Archive for Maggio, 2009

Morbide macchine

Posted on Maggio 31st, 2009 in Graffiti, ROSTA | 2 Comments »

Ha una forte connotazione burroughsiana la nuova campagna francese anti-AIDS. Sconsiglio di andare avanti con il link a chi soffre di aracnofobia e paure varie legate agli insetti. Un po’ come il sottoscritto. Tutti gli altri possono cliccare qua sotto.

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Il nemico immaginario

Posted on Maggio 30th, 2009 in Agitprop, False Memorie, Nova x-Press | 6 Comments »

Tutta questa vicenda che sta monopolizzando l’attenzione della stampa nelle ultime settimane mi sembra paradigmatica dello stato di schizofrenia che vive il nostro Paese fin da tempi poco sospetti, prima che paradossalmente proprio Tagentopoli schiudesse la strada al più compromesso uomo politico che la Repubblica abbia mai avuto. Se tutto andrà come spero, e come sembra che le cose si stiano mettendo, sono certo che un giorno sapranno anche ricavarne un buon film a suggello di tutto: qualcosa a metà strada tra Tutti gli uomini del Presidente, W. e Il Divo, naturalmente.

Se il lavoro metodico, tenace, ostinato, che stanno conducendo i giornalisti della Repubblica coordinati da Giuseppe D’Avanzo (e questa non è la prima volta che celebro il giornalista napoletano su queste pagine, per cui accusatemi pure di parzialità) merita la massima attenzione, è anche perché sta portando a galla quelle fatuerie che puntellano la vita di un Premier che la sua naturale megalomania ha indotto milioni di italiani a credere “primo tra i suoi pari”, uomo di successo perché infaticabile lavoratore, modello da imitare per la sua dedizione a tutte le cause abbia abbracciato nella vita, si trattasse di boom edilizio, di TV commerciale o delle meno redditizie sorti dell’Italia.

Torno mio malgrado sull’argomento per l’ennesima volta in questi giorni (sembra che lo Strano Attrattore riesca ormai ad attirare principalmente i sintomi del cedimento strutturale e istituzionale del nostro Paese) perché leggendo l’editoriale odierno di D’Avanzo su Repubblica.it mi sono imbattuto nel seguente passaggio:

Come tanto tempo fa, quando nei giardini della villa Olivetta di Portofino lo sentirono gridare: “Dài, colpiscimi, stupido. È tutta questa la tua forza? Colpisci più forte, ancora più forte”. Quelli di casa pensano a un ladro, a una rissa. Accorrono. Lo vedono lì sul prato. Solo. Lui saltella, arretra, avanza, scarta di lato in un’immaginaria rissa. Le gambe flesse, i passi corti, il pugno destro ben stretto a protezione della mascella e il sinistro che si allunga veloce contro l’avversario che non c’è.

Questo brano mi ha colpito per due ragioni.

La prima: coglie un aspetto insospettato della vita privata del Cavaliere, di una vanità non inferiore a quella dimostrata dalle sue telefonate serali a una ragazza conosciuta sulle pagine di un book fotografico passatogli dal suo fedele maggiordomo mediatico. Proprio come in W. l’indomito Bush sognava di acciuffare la palla vincente in un match di baseball, meritandosi in questo modo la gloria, B. viene sorpreso in un momento di intimità novello don Chisciotte, alle prese con il suo sogno di sbaragliare nemici invisibili. D’altro canto, se il culto della personalità e la dieta di disinformazione sono i pilastri cardine del suo regime, non è difficile risalire all’ascendenza che deve avere avuto sulla sua formazione politica il motto “molti nemici, molto onore“. Ma è proprio questa immagine di lui intento a opporsi ai fantasmi che mina la credibilità di uomo prammatico che sta alla base della sua fortuna politica e mediatica.

La seconda: mette in luce un aspetto drammatico della vita politica italiana di questi anni. La logica dello scontro su cui è sempre stata impostata la dialettica parlamentare (ben più becera di quella extra-parlamentare, come hanno dimostrato in aula gli assalti frontali a Romano Prodi) è una chiara espressione di questa necessità, da parte del Cavaliere, di uno spettro a cui contrapporsi per potere guadagnarsi la simpatia degli elettori e in questo modo prevalere. Tutta la sua parabola amministrativa, dopotutto, è un rosario snocciolato facendo leva sulla paura: dei comunisti, dei clandestini, della magistratura. Lui che ha sempre fatto vanto nazionale e internazionale delle sue frequentazioni assidue con l’ex-KGB Vladimir Putin, che ha stipendiato un latitante di Cosa Nostra e che il suo entourage di avvocati se lo è portato subito in Parlamento. Il Premier ha plasmato la politica italiana a sua immagine e somiglianza, come dimostra la progressiva deriva al centro del principale partito di opposizione nel vano - anzi controproducente - tentativo di azzardare un inseguimento alla mediocrità. Lo ha fatto dopo avere plasmato a somiglianza del suo mondo i sogni e le fantasie di milioni di italiani pasciuti dalle sue TV, da modelli di comportamento e successo che oggi possiamo vedere purtroppo riprodotti dappertutto.

Se pure questa vicenda saprà bonificare la vita politica dalla figura di Berlusconi, il berlusconismo risulta ormai profondamente radicato nella mentalità italiana. Ci vorrà molto più tempo per depurarci dall’inquinamento psichico a cui siamo stati esposti nel corso di questi anni. E non è affatto detto che ne usciremo illesi.

Le campagne di odio, la dieta di menzogne e falsità, i sogni spacciati a buon mercato ci hanno fiondati in un Paese Virtuale, trasformandoci tutti nei surrogati di un atroce sogno berlusconiano: automi con un solo idolo, senza memoria, ma provvisti in compenso di ambizioni effimere. Siamo tutti vittime di uno sogno inconsistente e per questo mi domando quanti potrebbero essere oggi gli italiani con il coraggio di condannare Berlusconi per i suoi comportamenti privati e quanti sarebbero invece quelli disposti a riconoscergli ancora la loro stima e ammirazione incondizionate, con un tocco di invidia per quelle feste di Capodanno organizzate in Sardegna almeno in parte a spese dei contribuenti (ci sarebbero delle foto, rimaste in giro nelle redazioni delle testate italiane per mesi, che mostrerebbero tra le altre cose l’aiuto-giullare Apicella scendere da un aereo con i contrassegni dell’Aeronautica Militare). In quest’Italia da soap opera e notti piccanti non ci si scandalizza più se il Premier promette agli sfollati de L’Aquila crociere gratis mentre il termovalorizzatore di Acerra (spacciato come monumento al provvidenziale risolutore della Crisi Rifiuti) viene travolto dall’ennesima ondata di scandali e accuse (con Bertolaso, udite udite, costretto ad ammettere alcuni problemi con le ”emissioni del­l’inceneritore”), la Campania riprende a boccheggiare sotto i rifiuti e altre regioni si apprestano a imitarne gli exploit. In Berlusconistan nessuno alza la voce se un premio Nobel viene rifiutato da una delle più prestigiose case editrici - nonché suo storico editore, con l’unico difetto di essere caduto nel frattempo sotto il controllo del Cavaliere - per avere espresso giudizi poco accondiscendenti sull’operato del Premier e sui suoi influssi malefici sulla vita e la coscienza degli italiani.

Viviamo tutti nel sogno ebbro di una coscienza collettiva narcotizzata, se siamo disposti ad accettare tutto questo con una scrollata di spalle.

Sempre in W., c’è una scena esilarante e tragicomica in cui Bush convoca un vertice dello staff nel suo ranch in Texas: con un certo stupore da parte dei suoi collaboratori li conduce in una riunione itinerante in cui dimostra qualche limite di comprensione sulle loro strategie di esportazione della democrazia, ma alla fine dà il suo assenso distratto all’attacco preventivo ai danni dell’Iraq, con la massima disinvoltura e leggerezza immaginabili. Solo a quel punto si rende conto di non sapere più come fare per tornare a casa: immaginatevi l’Amministrazione americana dispersa nella prateria, al tramonto, senza un riferimento o un’idea sulla via del ritorno. Ecco, il panorama da decadenza che in questi giorni traccia la stampa estera dell’Italia non mi sembra poi molto diverso.

Il Premier è pronto come sempre a inventarsi nemici immaginari per restare in sella, per non cadere dal suo trono. Ma il nemico dell’Italia è uno spettro in carne e ossa, con un’eco psichica che non sarà facile estirpare. Questo più che mai è il momento di esercitare doti di Resistenza da contrapporre all’egemonia indiscriminata di una dittatura morbida ormai alla frutta.

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Roberto Saviano Redux

Posted on Maggio 28th, 2009 in ROSTA, Stigmatikos Logos | No Comments »

Sta per uscire il nuovo libro di Saviano e già montano le polemiche. Oserei quasi dire: ”polemiche preventive”.

Ormai ho smesso di domandarmi perché questo Paese sta andando a puttane.

La (n-sima) penultima verità

Posted on Maggio 26th, 2009 in Kipple, Stigmatikos Logos | 4 Comments »

Cosa c’è di male se uno che si proclama un conoscente superficiale della sua famiglia telefona a una minorenne per informarsi sulle sue prestazioni scolastiche? Assolutamente niente, se la persona in questione è già nota per il suo rapporto privilegiato con il cellulare. Ed è buffo constatare i due pesi e le due misure, facciamo pure tre. Come sempre accade quando qualcosa si muove davvero contro il loro nume tutelare, gli uomini del Presidente stanno serrando i ranghi, pronti a urlare contro ogni logica o buon senso al complotto comunista, alle manovre del Papa, alle ingerenze della CIA, ai cinesi che hanno contraffatto tutto e adesso sembrano essere riusciti a contraffare anche la storia, con grave danno per questo Paese e - soprattutto - per chi lo regge.

La verità, per questa gente, è come per il loro capo e datore di lavoro: sempre e solo una penultima verità. Mai definitiva, nemmeno alla prova dei fatti. Sempre pronta alla riscrittura. Nell’attesa di conoscere la prossima perla di questo rosario da operetta, squallido quanto le commedie caserecce che paiono ispirare l’immaginario dei fini intellettuali che non esitano ad accorrere in difesa del Cavaliere, speriamo che a quel telefono risponda davvero qualcuno, da casa. E venga presto a riprendersi questo extraterrestre per riportarselo sul suo pianeta di origine dove, si spera, nessun uomo o donna o bambino abbia più il coraggio di spingersi.

12 mesi dopo

Posted on Maggio 23rd, 2009 in Nova x-Press | 9 Comments »

286 post. 715 tra commenti e link interni. Una ragnatela puntellata da 1.113 tag, una raccolta di istantanee messe insieme nell’arco di un anno-rete, fossili ripartiti in 18 categorie. Solo un po’ di numeri, sparati per ragioni meramente statistiche. Nell’ottica della glasnost che contraddistingue queste pagine dall’inizio, circa 42.000 accessi sono stati registrati finora a partire da fine giugno. 6.900 nell’ultimo mese. 

Oggi mi trovo oltre confine. Ma non potevo rinunciare a celebrare questo primo compleanno del nuovo corso dello Strano Attrattore. E vi regalo questa folgorante elaborazione steampunk partorita dall’esimio Moskatomika per un progetto top secret. Un supereroe fin-de-siècle o un incubo al vapore? Prima o poi vi aggiornerò. Intanto, grazie a tutti per esserci.

Back to the future, cyberspace cowboys!

Psicopatologia di massa nell’Italia del XXI secolo

Posted on Maggio 21st, 2009 in Agitprop, False Memorie, Futuro, Nova x-Press | 4 Comments »

Credo che a questo punto sarebbe opportuno che qualcuno si decidesse a compiere un’indagine accurata e servita dai più sottili strumenti critici per comprendere la situazione politica e sociale italiana sul finire di questi fottuti anni Zero. Dopotutto deve pure avere un suo interesse accademico il consenso crescente accordato a un Premier palesemente inadeguato, pluri-condannato, colluso e oggetto di accuse pesantissime da parte della donna che lo ha sposato ed è rimasta al suo fianco per più di un… ventennio. Un Premier che non ha pudore nel contraddirsi un giorno sì e l’altro pure, una figura istituzionale con lo spessore di un foglio di carta velina, un miliardario che ha trasformato il Paese nel suo parco giochi personale. Il privato è privato e il pubblico è pubblico, ma come firme più autorevoli hanno già chiarito il nostro è stato il primo Premier nella storia repubblicana a mettere sotto i riflettori la propria vita (imprenditore di successo, capofamiglia attento e amato, istrione e cabarettista), per cui sarebbe stato lecito attendersi quanto meno un contraccolpo di qualche tipo dopo tutto il piombo mediatico riversato sull’elettorato. E invece niente. Nada. Zero.

Potrebbe essere il sintomo di una coscienza civile e sociale ormai anestetizzata ad vitam, condannata all’EEG piatto. Flatline, per dirla come piacerebbe ai cyberpunk. La dittatura è morbida, direbbe qualcun altro. Non ci sono le squadre in divisa, ma per il momento le ronde scalcagnate suppliscono alla meglio. Non abbiamo la negazione di ogni libertà di espressione, ma qualcuno ha capito che la disinformazione può dare risultati ben più efficaci e duraturi. E, nell’assenza di un’alternativa plausibile, sembrerebbero del tutto senza effetto, al momento, le denunce che arrivano dalla stampa italiana d’opposizione (finalmente ridestata, la Dormiente, ancora una volta grazie a Giuseppe D’Avanzo) e dai media esteri. Il culto della personalità, invece, sembra praticamente lo stesso che avvolgeva il Duce e che continua a essere esercitato, nel disprezzo della Costituzione, verso la salma inumata a Predappio.

Il dizionario già ci offre tutta una terminologia sufficiente a descrivere questo stato di cose: neofascismo, neofeudalesimo, regime. Vivere oggi sotto questa egemonia culturale e psicologica non depone a favore del nostro futuro. Siamo succubi di una volontà agiografica che non conosce precedenti nelle democrazie moderne. Il problema forse è proprio che siamo un popolo senza memoria, e malgrado questo nostalgico. Contraddittorio, in questo, come chi ci governa. Non ricordiamo nulla del passato, ma quel passato lo rielaboriamo nella nostra immaginazione come un polpettone fantasy, nel rimpianto di una Aurea Aetas che non è mai esistita. Come sarebbe stato possibile maturare un qualsivoglia senso del futuro in un simile rifugio immaginario?

Aspettiamo quindi che qualcuno prenda in considerazione la possibilità di uno studio simile. Potrebbe aiutarci a capire un po’ meglio come siamo fatti e se è inevitabile un’eutanasia collettiva per questa Italietta da cabaret.

Back to SL

Posted on Maggio 20th, 2009 in Connettivismo, Futuro, ROSTA | 3 Comments »

Questa sera ritorno oltre lo specchio. A distanza di quasi un anno, ormai, dalla precedente sortita. Sarà divertente constatare i cambiamenti subiti dalla vita del mio avatar. L’occasione sarà un dibattito sul Connettivismo e si snoderà attorno al confronto tra il Movimento e la teoria dell’apprendimento che reca lo stesso nome. E-learning, tecnologia, mondo che cambia, gente che si adatta e futuro. Credo. Sicuramente non solo questo.

Oltre a una nutrita guarnigione di connettivisti, ci sarà anche Lisa Tebaldi a esporci il suo punto di vista sui nuovi approcci didattici. Cosa ci fate ancora lì? Infilate i jack nelle prese craniali e raggiungeteci nel mondo allo specchio. L’incontro, organizzato da Andrea Grossi, è fissato per le 21.15 presso il seguente slurl: http://slurl.com/secondlife/Olberlos/163/43/59.

Aggiornamento: Nonostante i problemi tecnici che hanno allontanato Andrea dall’evento, con il consueto aiuto di EliVer (ormai una garanzia per ogni uscita connettivista in SL) tutto è andato per il meglio. Ringrazio Lisa per lo stimolante contraddittorio, e tutti gli altri ospiti intervenuti nel corso della serata per le idee e gli spunti. Potete trovare la chat-log seguendo questo link e lì sul forum, se volete, può riprendere la discussione. Grazie a tutti.

Ancora sul Connettivismo

Posted on Maggio 17th, 2009 in Connettivismo, ROSTA | No Comments »

E ancora una volta, nel giro di pochi giorni, grazie a Francesco Verso. Questa volta intervistato da Giampietro Stocco per the Uchronicles. Enjoy!

In Vietnam attraverso gli occhi di Van Es

Posted on Maggio 15th, 2009 in Graffiti | No Comments »

E’ morto oggi a Honk Kong Hubert “Hugh” van Es. Sua la fotografia che immortalava la Caduta di Saigon.

Qui potete trovare un percorso fotografico nel cuore del Novecento e lungo i suoi strascichi.

Fantascienza: il presente visto dal futuro

Posted on Maggio 13th, 2009 in Connettivismo, Fantascienza, Futuro | 8 Comments »

La questione dell’importanza della SF… Ne accennavo anche qui un po’ di tempo fa. Senza riscontro, purtroppo. Be’, è una vicenda particolarmente delicata, per cui ci voglio tornare sopra. Carmine Treanni aveva cominciato a lavorare a uno speciale per Delos SF, inoltrando un paio di domande a un po’ di autori italiani per sviscerare la questione dal nostro punto di vista. Siccome poi, per vicissitudini varie, non se ne è fatto più niente, riprendo qui il botta e risposta scambiato a suo tempo con lui. E invito chiunque fosse interessato (lettori, autori, critici, a partire magari dallo stesso Carmine e dagli altri blogger impegnati nel settore) a cercare una risposta a queste domande. Chi non avesse a disposizione un blog e fosse comunque interessato a intervenire, può farlo usando lo spazio dei commenti a questo post. Dal confronto potrebbe risultare uno spaccato utile per comprendere “dove stiamo volando”, o almeno qual è la rotta che ci piacerebbe seguire.


Illustrazione di Inga Nielsen: Looking Towards Home (via Fantasy Art Design).

A tuo avviso, quale deve essere oggi il ruolo della fantascienza? In altri termini, il genere ha ancora significato in un periodo storico in cui la società stessa sembra essere “immersa” nella science fiction?

Concordo con la brillante definizione della fantascienza data da Darko Suvin: “lo spazio potenziale di uno «straniamento» dirompente”. Attraverso la sua attitudine al cambiamento, all’esplorazione dello spettro delle possibilità, la fantascienza si ritrova a disporre degli strumenti più adeguati per analizzare tempi paradossali come quelli che ci troviamo ad attraversare: estremamente veloci per quel che concerne il fronte tecnologico e l’avanzamento scientifico, terribilmente lacunosi invece per quanto attiene alla sfera dei diritti civili, del progresso sociale, della tutela ambientale e della consapevolezza etica.
Viviamo in un mondo complesso, che cambia ad ogni giorno che passa, e quasi mai riusciamo a riscontrare una concordanza di direzione tra le due traiettorie. I generi nel loro complesso (dalla crime fiction alla science fiction), e la fantascienza in particolare, si ritrovano quindi a essere nelle condizioni ambientali più favorevoli per esercitare le loro prerogative e consolidare con orgoglio quella posizione di avanguardia che li contraddistingue rispetto all’odierno panorama culturale.
La fantascienza, poi, è tenacemente filtrata nel nostro immaginario collettivo, grazie a linguaggi popolari come cinema, anime, fumetti, musica e videogiochi. Con questi presupposti, dipende solo da editori e autori conservare la lucidità e lo slancio necessari per parlare al pubblico di una cosa complessa come il presente, attraverso una metafora potente come il futuro.

Il vecchio sogno del viaggio spaziale e gli altri cliché della fantascienza (viaggio nel tempo, incontro con gli alieni, etc.) sono spesso identificati come fantascienza tout court dalla gran parte dei lettori non avezzi al genere. Questo, a tuo avviso, è un danno per la fantascienza, o questi temi sono assolutamente validi ancora oggi?

Da quanto dicevo sopra si evince che proprio questi topoi impostisi nell’immaginario del Novecento e quindi ereditati dall’uomo del XXI secolo potrebbero rappresentare i cavalli di Troia utili alla presa cognitiva di questa fortezza psichica. Incontestabilmente, non si può parlare di frontiera spaziale, viaggi nel tempo, spazio interno e primo contatto come se fossero argomenti d’avanguardia. Ognuno degli archetipi della fantascienza ha alle spalle una lunga tradizione, ma altri autori in altri periodi hanno dimostrato di poterli rilanciare come veicolo di nuove riflessioni.
Per riuscirci oggi, a mio modo di vedere, non si può prescindere da due requisiti: a) una conoscenza delle precedenti applicazioni dei summenzionati luoghi comuni, da cui è facile convincersi dell’evoluzione che ne ha condizionato l’utilizzo attraverso tutto il Novecento; b) la capacità di osare: rendere attendibile un concetto paradossale come la macchina del tempo richiede uno sforzo non inferiore all’illustrazione del paradigma olografico; in questo senso la fantascienza non può fare a meno (se mai ne ha fatto a meno nel passato) di un lavoro di documentazione e aggiornamento scrupoloso e costante. La qual cosa, in un’epoca che ci concede ogni informazione possiamo desiderare a portata di mouse, non è poi nemmeno un sacrificio così insormontabile.