Archive for Settembre, 2008

Let’s talk about… sex

Posted on Settembre 28th, 2008 in Fantascienza, Letture | 6 Comments »

Leggo sul suo blog che Rudy Rucker è stato recentemente protagonista di un intervento sulle tematiche sessuali affrontate dalla fantascienza nell’arco della sua storia. Nel post, che vi invito a leggere, Rucker fa riferimento a quello che personalmente considero uno dei racconti di fantascienza (e non solo) più belli mai letti. Era da un po’ che covavo il proposito di parlare di racconti, considerato che generalmente l’attenzione cade su testi più corposi.

[Breve digressione: è possibile leggere in giro un mucchio di recensioni di romanzi, ma quanti post vengono dedicati a un racconto? Sembra quasi che, anche in questo caso, le dimensioni siano fondamentali, e occorra così raggiungere un numero critico di battute perché un'opera acquisisca il diritto di venire discussa. Al di sotto di questa soglia, non c'è speranza. Un grosso errore, perché come più volte rilevato da critici più autorevoli di me (Salvatore Proietti ha dedicato una trilogia di articoli alle riviste di fantascienza su Robot, apparsi nei numeri 46, 47 e 48) la fantascienza nasce nel racconto e trova nella dimensione breve la sua maturità. E probabilmente ci sono molti più racconti che romanzi meritevoli di essere conosciuti.]

L’aver letto il commento di un grande scrittore a un racconto storico mi offre lo spunto di mettere finalmente in atto l’idea, almeno come punto di partenza per un tema inedito su queste pagine: la sessualità. Il racconto in questione è firmato da Samuel R. Delany: Aye, and Gomorra (tradotto in Italia su Robot n. 35 da Paolo Busnelli nel 1979, con il titolo Sì, e Gomorra) risale al 1967 e fu originariamente incluso nell’antologia-manifesto della New Wave, uscita proprio quell’anno a cura di Harlan Ellison: Danguerous Visions. Un pugno allo stomaco, come si dice in questi casi e come è spesso leggere Delany, che può essere reperito anche on-line nella versione originale. Il degrado delle città, la vita di strada, il disagio sociale, gli usi collaterali della tecnologia diverranno di lì a 15 anni i punti cardine delle storie cyberpunk, ma sono tutti elementi già perfettamente sviluppati da Delany in questo racconto eccezionale.

La storia si snoda intorno alle figure degli spaziali, giovani i cui corpi sono stati modificati chirurgicamente per poter sopravvivere ai rigori della vita orbitale: selezionati in giovane età, sono stati “neutralizzati” per prevenire gli effetti nocivi delle radiazioni spaziali sui gameti. Gli spaziali presto diventano il fulcro di una sottocultura feticista, nota come “free-fall-sexual-dispacement-complex“, che esprime “il desiderio di qualcosa che non può ricambiare l’attrazione sullo stesso piano”. La vicenda segue - spesso secondo moduli avanguardistici - le peripezie di una banda di questi spaziali, su e giù per il pozzo gravitazionale (potremmo dire, parafrasando un celebre titolo di Rucker). Li vediamo in azione a Parigi, quindi a Houston e infine a Istanbul, dove il protagonista vive una toccante notte d’amore (o quasi). Lo svolgimento mette a confronto due tipi di disagio: quello dei frelk, i feticisti che costruiscono le loro fantasie intorno al sogno di innocenza artificiale degli spaziali; e quello proprio degli spaziali, che si ritrovano congelati per sempre in uno stadio pre-puberale, ma si prestano volontariamente - per denaro, per noia o per piacere riflesso - all’appagamento delle fantasie dei frelk. Due forme di solitudine che s’incontrano: quella di chi si crogiola nel piacere distorto che deriva da essa, e quella di chi insegue l’illusione effimera di un’impossibile via di fuga dalla propria condizione.

In Aye, and Gomorra, c’è l’alienazione dei tempi moderni e c’è l’incomunicabilità come costante della nostra società. Siamo di fronte a due mondi che s’incontrano solo per una breve parentesi, e si accontentano della frugalità senza volere approfondire oltre, perché qualsiasi tentativo porterebbe all’emersione di segreti troppo inconfessabili per poter essere sopportati. E c’è anche qualcosa in più, che raramente si è visto nella fantascienza.

“Su un angolo della scrivania c’era una pigna di quelle riviste fotografiche sugli spaziali che si trovano in quasi tutte le edicole del mondo: ho sentito della gente dire seriamente che venivano stampate per ragazzini delle medie con mente avventurosa. Non hanno mai visto quelle danesi! Aveva anche qualcuna di quelle. C’era uno scaffale di libri d’arte. Al di sopra c’era una pila di space opera in pocket da due soldi: Peccato alla Stazione Spaziale N. 12, Il libertino a razzo, Orbita selvaggia.”

L’accenno alla pornografia mi rimanda col pensiero a quel saggio delle psicopatologie contemporanee che è La Mostra delle Atrocità (The Atrocity Exhibition, 1969-90) di James G. Ballard, altro new waver di spicco, non a caso anche lui molto apprezzato al di fuori dei confini del genere (forse ancor più che dagli appassionati di fantascienza tout-court), tutto incentrato sull’esplorazione delle “radici non sessuali della sessualità“. E da Ballard a William Burroughs il salto è breve: l’immaginario del profeta beatnik è tutto modulato su ossessioni di natura sessuale, che sfociano in visioni di contagi venerei usati come armi di controllo di massa.

La crisi dell’identità e il tentativo di ridefinire la propria personalità agendo sui confini della propria sfera sessuale mi riportano invece alla mente uno dei più bei racconti italiani di questi anni, Confini di Fabio Nardini (2004), apparso su Robot n. 43 e poi incluso nella raccolta Quantica (che ho recensito per Fantascienza.com). Negli ultimi anni si è comunque assistito a un’impennata delle storie sintonizzate su queste frequenze. Meritano senz’altro di essere ricordati altri due racconti usciti sulle pagine di Robot: Brevi incontri di Vittorio Catani (2003), apparso prima su Robot n. 41 e poi incluso ne L’essenza del futuro, su complessi rituali metropolitani che hanno i loro codici a disciplinare le relazioni sessuali; e Scream Angel di Douglas Smith (idem, 2003) sul numero 46, sullo sfruttamento e lo sterminio delle culture aliene operato da un sistema militare del futuro, con una storia d’amore tra l’uomo e l’aliena che potrebbe ricordare il classico Gli amanti di Siddo di Philip J. Farmer (The Lovers, 1961, in qualche misura legato al precedente Gli anni del Precursore [A Woman a Day] del 1960, che mette in scena un regime sessuofobico e oppressivo). Tematica, questa, ripresa anche da M. John Harrison nel suo splendido Luce dell’universo (Light, 2002), dove il povero alieno Tig Vesicle non riesce a tenere lontana la moglie dalle tentazioni sessuali degli uomini nella cupa New Venusport.

Venendo quindi ai romanzi, credo che non si possa prescindere per questa materia dal lavoro di K.W. Jeter, e in particolare da quelli che sono i suoi romanzi più importanti: Dr. Adder, violentissima storia del 1984 sulla guerra tra liberazione sessuale e repressione religiosa combattuta sui campi di battaglia congiunti di una Los Angeles del prossimo futuro e della psicologia dei suoi stessi abitanti; e Noir (1998), cupa detective story ambientata nel futuro devastato del Dr. Adder, tra baby-prostitute e - anche qui - contagi venerei orchestrati dalle onnipotenti megacorporazioni. E visioni altrettanto inquietanti ci giungono dal Bruce Sterling de La Matrice Spezzata (Schismatrix, 1982), dove la specie aliena degli Investitori insegna agli umani qualche preoccupante perversione correlata ai meccanismi della riproduzione e una stazione spaziale postumana raccoglie il seme delle polluzioni notturne dei suoi ospiti per sintetizzare un pool genetico più promettente.

A metà strada tra il racconto e il romanzo si situa la novella di Greg Egan Oceanic (1999), su cui ci siamo già soffermati su questo stesso blog. La possibilità di “scambiarsi” il sesso durante il rapporto non era forse stata ancora prefigurata, né dalla fantascienza né tantomeno altrove. Ci pensa questa storia sospesa tra trascendenza ed esobiologia a colmare il vuoto. E, a questo punto, credo che ce ne sia davvero per tutti i gusti.

Stanotte il cielo cadrà

Posted on Settembre 27th, 2008 in Fantascienza, Letture | 6 Comments »

Come annunciato nei giorni scorsi, ho buttato giù qualche nota su questo stupendo libro di Daniel F. Galouye. Innanzitutto una precisazione: si tratta di un’opera doppia, composta da due novelle - una più bella dell’altra - raccolte da “Urania Collezione” in un unico volume, impreziosito da un bel saggio di Gianfranco de Turris (intitolato “Se la vita è un sogno” e pubblicato anche sul blog di Urania) e da una copertina assolutamente favolosa firmata da Franco Brambilla (che riporto solo per il gusto di abbellire di riflesso anche questa pagina). E poi una brutta notizia: essendo uscito in agosto, se vi siete fatti scappare il libro l’unico modo che avete per recuperarlo adesso è passare in rassegna le bancarelle dell’usato. Buona fortuna!

Potete leggere la mia recensione direttamente su Next-Station.org.

Autori di fantascienza: qualche segnalazione

Posted on Settembre 25th, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Letture, ROSTA | 4 Comments »

E’ arrivato nelle settimane scorse il primo titolo italiano nella benemerita collana Odissea Fantascienza della Delos Books. Una segnalazione doverosa, anche se non proprio tempestiva. L’onore è spettato a Giampietro Stocco con un romanzo che riprende la sua passione per l’ucronia. Dalle mie ceneri ci proietta in un futuro alternativo, prodotto da una divergenza dalla nostra linea temporale in coincidenza di un “evento minore” della storia del XX secolo: la guerra-lampo delle Falkland, del 1982. Che cosa sarebbe successo all’ordine mondiale se l’Argentina fosse riuscita a dare filo da torcere a Margaret Thatcher? Anche così le premesse per una lettura interessante ci sarebbero tutte, ma Stocco c’infila dentro anche un po’ di attualità ed estrapolazione scientifica, così che il piatto risulta ancora più invitante. Non ho ancora letto il libro, ma per gli indecisi voglio segnalare questa anticipazione da Fantascienza.com. Sperando che in futuro la presenza italiana in questa bella e sempre più importante collana vada a consolidarsi.

Buone notizie per la fantascienza italiana arrivano anche dall’estero. Anna Feruglio Dal Dan è presente con un romanzo breve sul numero 8 dell’antologia periodica francese Fiction, in compagnia di ospiti del calibro di Michael Swanwick e Kathleen Ann Goonan.

Dal fronte interno, mi rendo conto di non avervi ancora segnalato il nuovo numero di NeXT: faccio pubblica ammenda e vi rimando alla pagina di Fantascienza.com per una presentazione più articolata. [Nell'iterazione 11, oltra a una nuova interessantissima rubrica di poesia curata da Logos, anche un mio racconto supereroistico, Zero Assoluto, dedicato al compianto Capitan America.]

Nel frattempo ho finito di leggere Stanotte il cielo cadrà (ne riparleremo presto, intanto sul blog di Urania trovate un po’ di prezioso materiale di contorno firmato da critici illustri) e di scrivere un nuovo racconto (niente fantascienza, per una volta, ma fortemente connesso alla recentissima storia nera di Bassitalia).

In chiusura, sabato 27 alla Biblioteca Civica di Verona si svolgerà un incontro con il grande autore scozzese Iain M. Banks, artefice dell’universo della Cultura su cui mi sono a più riprese soffermato (parlando di Nuovo Rinascimento Scozzese e poi di Postumanesimo). Con ogni probabilità, a partire da un po’ prima delle 18 IguanaJo ed io saremo lì. Magari ci scappa pure una birra.

Dopo la mattanza

Posted on Settembre 22nd, 2008 in Agitprop, Kipple, Nova x-Press | 3 Comments »

Meritano una menzione d’onore gli italiani che ieri erano a Castel Volturno per commemorare la strage degli innocenti del 18 settembre 2008. Merita un attestato speciale il telegiornale de La7, che nell’edizione di sabato sera per primo - a quanto mi risulti - ha trovato il coraggio di parlare di “matrice razzista” per questo eccidio ancora senza movente.

Se dovessero essere confermate le sensazioni sempre più forti in queste ore, malgrado i proclami ancora convinti del questore e dei suoi collaboratori, la vigilia di San Gennaro dovrebbe venire eletta lutto nazionale, a triste memento per le generazioni future e celebrazione dei valori di uguaglianza, integrazione e rispetto della dignità umana, che in questo Paese si stanno progressivamente dissipando. Una speranza oziosa, me ne rendo conto.

Meritano stima e rispetto i parenti e gli amici delle vittime, e gli altri extracomunitari che si spaccano la schiena dalla mattina alla sera per tirare avanti, che vivono come ombre in un mondo che non conosciamo e in cui non vogliamo immischiarci, e che si vedono ora traditi da uno Stato che magari credevano esistesse ancora, ingannati dai controlli di routine delle forze dell’ordine sguinzagliate da ministri da palcoscenico a caccia di irregolari: clandestini e uomini neri da riversare nei sogni della gente per bene, elettori beati nello psico-terrore alimentato dalle autorità.

Intanto, grazie a Giuseppe D’Avanzo e a Roberto Saviano, apprendiamo finalmente i nomi delle vittime. Nomi rimasti oscuri fino a ieri, come se i morti non fossero stati nemmeno uomini degni del privilegio di venire battezzati e chiamati per nome, ma solo comparse destinate al sacrificio per un servizio giornalistico da 2 minuti in prima serata o da tre colonne su un giornale. Sono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi. Mentre è ancora ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana.

Samuel, Alaj, Christopher, Alex, Kwame, Eric e Joseph. Ennesime vittime di camorra in un territorio abbandonato al suo destino. Lontano dagli uomini e da Dio.

[Aggiornato alle 09:54. La foto è opera di Luigi Caterino.]

La carneficina: sangue per San Gennaro

Posted on Settembre 20th, 2008 in Agitprop, Kipple | 2 Comments »

L’altra sera, alla vigilia delle celebrazioni per il santo patrono della città più bistrattata al mondo, negli stessi minuti in cui il Napoli tornava in Europa dopo oltre un decennio di purgatorio, 25 km a nord-ovest del San Paolo una pioggia di piombo si abbatteva su sette extra-comunitari, davanti alla sartoria “Ob Ob exotic fashions” di Castel Volturno, al civico 1083 della statale Domitiana. 84 bossoli sono stati ritrovati sulla scena del crimine, e i corpi immersi in un lago di sangue. Una mattanza. La contrapposizione tra la festa della città e la violenza brutale dimostrata dai sicari è stridente.

Nella stessa serata, pochi minuti prima, un pregiudicato della zona era stato ucciso con la stessa ferocia a pochi chilometri di distanza, nella sala giochi che gestiva. Le autorità non ci hanno messo poi molto a collegare i due episodi. Ma a ben guardare i passi falsi commessi in poche ore non sono stati pochi. La stessa confusione che sembra regnare intorno alla vicenda nelle sedi della stampa è emblematica di una incertezza di fondo, mal dissimulata nell’eccesso di convinzione dimostrato fin dal primo momento. Basta leggere i due pur importanti servizi dedicati dal Corriere della Sera per farsene un’idea: mentre Far West tra Napoli e Caserta, 7 morti, uscito già nella tarda serata del 18 settembre con un titolo alquanto approssimativo dal punto di vista geografico, veniva rivisto nel corso del 19, veniva pubblicato un articolo che cominciava a rendere conto anche delle proteste degli extracomunitari della zona, Castelvolturno, rivolta degli immigrati dopo la strage di camorra. Il secondo pezzo corregge il tiro, ma restano imbarazzanti le discordanze interne al primo dei due articoli, in cui prima si colloca la sparatoria in una trattoria (noto “luogo di ritrovo per gli extracomunitari della zona”) e poi la si sposta nella sartoria di una delle vittime.

La spiegazione più attendibile (suggerita dall’assenza di firme a corredo dei pezzi) è che il Corriere non avesse nessuno in zona a rendere conto della strage e per questo in redazione si siano affidati ai dispacci delle agenzie stampa. Come è interessante notare dagli archivi dell’ANSA, fino alla tarda mattinata del 19 non erano in molti ad avere le idee chiare. Questa agenzia delle 00.30 del 19/9, per esempio, è emblematica: vi si parla di sette vittime, tutte nigeriane, mentre poi diverrà chiaro che tra le vittime nessuna era di nazionalità nigeriana, e che la settima fosse in realtà un italiano con precedenti per furto e rapina. Niente è invece emerso sui precedenti penali dei sei extracomunitari ammazzati. Converrete anche voi che un extracomunitario dalla fedina pulita ammazzato come un cane è cosa ben diversa da un delinquente extracomunitario fatto fuori in un regolamento di conti, ma il primo non serve agli scopi psico-terroristici di nessuno, mentre il secondo troverà sempre accoglienza come mostro in prima pagina. Gli errori capitano, per carità, ma quando vanno a costruire un quadro che avvalora l’ipotesi di ricostruzione avanzata senza esitazioni dagli inquirenti, qualche sospetto sulla buona fede degli organi di informazione diventa legittimo.

Dal pezzo del Corriere del 18/9, aggiornato il giorno dopo: “[...] la firma della camorra, nella terra dei Casalesi, è praticamente evidente, per gli inquirenti. Cento metri più in là inizia il comune di Napoli (Non proprio… NdR): la strage è avvenuta in un territorio popolato da extracomunitari - per lo più nigeriani e ghanesi - che portano avanti una fiorente attività di spaccio. Un rifiuto alla camorra, magari di fronte alla pretesa di una tangente supplementare, potrebbe aver innescato l’attrito fra extracomunitari e criminalità organizzata“.

La sartoria sarebbe così al centro di un “traffico di stupefacenti” (dal pezzo del 19/9), che giustificherebbe pertanto la relazione tra i due diversi agguati. Il 19/9 c’era stato senz’altro il tempo di effettuare i rilievi del caso sulle scene del crimine, come dimostrano i sigilli affissi dai magistrati sulla saracinesca sbarrata della “Ob Ob exotic fashions” mostrata in TV, e se l’ipotesi del traffico di droga fosse stata avvalorata dal riscontro delle perquisizioni, la ricostruzione operata dai giornali avrebbe avuto senza dubbio un altro senso. Invece non mi risulta ancora niente in questa direzione.

Il primo servizio utile è arrivato solo oggi, grazie a Marco Imarisio, autore sempre per le pagine del Corriere on line de Il clan dei giovani «impazziti»: l’eccidio, poi spari per fare festa, che oltre a contestualizzare storicamente l’episodio ne svela anche gli inquietanti retroscena (la reazione dei guappi locali, gli spari al cielo). Le indagini si stanno orientando verso una banda di reduci del clan Bidognetti (pionieri del business dei rifiuti come rivela il pentito Vassallo e affiliati con i famigerati Schiavone nella Confederazione dei Casalesi),  ansiosi di imporre la loro legge sul territorio dopo la decapitazione dei vertici. Ma viene comunque trascurato un elemento: la probabile - plausibile verrebbe da dire, considerate le circostanze - estraneità al crimine organizzato di 6 delle 7 vittime. Sei extracomunitari (di cui le grandi testate non hanno ancora onorato il nome), colpiti solo per il colore della loro pelle, forse per impartire una lezione alle organizzazioni nigeriane che contendono la zona ai Casalesi.

E viene allora da chiedersi perché non si sia scatenata una tempesta mediatica a copertura della veemente protesta degli extracomunitari della Piana del Volturno, umiliati dal caporalato e dagli abusi, stretti tra i due fuochi della mafia nigeriana (che magari starà anche cavalcando l’onda della protesta, questo paese dopotutto ha una lunga tradizione di infiltrazioni volte a pilotare i movimenti di massa) e dei signori di Gomorra. Il commento più arguto su quanto è successo e sta succedendo arriva ancora una volta da Giuseppe D’Avanzo, uno dei rari nomi capaci di nobilitare l’informazione qui da noi. Su Repubblica.it è uscito oggi il suo commento Il valore di quelle vite, che vi invito caldamente a leggere.

Castel Volturno è una città travolta dallo sviluppo dissennato che ha prodotto la fortuna dei Casalesi. In meno di quarant’anni ha più che decuplicato la sua popolazione, passando dai 3.661 abitanti del 1971 agli oltre quarantamila che oggi vivrebbero sul suo territorio comunale, tra costruzioni abusive e baraccopoli. Di questi la metà sarebbero clandestini e comunque non risultano censiti.

Scrive Imarisio nel pezzo citato: “La città conta ufficialmente 21 mila abitanti, ma accanto ad essi è come se fosse sorta una città gemella popolata solo da clandestini. Lo dice chiaro l’ammontare pro capite della tassa sui rifiuti. Il Comune paga esattamente il doppio di quello che dovrebbe produrre in base ai residenti registrati all’anagrafe. Ma Castelvolturno è soprattutto la città dei Casalesi. Il posto che contiene gli investimenti immobiliari a cinque stelle e i tuguri dei disperati nei quali pescare reclute a basso costo, i grandi progetti e i boschi dove si nascondono gli eroinomani da rifornire con la dose quotidiana. L’Alfa e l’Omega del loro atlante criminale, dentro al quale adesso si agita una scheggia impazzita. Un piccolo gruppo di camorristi giovani e imbottiti di cocaina, stanchi del limbo nel quale il clan dei Bidognetti è stato costretto da arresti e condanne, che ha deciso di rinegoziare ogni alleanza, e di alzare il prezzo con gli stranieri, per rivendicare il primato della camorra. Negli ultimi dieci mesi hanno firmato 16 omicidi. All’inizio erano 4-5 elementi, adesso sono già una dozzina. La violenza paga, fa proseliti. In questa Babele, è l’unico linguaggio riconosciuto“.

Navigando con Google Map si ha la possibilità di esplorare dall’alto la città e i suoi dintorni. Il sito indicato come Villaggio Coppola, fino a poco tempo fa, non risultava in nessun documento catastale. Ufficialmente al suo posto si trovava ancora una pineta, distrutta a partire dagli anni Settanta. Magari chi ha visto il film vi riconoscerà i luoghi di Gomorra, il film di Matteo Garrone tratto dal bestseller di Saviano, che avrebbe meritato di essere proiettato in tutte le scuole di Bassitalia a inaugurazione del nuovo anno scolastico.

[Le foto a corredo di questo articolo sono ANSA, tranne l'ultima che è opera di Luigi Caterino e ritrae Villaggio Coppola, a Castel Volturno (CE). Fate un salto sul suo blog e sul suo album Flickr. Meritano attenzione.]

15 anni

Posted on Settembre 19th, 2008 in False Memorie | No Comments »

Oggi. Solo ogni tanto ti accorgi di avere parole che qualcuno avrebbe potuto ascoltare. Poi realizzi che non sono tanto importanti, perché poche cose lo sono davvero e non sono certo fatte di quell’impasto di fonemi e pensieri. E così te ne torni al silenzio, in un senso d’assenza che pervade ogni cosa.

Restano i ricordi. Con la gratitudine per le cose imparate che non ci fu tempo di esprimere.

15 anni oggi. Nessuno sa quanti ancora dovranno passarne.

Lust, Caution: al bando Tang Wei

Posted on Settembre 16th, 2008 in Agitprop, Proiezioni | 1 Comment »

[Articolo pubblicato il 09/03/2008 sullo Strano Attrattore 1.0]

La notizia è di quelle che fanno presto il giro delle redazioni del pianeta, senza però scandalizzare più di tanto. Anzi, probabilmente era attesa da chi ha avuto l’ardire di sostenere i 156 minuti di Lust, Caution, indegnamente distribuito in Italia come Lussuria - Seduzione e Tradimento (un titolo per le allodole…). In effetti, il ritorno del taiwanese Ang Lee in Cina non poteva essere più audace di questa trasposizione del racconto Se, Jie di Eileen Chang. Il film era già incorso nei tagli della censura, ma la reazione era apparsa comunque blanda rispetto alle ben più sofisticate offensive di cui è capace la macchina del Partito. Alla fine la risposta di Pechino si è manifestata in tutta la sua forza e ha scelto come bersaglio la figura della protagonista Tang Wei, bellissima 29enne, ex modella concorrente al titolo di Miss Universo e artefice di una interpretazione sublime. Ma vediamo un po’ più nel dettaglio la pellicola, cercando di comprendere cosa possa avere infastidito i solerti funzionari della Sarft.

Lust, Caution, trionfatore al Lido nel 2007, è un’opera raffinata e complessa. Tra spy-story e melodramma, mette in scena una ricostruzione d’epoca straordinaria, per niente edulcorata e anzi addirittura sporca nella raffigurazione delle affollate strade dei bassifondi di Hong Kong e di Shanghai, intrise di sudore e miseria, denotando una cura del particolare capace di surclassare in realismo le patinate produzioni hollywoodiane. Purtroppo il gusto quasi maniacale di riproporre dettagli, abitudini e convenzioni borghesi nella Cina occupata della Seconda Guerra Mondiale, benché regali una percezione vivida e a tutto tondo di quei giorni di disperazione, terrore e decadenza, finisce anche per determinare una dilatazione dei tempi che mette a dura prova l’attenzione dello spettatore. La storia, che dopo la conquista del Leone d’Oro ha goduto di una esposizione pressoché globale, è quella di Wong Jiazhi, una giovane spia arruolata dalla Resistenza per sedurre un funzionario della polizia (Tony Leung Chiu Wai, già attore feticcio dell’intramontabile Wong Kar-Wai, premiato a Cannes nel 1999 per In the Mood For Love, ma di questa splendida accoppiata vi consiglio di recuperare anche Hong Kong Express e il semi-fantascientifico 2046), collaborazionista dei giapponesi, in modo da aggirarne il cordone di sicurezza e attirarlo in una trappola mortale. A reclutarla è una cellula rivoluzionaria nata in seno a una piccola compagnia teatrale per iniziativa di un gruppo di sprovveduti studenti universitari. Wong Jiazhi (o Chia Chi, a seconda delle grafie), che per la guerra ha sofferto l’abbandono del padre e vive in condizioni di disperata povertà, si lascia affascinare dal capocomico. E questo è l’inizio della sua rovina, perché niente andrà secondo i loro piani.

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Il passaporto nuovo di Tang Wei

Posted on Settembre 16th, 2008 in Agitprop, Stigmatikos Logos | No Comments »

Imitando la nota dottrina della fuga dei cervelli, la Cina apprende dall’Italia il segreto per sbarazzarsi del suo meglio. Hong Kong ringrazia.

I veleni di Bassitalia

Posted on Settembre 15th, 2008 in Kipple | 2 Comments »

In Bassitalia i veleni si raccolgono in un fiume carsico che non scorre sottoterra ma sottopelle, corrodendo i tessuti e spargendo cancri che consumano gli organi. Il corpo viene devastato dall’interno, mentre il cervello contaminato si crogiola nell’illusione della sazietà e della beatitudine.

Quando l’odore del sangue salirà alle narici, sarà il tempo del Kipple.

A scuola dai lemming

Posted on Settembre 14th, 2008 in Agitprop, Nova x-Press, Stigmatikos Logos | 1 Comment »

Così titolavo un post sullo Strano Attrattore 1.0, alle prime avvisaglie (se così si può dire) della scorsa campagna elettorale. Parole profetiche? Non saprei, fatto sta che Wòlter Veltroni, dopo avere rubato e banalizzato il motto di Barack Obama (dimenticandosi che le primarie che Obama si stava giocando e che poi ha vinto lui qui in Italia le aveva truccate, o facendo finta di non ricordarsene, cosa in cui risulta particolarmente efficace), adesso si è fatto venire in mente che è a capo di una opposizione che si vorrebbe di centrosinistra. Volerlo è legittimo, per carità. Dimostrarlo è però un’altra cosa rispetto al desiderio.

Ma il frontman dei liberal chic nostrani ha bypassato il problema con una di quelle geniali manovre a sorpresa di cui è costellata la sua carriera (ricordate la sua promessa a Chetempochefa?). E così ha pensato a una Scuola per i democratici, evidentemente una scuola per ripetenti, come risulta fin dal nome: Scuola Estiva del Partito Democratico. Non per correggere gli errori del passato, sia inteso. Ma per somministrare un po’ di propaganda bianca alla base del Partito (ammesso che una base ci sia a chiudere con l’altezza delle vette dirigenziali e l’ipotenusa del consenso popolare il magico triangolo elettorale).

Il discorso che gli autori gli avevano preparato per il corso è uno spot perfetto, confezionato allo scopo di ammantare la figura del leader di un’aura di credibilità. Come testimonia la stampa bipartisan che si vorrebbe di controregime (tutti a volere, di questi tempi…), nel suo intervento Veltroni è riuscito perfino ad attaccare il Governo, cosa a cui da 9 mesi a questa parte avevamo perso un po’ tutti l’abitudine. Sarà stato per questo che la cosa non ha suscitato le reazioni che uno si sarebbe aspettato: fuochi d’artificio sulla stampa, post dai toni trionfalistici nella blogosfera di parte e contrattacchi stizziti dall’emi-blogsfera di colore opposto. E invece niente, le parole di Veltroni sono passate quasi inosservate, come se avessero espresso nient’altro che il dissenso di una corrente minoritaria interna alla maggioranza stessa. Dopotutto ci eravamo così bene abituati a vedere il PD dialogare con il PDL che ci sembrava davvero che quella L rappresentasse solo un orpello alfabetico o, al massimo, un refuso, e manco per sogno una discriminante.

 

Comunque, adesso che gli autori della segreteria personale hanno ridestato il leader dalla sua presunta amnesia, sarebbe bello che un meccanismo di opposizione venisse messo in moto. Se a fare le domande che ci volevano alla Festa Democratica ci fossero stati dei giornalisti e non dei paggi televisivi, forse adesso avrei avuto anche qualche risposta agli interrogativi che mi sarebbe piaciuto porgere alla dirigenza, nelle persone di Wòlter e del fido Conte Max, primo-ministro-ombra-nell’ombra del governo-ombra di Wòlter (ci siamo capiti…). Che sono, nella fattispecie, le seguenti:

1. Come avrebbero risolto loro la crisi rifiuti in Campania, mentre Berlusconi si indaffarava a nascondere la spazzatura sotto i tappeti?

1 bis. In caso di risposta alla prima domanda: perché non hanno intrapreso iniziative per farsi ascoltare, mentre tenevano in piedi il dialogo con il Governo?

1 ter. In caso di risposta alla prima domanda: hanno intenzione di mettere in atto qualche iniziativa, quando - molto presto, a prestare ascolto a certe voci - la stessa emergenza tornerà a crescere in tutta Bassitalia?

2. La soluzione Berlusconi al disastro dell’Alitalia è in realtà un’idea rubata al PD (magari trafugata da Colaninno)?

3. Le libertà tanto invocate che ci sarebbero state sottratte dal Governo Berlusconi, i diritti civili che ci sarebbero stati negati solo adesso, esattamente in quale periodo ci erano stati accordati?

3 bis. In caso di risposta alla domanda precedente: come mai questa carenza di informazione?

3 ter. In caso di mancata risposta alla domanda 3: come giustificano la difesa di quei diritti civili (o di almeno una parte di essi) di fronte alla componente teodem del PD?

4. Il Governo Berlusconi ha riaperto le porte al nucleare. La chiusura alle rinnovabili testimoniata da tante scelte del PD, soprattutto a livello locale, fa parte dello stesso disegno?

5. Per Wòlter: prima della sua uscita sulle leggi razziali, niente gli aveva dato ragione di sospettare delle posizioni di Alemanno?

6. Due parole sull’Abruzzo. A braccio.

7. Argomento a piacere.

Queste sono le domande a cui mi sarebbe piaciuto ottenere qualche risposta. Mi toccherà accontentarmi dell’illusione che gli interpellati avrebbero saputo darmela.