Archive for the ‘donne’ Category

Oblivion odia le donne

Posted on Aprile 14th, 2013 in cinema, donne | 3 Comments »

Attenzione, spoiler come se piovesse!

Ho visto il film Oblivion con Tom Cruise e diretto da Kosinski che aveva già diretto con successo Tron: Legacy. Il film è chiaramente un veicolo per Tom Cruise, che evidentemente sa segliersi bene i film di fantascienza. Se poi le protagoniste femminili sono totalmente insignificanti meglio ancora.

Per tutto il primo tempo del film Cruise è l’unico uomo della storia ed è affiancato da una compagna, Victoria, che segue ciecamente gli ordini di un capo missione, Sally, chiaramente anche lei donna. Jack, il personaggio di Tom Cruise, è uno che quando c’è da disobbedire non se lo fa ripetere due volte e si getta a capofitto nelle avventure anche quando gli viene tassativamente proibito dal comando. Per tutto il primo tempo Jack disobbedisce agli ordini perché li giudica stupidi e inopportuni, sono gli ordini di due donne che cercano di controllare la sua vita. Anche quando cerca di ricordare una partita di football americano disobbedisce agli ordini castranti delle due donne. Sono due str*§&e che non vogliono fargli esprimere tutta la sua vera natura di uomo. Ecco il messaggio del primo tempo.

La scena più terribile è quando lui vuole essere gentile con Victoria, le dà il vasetto di fiori e lei glielo butta giù dal terrazzino, ci sono rimasta di sasso. Jack poi ogni tanto sparisce e si rifugia in una specie di valle dell’eden dove ha costruito una capanna e dove si ritira con le cose che trova in giro, libri, dischi, oggetti. Victoria naturalmente non vuole che lui se ne vada in giro e sparisca. È la classica immagine della moglie castrante che vuole controllare il marito e lui scappa per rifugiarsi in un mondo da uomini, dove può sentirsi il re del mondo lontano da donne invadenti. Jack è uno che non solo si diletta di sport ma anche di poesia, che lo aiuta a dare un senso alla sua vita. Victoria invece è quanto di più lontano ci possa essere dalla poesia, è una persona bidimensionale che segue gli ordini ciecamente e lo tradisce porprio quando avrebbe dovuto sostenerlo. Bel modello di moglie davvero.  Questo tipo di rapporto mi ricorda molto Fahrenheit 451.

Non parliamo poi di Sally che è la tipica capo-missione che non capisce niente perché non è sul campo ma vuole le cose fatte anche a costo di un sacrificio personale. Veramente un bel film femminista questo.

Nel secondo tempo del film, scopriamo “la bella addormentata” interpretata da Olga Kurylenko che ha bisogno di essere risvegliata e protetta per tutto il resto del film. Un personaggio di poche parole, nel senso che dice solo un paio di battute per tutto il film, poi le sparano e viene salvata dal suo eroe, poi lei vuole morire con lui ma lui invece la inganna e la porta alla sua capanna segreta (perché tanto quello che vogliono fare le donne non conta, io sono un uomo e so io cosa è meglio per te), così lei si trasforma nella donna che aspetta il marito a casa con la figlia che nel frattempo ha avuto, e poi scopriamo che dell’eroe “ci sono molte copie” e quindi eccola sistemata con un nuovo clone di Jack, tanto uno vale l’altro. Adamo, Eva e il frutto del loro amore per ripopolare la terra, un vero film biblico-apocalittico.

Nel secondo tempo poi scopriamo altre cose interessanti contro le donne. Sally in realtà non esiste ma è espressione della volontà di alieni invasori. Quindi non solo era un capo-missione arrogante e insopportabile ma era il modo con cui gli alieni controllano i cloni di Jack e Victoria. Un personaggio più negativo di così non si può. Non solo l’unica donna in una posizione di comando è caratterizzata come assolutamente negativa ma è anche il vero nemico.

Gli Scavenger poi sono principalmente uomini. Gli unici sopravvissuti della terra sono comandati da un anziano militare e da un giovane militare che prende il suo posto alla fine del film. Insomma non solo i cattivi sono tutti donne ma i buoni sono tutti uomini, compreso Tom Cruise e l’unica donna buona è quella che fa la moglie e madre a casa.

Che io nel 21° secolo sia costretta a guardare film misogini fino a questo punto è veramente inaudito. Quando ho deciso di andare a vedere Oblivion al cinema sapevo che il film sarebbe stato un film interamente incentrato su Tom Cruise ma non credevo che sarei stata sottoposta a messaggi così chiaramente  anti-donne. In questo film l’unico personaggio femminile buono è quello che ti aspetta a casa con i figli dopo che hai salvato il mondo. Più arretrato di così non si può. Vergogna Tom Cruise e vergogna Kosinski e chi ha scritto la sceneggiatura. Un film così spettacolare e visivamente meraviglioso rovinato da un’arretratezza culturale che arriva al Neanderthal. Puàh!

Fantascienza inglese senza donne

Posted on Marzo 30th, 2013 in Televisione, Uncategorized, donne | No Comments »

A volte mi domando che ci stanno a fare le donne nel mondo se poi l’unica cosa che riusciamo a fare e che la società ci permette di fare è stare fuori a guardare cosa fanno gli uomini senza avere la possiblità di entrare anche noi.  L’esclusione, che sia volontaria o accidentale, fa sentire inutili, è frustrante e impedice di realizzare un proprio progetto di vita.

Possiamo capire quindi come si devono sentire le sceneggiatrici inglesi, a cui, volontariamente o accidentalmente, è stato impedito di scrivere storie per le serie nuove di Doctor Who. Negli ultimi giorni c’è stato grande movimento nella rete perchè all’improvviso si sono accorti tutti che tra gli sceneggiatori di Doctor Who non c’è stata neanche una donna almeno dal 2008. Non ne sono affatto sorpresa. La fantascienza è sempre stata dominio maschile ed è stato molto difficile farsi prendere sul serio in questo campo. Non è un caso allora che le donne abbiano invaso altri ambiti come per esempio quello dei vampiri e del fantasy in generale che per un sacco di tempo sono stati considerati con snobismo da chi leggeva Asimov. Solo che adesso Asimov è scomparso dagli scaffali delle librerie e guarda caso il 90% di quello che si trova è composto da storie di vampiri e di fantasy scritte da donne e con protagoniste donne.

Doctor Who, naturalmente, essendo un sopravvissuto della fantascienza classica con astronavi, robot, Dalek e mostri alieni vari, non può che continuare nella tradizione ed escludere le donne. Per fortuna le Companion sono state scelte con maggiore oculatezza negli ultimi anni e hanno avuto pari dignità nelle storie trasformandosi in partner e collaboratrici di tutto rispetto anche se non ho mai amato le Companion che si innamorano del Dottore e rimangono al suo fianco fino al sacrificio personale. Molto rétro. Puàh!

Sinceramente non sapevo dell’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who perché se una storia è bella lo è indipendentemente dal genere di appartenenza dello scrttore/tttrice. Sta di fatto però che mi ero accorta di certi problemi riguardanti le Companion, come appunto sempre il fatto che si innamorano del Dottore, una cosa che dopo un po’ viene a noia e che se può essere giustificato dalla presenza di interpreti del Dottore particolarmente affascinanti per altri non vedo proprio come gli venga in mente. Ma poi  i personaggi femminili, che siano tra i buoni o tra i cattivi non sono mai del tutto soddisfacenti, eccetto poche eccezioni come River Song, ma anche qui c’è da discutere, perché anche lei è o è stata o sarà coinvolta sentimentalmente con il Dottore. Sembra che il Dottore sia l’unico uomo degno di questo nome e che l’unico desiderio di qualsiasi donna che incontra è di unirsi a lui in senso biblico. Un po’ riduttivo. Anche i dialoghi tra donne si riducono a considerazioni sul Dottore e non ci sono mai argomenti seri di discussione, che ne so, quelli classici della fantascienza: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è il significato della vita oltre a 42, quale problema personale (che non sia il mio amore per il Dottore) devo risolvere prima di poter sconfiggere i nemici insieme a lui ecc. Cose così insomma, quelle descritte nel mito dell’eroe di Joseph Campbell per esempio. Ma forse il viaggio dell’eroe è appunto per definizione dell’eroe e non ha niente a che vedere con l’eroina, il cui unico scopo nella vita sembra sia di portarsi a letto l’eroe.

Come al solito le donne sono cittadine di serie B e vengono escluse sistematicamente dai ruoli dietro la macchina da presa e davanti hanno solo ruoli tradizionali, anche se brillanti.

Niente di nuovo.

Ecco gli indirizzi degli articoli sull’assenza di sceneggiatrici in Doctor Who:

http://blogs.indiewire.com/womenandhollywood/hall-of-shame-the-producers-of-dr-who

http://www.guardian.co.uk/tv-and-radio/tvandradioblog/2013/mar/27/doctor-who-female-writers

http://io9.com/doctor-who-really-does-need-more-female-writers-461257152

http://stelladuffy.wordpress.com/2013/03/26/dr-who-and-the-missing-women/

Fantascienza italiana senza donne

Posted on Marzo 25th, 2013 in cinema, donne | No Comments »

Al Photoshow di Milano ieri  24 marzo ho assistito alla presentazione di un film di fantascienza italiano. Il titolo è “New Order”, scritto e diretto dal giovanissimo Marco Rosson, con protagonista un carismatico Franco Nero. La trama è abbastanza conosciuta: in un mondo devastato da una nuova pestilenza che ha ucciso il 90% della popolazione, uno scienziato (Franco Nero) e pochi sopravvissuti cercano di trovare una cura o un vaccino per salvare l’umanità. I dettagli della storia non li conosco e ho potuto vedere solo alcuni minuti del film senza audio. Purtroppo in questi minuti non è apparso alcun personaggio femminile anche se nella lista degli attori figura una attrice italiana, ma non so che parte abbia. Non sono affatto sorpresa anche perché la presenza di un attore del calibro di Franco Nero fa oscurare tutti gli altri. New Order è un film indipendente della durata di 90 minuti, costato 37.500 euro (un dato confermato dal regista), girato in Italia con macchine fotografiche reflex Canon, in particolare la 7D e la 5D, ecco quindi spiegato il motivo della promozione al Photoshow.  Data la mia passione per il video girato con le reflex non posso che essere contenta che questa tecnologia permetta alle nuove generazioni di entrare nel mondo del cinema anche se dalla porta di servizio.

Sono solo un po’ delusa che gli stereotipi di genere non permettano neanche alle nuove generazioni di creare personaggi femminili che siano persone e non personaggi di sfondo. Mi rendo conto che avere nel cast un attore come Franco Nero è il sogno di ogni giovane regista indipendente ma possibile che non ci sia una attrice italiana del suo calibro? In grado poi di creare un personaggio carismatico?

Non lo so, rimango sempre perplessa e delusa dal cinema in generale e dal cinema italiano in particolare, che insegue solo l’ultimo paio di tette arrivato dall’Europa orientale o dal Brasile in cerca di fortuna. Non ci sono attrici italiane brave?

Wonder Woman fan film

Posted on Febbraio 28th, 2013 in cinema, donne, webseries | No Comments »

Non è proprio un film ma un trailer di un film su Wonder Woman che è possibile vedere a questo link

http://vimeo.com/60594348

Il trailer è ottimo. Ci sono i nazisti, i bracciali che respingono i proiettili, il costume dell’attrice è qualcosa di pietoso ma il modo di presentare il personaggio è assolutamente giusto. Ormai chi ha più bisogno degli Studios di Hollywood quando il talento e il genio sono sempre più spesso altrove?

Dopo lo schifo di pilot prodotto poco tempo fa, questo trailer è come un bicchiere di acqua fresca in mezzo al deserto.

Complimenti agli autori e all’attrice.

Il ghetto delle donne

Posted on Febbraio 14th, 2013 in donne, libri | No Comments »

Ieri stavo leggendo sul sito del Guardian, un quotidiano inglese di orientamento liberal, che la Marvel ha deciso di pubblicare, insieme alla casa editrice Hyperion, due romanzi che narrano le storie di due personaggi dei fumetti donna, cioè She-Hulk e Rogue degli X-Men. Le storie dovrebbero essere incentrate sulla difficoltà di essere un supereroe, ovvero come condurre una vita normale avendo dei superpoteri che impediscono di farlo. Fin qui tutto bene. Ma poi scopro leggendo l’articolo che la Marvel vuole dare alle storie un orientamento molto chick-lit, un termine che tradotto letteralmente significa “letteratura per pollastrelle”, ma che da noi potrebbe essere inteso come romanzi rosa.

Premetto che considero il mondo dei fumetti, soprattutto americani, un universo maschile e misogino dove solo raramente sono apparse delle meteore donna che, pur lasciando tracce indelebili, sono comunque state trattate in modi oltraggiosi dagli scrittori, per non parlare della sessualizzazione dei disegni. Questo già di per se mi rende molto guardinga e sospettosa. Adesso che la Marvel ha capito l’importanza del pubblico femminile cerca di ingraziarselo con prodotti studiati ad hoc, ma a me sembra che stiano cercando di farlo nel modo sbagliato.

Nell’articolo su questi due romanzi viene detto che le storie saranno incentrate sulla difficoltà per questi due personaggi femminili di trovare il Principe Azzurro e di mantenere una relazione a lungo termine senza uccidere accidentalmente il proprio partner, come potrebbe accadere a Rogue, per esempio.

Sono basita. Certamente anche gli eroi uomini hanno di questi problemi, ma non sono mai fondamentali nelle storie. La loro missione nella vita è fare del bene e ogni tanto salvare il mondo dalla distruzione. Basta pensare a Spiderman, Superman, Batman, gli stessi X-Men e gli eroi Marvel in generale. Le loro difficoltà nascono spesso dall’interno, come superare le propie debolezze, come trovare la forza per andare avanti, quale significato dare alla propria vita, quali sono le priorità, le responsabilità verso il mondo che danno i superpoteri. Solo dopo aver superato un certo grado di analisi introspettiva gli eroi sono in grado di vincere i cattivi e di essere quegli eroi che tutti noi amiamo. Per loro a volte è impossibile avere a fianco una persona da amare e che li ricambi, altre volte è una necessità assoluta, ma spesso i problemi di relazione vengono risolti in una B-story rispetto alla storia principale che riguarda la salvezza del mondo.

Invece in questi due romanzi su Rogue e She-Hulk sembra che il rapporto con l’altro sesso sia fondamentale nelle storie. Mi riservo di dare un giudizio definitivo solo dopo aver letto i due romanzi e non solo sulla critica di un giornale, ma certamente il fatto che le storie sulle donne vengano relegate nel ghetto dei romanzi rosa è una strategia totalmente sbagliata. Perchè invece non approfondire le storie di questi personaggi nelle collane di fumetti già pubblicati? Molti produttori americani pensano che le donne non abbiano problemi a leggere o a guardare storie di uomini, ma sono convinti che un uomo non leggerà mai una storia e non guarderà mai un film dove è protagonista una donna. Tutto questo è sbagliato. Se la storia viene scritta bene nessuno farà caso al genere del/della protagonista perchè il pubblico non avrà alcuna difficoltà ad immedesimarsi con i suoi problemi esitenziali, che sentirà comunque vicini e riconoscerà come propri.

La Marvel deve fare ancora molta strada per capire le donne.

Ecco il link all’articolo che ho letto

http://www.guardian.co.uk/books/2013/feb/13/she-hulk-superheroes-chick-lit-marvel

I Thunderbirds no!

Posted on Febbraio 8th, 2013 in Televisione, donne | No Comments »

E’ appena uscita la notizia che ci sarà un remake dei Thunderbirds. Io sono cresciuta guardando i prodotti televisivi di Gerry Anderson, Ufo, Spazio: 1999, appunto i Thunderbirds e svariate altre serie realizzate con le Supermarionation e la cosa non può che farmi piacere, ma allo stesso tempo mi lascia un po’ anche l’amaro in bocca.

Prima di tutto perché non amo particolarmnete i remake e solo raramente sono meglio dell’originale e in secondo luogo perché i remake di certi prodotti televisivi non fanno altro che ripresentare gli stessi stereotipi sulle donne di quaranta o cinquanta anni fa. Non è possibile cambiare i personaggi e aggiornarli  alla mentalità che abbiamo adesso  perché i poersonaggi sono queli e non li puoi cambiare. Che cosa significa allora fare oggi un remake dei Thunderbirds? Significa creare un prodotto dove i protagonisti dell’azione sono tutti uomini. Per quelli di voi che non conoscono la storia perché siete giovani, protagonista della serie è la famiglia Tracy composta da  padre e cinque figli maschi, che operano come squadra speciale di soccorso non statale, quindi gestita privatamente dalla famiglia. Vivono su un’isola, che è la base delle loro meraviglie tecnologiche, cioè vari aerei, mezzi spaziali e di soccorso. Il governo li chiama per risolvere situazioni estreme di soccorso in ogni parte del mondo e in qualsiasi tipo di ambiente. A fianco alla famiglia operano Brains, che è un genio della scienza e della tecnologia, e gli unici due personaggi femminili, Lady Penelope, una ricca ereditiera aristocratica che si occupa di missioni sotto copertura per ottenere informazioni e Tin Tin Kyrano, una ragazza muta, figlia di un amico della famiglia, che ha un particolare rapporto con il mare tanto da essere vista più come una sirena che come una ragazza.

Inutile dire che tutte le scene d’azione vedono protagonisti i ragazzi della famiglia Tracy, e nessun altro, sono loro a volare nello spazio, a guidare tutti i mezzi e a risolvere i problemi con la scienza e la tecnologia, mentre le ragazze sono personaggi di contorno anche se Lady Penelope è rimasta leggendaria per la sua Rolls Royce rosa guidata dal suo fedele autista, Parker, un ex ladro in grado di aprire qualsiasi cassaforte.

Ci sono quindi sei membri della famiglia Tracy, uno scienziato, un autista e naturalmente i cattivi, che sono sempre uomini, ma solo due donne, una delle quali è convenientemente muta così non rompe, mentre l’altra è brava soltanto per andare alle feste dell’alta società e rimediare informazioni, indossando un abito all’ultima moda.

Diamo un’immagine proprio meravigliosa alle nostre figlie. Ci voleva proprio un remake di una serie così antiquata e sessista.

Kerry Washington

Posted on Febbraio 7th, 2013 in Televisione, Uncategorized, cinema, donne | No Comments »

Un paio di giorni fa mi chiedevo quale attrice e quale personaggio femminile potessero sostituire l’attrice Anna Torv e il personaggio di Olivia Dunham della serie Fringe che è appena finita. Forse ho trovato una buona sostituta. Kerry Washington è in onda in questo periodo con la serie Scandal di cui è la protagonista. Purtroppo non è una serie di fantascienza, fantastica, fantasy, horror ecc., è la classica serie americana ambientata a Washington dietro le quinte delle stanze del potere. Quindi è una serie con molta politica americana, ma come si può vedere guardando anche solo pochi episodi, i temi e i problemi che affrontano i politici americani sono veramente buffi e ridicoli rispetto agli scandali che sconvolgono la sKerry Washingtoncena politica italiana. La serie quindi, anche se densa di intrighi e di manovre nell’ombra, fornisce intrattenimento puro che per me è riposante rispetto ad altre serie, tipo Criminal Minds, che non riesco a guardare perchè troppo angosciose. Il personaggio è molto interessante perché viene chiamata a risolvere problemi che se venissero alla luce porterebbero allo scandalo e alla rovina molte persone. Le soluzioni a volte sono puramente legali, altre volte sono totalmente illegali e a volte anche pericolose. In più si viene a scoprire che lei è l’amante del Presidente degli Stati Uniti che pubblicamente è felicemente sposato e con la moglie incinta. Per chi non lo sapesse la serie Scandal è la prima serie americana che vede come protagonista una attrice di colore. Molte attrici di colore fanno da supporting actress nelle serie ma questa è la prima volta. Non ci potevo credere quando l’ho scoperto.

Oltre a Scandal possiamo ammirare la bravura di Kerry Washington anche al cinema nel film di Tarantino Django Unchained dove interpreta la moglie che deve essere salvata prima che lo schiavista Leonardo Di Caprio eserciti i propri diritti di proprietà sul suo corpo. E’ la solita parte della donna in pericolo che deve essere salvata dal suo principe sul cavallo bianco, ma l’ambientazione schiavista rende il tutto molto più serio e molto più drammatico.

Brava Kerry!

The Hobbit al cinema

Posted on Febbraio 5th, 2013 in Uncategorized, cinema, donne | 3 Comments »

Ho visto The Hobbit al cinema con la mia famiglia. Premetto che non ho mai letto i libri di Tolkien (lo so che state inorridendo) perché ho sempre preferito Asimov, mentre mia figlia li sta leggendo adesso, quindi le mie opinioni si basano esclusivamente sul lavoro di Peter Jackson.

La prima cosa che mia figlia mi ha detto all’uscita dal cinema è “A parte la breve scena con la regina degli Elfi, non c’era neanche una donna protagonista, però, malgrado questo, il film è stato bello”. Malgrado l’assenza di donne il film è stato bello! Mi viene da piangere. A un certo punto mi sembrava di guardare un programma di calcio, mi sono sentita esclusa, come se mi fossi introdotta di soppiatto al cinema a guardare un prodotto per soli uomini. Mi sono sentita alienata, distante, quello che succedeva sullo schermo non mi riguardava, era roba da uomini. E la scena con la regina degli Elfi  non ha fatto altro che rinforzare questa distanza. Alcune scene erano meglio di altre ma sono uscita dal cinema disgustata. Mia figlia si è lasciata invece coinvolgere dall’avventura e si è buttata a capofitto nei duelli e negli scontri, ma io non ci sono riuscita. Colpa mia? Colpa di Jackson? Colpa di Tolkien? No lo so, forse tutte e tre le cose insieme.

Un elemento femminile comunque c’era. Bilbo. Bilbo rappresenta la dimensione familiare, tradizionalmente relegata alle donne, in opposizione alla dimensione sociale dei nani, regno incontrastato degli uomini. Il contrasto tra di loro è palese nelle scene iniziali in cui vediamo come mangiano i nani e come considera invece il pasto Bilbo, con tutte le preoccupazioni per il servizio di piatti. Bilbo vuole condurre una vita tranquilla, con le sue routine, la sua comodità, l’assenza di sorprese, la calma e il buon cibo. Viene strappato con l’inganno da tutto questo da Gandalf che lo coinvolge nella lotta dei nani per la riconquista della loro antica città sotterranea. Bilbo si unisce a loro perché vuole aiutarli a ritrovare quella vita familiare tranquilla che i nani hanno perso. Nel film questa vita familiare però viene codificata come negativa, uno spreco di capacità e di energie, mentre la vera vita, quella che ha veramente valore e l’unica degna di essere vissuta, è quella dell’avventura, della lotta e della conquista. La dimensione femminile, statica, quindi è svalutata a favore della dimensione maschile, dinamica. E nel film vediamo come Bilbo si trasforma gradualmente da eroe femminilizzato in eroe mascolinizzato, attraverso la scoperta del coraggio, l’uso delle armi e l’intelligenza nelle situazioni impreviste.

Come devo considerare allora questo film? Un attacco misogino alla vita delle donne? Persino mia figlia si è resa conto che qualcosa non andava nella storia.  L’assenza delle donne era troppo palese e neanche la scena con Cate Blanchett/Galadriel l’ha potuta nascondere.

L’assenza delle donne nei film comunque non è una novità. Il pubblico femminile è abituato a identificarsi con l’eroe uomo, perché non ci sono eroine a portata. Ma in The Hobbit non sono riuscita a identificarmi con nessuno. Per me The Hobbit è stato un completo fallimento.

Un’ultima considerazione comunque la devo fare. Considerare la dimensione familiare come unica dimensione femminile marca The Hobbit come un prodotto culturale antiquato. Sappiamo tutti quali sono i pregi del mondo creato da Tolkien e l’attualità dei temi che in esso ha espresso, ma è innegabile che le donne non hanno alcun posto in questo mondo e questo fa di Tolkien un autore obsoleto, almeno da questo punto di vista femminista. Femminile e maschile non devono essere in opposizione, non devono essere identificati come positivo e negativo, giusto o sbagliato, superiore e inferiore, come invece succede nel mondo di Tolkien. Non dimentichiamoci che anche nella trilogia del Signore degli anelli Jackson si è dovuto arrampicare sugli specchi per creare personaggi femminili credibili e ampliare le loro scene.Questo significa che c’è una richiesta da parte del pubblico, ma se gli autori del cinema e della televisione continuano a non preoccuparsi troppo di questo, perderanno metà del proprio pubblico potenziale, perché noi donne iniziamo a stancarci di essere cancellate dalla rappresentazione della realtà che danno oggi i mass media.

Fringe è finito

Posted on Febbraio 4th, 2013 in Televisione, donne | 1 Comment »

Ho visto l’ultimo episodio di Fringe la settimana scorsa. Ho pensato che adesso potevo concentrarmi su altre serie che avevo trascurato, ma la delusione è stata cocente. Ci sono altre serie in giro in questo momento che possono reggere il confronto con Fringe? E visto che questo è un blog vagamente femminista, ci sono altre serie con personaggi femminili eccezionali come Olivia Dunham? Purtroppo no. Olivia Dunham, interpretata dalla brava attrice Anna Torv, è una donna completa e non un abbozzo di personaggio come ce ne sono tanti. Olivia è un agente di un corpo molto speciale, è un’investigatrice, sa picchiare duro, è intelligente, ha poteri mentali speciali, ma soprattutto è un personaggio che ha anche una vita interiore molto ricca, si pone domande su se stessa, la sua vita, la sua missione, ama ed è riamata. Soprattutto Olivia è una donna completa, che certamente si è posta il dilemma di come vivere in modo equilibrato tra lavoro e famiglia, ma che non ha rinunciato a niente, o meglio, gli sceneggiatori non hanno voluto ridurla a una stereotipo come spesso accade nelle serie TV: o moglie e madre o agente speciale, o investigatrice o donna con poteri paranormali. Una donna può essere molte cose, ognuno di noi ha in sé mille sfaccettature e questo non viene mai mostrato nei personaggi femminili televisivi che devono seguire una regola hollywoodiana non scritta secondo la quale non puoi essere varie cose contemporaneamente, ma devi esserne una e limitarti a quello, che molto spesso si riduce a “se sei un agente non puoi avere una vita personale normale, o l’una o l’altra cosa”. Questo problema per esempio ha limitato il personaggio di Dana Scully in X-Files, ma penso anche a Sara Connor in Terminator che malgrado fosse una guerriera eccezionale e protettrice del figlio non è stata mostrata come una buona madre, anzi è stata colpevolizzata. Quindi al confronto dei personaggi del passato e di quelli attuali, Olivia Dunham è un capolavoro, forse l’unica vera donna televisiva degna di questo termine.

Purtroppo però adesso la serie è finita e io guardo altre serie alla disperata ricerca di altri personaggi femminili degni ma vedo ben poco.

In Arrow abbiamo la moglie, la sorella e la ex-fidanzata che però sono secondari, diciamo di supporto alla storia e quindi non sono sviluppati in modo serio, ognuno rappresenta uno sterotipo: la madre compromessa con il nemico, la sorella mezza drogata, la ex fidanzata insulsa e insignificante. Naturalmente non sono sorpresa di leggere che il personaggio di Black Canary, che avrebbe dovuto essere la sua ex-fidanzata, non verrà introdotto nella serie. Non sia mai che una donna forte riesca ad oscurare il protagonista. Hanno provato a inserire una supereoina donna ma naturalmente era una cattiva. C’è speranza forse per la geek informatica che fa il lavoro sporco di ricerca, ma anche lì stereotipi a valanga.

In Elementary c’è una bravissima Lucy Liu che interpreta una dottoressa Watson, ma fare da spalla a Sherlock non è mai stato facile.

Ho smesso di vedere Beauty and the Beast e Once Upon a Time perchè rabbrividivo di orrore ogni volta.

Nel gruppo delle serie poliziesche seguo Bones che per fortuna è migliorato molto anche se ogni tanto mi viene da darle una botta in testa con una mazza da baseball perché segue lo stereotipo della geek incapace di gestire rapporti umani e dedita unicamente alla razionalità e alla scienza. Io sinceramente non ho mai incontrato in vita mia una persona così e non credo che rappresenti bene le donne scienziato. Ma almeno adesso si è creata una famiglia e quindi le cose sono migliorate.

Lo stesso discorso vale anche per Castle, la cui relazione con Beckett ha raggiunto vertici di ilarità e di dramma contemporaneamente.

NCIS sta peggiorando da quando Ziva è stata domata. Sembra che la cittadinanza americana abbia questo effetto sulle donne. Finché era una del Mossad israeliano era molto tosta, adesso invece è una normale agente e solo di rado viene mostrato cosa sa fare. La serie in sé comunque sta lentamente peggiorando e sono rari adesso gli episodi veramente interessanti. Il suo ciclo espressivo ormai si è esaurito.

Non guardo i medical drama perchè con tutti i problemi di salute che ho ne vedo già a sufficienza di dottori e di ospedali.

Qualcuno ha da suggerire qualche serie interessante per i suoi personaggi femminili?

Elementary - primo episodio

Posted on Ottobre 17th, 2012 in Televisione, donne | No Comments »

Spoiler! Spoiler! Spoiler!

Alcuni sono rimasti scioccati dall’idea che si potesse trasferire Holmes a New York, ma poi sono morti di colpo apoplettico quando hanno scoperto che Watson sarebbe stato interpretato da una donna, per di più Asiatica-americana. Io invece sono rimasta sorpresa in senso positivo e non vedevo l’ora di guardare i primi episodi.

Dopo aver visto il pilot ho capito che Benedict Cumberbatch è un attore molto bravo e ha molto carisma, una cosa che manca un po’ a Jonny Lee Miller, l’attore inglese che interpreta Sherlock a New York. Prima di tutto il suo accento inglese è incomprensibile, mentre l’accento di Benedict è chiaramente posh e quindi più chiaro. Poi lo Sherlock di Benedict è più assertivo e sicuro di sé fino a sfociare nell’arroganza, con il povero Watson ridotto a uno straccio che segue il suo guru, quindi la caratterizzazione, seppure classica, non mi entusiasma affatto. Lo Sherlock di New York invece è meno sicuro di sé, più problematico, meno arrogante, direi che mantiene un profilo più basso anche se comunque rimane sempre Sherlock e mi sembra che sia più ricettivo verso quello che gli dice Watson, cioè l’eccezionale Lucy Liu.

Purtroppo il ruolo di Lucy Liu la pone in una posizione tradizionale sempre attribuita alle donne, cioè quella di cura degli altri, in pratica fa la badante a un ex-drogato e nei momenti migliori potrebbe anche avere un ruolo materno. (In varie scene esilaranti Sherlock le chiede di lavare i panni e cucinare un pasto decente). Il fatto poi che faccia la badante di lusso dopo un incidente avvenuto durante un’operazione con cui lei, un chirurgo, ha perso un paziente, significa anche che le sue doti professionali vengono sminuite, in pratica non sa fare niente, non è brava neanche nel lavoro che ha scelto di fare, mentre il Watson interpretato da Martin Freeman della serie inglese è un reduce dell’Afghanistan, ferito e in convalescenza quindi ha uno spessore morale molto più elevato rispetto alla versione di Lucy Liu. Quindi nella serie americana non vedo proprio niente di femminista, al contrario un ruolo tradizionale viene impacchettato come femminista e venduto come innovativo. Se volevano fare una vera rivoluzione femminista del personaggio adattandolo al nuovo pubblico che, ricordiamolo, è pur sempre composto per metà da donne, allora avrebbero dovuto affidare a Lucy Liu il ruolo di Sherlock e non quello di Watson. Allora sì che avremmo avuto qualcosa di veramente innovativo e rivoluzionario, ma purtroppo i produttori non hanno avuto il coraggio e hanno preferito mantenere le donne in una posizione di subordinazione, al secondo posto dopo un uomo, esattamente come dovrebbe essere secondo certi, esattamente dove combattiamo per non essere noi femministe.

Spero almeno che i produttori decidano di non ricreare la falsa tensione sessuale tra due personaggi di sesso opposto che tanto mi ha fatto arrabbiare guardando tante serie, a partire da Moonlighting negli anni ‘90 e più di recente con Bones, Castle, NCIS e chi più ne ha più ne metta. Almeno per una volta sarebbe bello vedere una vera amicizia tra due persone di sesso opposto, senza per forza andare a finire a letto. D’altronde Sherlock ha amato una sola donna nella sua vita, l’unica che sia riuscito a eguagliarlo, LA DONNA, e non è certo Watson, quindi speriamo che non si amino.

La serie comunque mi sembra ottima e speriamo che possa migliorare nei prossimi episodi. Io comunque la guardo solo per la presenza di Lucy Liu.