L’universo distorto di Charles Stross
Posted on Luglio 23rd, 2008 in Fantascienza, Letture, Postumanesimo, ROSTA |
Dopo l’adattamento teatrale de La Mosca cronenberghiana, eccoci al secondo appuntamento entomologico che annunciavo qualche settimana fa: alcune considerazioni su Universo distorto (il titolo originale, Missile Gap, cela una sottile ironia che diverrà chiara leggendo il libro) di Charles Stross. La novella ha vinto il Locus Award nel 2007 e, per chi volesse surfare un po’ sulla semantica aliena di Albione, è disponibile anche in versione e-book gratuita sul sito della Subterranean Press (anche cliccando sulla copertina qui accanto).
Dico solo che per concentrazione immaginifica Universo incostante è paragonabile con Accelerando e che, rispetto a questo, la maggiore immediatezza ne rende la lettura ancora più gradevole e divertente (oltre che accessibile all’appassionato di fantascienza in senso lato). Vi lascio quindi con un breve estratto della recensione, a mo’ di teaser:
Negli strascichi di un conflitto geopolitico mai sopito, la trama si tinge del fumo della spy-story fino a consegnarci, per “bocca” dei personaggi più improbabili di tutto il libro, le guest star in trasferta dalla Metamorfosi e dalla Mosca, una catena di rivelazioni in un processo a cascata, un effetto domino che, seppure capace di illuminare l’intero universo narrativo di Charles Stross, potrebbe non condurre nemmeno a un esito definitivo. È un gioco di scatole cinesi che sarebbe piaciuto a Philip K. Dick, che delle realtà annidate fece una delle colonne portanti della sua cosmogonia privata.
Fatevi un regalo per l’estate. Insieme alle letture che avrete già pianificato, portatevi in spiaggia anche Universo incostante.









3 Responses
Letto il libro e la tua recensione. So quindi l’entusiamo che “Universo distorto” ti ha suscitato: lo condivido solo in parte. Concordo sulla forza immaginifica di certe azzardatissime premesse, ma lo “svolgimento” non mi ha convinto del tutto. Mi chiedo che libro sarebbe stato se, anziché ambientarlo negli anni 70, Stross lo avesse scritto negli anni 70…
Ciao
Dario
Ciao Dario! Credo che oltre una certa soglia entri in gioco il gusto personale. La premessa del libro è tanto assurda che a 30 pagine dalla fine ti stai ancora chiedendo come possa reggere.
S
P
O
I
L
E
R
Poi però entra in scena il “sesto senso” di Gregor Samsa, gli insetti velenosi di New Iowa si rivelano ancora più speciali del previsto, Gagarin si imbatte in un particolarissimo Monte Rushmore e gli eventi precipitano in una cascata di colpi di scena con un unico denominatore comune. L’accelerazione è improvvisa e toglie il fiato, il senso del meraviglioso si ribalta in un sinistro senso dell’orrore. E’ Stross…
Il denominatore comune di cui sopra sarebbe stato popolarissimo negli anni ‘50. Eppure, probabilmente un libro come questo non avrebbe retto negli anni ‘70. La scala di Kardashev era ancora una stravaganza che i sovietici tenevano per sé, l’ekranoplano un segreto militare che alimentava leggende e X-Files un fenomeno in prospettiva difficilmente immaginabile. Senza il sostrato tecno-scientifico e la trama complottistica, Missile Gap non sarebbe diverso da un BEM movie di quarta categoria. Ma il tocco di Stross riesce ad aggiornarlo al nostro immaginario e questo lo rende, per me, irresistibile.
X
[...] fronte al reportage segnalato da William Gibson sul suo blog, anche il fantasmagorico utilizzo letterario dell’ekranoplano da parte di Charlie Stross impallidisce. Un documento eccezionale, e chi [...]