Operazione Glasnost
Posted on Giugno 13th, 2008 in Agitprop, Sezione π² |
Un gioco che qualche settimana fa andava per la maggiore tra i british science fiction writers provvisti di blog consiste nel riportare i migliori (o i peggiori, questione come sempre di punti di vista) commenti da una stella postati dai lettori ai propri libri su Amazon. La sfida è stata lanciata da John Scalzi, che quest’anno è in finale al premio Hugo con The Last Colony, ed è stata subito ripresa da Charles Stross e Ken MacLeod.
Siccome in Italia non siamo da meno, anche se non siamo distribuiti su Amazon, Urania Mania e Anobii ci vengono in soccorso. E così, ecco che cosa pensa chi non ritiene Sezione π² degno nemmeno di una stelletta o della sufficienza. Per fortuna Revenant è scampato al massacro. (Per il momento.)
“La trama scorre ad un ritmo decisamente troppo lento per i miei gusti.
In molti punti l’attenzione e l’interesse del lettore sono messi a dura prova.”
“Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più dal premio Urania 2006!”
“No, non mi e’ piaciuto del tutto troppo pieno di “paroloni”e con trama e descrizioni a volte incomprensibili senza una decina di lauree.
mi dispiace ma la fantascienza non e’ solo per un’élite ma anche per la gente semplice e di questo libro ho dovuto rileggere anche piu’ volte passi interi per arrivare ad afferrare il senso dei discorsi e la trama e poi ci vuole il vocabolario per tradurre parole ormai in disuso o che hanno acquisito un diverso significato…..”maman eloise fu colta da un’epifania” ???????non era meglio ebbe una visione.”
“Concordo con quanti hanno scritto che il romanzo è troppo lento e troppo “complicato” in certi passaggi… A volte la ricercatezza linguistica è eccessiva e sembra più uno sfoggio di stile che un reale sviluppo della trama. Con meno descrizioni fini a se stesse, meno “viaggi” interiori, meno pretese linguistiche e più azione/trama, sono convinto che il buon DE MATTEO possa scrivere tranquillamente un romanzo di buon livello.”
“La trama sembrava accativante e ho iniziato la lettura con le migliori intenzioni. Ho desistito intorno a pagina 80. Peccato, perchè le idee, per quanto non originali al 100%, sono azzeccate, i personaggi credibili… il problema è la scrittura dell’autore che ho trovato irrimediabilmente ripetitiva, noiosa, prolissa, priva di mordente. Proprio un peccato.”
Gamberetta ritiene invece che il libro non sia degno nemmeno di una misera stella, ma ci scrive intorno un trattato di qualche migliaio di caratteri, una disamina minuziosa che così comincia:
“Napoli, 2059. L’umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a qualunque cosa.
Così abbiamo gli olotelefoni, le nanolavatrici e le quantospazzole che funzionano nella stessa esatta maniera di telefoni, lavatrici e spazzole ai giorni nostri, però sono frutto della Singolarità! Cool!
In realtà, pur cianciando di chissà quali incredibili progressi, Sezione Pi-Quadro sarebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, anzi, per alcuni versi è quasi retrofuturistico, perché già oggi se uno vuole diffondere un documento mal visto dalla scienza ufficiale non ne fa fascicoli fotocopiati da distribuire nelle università, ma lo pubblica su Internet.
L’unico elemento fantascientifico è la possibilità di recuperare dal cervello dei cadaveri i ricordi delle ultime ore di vita. Fine. Perciò se si sta cercando un romanzo di fantascienza, tutta la fantascienza è lì, né più, né meno, il resto è rumore di fondo e technobabble.”
Il resto della fantascienza (tutta la fantascienza che volete) potete trovarlo sul suo blog.









20 Responses
Avevo letto quello di Stross, ma anche tu non scherzi!
\m/
A ciascuno le sue pietre
X
Letti i commenti al succitato post della blogger Gamberetta, il tono di supponenza riservato a chiunque non si trovasse d’accordo con la sua lettura del mio romanzo (avviso ai naviganti: se volete capire come andava davvero letto il libro, andate a leggere quel post, perché il lavoro esegetico dell’autrice merita la vostra attenzione), non ho resistito al diavoletto di Maxwell che, dopo avere messo sottosopra il mio monolocale, mi ha consigliato questo commento (lo riporto nel caso dovesse finire infognato da qualche parte, nel blog di cui sopra, per capriccio del coniglietto Grumo, il più grande consigliere di Gamberetta):
Gentile Gamberetta,
leggi davvero molto. A volere prestar fede alla tua libreria Anobii, avresti finito di leggere (e rileggere) qualcosa come 234 libri, di cui alcuni testi in lingua originale (Doctorow e manuali di scrittura), e altri decisamente impegnativi benché in traduzione (come il Ciclo Barocco di Stephenson). E hai appena 18 anni! Questo non può che essere encomiabile e di sicuro risolleva massicciamente le statistiche sulla lettura tra gli adolescenti.
Mod. inforigurgito on
Personalmente, qualche anno fa nutrivo la convinzione di offrire nel mio piccolo un contributo alla causa: ero portato a ritenermi un lettore forte dall’alto dei miei 60 titoli letti all’anno (più le riviste e i racconti), ma da un eventuale confronto con te ne uscirei con le ossa rotte. E devo riconoscere di avere ridotto la quota negli ultimi tempi.
Mod. inforigurgito off
234 libri! E’ un numero impressionante per una ragazza della tua età, specie se nel frattempo bisogna prestare energie ad altre attività, come lo studio.
Non voglio soffermarmi sul tuo post, che ho letto e riletto per capire che, se volessi contestarlo, dovrei scrivere un trattato lungo almeno il doppio del tuo, senza per altro la benché minima speranza di eguagliare la tua prosa o di convincerti su una sola delle mie ragioni. C’è chiaramente un abisso di vedute tra noi, dovuto probabilmente anche alla tua preparazione e alla mia cialtronaggine. Ma sarò ben lieto di tornare prima o poi qui a prendere visione - se sarà il caso, e se sia tu che gli editori lo riterrete opportuno - di una tua nuova performance su un mio libro. Ne gioverà il mio umore e, spero, anche il tuo.
Cordialmente,
X
PS: Se dovessi ancora ritrovarti in casa la tua copia del libro (traduzione: se il libro dovesse essere scampato al caminetto lo scorso inverno), e se il volume fosse ancora in condizioni dignitose, ovvero senza sottolineature e senza pieghe, potrei offrirti di alleggerirti di quel peso, e liberare spazio per qualcosa di più meritevole nella tua libreria. E’ quello che definirei uno scambio “interessante”. Tu mi spedisci il libro, io ti rimborso il prezzo di copertina e le spese di spedizione. Così potrai riempirti la bocca di caramelle Meiji al gusto pesca. E’ un’offerta speciale. Contattami in privato.
PPS: In bocca al lupo per l’esame di maturità!
ari-PPS: Il mio diavoletto di Maxwell manda a salutare il coniglietto Grumo!
X, non me ne volere ma, se devo essere sincero, anch’io nella lettura di Sezione π² avevo riscontrato alcuni dei difetti citati da Gamberetta. Il suo tono è ovviamente un po’ troppo brusco e alcune sue critiche opinabili, ma non tutte assurde.
In particolare la cosa che mi aveva maggiormente deluso del libro era l’aspettativa dovuta al manifestarsi della singolarità tecnologica, di cui nel libro sono presenti pochissime ricadute pratiche (anche se una spiegazione forse viene fornita: il fatto che Napoli, come sempre, rimanga periferia dell’”Impero”).
Diversamente da Gamberetta, però, non penso tu sia un pessimo scrittore. Il libro rimane godibile anche indipendentemente dai difetti - è un libro d’atmosfera più che di trama - e diversi tuoi racconti che ho avuto modo di leggere sono sicuramente di qualità superiore rispetto a Sezione π². Non so quanti tuoi libri o racconti abbia letto Gamberetta, ma non penso che con un campione così ristretto quanto il solo Sezione π² non basti a dare un giudizio tanto lapidario.
Ehi, X, non toccarmi Gamberetta! Per qualche tempo è stata persino quasi una mia fan, essendo io stato famoso per un periodo come Colui che Aveva Stroncato Licia Troisi. Non prenderla come un attacco personale: Gamberetta distrugge qualunque cosa legga - infatti non è ben chiaro chi glielo faccia fare di leggere. Probabilmente sta solo aspettando di sentirsi pronta per scrivere. Mezzo mondo attende quel momento, quanto meno per poter restituire la gentilezza…
S*
Hill, non è questione di tono, ma di modi sì. Se vogliamo discuterne, so che tra noi due può aprirsi un canale di comunicazione e, anzi, sarò ben felice di rispondere ai tuoi dubbi sul mio approccio alla Singolarità. In quel caso abbiamo un’accozzaglia di pregiudizi che chiunque avrebbe potuto mettere insieme senza leggersi il libro, con il tocco di classe finale della chiusura di qualsiasi confronto non solo con l’autore, ma con tutti i lettori che abbiano maturato opinioni diverse.
Sono convinto che un libro debba parlare da solo, ma se viene criticato l’approccio all’oggetto della narrazione allora credo che l’autore debba avere diritto di replica. Davanti a commenti come “la Singolarità è già stata descritta da Vinge e Sezione π² non rispetta il canone”, mi viene un po’ da ridere, perché credo sia legittimo un punto di vista diverso su un fenomeno del quale neanche l’autore che ha avuto il grandissimo e irrevocabile merito di averlo concepito (per altro in un saggio, non in un’opera letteraria) può poi vantare una conoscenza più accurata rispetto a chiunque altri. Si tratta di un’ipotesi di lavoro, chiunque la prenda in considerazione può modificarne le variabili, ottenendo a ogni iterazione una diversa rappresentazione del futuro. La Singolarità è come il cyberspazio: dopo la sua ideazione, chiunque l’abbia presa in mano l’ha fatta propria, a modo suo. Vogliamo pensare a Stross o agli scenari postumani di MacLeod, Morgan, Reynolds, McDonald?
Nel mio caso, la Singolarità NON è la Singolarità Vingeana delle IA: è piuttosto il risultato della convergenza del progresso in diversi settori di ricerca, come illustrato nel prologo. Qualcuno potrebbe obiettare: e allora perché hai voluto chiamarla così? E’ semplice: considerati gli eventi in questione, di portata analoga al fenomeno ipotetico ormai entrato nell’immaginario fantascientifico e non come Singolarità Tecnologica, ho ritenuto opportuno ricorrere alla tecnica di compressione dell’informazione ben descritta da Franco Ricciardiello in un vecchio numero di Delos. Ambientare la narrazione in un terreno di conoscenza comune che permette allo scrittore di veicolare informazione semplicemente citando alcuni avvenimenti che si suppone il lettore conosca a menadito mi ha permesso di concentrare l’attenzione altrove.
La mia personale versione della Singolarità consiste:
- nell’evoluzione dell’elettronica fino a produrre processori quantistici, con conseguente rivoluzione del panorama della programmazione (transizione dal software all’holoware);
- nella conquista dello spazio grazie all’ausilio delle nanotecnologie, della pianificazione genetica, della capacità di calcolo di sofisticati costrutti informatici (IA deboli, fatte girare su hardware quantistico);
- nell’attuabilità di tecnologie e discipline che oggi non sono nemmeno immaginabili. La psicografia è da qui che viene fuori. Non so se un giorno qualcuno riuscirà a rendere possibile qualcosa che le somigli, sia pur vagamente. Ma non mi interessa. La psicografia vuole essere una metafora comprensiva e rappresentativa di tutto quello che potrebbe fare seguito a un evento critico anche solo debolmente paragonabile con la Singolarità.
Ma non è questo il punto. Sezione π² non è un libro sulla Singolarità e non vuole esserlo. L’obiettivo è spingere a fondo il pedale della crisi, mettendo in scena una radicalizzazione dei problemi e dei conflitti di oggi. Suggerendo allo stesso tempo qualche opzione di riflessione senza per questo imporla al lettore: i giochi stenografici e la trama delle citazioni servono a questo, oltre che a riprodurre sulla carta una simulazione di mondo che vuole omaggiare il cognitive mapping di Pynchon o di Gibson.
Non so se sono stato chiaro, ma ti ringrazio per il commento che mi ha fornito l’occasione per tornare sul tema.
X
S*ommo, non toccherei Gamberetta nemmeno attraverso la confortevole garanzia di una scudatura antiradiazioni… Oltretutto, avrei più speranze di intavolare un confronto civile con il worm annidato nel mio vecchio Toshiba.
Valutati i dati a mia disposizione, avanzo comunque 2 ipotesi: 1. ci troviamo davanti a un genio precoce, una mente sopraffina in grado di digerire a 18 anni Penrose e Stephenson, e allora mi dispiace sul serio di averle fatto sprecare nella lettura del mio stupido romanzo tempo che avrebbe potuto finire a beneficio dell’intero genere umano (il che candiderebbe la Troisi al ruolo di Anticristo nella mitologia delle generazioni future); 2. il crostaceo è un’esca di plastica lanciata per prendere all’amo quanti più naviganti possibili e la presunta Chiara che si firma Gamberetta non ha 18 anni ma probabilmente 38, magari è stata mazzolata da un po’ tutti gli editori a cui ha spedito qualcosa e adesso nutre un astio incurabile, rinvigorito dall’invidia verso qualunque altro italiano incompetente dedito al fantastico (come il sottoscritto) sia riuscito dove lei ha fallito, a prescindere dai meriti o dai demeriti del caso.
Al momento non vedo una terza possibilità. Ma penso che tutti gli utenti della sua corte ne siano, in una misura o nell’altra, consapevoli.
X
Errata corrige:
Suggerendo allo stesso tempo qualche opzione di riflessione senza per questo imporla al lettore: i giochi stenografici e la trama delle citazioni servono a questo, oltre che a riprodurre sulla carta una simulazione di mondo
Volevo dire: steganografici.
X
Secondo me questa Gamberetta non fa sesso da molto tempo. D’accordo che le opinioni sono come le palle, ma tanta aggressività come altro si può spiegare? E comunque credo che il suo blog sia gestito da un collettivo, ergo i 18 anni sono puramente indicativi.
Un saluto carissimo!
7di9
la Gamberetta in questione è la stessa che qualche tempo fa si è presentata sul forum di xii dicendo “ho un pessimo carattere, non credo ci sia bisogno di sapere altro”… non stento a pensare che ce l’abbia con tutto quanto il mondo, soprattutto con chi scrive… Infatti non ricordo che abbia postato qualcosa di suo, ma pochi commenti (di fuoco).
Vabbè, contenta lei contenti tutti, Io ribadisco quanto dissi ai tempi: non solo sezione poi quadro mi è piaciuta da paura, ma voglio il seguito in tempi strettissimi
Un bacio, P
X, tralasciando la questione Gamberetta… dici che “saresti ben felice di rispondere ai miei dubbi sul tuo approccio alla Singolarità” per cui ne approfitto immediatamente e provo ad esporteli in maniera sintetica:
Innanzitutto ci tengo a precisare che prima di leggere Sezione π² non avevo ancora letto nulla di Vinge ma mi ero già immerso in Accelerando di Stross, quindi è probabile che qualche aspettativa (non pregiudizi) ce l’avessi, ma non essendo un assolutista ero comunque aperto a nuove concezioni del termine.
Dici che nel tuo caso la singolarità non è la singolarità delle AI ma piuttosto il risultato della convergenza del progresso in diversi settori di ricerca. Niente da ridire su questo. Anzi è più originale di molte altre visioni della singolarità perché implica una rivoluzione (il termine è implicito nel concetto di civiltà post-singolare) tecnologica con ripercussioni socio-culturali notevoli in seguito ad un concatenamento di eventi slegati piuttosto che ad un singolo evento catalizzatore (come avviene spesso in altre opere letterarie).
I miei dubbi vengono dopo.
Dici che la tua versione della singolarità consiste nell’evoluzione dell’elettronica fino a produrre processori quantistici, con conseguente rivoluzione del panorama della programmazione. Ma, qui mi trovo d’accordo con Gamberetta, oltre che aggiungere i prefissi olo- e nano- ai nomi dei congegni, non è che nel romanzo ci siano grandi variazioni rispetto al mondo odierno. E’ vero che forse in questo caso si può trattare di una scelta “stilistica”, visto che in fin dei conti il romanzo è un giallo/noir e non una space opera o simili, ma devo ammettere di aver sentito la mancanza di qualche autentica innovazione radicale (quelle che citi, a parte la psicografia ovviamente, sono tutte innovazioni incrementali… perfezionamenti di tecnologie preesistenti). Le stesse che invece, ad esempio, si trovano in “Orizzonte degli eventi” e “Non da Proxima”. Nel primo caso, il sistema di controllo simbiotico (non so se è il termine adatto) della freccia da parte di Jerry Lone, nel secondo, l’agenzia di collocamento esistenziale (non saprei come altro definirla) o la trasmutazione in corpi non solidi dei suoi agenti. E sono solo alcuni esempi.
Quando parli della declinazione della tua personale singolarità “nella conquista dello spazio grazie all’ausilio delle nanotecnologie, della pianificazione genetica, della capacità di calcolo di sofisticati costrutti informatici” in realtà citi cose che nel libro non compaiono, non vengono citate o hanno ripercussioni limitate nell’economia della storia. Ovviamente rimane la psicografia, che è una bella trovata, ma ci si deve accontentare di quella.
Ovviamente, tutto ciò è soggettivo, questione di aspettative, preferenze e gusti personali… non ha nulla a che fare con la bontà dell’opera nel suo complesso. D’altronde l’hai detto tu stesso: Sezione π² non è un libro sulla singolarità e non vuole esserlo. Ci tenevo solo a farti sapere il perché della mia parziale delusione.
Grazie per le tue belle parole, Ashait: naturalmente non mi sono mai aspettato di soddisfare tutti i gusti dei lettori, ma non mi piace che vengano fatte passare per “recensioni” degli aggregati casuali di commenti senza la minima cognizione critica. Comunque non nego di avere trovato anche dei piccolissimi margini di divertimento nell’ingenua convinzione della succitata dell’oggettività delle proprie opinioni (un’oggettività a senso unico, smentita dal parere di molti altri lettori che, a questo punto, avrebbero malinterpretato il romanzo apprezzandolo…) e nel moltiplicarsi di commenti anonimi sul suo blog.
Colgo qui l’occasione per ringraziare gli amici che hanno voluto intervenire in difesa del loro punto di vista (che, accidentalmente, è coincisa con una “difesa” del romanzo) ai quali, se mi viene consentito un suggerimento, sconsiglio di andare oltre. Un proverbio delle mie parti dice (più o meno): “chi gioca coi bambini, si ritrova sbavato”.
Un caro saluto,
X
Hill, ripartiamo dai tuoi dubbi.
Dici che la tua versione della singolarità consiste nell’evoluzione dell’elettronica fino a produrre processori quantistici, con conseguente rivoluzione del panorama della programmazione. Ma, qui mi trovo d’accordo con Gamberetta, oltre che aggiungere i prefissi olo- e nano- ai nomi dei congegni, non è che nel romanzo ci siano grandi variazioni rispetto al mondo odierno.
Provo a tirare le somme. Nel romanzo compaiono:
1. neurochim, nanodispositivi programmati per interagire chimicamente con il sistema nervoso (come soppressori, massivi o selettivi, della memoria o delle funzioni neurovegetative; cfr. pag. 151 e succ; pag. 266 e succ; 273 e succ) [NB: il nome non è una mia invenzione ma l'ho "rubato" a Morgan, quello che fanno i neurochim in Sezione π² non ha però niente a che vedere con Bay City o Angeli Spezzati];
2. biochim: altri nanodispositivi programmabili, questa volta per interagire con le funzioni vegetative (per esempio: ritardare l’appassimento delle piante, mantenendole in vita “artificialmente”) (cfr. pag. 256; 292);
3. mux (ovvero Multimedial Expansion): una consolle domestica concepita per integrare funzionalità di elaborazione (PC), intrattenimento (TV/Rete), comunicazione (telefono, integrato con i dispositivi cellulari, ovvero gli holocom). Qualcosa che se già non è in tutte le case potrebbe entrarci tra qualche anno. Niente di trascendentale, insomma, lo ammetto (come la TV del 2008 non è poi questa rivoluzione rispetto alla TV degli anni ‘60); in Sezione π² la TV viaggia praticamente solo sulla Rete (i network) e il mux è parte di un sistema di automazione domestica in grado di gestire dalla pulizia della casa al monitoraggio di chi vi accede (cfr. pag. 50; 81).
4. costrutti IA, nuove tecnologie dei materiali e nanoingegneria per il settore aerospaziale. In meno di 10 anni, dopo la “Singolarità”, siamo passati dalle missioni “militari” nello spazio alla sua colonizzazione congiunta (forze militari + grandi imprese): 5 anni dopo la Singolarità viene ultimata Alphaville e vengono assicurati collegamenti regolari con Moon City; ancora 2 anni e imprese private portano coloni su Marte, sugli asteroidi e sulle lune di Giove e Saturno (cfr. pag. 120 e succ; 169-70). Se questo non può essere interpretato come un segno dell’accelerazione fulminante del progresso, be’… allora ammetto le mie pecche e riconosco pubblicamente che la mia Singolarità è banale e stupidotta (cit. Gamberetta).
5. nanosomi: nanodispositivi mediatori di segnali elettrici. Briganti e i necromanti ne sono provvisti per “estendere” il loro spettro percettivo, per veicolare le acquisizioni della scansione dagli elettrodi di platino impiantati nelle dita ai banchi di memoria FLESH per il loro immagazzinamento (pag. 41; 65).
6. HVD, olocristalli, etc: supporti di archiviazione ultradensi, realizzati sfruttando le proprietà dell’olografia (pag. 67; 101).
7. mind uploading: tecnologia di riproduzione degli schemi neurali messa a punto da un consorzio sino-giapponese, annunciata (pag. 279).
Mi sembra palese che non si tratti solo di perfezionamenti di tecnologie esistenti. Il passaggio dall’elettronica alla fotonica implica una rivoluzione decisamente più radicale del passaggio dai relais ai transistor. E noi usiamo ancora i transistor come 40 anni fa, non dimentichiamocelo.
Le stesse che invece, ad esempio, si trovano in “Orizzonte degli eventi” e “Non da Proxima”.
Il rischio di sovraccaricare un lavoro di trovate è di perdere il lettore molto tempo prima che tu possa mostrargliela, l’importanza di quelle trovate. E’ una regola di scrittura elementare: quando le stranezze cominciano ad accumularsi, qualcosa è di troppo. Non a caso OdE mette in scena solo la tecnologia degli angeli del sogno (evoluzione dei nanosomi), come nuovo progresso postumanizzante. Il resto, holoware etc, è tutta roba di cui avevo già parlato altrove. Curioso poi che tu citi NdP: lì non vi compare un solo indizio che possa far pensare a una tecnologia, postumanizzante o meno. E questo dovrebbe dimostrare di come il lettore è capace di metterci del suo per completare il lavoro dell’autore. Un aforisma di Antoine François Rondelet recita: “Il vero scrittore non mette mai tutto nel suo libro; il meglio del suo lavoro si compie nell’animo dei lettori” (Reflexions, 7). Cosa c’è di più vero?
Quando parli della declinazione della tua personale singolarità “nella conquista dello spazio grazie all’ausilio delle nanotecnologie, della pianificazione genetica, della capacità di calcolo di sofisticati costrutti informatici” in realtà citi cose che nel libro non compaiono, non vengono citate o hanno ripercussioni limitate nell’economia della storia..
Come dimostrano i riferimenti, sono invece tutte cose che compaiono nel libro. E sono venuto incontro a un’altra regola di scrittura (particolarmente importante per il nostro genere): “In un romanzo di fantascienza, tutto deve essere menzionato per lo meno due volte (in almeno due diversi contesti)” (Samuel R. Delany, Triton, Appendice A: Note di lavoro e pagine omesse). Che poi abbiano ripercussioni limitate sulla storia, è indubbiamente così: sono elementi che servono a dare profondità al mondo narrativo. Non poteva essere altrimenti.
Anche se non pretendo di convincerti della validità delle mie convinzioni, spero di averti dimostrato che la mia impostazione aveva alle spalle qualche ora di sana meditazione. Insomma, il libro non si è scritto da solo…
Ciao!
X
Grazie per le spiegazioni X. Di certo la professionalità non ti manca.
Hill, grazie a te per esserti sciroppato tutta la risposta…
7di9, scusa, mi ero perso il tuo commento. Magari dietro c’è una mente-alveare e allora l’aggressività dimostrata verso il mondo del fantastico italiano si spiegherebbe come la crociata di un gruppo. La cosa più interessante è che i soggetti coinvolti si trincerano dietro lo scudo delle identità virtuali: il che può andare bene se si propone qualcosa, ma se si gioca solo a demolire ogni cosa allora ci troviamo di fronte a un piccolo fenomeno di vandalismo elettronico. Adesso mi chiedo: qual è la loro proposta? Per il momento, nessuna risposta è pervenuta. Il loro è un gioco al massacro, puro e semplice. Condotto, come dicevo, senza disporre di altri strumenti critici a eccezione del proprio gusto personale (opinabilissimo, com’è sempre il gusto personale).
Ciao!
X
A me piace Gamberetta. Di solito apprezzo i post del suo blog. Questo non significa che concordo con tutto quello che scrive (e soprattutto sul come lo scrive).
A me sembra effettivamente giovane, e il tono così aggressivo (e in qualche modo frustrato) sembra decisamente frutto dei suoi 18 anni. (BTW non son nemmeno sicuro di volerla vedere crescere in tanto in fretta.) ‘mo vediamo come si evolve.
L’unica cosa che faccio davvero fatica a capire del suo approccio è il voler insistere sconsideratamente (secondo me!) nel leggere libri che già in partenza sa non le piaceranno. Questo per me è IL mistero.
Ma vabbé, dopotutto ognuno di noi è libero di farsi del male come meglio crede.
Mah, sarà! A me è proprio questo “masochismo” a insospettirmi. E poi c’è il dogmatismo di fondo, che in effetti attribuirei solo a un giovane appassionato. Ma è naturale che uno si creda un fenomeno, se è vero che a nemmeno 18 anni si è sparato qualcosa come 250 libri. Resta da capire come conciliare i due dati e farli combaciare con alcune spaventose lacune (niente comunque in confronto a quelle di chi scrive).
Ciao Jo!
X
Visto che citate la famigerata “Gamberetta”, vi consiglio di dare un’occhiata a questo blog: http://salvalibri.splinder.com/post/18045761/BENVENUTI
Vi assicuro che è un vero toccasana per chi vuol impare a disinguere la falsa diceria dalle cose veritiere…Poi è appena stato pubblicato…che dire, fantastico!
Ciao a presto
[...] Al puro fine scientifico di scoprire se esiste un antidoto alla TV spazzatura, spero proprio che questi aggeggi entrino quanto prima nelle nostre case. Non ci voleva un grosso sforzo d’immaginazione, d’accordo, e probabilmente qualcosa di simile si era visto in qualche migliaio di altre storie (anche se al momento non riesco a connettere bene i miei ricordi di lettura), ma il mio piccolo auspicio lo avevo formulato tramite il mux in Sezione π². [...]
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