Il 2 ottobre scorso 10.000 persone si sono riunite sul Formicoso per protestare pacificamente contro i soprusi di uno Stato assente, che si propone da quelle parti solo quando c’è qualcosa da imporre. I mass media ovviamente se ne sono tenuti alla larga. L’attenzione che stanno dedicando all’intera vicenda è degna di quella riservata all’eccidio di Castel Volturno, ma da quelle parti manca un corrispondente che possa richiamare l’attenzione della stampa che conta (provare per credere). Non c’è da meravigliarsi: la demografia di queste terre non ha raggiunto la massa critica per imporle come bacino elettorale di qualche rilievo e il pacifismo a cui è stata improntata la protesta la rende decisamente poco mediatica, sicuramente meno appetibile delle molto più scenografiche proteste di Chiaiano.

Se invece di avere dei mass media avessimo avuto qualcosa di diverso a diffondere l’informazione, diciamo degli ipotetici interstitial media, probabilmente le cose sarebbero andate in maniera diversa. Ma noi abbiamo la rete e il web 2.0 può essere usato come un ripetitore virale, per dimostrare che esiste un angolo di Italia dimenticato, un lembo di terra abitato da gente che da decenni convive con la parola sacrificio e che a questa terra ha dedicato non solo il sudore ma anche il sangue e l’anima. Questo mi permette di riprendere su queste pagine l’appello della gente del Formicoso e rilanciare il grido a mia volta: giù-le-mani-dal-Formicoso.

Guardate i volti dei vecchi,
incrociate i loro occhi,
scrutate nell’ombra
come tra i rovi.

Nelle rughe profonde,
solchi tirati nei campi
prima di sera,
la forma dei luoghi.

E’ la terra che lascia i suoi segni
nella pelle, li imprime
col tocco del sole e del vento,
per non lasciarsi scordare.

Qui sotto un video del discorso di Vinicio Capossela (filmato da DavidIrpino). Sul blog della Comunità Provvisoria invece un vasto reportage di Angelo Verderosa.