. Vi rimando alla recensione di un entusiasta Giampaolo Rai della riedizione dei Ribelli dei 50 Soli, testo cardine nella formazione della mia passione fantascientifica. Uno di quei libri, credo, che dovrebbero capitare nelle mani di ogni ragazzino attorno ai 12 anni, per fargli scoprire le meraviglie di un immaginario che troppi adulti si dilettano a boicottare senza troppa cognizione di causa.

E, a distanza di 15 anni, anche per me è giunto il momento di rinfrescarmi la memoria.

Entropy

Posted on Maggio 2nd, 2009 in Proiezioni, ROSTA | 3 Comments »

Un corto che si dichiara di ispirazione pynchoniana, ma en passant rende omaggio alle ossessioni del Ballard più atroce e a una certa visionarietà del Cronenberg videodromico. Atmosfera sospesa nell’attesa di qualcosa che potrebbe succedere, estetica degna di nota, ma risultato finale un po’ discontinuo. Comunque interessante. Scritto, diretto e prodotto da Silvia Biagioni e Timothy Plevier.

Questo video è stato rimosso in seguito all’accordo del 2011 tra SIAE e AGIS che vincola la pubblicazione in rete di materiale corredato di traccia musicale alla sottoscrizione di una licenza, con il pagamento alla SIAE di una quota minima di 450 euro a trimestre. Per saperne di più, rimando al post del 27-10-2011 dedicato alla vicenda. Mi scuso per il disagio, ma ritengo che la norma non abbia alcuna giustificazione logica o morale e denunci un atteggiamento di grave e sistematica violazione dei diritti di libera espressione di ciascuno di noi. Il video può essere visionato al seguente indirizzo:

Entropy

Ora esco e vado a comprare Mason & Dixon, finalmente ristampato dopo una lunga attesa. C’è voluto un po’, ma il suo ritorno in catalogo potrebbe essere un presagio promettente dopo i continui rinvii di Contro il giorno.