Sindrome del controllo e terza rivoluzione industriale
Posted on Giugno 8th, 2008 in Accelerazionismo, Futuro, Kipple, Transizioni |
Jeremy Rifkin non ha bisogno di presentazioni. Economista e ambientalista, i suoi libri sono bestseller che hanno fatto discutere (da Entropia a L’era dell’accesso, fino a Economia all’idrogeno). Periodicamente torna a farsi vivo, in convegni oppure trasmissioni televisive, oppure attraverso la pubblicazione di op-ed sulle principali testate europee. Considerata la sua lunga militanza in difesa dell’ambiente e a favore di una rivoluzione energetica che contrasti efficacemente l’emissione di CO2, era naturale che Rifkin venisse subito chiamato a esprimere la sua visione a seguito del “rientrato allarme” della centrale di Krsko. L’incidente ha risvegliato un po’ l’opinione pubblica anestetizzata dalle favole di certi politici di casa nostra sull’urgenza per l’Italia di dotarsi al più presto di nucleare.
Rifkin, interpellato a proposito, non si è risparmiato e ha smontato la tesi del Ministero delle Attività Produttive in un ragionamento che non fa una grinza e si articola in 5 ostacoli, che qualcuno si ostina a volere ignorare. Messo a verbale che il nucleare è una risorsa a bassa probabilità di incidente, ma ad altissimo rischio (detto in soldoni: è pressoché sicuro, ma se qualcosa va storto sono guai), nel dettaglio gli ostacoli denunciati da Rifkin sono i seguenti: 1) Perché il nucleare di nuova generazione (non di prossima, per quello ci sarà ancora da aspettare, con buona pace del signor Ministro) possa contribuire ad abbattere significamente le emissioni dannose di gas serra occorrerebbe passare dall’attuale quota del 5% di contributo al fabbisogno energetico mondiale al 20%, vale a dire uno scatto avanti di quattro volte in 60 anni, aggiungendo alle attuali 439 centrali in esercizio una nuova centrale ogni 10 giorni. Non proprio la strada più praticabile. 2) Se lo smaltimento delle scorie è una chimera, anche il loro stoccaggio comincia a diventare problematico. Perfino in America, dove sono state rilevate tracce di contaminazione a Yucca Mountain, dove fior fiore di scenziati e ingegneri garantiva la totale sicurezza per i prossimi 10.000 anni. Non un buon auspicio, considerata l’autorevole gestione nostrana del ciclo dei rifiuti. 3) Se il picco del petrolio sembra essere ormai all’orizzonte, l’uranium peak non è poi così remoto: studi dell’AIEA lo collocano tra il 2025 e il 2035. Quel che dovrebbe essere chiaro a un bambino di quarta elementare è che rimpiazzare una fonte di energia esauribile con un’altra fonte esauribile non è decisamente la più lungimirante delle soluzioni. 4) La strada del plutonio, alternativa e in una certa misura complementare a quella dell’uranio. Con un unico rischio: il plutonio ha impieghi bellici (non a caso le convenzioni internazionali sanciscono lo smantellamento dei siti per la produzione di combustibile nucleare bellico, come dimostra la recente chiusura del secondo reattore russo, simpaticamente battezzato ADE5). E, si sa, gli amici di oggi sono i possibili nemici di domani. 5) Il nucleare richiede enormi volumi di acqua per le procedure di raffreddamento. Il 40% dell’acqua potabile francese è destinata a questo scopo. Definire ecologica la generazione di elettricità dal nucleare mi sembra un po’ un azzardo.
Eppure “la politica segue altre strade rispetto alla razionalità” osserva Rifkin. Un discorso inquinato, anche e soprattutto in Italia, da considerazioni ideologiche, perché esiste una chiara distinzione tra sistemi energetici elitari e modelli democratici. “Il nucleare è centralizzato, dall’alto in basso, appartiene al XX secolo, all’epoca del carbone. Servono ingenti investimenti iniziali e altrettanti investimenti di carattere geopolitico per tutelarlo”. Mentre il modello democratico è quello che Rifkin chiama “terza rivoluzione industriale“: “Un sistema distribuito, dal basso verso l’alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso “reti intelligenti” come oggi produce e condivide informazione, via internet”.
Le reti intelligenti di cui parla Rifkin sono le cosiddette smart grid, di cui l’Italia avrebbe un grosso bisogno. E il piano di avvicinamento al futuro che propone parte dalla rivoluzione edilizia basata su materiali isolanti, passa per lo sviluppo di solare termico, fotovoltaico, eolico e geotermico (in ordine crescente di maturità delle tecnologie) e approda agli accumulatori all’idrogeno per immagazzinare l’energia e alle smart grid per la sua trasmissione/distribuzione. Un primo passo in questa direzione è stato fatto lo scorso aprile in Puglia: in un colpo di coda a sorpresa del precedente Governo è stato infatti siglato con la Regione un accordo per la realizzazione del primo network all’idrogeno nostrano. 5 milioni di euro investiti per la realizzazione di 5 distributori, in cui le auto a metano omologate negli ultimi due anni potranno optare per una miscela di idrometano (30% idrogeno, 70% metano), con un abbattimento delle emissioni inquinanti del 20% e un margine di guadagno in potenza. Un passo importante, perché la Puglia è già oggi ai vertici tra le regioni italiane per la produzione di energia da fonti rinnovabili (con 700 MW di eolico installati), e l’idrogeno potrebbe davvero svolgere un ruolo centrale nell’economia del futuro: fungendo da accumulatore per l’energia da fonti rinnovabili (che, come nel caso dell’eolico, è penalizzata dalla sua natura aleatoria e non pianificabile) e da vettore per il settore dei trasporti.
A questo punto, solo un pazzo potrebbe scegliere un’altra strada. Eppure… “Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale” prova a spiegare Rifkin. “I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l’energia è somministrata da un’entità superiore”. E questo la dice lunga sul futuro che la nostra classe dirigente ci sta confezionando.

Boulder (Colorado), sede del NIST (il National Institute of Standards and Technology)
sarà la prima città al mondo a dotarsi di una smart grid: il domani in azione.
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12 Responses
Uhm…
pero’.
ASPO e’ certamente un’associazione “non-sospetta” (o almeno non sospetta per una certa parte politica).
E certamente e’ formata da persone molto competenti.
Ecco cosa dicono loro di Rifkin e dell’economia all’idrogeno.
http://aspoitalia.blogspot.com/2007/11/rifkin-il-venditore-di-olio-di-serpente.html
L’unica obiezione sensata di ASPO (per cui ASPO trova un’alternativa, per altro già esistente, già in utilizzo, quindi senza doversi inventare nulla) è l’impiego dell’idrogeno come vettore. Che infatti io non menziono. Per il resto gli slogan sappiamo a chi parlano. Le citazioni di Rifkin che porto nell’articolo sono supportate da fatti
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PS: E dobbiamo sempre tener conto degli effetti collaterali della popolarità.
A me Rifkin e l’idrogeno convincono poco, dubito molto che lo vedremo sulle auto del futuro, ormai le elettriche stanno arrivando, come vettore d’energia ci sono parecchi problemi da risolvere, temo che un mondo a idrogeno non lo vedremo mai.
Sulle centrali nucleari non credo che le opinioni di Rifkin siano tutte valide, il punto uno vale per tutte le energie che non emettono gas serra, cosa facciamo, non le sviluppiamo più?
Il secondo punto è quello più convincente, lo stoccaggio delle scorie è il punto dolente del nucleare.
Il terzo punto è sicuramente valido, ma sposta il concetto di nucleare come fonte del futuro a nuclerare come ponte tra petrolio e rinnovabili, sel tra venti anni saremo al picco inizieremo a chiudere le centrali più vecchie sostituendole con eolico e solare.
Il quarto punto non ha molto senso, chi vuole farsi le armi atomiche se le fa, il nucleare civile dovrebbe avere altri scopi.
Il quinto punto non esiste, per il raffreddamento si usa l’acqua dei fiumi, non l’acqua potabile, mi piacerebbe sapere la fonte di questo dato.
Comunque non preoccupiamoci tanto, tra qualche anno vedremo se il mondo andrà a idrogeno.
Che Rifkin sia un personaggio controverso è pacifico. Magari riparliamo dell’idrogeno appena avrò finito di leggere il suo libro.
Concentrandoci ora sul nucleare:
Punto 1. Per arrivare a una quota significativa e tale da incidere in una misura non simbolica sulle emissioni di CO2 dovremmo quadruplicare il numero delle centrali nucleari oggi esistenti nel mondo e rimpiazzare molti dei reattori già in funzione oggi. Mi sembra un’ipotesi poco pratica considerando che: a. come dice Rifkin, la Cina (che si appresta a diventare il principale consumatore di energia al mondo) ne ha in costruzione una quarantina per il prossimo mezzo secolo e se questo numero può sembrare straordinario, be’, consideriamo che comporterà una riduzione delle emissioni pari allo… 0,5%; b. nessun altro grande paese al mondo ha in costruzione o progetto centrali nucleari (in compenso, lo sai meglio di me, la Gran Bretagna pensa a 25 GW di eolico offshore); c. (che vale anche come punto 3) come dici tu, si tratterebbe di una soluzione-ponte, per traghettarci verso una generazione in vasta parte compatibile con l’ambiente. Allora: perché non darci subito una mossa?
Punto 4. Sicuramente, ma ciò non toglie che il nucleare, che secondo uno dei suoi massimi fautori, il fisico americano Alvin Weinberg (direttore dell’Oak Ridge National Lab), comportava un “patto faustiano” per garantire istituzioni stabili, sicure, in grado di assicurare la sicurezza agli impianti per decine e ai siti di stoccaggio per migliaia di anni, lungi dall’essere motivo di stabilità è piuttosto un fattore di instabilità. Esemplare il caso dell’Iran: quello è nucleare civile o militare? Nel dubbio, potremmo mandarci i bombardieri a fare tabula rasa…
Punto 5. Provo a offrire una possibile spiegazione. A valle degli impianti, l’acqua dei fiumi potrebbe non essere attinta per il sistema idrico. E, se non sbaglio, qualche tempo fa ci fu anche qualche discussione intorno alla pratica di usare l’acqua riscaldata per l’irrigazione dei campi… Ma in effetti sarebbe un punto da approfondire.
Ciao!
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[...] proposito di nucleare, ecco un uomo che c’ha lo 90Sr per [...]
Punto 1. consideriamo che comporterà una riduzione delle emissioni pari allo… 0,5%; b. nessun altro grande paese al mondo ha in costruzione o progetto centrali nucleari (in compenso, lo sai meglio di me, la Gran Bretagna pensa a 25 GW di eolico offshore);
Io non ho nessuna preclusione riguardo a nessuna fonte di energia, il futuro sarà un mix di solare, eolico, idrico e geotermico con percentuali decrescenti di energia derivata da combustibili fossili e da nucleare, almeno sino alla fusione, che vedo parecchio distante.
Nessuna di queste fonti riuscirà da sola a coprire il fabbisogno, pensare che il nucleare sia la bacchetta magica è illusorio, se lo si usa per coprire il periodo più brutto allora ha un senso.
Non a caso paesi che hanno il nucleare pensano a eolico e fotovoltaico, paesi come l’Italia pensano al nucleare e basta, chi è stato imprevidente in passato lo è anche adesso.
Punto 4. Esemplare il caso dell’Iran: quello è nucleare civile o militare? Nel dubbio, potremmo mandarci i bombardieri a fare tabula rasa…
Devi cercare di controllare le tue pulsioni militariste, da quando sei consigliere di Bush non parli che di bombardamenti.
Il nucleare dell’Iran serve per il fronte interno, Teheran una volta in possesso dell’atomica si guarderebbe bene dall’usarla, il gioco è convincere il popolo che stanno male perché l’America è cattiva, nel contempo cercando di non farsi bombardare dall’America.
Punto 5. Provo a offrire una possibile spiegazione. A valle degli impianti, l’acqua dei fiumi potrebbe non essere attinta per il sistema idrico. E, se non sbaglio, qualche tempo fa ci fu anche qualche discussione intorno alla pratica di usare l’acqua riscaldata per l’irrigazione dei campi… Ma in effetti sarebbe un punto da approfondire.
Evidentemente una centrale nucleare ha un impatto ambientale, ma tutto lo ha.
Preciso che sono straconvinto che non vedremo mai una centrale nucleare in Italia, e che insistere su questa strada è uno spreco di tempo e risorse, ma non per le ragioni che ha elencato Rifkin.
Non a caso paesi che hanno il nucleare pensano a eolico e fotovoltaico, paesi come l’Italia pensano al nucleare e basta, chi è stato imprevidente in passato lo è anche adesso.
Questo rispecchia nelle linee generali quello che penso e che credo fosse il succo del discorso di Rifkin, quando risponde alle ultime domande dell’intervista.
Devi cercare di controllare le tue pulsioni militariste, da quando sei consigliere di Bush non parli che di bombardamenti.
Maledetta deformazione professionale!
Il punto non è quello che crediamo noi. Io sono d’accordissimo con te. Ahmadinejad è un invasato ma non abbastanza idiota da farsi nuclearizzare all’istante per unirsi in paradiso con Allah. Ma cosa decide di credere Bush (che ha ancora 6 mesi di tempo).
Preciso che sono straconvinto che non vedremo mai una centrale nucleare in Italia, e che insistere su questa strada è uno spreco di tempo e risorse, ma non per le ragioni che ha elencato Rifkin.
Be’, sospeso il giudizio sull’ultimo punto, gli altri 4 non sono di sicuro novità assolute. Ma continuo a trovarli tutti e 4 estremamente solidi, abbastanza da costruirci intorno una opposizione sensata e motivata al ritorno al nucleare.
Tra l’altro, l’ENEL che non fa che parlare di nucleare, e le altre compagnie che si spartiscono con lei il grosso del mercato dell’energia nostrano, lo sanno che il Governo ha già creato una società dedicata alla gestione degli impianti nucleari, vero? Sarà interessante ricordare che a capo di questa società, momentaneamente dirottata sul decomissioning degli impianti e la gestione delle scorie (Sogin, basta un nome per riaprire la porta dell’inferno), ci sta un generale, con un CV di tutto rispetto con le sue collaborazioni col SISDE e organi di stampa della nuova destra (si vedano a questo proposito il sesto e il settimo titolo della sua bibliografia su Wikipedia).
Ciao!
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“ci sta un generale, con un CV di tutto rispetto”
Speriamo che non ci muoia sotto, ormai la sua età ce l’ha.
Comunque facciamo così, tra dieci anni ci si trova, se ci sono in giro auto a idrogeno, centrali a idrogeno e cose del genere ti pago una cena, se girano auto elettriche me la paghi tu.
Aggiudicato! E pagherò volentieri. Ma propongo fin da subito di rivederci poi dopo altri 10 anni…
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[...] Link: Alberona, Fantascienza, [...]
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