Il nemico immaginario
Posted on Maggio 30th, 2009 in Agitprop, False Memorie, Nova x-Press |
Tutta questa vicenda che sta monopolizzando l’attenzione della stampa nelle ultime settimane mi sembra paradigmatica dello stato di schizofrenia che vive il nostro Paese fin da tempi poco sospetti, prima che paradossalmente proprio Tagentopoli schiudesse la strada al più compromesso uomo politico che la Repubblica abbia mai avuto. Se tutto andrà come spero, e come sembra che le cose si stiano mettendo, sono certo che un giorno sapranno anche ricavarne un buon film a suggello di tutto: qualcosa a metà strada tra Tutti gli uomini del Presidente, W. e Il Divo, naturalmente.

Se il lavoro metodico, tenace, ostinato, che stanno conducendo i giornalisti della Repubblica coordinati da Giuseppe D’Avanzo (e questa non è la prima volta che celebro il giornalista napoletano su queste pagine, per cui accusatemi pure di parzialità) merita la massima attenzione, è anche perché sta portando a galla quelle fatuerie che puntellano la vita di un Premier che la sua naturale megalomania ha indotto milioni di italiani a credere “primo tra i suoi pari”, uomo di successo perché infaticabile lavoratore, modello da imitare per la sua dedizione a tutte le cause abbia abbracciato nella vita, si trattasse di boom edilizio, di TV commerciale o delle meno redditizie sorti dell’Italia.
Torno mio malgrado sull’argomento per l’ennesima volta in questi giorni (sembra che lo Strano Attrattore riesca ormai ad attirare principalmente i sintomi del cedimento strutturale e istituzionale del nostro Paese) perché leggendo l’editoriale odierno di D’Avanzo su Repubblica.it mi sono imbattuto nel seguente passaggio:
Come tanto tempo fa, quando nei giardini della villa Olivetta di Portofino lo sentirono gridare: “Dài, colpiscimi, stupido. È tutta questa la tua forza? Colpisci più forte, ancora più forte”. Quelli di casa pensano a un ladro, a una rissa. Accorrono. Lo vedono lì sul prato. Solo. Lui saltella, arretra, avanza, scarta di lato in un’immaginaria rissa. Le gambe flesse, i passi corti, il pugno destro ben stretto a protezione della mascella e il sinistro che si allunga veloce contro l’avversario che non c’è.
Questo brano mi ha colpito per due ragioni.
La prima: coglie un aspetto insospettato della vita privata del Cavaliere, di una vanità non inferiore a quella dimostrata dalle sue telefonate serali a una ragazza conosciuta sulle pagine di un book fotografico passatogli dal suo fedele maggiordomo mediatico. Proprio come in W. l’indomito Bush sognava di acciuffare la palla vincente in un match di baseball, meritandosi in questo modo la gloria, B. viene sorpreso in un momento di intimità novello don Chisciotte, alle prese con il suo sogno di sbaragliare nemici invisibili. D’altro canto, se il culto della personalità e la dieta di disinformazione sono i pilastri cardine del suo regime, non è difficile risalire all’ascendenza che deve avere avuto sulla sua formazione politica il motto “molti nemici, molto onore“. Ma è proprio questa immagine di lui intento a opporsi ai fantasmi che mina la credibilità di uomo prammatico che sta alla base della sua fortuna politica e mediatica.
La seconda: mette in luce un aspetto drammatico della vita politica italiana di questi anni. La logica dello scontro su cui è sempre stata impostata la dialettica parlamentare (ben più becera di quella extra-parlamentare, come hanno dimostrato in aula gli assalti frontali a Romano Prodi) è una chiara espressione di questa necessità, da parte del Cavaliere, di uno spettro a cui contrapporsi per potere guadagnarsi la simpatia degli elettori e in questo modo prevalere. Tutta la sua parabola amministrativa, dopotutto, è un rosario snocciolato facendo leva sulla paura: dei comunisti, dei clandestini, della magistratura. Lui che ha sempre fatto vanto nazionale e internazionale delle sue frequentazioni assidue con l’ex-KGB Vladimir Putin, che ha stipendiato un latitante di Cosa Nostra e che il suo entourage di avvocati se lo è portato subito in Parlamento. Il Premier ha plasmato la politica italiana a sua immagine e somiglianza, come dimostra la progressiva deriva al centro del principale partito di opposizione nel vano - anzi controproducente - tentativo di azzardare un inseguimento alla mediocrità. Lo ha fatto dopo avere plasmato a somiglianza del suo mondo i sogni e le fantasie di milioni di italiani pasciuti dalle sue TV, da modelli di comportamento e successo che oggi possiamo vedere purtroppo riprodotti dappertutto.
Se pure questa vicenda saprà bonificare la vita politica dalla figura di Berlusconi, il berlusconismo risulta ormai profondamente radicato nella mentalità italiana. Ci vorrà molto più tempo per depurarci dall’inquinamento psichico a cui siamo stati esposti nel corso di questi anni. E non è affatto detto che ne usciremo illesi.
Le campagne di odio, la dieta di menzogne e falsità, i sogni spacciati a buon mercato ci hanno fiondati in un Paese Virtuale, trasformandoci tutti nei surrogati di un atroce sogno berlusconiano: automi con un solo idolo, senza memoria, ma provvisti in compenso di ambizioni effimere. Siamo tutti vittime di uno sogno inconsistente e per questo mi domando quanti potrebbero essere oggi gli italiani con il coraggio di condannare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e quanti sarebbero invece quelli disposti a riconoscergli ancora la loro stima e ammirazione incondizionate, con un tocco di invidia per quelle feste di Capodanno organizzate in Sardegna almeno in parte a spese dei contribuenti (ci sarebbero delle foto, rimaste in giro nelle redazioni delle testate italiane per mesi, che mostrerebbero tra le altre cose l’aiuto-giullare Apicella scendere da un aereo con i contrassegni dell’Aeronautica Militare). In quest’Italia da soap opera e notti piccanti non ci si scandalizza più se il Premier promette agli sfollati de L’Aquila crociere gratis mentre il termovalorizzatore di Acerra (spacciato come monumento al provvidenziale risolutore della Crisi Rifiuti) viene travolto dall’ennesima ondata di scandali e accuse (con Bertolaso, udite udite, costretto ad ammettere alcuni problemi con le ”emissioni dell’inceneritore”), la Campania riprende a boccheggiare sotto i rifiuti e altre regioni si apprestano a imitarne gli exploit. In Berlusconistan nessuno alza la voce se un premio Nobel viene rifiutato da una delle più prestigiose case editrici - nonché suo storico editore, con l’unico difetto di essere caduto nel frattempo sotto il controllo del Cavaliere - per avere espresso giudizi poco accondiscendenti sull’operato del Premier e sui suoi influssi malefici sulla vita e la coscienza degli italiani.
Viviamo tutti nel sogno ebbro di una coscienza collettiva narcotizzata, se siamo disposti ad accettare tutto questo con una scrollata di spalle.
Sempre in W., c’è una scena esilarante e tragicomica in
cui Bush convoca un vertice dello staff nel suo ranch in Texas: con un certo stupore da parte dei suoi collaboratori li conduce in una riunione itinerante in cui dimostra qualche limite di comprensione sulle loro strategie di esportazione della democrazia, ma alla fine dà il suo assenso distratto all’attacco preventivo ai danni dell’Iraq, con la massima disinvoltura e leggerezza immaginabili. Solo a quel punto si rende conto di non sapere più come fare per tornare a casa: immaginatevi l’Amministrazione americana dispersa nella prateria, al tramonto, senza un riferimento o un’idea sulla via del ritorno. Ecco, il panorama da decadenza che in questi giorni traccia la stampa estera dell’Italia non mi sembra poi molto diverso.
Il Premier è pronto come sempre a inventarsi nemici immaginari per restare in sella, per non cadere dal suo trono. Ma il nemico dell’Italia è uno spettro in carne e ossa, con un’eco psichica che non sarà facile estirpare. Questo più che mai è il momento di esercitare doti di Resistenza da contrapporre all’egemonia indiscriminata di una dittatura morbida ormai alla frutta.
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6 Responses
Ora escono fuori anche 700 foto compromettenti, subito oggetto di un accanitissimo contenzioso legale. Già Tg1 ha in parte censurato la notizia. Ma perché in Italia accade tutto questo? Perché perfino gli operai votano per il Cavaliere? Siamo in un periodo di riflusso, di ristagno culturale e morale: non vedo perché non dovrebbero esserne coinvolti anche gli operai. E poi, come ha detto qualcuno: gli italiani hanno bisogno di un Padre. Di un Capo. Di un Padrone.
Perchè all’italiano medio basta dargli un televisore al plasma, un cellulare e l’annuale vacanza a sharm.
L’italiano è morto, l’operaio è morto, la sinistra è morta, e il resto del mondo non sta troppo bene.
aimè penso che la colpa di tutto quello che succede non sia sopratutto di poveri mentecatti come il signor b, ma di noi italiani che eleggiamo dubbi individui, ed il fatto che permettiamo che conduca i suoi loschi affari, parte della colpa ce l’ha anche l’ambiente politico in toto e la magistratura.
tutto questo negli anni ha creato un ambiente fertile che ha portato a un individuo di siffatta levatura a diventare presidente del consiglio in italia, dove in un altro paese dell’ europa la candidatura di un tale soggetto sarebbe stato un suicidio elettorale
centrate bene il punto coi vostri commenti: gli italiani, un presidente così se lo meritano. e lo cercano pure…
Forse abbiamo anche il titolo per quel film: L’Uomo del Popolo (leggete: bellissimo il passaggio in cui “leader della Sinistra” viene messo sullo stesso piano di attività sicuramente meno lecite [camorrista, boss mafioso] e considerata una condizione degna di “una schifezza d’uomo”. Tutta questa storia, tragicomica non meno dell’odissea di W. nella prateria, non avrebbe avuto lo stesso impatto se a inguaiare l’Uomo del Popolo fosse stato un elettore di Sinistra, no? Bisogna comunque ammettere che sarebbe stato improbabile, statisticamente parlando…)
Mah, io credo che questa storia del “se (ce) lo meritano (meritiamo)” sia vera fino ad un certo punto. Certo, è vero anche questo, ma se si osservano i dati elettorali dei votanti (non le percentuali) della pdl e antecedenti aggregati si scopre (sorpresa!) che questa valanga di consensi non è così rovinosa.
Il trend è sempre stato di 13 milioni e poco più, con oscillazioni di 400.000 voti, a cui aggiungere i celti di Pappagone, anche loro relativamente stabili.
Il picco è stato alle politiche del 2001 con oltre 15 milioni, per il resto i soliti 13 milioni e rotti, sia prima che dopo. al contrario, forbici paurose si osservano dall’altro lato, e il senso politico è chiaro: gli elettori che non reggono il sultano sono sistematicamente delusi dai propri eletti quando li vedono in (in)azione.
Una delle cose che più si sentono quando si vedono pseudoanalisti centrosinistri alla Annunziata sdottorare in tv è “com’è che il Berlusca ha questo consenso crescente?”
La risposta è ovvia, la danno i numeri: non ce l’ha; ha i suoi soliti consensi punto. il problema è degli altri.
Un’altra domanda frequente è “perchè i consensi dell’opposizione non crescono?”
Però è una domanda priva di senso, si potrebbe rovesciarla in positivo “perchè un cittadino dovrebbe sostenere il partitone dell’opposizione?”
E qui diventa tutto più chiaro.
Una risposta possibile sarebbe A) “perchè è dalla parte dei ceti meno abbienti e dei precari”
Purtroppo è falsa: se si è dalla parte dei più poveri si opera per far crescere le retribuzioni quando si è al governo, cosa che non si è vista, e se si è contro il precariato non si va a Ballarò a dire “poveri precari”, si aboliscono il pacchetto Treu e la legge 30, o al limite li si riforma.
Chiaramente la risposta A) non va bene.
Allora, B) “perchè lotta per i diritti civili”
Era la strategia del nefando new labour di Blair, di destrissima su tutto, ma molto fermo sui diritti.
Nisba, i nostri tremano di fronte alla prima tonaca di passaggio.
D’accordo, proviamo con C) “ok, sui diritti sociali e di cittadinanza sono deboli, ma sono durissimi col sultano”
Maffiguriamoci! fa più opposizione Veronica.
Sono prigionieri della sindrome australiana, per cui qualunque cosa si dica sul sultano “è un boomerang”. Esattamente ciò che dice anche il tg4.
Ultima possibilità D) “va bene, si disinteressano di retribuzioni e diritti, hanno paura del sultano, ma amministrano bene”
Certo, infatti Bassolino, Del Turco, Cofferati e Penati sono tipici esponenti delle socialdemocrazie nordiche…
E allora è tutto chiaro, la forza del sultano è grande, ma non immensa come appare: è l’impresentabilità personale e politica dei suoi avversari che la moltiplica all’ennesima potenza.
D’altro canto provate a mettervi nei panni del satrapo: immaginate che spasso ad avere come avversari scienziati politici come lo statista di Gallipoli e il cinephile di Roma…
Come si fa a rimproverarlo di avere perso anche le ultime inibizioni? l’unica cosa che non hanno fatto per favorirlo è un appello a votare per lui…