Francesco Verso su Wired
Posted on Maggio 7th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, ROSTA |
Francesco Verso, autore del romanzo Antidoti umani da poco avvicinatosi al Connettivismo, continua a supportare il Movimento con grande impegno. Oltre al Villa Celimontana Jazz Festival che si terrà a Roma il prossimo luglio e all’imminente Fiera del Libro di Torino, dove i connettivisti approderanno grazie alla sua organizzazione, Verso si è dato da fare adesso anche con Wired.it, dove è comparsa ieri una sua interessante intervista sul futuro e la fantascienza.
Dal pezzo si evince come l’attendibilità dell’estrapolazione scientifica e tecnologica sia uno dei cardini del Connettivismo. Un po’ più oscura diventa la faccenda in merito alle implicazioni di un mondo e di un immaginario connessi, plausibilmente per via della scarsa dimestichezza dell’autrice con le nostre tematiche. L’intervento mi induce a un paio di considerazioni:
1. Ormai l’accostamento del Connettivismo alle avanguardie del secolo scorso mi suona sempre più labile e riduttivo. Il termine di confronto con futuristi, surrealisti, crepuscolari, etc. nasceva all’epoca (2004-2005) da una necessità di inquadramento della produzione poetica assimilabile al Movimento, ma ormai la massa critica della nostra produzione si è spostata altrove. Sono i romanzi e i racconti per il momento a giocare un ruolo preponderante, di conseguenza quell’assimilazione potrebbe adesso riuscire di ardua comprensione per chi scoprisse oggi il nostro lavoro o anche volesse solo avvicinarsi ad esso. Ricondurre il nostro immaginario al cyberpunk, se non altro in una logica di derivazione e accrescimento, continua invece a conservare una sua validità.
2. Ma abbiamo proprio bisogno di un Dan Brown connettivista? O ci vorrebbe, piuttosto, per restare nell’ambito dei pesi massimi, un Neuromante connettivista? La questione non è di poco conto.









14 Responses
Credo che in fondo di dubbi ce ne siano pochi.
Chi si ricorderà tra dieci anni di Dan Brown?
penso che le ombre delle avanguardie del secolo scorso continuino a pesare sul nostro movimento anche se, ovviamente, ci si discosta man mano da esse: le nostre origini sono lì, il nostro percorso parte e diparte da lì e cosa siamo ora, probabilmente, è molto più connettivismo di prima. solo, come si fa a far capire a chi non ha letto nulla di nostro che cosa siamo, se non partendo dagli inizi?
Concordo sia con iguana jo (Dan Brown non rientrava nelle mie citazioni ma è stato inserito come effetto traino da parte dell’autrice) sia con zoon (impossibile per le fronde negare l’esistenza delle radici senza perdere anche un pizzico d’identità). Infine spiegare le nuances del movimento a chi non mastica i nostri concetti, è un processo di traslazione in cui, per definizione, si perde sempre qualcosa… Si va per scarti, tentando di conservare il nocciolo duro e inalienabile di noi stessi. Il 4 luglio faremo noi le domande…
Sandro mi faceva giustamente notare che il mio intervento poteva essere equivocato con facilità. Voglio quindi rassicurare, benché mi sembra di aver capito che non ve ne sia bisogno, Francesco sulla legittimità delle sue parole. La sua esposizione del Movimento è stata chiara e precisa, fedele alle sue linee programmatiche tracciate in partenza.
Il mio intervento riprendeva le fila di un discorso personale che porto avanti da un po’ di tempo. Noi tutti sappiamo da dove parte il Connettivismo, ma - possiamo tranquillamente dirlo - nessuno sa dove approderà. Tutto quello che possiamo fare è gestirlo giorno per giorno, come un nocchiere al timone della sua barca.
Se oggi scattassimo una fotografia al Movimento, sono certo che ne verrebbe fuori un’immagine radicalmente diversa da quella che potevamo avere in testa 5 anni fa estendendone il Manifesto. Le ambizioni sono cambiate, la consapevolezza anche è cambiata. I nostri strumenti e la nostra abilità nel manovrarli non sono più gli stessi di allora. Questa consapevolezza si rinforza ogni volta che una nuova leva che “si mette al servizio” (passatemi l’espressione) della causa, com’è ora per Francesco e come lo è stato prima di lui per tanti altri, dal Kremo ad Andrea Grossi, con tutti gli altri (tanti… ehi, se alla giornalista i 30 che siamo sembravano pochi, vuol dire che le manca una percezione esatta del panorama culturale italiano, non solo di genere!
) venuti nel mezzo. Ciascuno ha dato quel che sapeva al Movimento, e ciascuno di noi se ne è arricchito e ha fatto in modo di contribuire alla sua maturazione, almeno un po’.
Per questo sono sicuro che scattando una fotografia tra 6 mesi, la percezione di quello che stiamo facendo e delle mete a cui potremo ambire sarà completamente mutata rispetto a oggi. Per questo, come Giorgio faceva notare, di un fenomeno individuale potranno perdersi le tracce tra 10 anni, dei risultati guadagnati da un collettivo invece l’eco continuerà a sentirsi ancora a lungo. Il mio richiamo a Neuromante, a scanso di equivoci, voleva chiamare in causa la necessità, a questo punto, di un testo (di più testi, meglio ancora, i cyberpunk non hanno avuto solo quello) capace di rispecchiare le ambizioni e la forza di quello che stiamo diventando.
Per questo dico: dimentichiamoci pure del Manifesto e rimbocchiamoci le maniche. I Manifesti servono come gli avvisi ai naviganti, ma poi restano su carta. Sono i naviganti a dovere uscire in mare, ed eventualmente contribuire al loro aggiornamento. Lo stiamo già facendo, eh, per carità, ma ribadire il concetto non fa mai male.
Spero di essermi spiegato un po’ meglio… Grazie a tutti per essere intervenuti. E che il dibattito continui pure…
Innanzitutto un complimento a Francesco per l’intervento, a parte alcune banalizzazioni della giornalista (ma che ci volete fare.. sono così), il suo è stato un intervento molto bello, diretto, preciso. Molto chiaro.
Il tema delle origini del Connettivismo, dei padri memetici del Movimento, mi ha sempre affascinato e, come sapete, cerco nella mia Ermetica di indagarli e di scovarli.
Comprendo molto bene X quando dice che il richiamo al Surrealismo, al Futurismo, al Crepuscolarismo è un richiamo ormai vago, un’origine che nulla dice delle specificità del Connettivismo. Credo infatti che questi siano mastodonti letterari a cui ci si può più o meno rifare ma che nella loro complessità, nel loro essere diventate ipostasi (potremmo dire “fatti conclusi”) della storia della letteratura abbiano maturato una tale enormità e sviluppato talmente tante correnti che diventa persino presuntuoso richiamarsi esplicitamente ad essi. Dire che il connettivismo si richiama al Surrealismo è quasi ormai privo di senso perché il surrealismo è ormai sfaccettato in una moltitudine di derivazioni ed è a questo che fattivamente ci si dovrebbe richiamare, non tanto al “fatto concluso” di Breton.
Futurismo, Surrealismo sono ormai solo aggettivi che possono adattarsi in modo più o meno stiracchiato a molte generi letterari e a molte intenzioni culturali.
Il lettore che si avvicina a noi e trova un richiamo al Futurismo a mio parere può venire persino confuso perchè il Connettivismo non scrive (nè l’hai mai fatto) un neo-Futurismo, così come non scrive un Neo-surrealismo. Vi è al massimo una consapevole adesione del tessuto culturale, quello italiano ed europeo, da cui si origina la riflessione di autori che sono italiani ed europei.
Secondo me altri sono gli autori che più permettono un confronto e un’anticipazione più forte della nostra riflessione. Il Cyberpunk (amato e odiato) senza dubbio ma anche altri autori, forse meno noti, in cui ritrovo molto di ciò che stiamo tentando di dire (Bonnefoy, in testa).
Aggiungo una considerazione: è vero che siamo un movimento che si fa nel farsi, che si muove evolvendosi, tuttavia può essere utile cominciare a definire alcuni elementi peculiari che possano fungere da perni su cui costruire i tentativi di spiegare chi siamo.
Per esempio, la citazione di Francesco al Transumanismo.. molto interessante e affascinante ma, vi chiedo, è uno degli elementi condivisi e fondativi del Connettivismo? Non abbiamo ancora chiarito quanto il postumanesimo (o postumanismo) sia un tema connettivista. La stessa scientificità (che come Giovanni ricorda difendo ma a cui riconosco un territorio d’indagine suo proprio) è la testata d’angolo del movimento? O non c’è forse ancora un’apertura a metologie d’indagini diverse per capi d’indagine fra loro diversi e non riconducibili?
Sarebbe divertente far scrivere ad ogni connettivista le 10 parole che per lui caratterizzano il movimento, chissà quante e quali sarebbero condivise..
Ho scritto a ruota libera e dunque perdonate il flusso di coscienza un po’ disordinato..
Un abbraccio
Logos
E che te ne frega di un “Neuromante” del connettivismo, quando c’hai una roba come “Universo Incostante” che pialla a calci il culo di Gibson?
E no, dai… Neuromante non si tocca! Nemmeno con una rosa olografica…
Logos, il dibattito sul transumanesimo può essere sciolto agevolmente, considerandolo come campo d’azione in cui il Connettivismo si è trovato e si trova ancora - occasionalmente, se non sistematicamente - a muoversi per iniziativa dei suoi autori. E’ la discussione delle origini - questo lo tengo, questo lo scarto, questo vediamo - che, a questo punto, credo sia del tutto da evitare se non in tentativi metodici di analisi come può essere la tua rubrica su Next. Lì c’è il tempo e lo spazio per portarne alla luce eventuali risvolti e, soprattutto, discuterne la legittimità. Ogni altro riferimento alle origini, estemporaneo, accidentale, etc., ormai potrebbe sembrare un alibi per glissare sulla vera natura (sintetica e sinergica) del Movimento e risulta comunque riduttivo, rischiando solo di confondere le acque perché dall’Istante Zero di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia.
Ogni altro riferimento alle origini, estemporaneo, accidentale, etc., ormai potrebbe sembrare un alibi per glissare sulla vera natura (sintetica e sinergica) del Movimento.
Dov’è che si firma?
concordo in pieno!
Logos
d’altronde, se X è il teorico del movimento, un motivo ci sarà. o no?
Il Movimento non ha bisogno di teorici, ma di autori e artisti che scrivano e producano prodotti culturali per definirne l’identità. Diffidate dai teorici! Qui serve solo tanta pratica. In fondo, è anche in questo che consiste la famosa differenza tra l’ispirazione e la traspirazione, no?
eh ma senza teoria staremmo qui a parlar di fuffa, probabilmente: serve l’analisi lucida, teorica, per coagulare le percezioni, altrimenti si è solo una sensazione che si espande…
[...] ancora una volta, nel giro di pochi giorni, grazie a Francesco Verso. Questa volta intervistato da Giampietro Stocco per the Uchronicles. [...]
[...] una volta grazie a Francesco Verso. Il suo successo all’ultimo premio Urania ha attirato l’attenzione di Fabio Deotto, che [...]