Archive for Giugno, 2008

Dilaniati e carbonizzati, ma sempre utili al Profitto

Posted on Giugno 30th, 2008 in Accelerazionismo, Agitprop, Stigmatikos Logos | 11 Comments »

E evidentemente ancora commestibili, almeno secondo i gusti del signor giorgio del papa™, amministratore delegato della UmbriaOlii S.p.A., precursore di un nuovo stadio del capitalismo che potremmo definire, senza mezzi termini, cannibale. La carne in questione è quella di 5 operai alle dipendenze di una ditta appaltatrice per i lavori di manutenzione della società di del papa: due anni fa furono vittime di un drammatico incidente presso la sede di Campello (PG) e 4 di loro persero la vita. Il quinto, ferito, si salvò per miracolo. A distanza di due anni da quel tragico giorno, il signor del papa™ (qualora ve lo stiate chiedendo, non è lui il tipo qui sopra tra le braccia di Sigurney Weaver), ancora sotto inchiesta con l’accusa di disastro colposo con l’aggravante della “colpa con previsione dell’evento”, ha deciso che è giunto il momento di sferrare la sua controffensiva con una manovra di gran classe. Così ha chiesto ai parenti delle vittime e all’unico sopravvissuto un risarcimento per complessivi 35 milioni di euro.

Avete letto bene. Il signor del papa™ si è rivolto proprio ai familiari delle vittime e, con questo bel documento, ha formalizzato la sua richiesta. Messa da parte ogni considerazione sul tatto, sulla decenza e sulla dignità del soggetto, e dando comunque per scontato, insieme al legale dei parenti delle vittime, che il sistema giuridico italiano, per quanto dissestato, riuscirà a tutelare i suoi assistiti senza nemmeno troppo sforzo, questo caso segna forse il culmine della parabola del capitalismo: la definitiva assimilazione della persona al prodotto della sua opera. Nella sua manifesta mercificazione dell’essere umano, il gesto tradisce una assurdità gratuita tanto banale da risultare sconcertante e testimonia una violenza ideologica che non ha precedenti, credo, nella storia della giurisprudenza.

Nel 2001 avremmo dovuto calpestare il suolo lunare e puntare astronavi verso Giove e oltre, verso le frontiere dell’infinito. E invece eccoci qua, sette anni più tardi: la storia ha dato torto all’Uomo Nuovo Socialista, ma in compenso ci ha regalato l’Imprenditore Nuovo Cannibale. Perché si spieghi il miracolo, è necessario assumere che si sia verificato un evento di portata epocale, un abbaglio che ha portato all’emergere di questo prototipo di postumanità finalmente libero di ogni retaggio animale. Evidentemente a un certo punto è successo qualcosa, con il silenzio-assenso di tutti: nel corso dei collaudi per le future linee evolutive, questi tempi bastardi hanno avviato le prove di concepimento per approntare un clade capace di sopravvivere al futuro. Il signor giorgio del papa™ è forse la prima release di questo nuovo prodotto memetico.

Per un attimo ho voluto mettermi nei panni di uno dei familiari delle vittime. Credo che lo abbiamo fatto tutti, a livello più o meno consapevole. E ho pensato ai 5 milioni che la UmbriaOlii mi chiedeva di risarcirgli per il danno che il sacrificio di mio padre avrebbe arrecato a questo colosso della raffinazione di prodotti vegetali. 5 milioni di euro. Per ricompensare l’azienda del disagio, mi sarebbe stato richiesto di lavorare per 263 anni. Senza contare gli interessi e gli aggiustamenti dell’inflazione. 263 anni per la UmbriaOlii, senza mangiare, senza una casa in cui dormire, con in dotazione solo la tuta aziendale. Forse il signor del papa™ aveva già in mente una soluzione di qualche tipo all’inconveniente di quel limite fisico rappresentato dalla finitezza della vita: qualche riprogrammazione nanotecnologica, forse, oppure la rateizzazione del debito e la sua equa distribuzione tra i discendenti della vittima. Chissà.

Nel dubbio, e nel rispetto della memoria dei caduti (non ci dovrebbe essere bisogno di specificarlo, ma non si sa mai, specie di questi tempi in cui la crescita del tasso di fraintendimento procede di pari passo con la disponibilità dei canali di comunicazione), invito tutti a non sprecare nemmeno un istante. Il giorno del trionfo della Nuova Specie si sta avvicinando e, alla risoluzione del conflitto, sarà bene farsi trovare schierati dalla parte dei vincitori. Il signor del papa™, rampante esempio della genia NIC, può essere raggiunto all’e-mail della UmbriaOlii. Fate come me: inviate il vostro curriculum vitae all’indirizzo umbriaolii@umbriaolii.com oppure chiedete delucidazioni sulla rateizzazione del debito pro capite dilazionato alle generazioni future scrivendo a sales@umbriaolii.com.

Il futuro è in agguato. Fate la scelta giusta!

Guerreros: ritorno nel Paese degli Spettri

Posted on Giugno 30th, 2008 in Fantascienza, Futuro, Letture | 3 Comments »

Leggendo le prime battute di Guerreros, un mese fa, mi ero lasciato incantare dal ritmo musicale della prosa di William Gibson (prima connessione, seconda connessione), dalla sua bravura nell’orchestrare i personaggi tirandoli in situazioni anomale in grado di illuminare di riflesso il nostro quotidiano, dalla sua grandezza nel plasmare con le parole un clima di cupa oppressione e di paranoia. Da quelle prime pagine emergeva la promessa di interessanti retroscena legati all’attualità geopolitica. A lettura ultimata, posso dirmi soddisfatto nell’aver visto la promessa mantenuta fino in fondo.

Riporto nel seguito alcune considerazioni sul romanzo rimaste fuori dalla recensione per banali ragioni di spazio o per alleggerire il tasso di spoiler.

Veduta satellitare dello Stretto di Malacca: il fenomeno della pirateria
in questo tratto di mare innesca il meccanismo spionistico di Guerreros.

Guerreros riproduce il meccanismo collaudato che già con i suoi primi libri poteva essere riconosciuto come un marchio di fabbrica di Gibson. Le azioni dei personaggi ruotano intorno a una nuova tecnologia che si appresta a uscire, oppure è stata appena portata fuori, dai laboratori di qualche ente governativo o militare o di una multinazionale. In Neuromante e nella Trilogia dello Sprawl si trattava di IA e di interfacce neurali, in Luce Virtuale e nella Trilogia del Ponte eravamo di fronte all’affermarsi di una rete sempre più pervasiva e all’esplosione delle nanotecnologie. Dopo l’anticipazione di YouTube e delle sottoculture catalizzate dal web 2.0 regalataci da L’accademia dei sogni, Gibson prende ora in esame una tecnologia che è già nel nostro quotidiano (il sistema di localizzazione satellitare che tutti conosciamo come GPS): la rivolta - per usare le parole dei suoi personaggi - presentandocene applicazioni che vanno da una innovativa forma d’arte da strada (installazioni virtuali fruibili attraverso opportuni visori, quasi un nesso tra Luce Virtuale e L’accademia dei sogni) al tracciamento di oggetti, merci e… soldi.

E i soldi di Gibson sono soldi sporchi. Molto sporchi. Contanti da profitti illeciti che sporcano la coscienza del governo americano e che qualcuno ha per questo destinato a un sofisticato sistema di riciclaggio. Finché un’ex-spia, un reduce dei vecchi tempi ossessionato dalle scelte sbagliate del suo Paese, non architetta un piano altrettanto sofisticato per renderne impossibile la ripulitura. Problema: abbiamo 100 milioni di dollari sporchi in tagli da 100, 1 tonnellata di banconote stivate in un container. Come renderli inutilizzabili? La risposta escogitata da questo epigono ludlumiano di William Burroughs è drastica e illuminante per il suo impatto sovversivo: irradiandoli con proiettili calibro 30 di cesio per applicazioni mediche.

La legge del contrappasso non risparmia gli esportatori di democrazia. Anche se nel frattempo 12 miliardi di dollari sono usciti dalle Federal Reserve Bank (2,4 in una sola spedizione dalla Federal Reserve Bank di New York) con destinazione Baghdad. Come terapia, la trovata del vecchio si applica a un nuovo tipo di cancro, che se non contrastato adeguatamente rischia di fagocitare le basi della nostra società. Per la carica allegorica di un espediente simile, Guerreros merita di essere annoverato tra i lavori più politicizzati di questi ultimi anni. Di sicuro un nuovo stadio nella presa di coscienza post-11 settembre, un atto di coraggio che potrebbe contribuire a un risveglio di massa. Non è mai troppo tardi.

Psicotangenti

Posted on Giugno 29th, 2008 in Connettivismo, False Memorie, Psicogrammi, Sezione π² | No Comments »

[Questa operazione di recupero dei frame passati, trascinati via dal flusso del tempo verso l'oceano della rete, ha molti punti di contatto con un processo di neuroscansione. Poco più di 2 anni fa, mentre mi avviavo a riprendere la scrittura di Sezione π² dopo qualche mese di pausa, scrivevo queste parole che riprendo dallo Strano Attrattore 1.0 del 19-03-2006.]

[...] seguo il flusso neurale di processi devianti. Modelli di comportamento non-lineare mi portano a saltare dalle divinità del pantheon voodoo alla topografia della città di Napoli, dal cervello olonomico di Pribram e Bohm alla termodinamica dei buchi neri secondo Bekenstein. Nanotecnologie di prossima generazione riusciranno forse a sfumare il confine tra la vita e la morte. La pietra di volta di tutto è in una traccia mnemonica.


Il veve di Papa Legba. “Legba custodisce la soglia del mondo dei morti. Come
signore dei crocicchi, può aiutarti a ritrovare la strada perduta.” (Leah Gordon)

La Rete, il futuro

Posted on Giugno 28th, 2008 in Accelerazionismo, Connettivismo, Fantascienza, Futuro, Psicogrammi, Transizioni | 2 Comments »

[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 03-04-2008]

Se esiste un elemento del nostro presente di cui credo non riusciremo mai più a fare a meno, nel futuro prossimo come in quello più remoto, dal mio punto di vista questo elemento non può essere che la Rete. Già oggi, la Rete come la conosciamo noi ha rivoluzionato le nostre esistenze: ci ha messo a disposizione risorse pressoché illimitate, ha accelerato i tempi di accesso alla conoscenza e liberato l’informazione dai vincoli strutturali della carta e dei palinsesti televisivi, stravolgendo i meccanismi di propagazione delle idee e del sapere, con una ricaduta ancora più amplificata nel microcosmo delle relazioni interpersonali.


Una rappresentazione del cyberspazio nel film Johnny Mnemonic,
trasposizione dell’omonimo racconto di William Gibson.

Per quanto possano sembrarci limitati internet (che si sta affacciando appena ora sull’orizzonte del web semantico), l’infrastruttura (ancora troppo spesso affetta dai malanni del digital divide) e il suo uso (la trasposizione “mascherata” di tutti i vizi e i difetti delle rispettive personalità reali nei mondi virtuali di Second Life, dei gruppi di discussione, dei forum e dei blog), la Rete è di fatto imprescindibile nelle nostre vite. Potrebbe sembrare che Legba stia cavalcando le mie frequenze sinaptiche, in questo momento, ma è una convinzione che coltivo ormai da tempo (per cui si tratterebbe del più lungo e persistente caso di possessione spiritica documentato).

Se devo immaginare come sarà la Rete fra 10 anni, o anche solo fra 5, avrei dei problemi non banali di estrapolazione. In meno di 5 anni abbiamo finora assistito all’esplosione dei blog prima e di Second Life poi. Wikipedia si va attestando come una fonte di documentazione affidabile, stimolante e in perenne aggiornamento. La nuova frontiera multimediale di YouTube, tutto sommato ancora relegata a uno stadio embrionale del suo sviluppo, se sfruttata al meglio potrebbe preludere a un ulteriore mutamento radicale nei meccanismi dell’informazione e della divulgazione. La strutturazione del web sul contesto semantico dei documenti pubblicati potrebbe essere altrettanto significativa, portando alla razionalizzazione e all’ottimizzazione nella reperibilità e nella consultazione dei contenuti. E queste sono solo le prime ipotesi che è possibile azzardare sulla base di quello che è disponibile in circolazione oggi. Non scordiamoci che nel 1999, solo 9 anni fa, mentre il mondo era impegnato a lottare contro la minaccia oscura del Millennium Bug, nessuno aveva la più pallida idea di cosa potesse essere un blog. E non parliamo di tutto il resto.

Ma dovendo proiettare nel domani i miei sogni (e, perché no, anche qualche speranza… tanto per non voler fare il visionario folle a tutti i costi), nel futuro, diciamo tra 20-25 anni, immaginerei una Rete sempre più integrata con il nostro mondo, a costituire un unico paesaggio informativo senza soluzione di continuità. Un panorama continuo e interattivo, con cui interagire attraverso opportuni dispositivi: magari l’evoluzione optoelettronica delle interfacce multi-touch, oppure lenti opportunamente modificate. Immagino strutture e oggetti etichettati da adeguate tag molecolari e una funzione di riconoscimento nelle nostre protesi ottiche, capaci così di attingere all’istante dalla Rete tutte le informazioni per una data voce del catalogo. Un panorama in cui il Virtuale si compenetra con il reale, in cui la velocità dei collegamenti renda tutti gli operatori partecipi di un dominio collettivo di esperienze e conoscenze. Un mondo simile a quello che viene fuori, nella prospettiva di chi ancora è relegato nel tempo-lento, dalle pagine che ho appena finito di scrivere. Come pure poteva intuirsi sullo sfondo della Sezione π2.

In quest’ottica, la civiltà progredirà verso orizzonti sempre più integrati: l’immediatezza nell’accesso alla Rete potrebbe definire il prossimo balzo evolutivo, l’ingresso in una globalizzazione vera, in cui ogni cosa è a portata di mano, ogni individuo (sia esso un uomo o una personalità artificiale) libero di muoversi, e il feedback dagli oggetti integrati (embedded) sia in tempo reale. Penso a una Rete che trascenda il cyberspazio, e anzi abbracci anche oggetti del nostro mondo fisico, materiale, in un unico continuum dei sensi. Non più un mondo da calpestare, ma un oceano di dati, scenari, contatti e interazioni in cui immergersi.


Una veduta di NewPort City, la “città integrata” che fa da sfondo alle vicende
della Sezione 9 nello shirowverse di
Ghost in the Shell. [Le altre due immagini di
questo post sono tratte rispettivamente da Ghost in the Shell e Minority Report]

Articoli correlati:
Anytime, Anywhere (25-06-2008)
La fantascienza, il Connettivismo e la scrittura nell’era della Rete (15-06-2008)

Banksy: le strade dell’arte nel XXI secolo

Posted on Giugno 26th, 2008 in Agitprop, Graffiti, ROSTA | No Comments »

Banksy è un artista inglese che ha fatto molto parlare di sè negli ultimi anni. E’ tanto inafferrabile quanto incisivo nelle sue incursioni: finora si è infiltrato nel recinto dei pinguini dello zoo di Londra travestito da pinguino, esibendo un cartello con la scritta: “il pesce ci fa schifo, il posto non ci piace, ci annoiamo a morte”; ha taroccato 500 copie del cd di Paris Hilton, sostituendo sulla copertina dell’album il volto della “cantante” con la testa di un cane, e alterando significativamente i titoli dei brani e il contenuto stesso del cd, con un remix firmato dall’artista DM (che non sono io, ma secondo gli esperti potrebbe essere Danger Mouse dei Gnarls Barkley); e, periodicamente, introduce nei musei di mezzo mondo sue opere nelle quali rielabora a modo suo i maestri del Settecento, oppure (come nel Museo di Storia Naturale di New York) sferra i suoi sottili attacchi alla politica militarista americana come al circuito dello spettacolo e all’establishment culturale.

Un personaggio che sembra uscito da un libro di William Gibson, insomma: un artista underground che si sottrae alle luci della ribalta e parla solo attraverso le sue performance. La sua esperienza è emblematica e potrebbe portare a una rivoluzione paradigmatica in campo artistico ma non solo: il successo delle sue opere potrebbe in effetti solleticare la fantasia di qualche pubblicitario. Non so se si può parlare di viral art, ma sono abbastanza sicuro che fra qualche anno il fenomeno continuerà a essere analizzato come caso di studio.

Partito come graffitaro, Banksy è oggi uno degli artisti più quotati, tanto che i suoi lavori all’asta valgono decine di migliaia di sterline. Ma lui continua a sottrarsi ai riflettori. E pur restando nell’ombra, la voce a lui dedicata su Wikipedia continua ad allungarsi di imprese…

[Banksy: a sinistra "Soldier with spray can"; a destra "Withus Oragainstus".
Altre opere dell'artista britannico possono essere ammirate a questo link.]

Anytime, Anywhere

Posted on Giugno 25th, 2008 in Connettivismo, Fantascienza, Futuro, Letture, Transizioni | 8 Comments »

Nel quarto capitolo di Guerreros, un personaggio afferma: “Rivoltare-l’espazio-nudo rivolta tutto”.

“E’ come se si rivoltasse su se stesso” spiega un altro (l’artista locativo autore della riproduzione della morte di River Phoenix). “Tipo cyberspazio. [...] Si potrebbe quasi dire che è iniziata il primo maggio del 2000. [...] Geohacking. O perlomeno il suo potenziale. Il governo annunciò allora che i limiti di accesso a quello che fino a quel momento era stato un sistema esclusivamente militare sarebbero stati eliminati. I civili furono in grado di accedere per la prima volta alle coordinate geografiche del GPS”.

Poche settimane fa è stata resa nota l’acquisizione di Tele Atlas da parte di TomTom, compagnia leader nel settore dei navigatori satellitari. Quasi 3 miliardi di euro per gli scatti di 2.800 macchine fotografiche montate su 200 furgoni sguinzagliati per le strade del Vecchio e del Nuovo Continente, destinati a essere cuciti nelle carte stradali tridimensionali di cui la società olandese si avvarrà nei suoi sistemi di navigazione (fonte Repubblica.it). Nokia si appresta a fare lo stesso, rilevando la statunitense Navteq per cui ha offerto la bellezza di 5,1 miliardi di euro. Una gara a chi per primo produrrà la cartografia definitiva, corsa sul filo dell’imminente transizione dalla piatta bidimensionalità attuale al rilievo 3D del domani. Alla fine, raggiunto un livello di rendering tale da garantire una risoluzione adeguata, potremo passare dalla ricerca lessicale a quella grafica: zoomando su una zona a scelta avremo già prospettati tutti i possibili punti di interesse che vi sono ubicati. Questo sarà il geoweb.

Un altro passo avanti e ci troviamo catapultati in uno scenario ancora più sconvolgente. Anytime, anywhere. Era con queste parole che annunciavo poco più di un mese fa il motto della Ubiquitous Society, la compagnia incaricata di gestire lo sviluppo della più grande rete ubiqua nazionale attualmente in progettazione, quella giapponese. Tag RFID inseriti in punti strategici potrebbero fornire la sponda per una interazione sempre più attiva (e pervasiva) tra l’uomo/operatore e il paesaggio/ambiente, snocciolando dati sulle attività commerciali in esercizio, i punti di interesse culturale, i collegamenti pubblici e i percorsi utili per i disabili, magari in lingue diverse. I cellulari, i palmari, gli smartphone collegati al sistema di tracciamento satellitare potranno ricevere in tempo reale informazioni derivate dalla loro localizzazione geografica. I dispositivi di identificazione a radiofrequenza chiuderebbero il cerchio, portandoci a destinazione.

Intanto Google Maps, che attualmente detiene il primato per la qualità delle foto almeno per quanto concerne il territorio americano, annuncia che il traguardo è “di costruire un mondo allo specchio, una replica del mondo”. Un mondo sotterraneo, fatto di invisibili linee che si intrecciano a segnare le coordinate psicografiche di uno spazio sempre più integrato con i nostri sensi.

Immagine di IguanaJo: Golden Gate Fog.

Ultime dalla fine del mondo (estate 2008)

Posted on Giugno 24th, 2008 in Nova x-Press | 1 Comment »

Terra, 2008. Benvenuti nel parco giochi dei vostri incubi. L’estate non è ancora iniziata e già il pianeta sembra essere caduto preda di un’ondata di follia generalizzata. A leggere le pagine di cronaca di questi giorni c’è da porsi almeno una domanda: cosa ho fatto di male per svegliarmi in una storia a caso del grande Joe R. Lansdale?

Riepilogando: 4. La clinica degli orrori. Le notizie sulla clinica Santa Rita di Milano sono rimbalzate dai giornali all’etere, sommergendoci nelle ultime settimane di particolari inquietanti. Tredici medici più il rappresentate legale della casa di cura sono finiti sotto inchiesta, indagati per 90 episodi di lesioni gravi e gravissime, procurate volontariamente per gonfiare i rimborsi e arrotondare gli stipendi. Si parla di operazioni ripetute più volte, menomazioni inflitte per capriccio, accanimento scriteriato. In cinque casi l’accusa sarebbe di omicidio volontario. 3. Il caso delle ex Vergini di Salem. In Massachusetts, a Gloucester, a pochi chilometri dalla famigerata Salem, le adolescenti iscritte al liceo locale hanno stretto tra loro un patto per restare incinte. 17 ci sono già riuscite. Tra le altre, molte deluse si sono dette pronte a riprovarci. Nessuna delle ragazze coinvolte ha più di 16 anni. 2. Death Town Bridgend. In Galles, la cittadina di Bridgend, 40.000 abitanti, ha visto impazzire le statistiche delle morti per suicidio. Negli ultimi 18 mesi 22 ragazzi tra i 15 e i 27 anni si sono tolti la vita. La scoperta che molti frequentassero gli stessi social network su Internet ha fatto nascere il sospetto che anche nella profonda provincia britannica possa essere stato siglato un patto tra giovani disperati, di segno opposto rispetto alle allegre ragazze di Gloucester. 1. Atto d’amore. In Macedonia un cronista di nera è stato accusato dell’omicidio di 3 ultrasessantenni, uccise dopo essere state violentate, e quindi fatte a pezzi. L’uomo avrebbe scelto le sue vittime per la somiglianza con la figura materna da cui era ossessionato. Incarcerato, si è tolto la vita in circostanze quanto meno ambigue. 0. Texas Horror Show. Nel cuore del Texas, in una comunità ultraconservatrice di 5000 anime e 30 chiese, è stato scoperto un circo degli orrori, un locale in cui 4 bambini erano costretti a esibirsi sotto l’effetto di potenti analgesici in spettacoli porno davanti a una platea di 50-100 adulti. La giuria popolare che ha deliberato sul caso a inizio anno ha impiegato 5 minuti per condannare all’ergastolo i primi due indagati.

Avvertite anche voi il brivido dell’Apocalisse? Il countdown per gli ultimi giorni è ormai agli sgoccioli.

Vecchie e nuove marginalità

Posted on Giugno 23rd, 2008 in Agitprop, False Memorie, Kipple, ROSTA | No Comments »

Il 19 giugno Carmilla ha pubblicato un importante articolo di Claudio Dionesalvi: una riflessione lucida e puntuale, che parte dalla fotografia di una situazione in corso per tracciare un parallelo impietoso tra i destini di due popoli. Forse non è nemmeno esatto parlare di “popoli”, in questo caso, e di sicuro i miei occhi, forse assuefatti a tanti anni di marginalità, in Bassitalia come altrove, di popolo ne vedono uno solo, formato da persone unite in una comune condizione di emarginazione. Che poi sia proprio una parte della gente di questo popolo a caricarsi del diritto di marginalizzarne un’altra è più che mai un dettaglio, che rivela solo la scarsissima disposizione all’apprendimento dell’italiano medio (o quello che si vuol far passare come tale).

L’odissea dei rom calabresi è emblematica. La mobilitazione delle associazioni di volontariato e assistenza qualcosa di cui non si dovrebbe mai dubitare, anche se la lezione della brava gente di Napoli peserà per un po’ sulle nostre coscienze (almeno spero). E quando si cominciano a rimuovere in blocco pezzi della nostra storia diventa difficile, come fa notare Dionesalvi, far passare una verità banale.

Quello che preoccupa, semmai, è non riuscire a trarre il minimo insegnamento dalla situazione attuale. Ricordo che al liceo il professore di Storia e Filosofia (prof. Camillo Testa, personaggio difficile da dimenticare) ci parlava spesso del mondo come sistema a due velocità. Tra gli effetti della globalizzazione ci illustrava la frattura tra le zone marginali e i centri nevralgici, nodi dell’economia, del sapere e del benessere. Un semplice passo in avanti ci permette oggi (a distanza di 10 anni da quelle lezioni) di estendere il concetto su scala crescente, con la distinzione a un numero sempre maggiore di livelli tra “sacche di marginalità” e “nodi della rete”, portando la dicotomia tra un primo e un terzo mondo a tutti i livelli di risoluzione: dalla nazione (l’Italia si trovava a giocare con ottime premesse) alla regione (si veda la Campania in piena crisi rifiuti), dalla provincia alla città (si veda la crisi rifiuti a Napoli e nell’hinterland), fino al quartiere e, se vogliamo, alla nostra stessa strada (con l’emarginazione di comunità e/o famiglie di immigrati o, come nell’istantanea cosentina, di etnie rom).

Come conseguenza di questo processo che potremmo chiamare di frattalizzazione, ovunque giriamo gli occhi, oggi, non è difficile cogliere tracce di marginalità. Eppure sembriamo non averne ancora abbastanza e ci adoperiamo, ognuno nel proprio piccolo, per tenere in piedi le barriere, se non addirittura erigerne di nuove.

Siamo un popolo operoso. Ricco di risorse. E incapace di metterle a frutto.

Dispaccio dai margini del caos

Posted on Giugno 22nd, 2008 in Nova x-Press | No Comments »

Primo dispaccio informativo dai margini del caos. Recuperati 3 articoli dal vecchio attrattore. La recensione di un ottimo film, la recensione di un libro integrata con qualche considerazione di carattere generale sul mondo e sulla fantascienza, un vecchio bollettino politico con qualche considerazione su un libro di fantascienza e la segnalazione di una serie TV. Non fate quelle facce: non a caso si chiamava Strano Attrattore.

Aggiornata la capsula del tempo (potete accedervi cliccando sulla vela solare qui accanto, a destra, nella Banca della Memoria). Gli articoli toccati dalle orbite instabili sono quelli che verranno migrati sul nuovo blog nelle prossime settimane. Ne ho contati 48, ma non penso di importarli tutti. Alcuni hanno fatto il loro tempo, altri sono finiti integrati in altri discorsi più recenti: si sono guadagnati sul campo un meritato riposo fossile, per cui è giusto che restino dove sono.

Anche così, restano comunque una quarantina di post da recuperare. Per non “inveterare” troppo lo stream del nuovo attrattore d’ora in avanti dedicherò all’amarcord psicografico i week-end e, in caso di stanca, le ferie. Fine delle comunicazioni (per ora) e buona estate a tutti.

L’anno del sole quieto

Posted on Giugno 22nd, 2008 in Agitprop, Fantascienza, Letture, Psicogrammi | 3 Comments »

[Pubblicato sullo Strano Attrattore 1.0 il 07-01-2008]

I caucus in Iowa hanno inaugurato la settimana scorsa una stagione politica che già si prospetta bollente per la Terra dell’Abbondanza e delle Opportunità, in vista delle Presidenziali di novembre. Il piccolo stato del Mid-West è in sè poco rappresentativo, come tutti abbiamo appreso in questi giorni: la natura prettamente rurale della sua struttura sociale, la netta prevalenza dei bianchi nella distribuzione della popolazione e la bassa affluenza che tradizionalmente contraddistingue la scelta dei candidati (benché quest’anno si sia rivelata superiore alle previsioni), rendono l’esito dei caucus passibili di mille interpretazioni divergenti. Ma ci sono segnali che emergono dai risultati e sui quali sembrerebbe che tutti i commentatori politici che hanno seguito l’evento si siano trovati d’accordo. In attesa di vedere come si comporterà il New Hampshire, dove nelle ultime ore sono iniziati a profilarsi possibili risultati clamorosi, vediamo di fare il punto della situazione.

Read the rest of this entry »