Ieri sera ho visto i primi due episodi della seconda stagione di Falling Skies. La serie sinceramente non è un gran ché dal punto di vista narrativo, niente che non abbia già visto o letto in varie versioni della Guerra dei Mondi di Wells. Ma dato che la paranoia degli anni ‘50 evidentemente non ci ha abbandonato, dopo i film dell’epoca siamo tornati sullo stesso argomento.

Ho seguito la prima stagione sperando che ne venisse fuori qualcosa di buono ma sinceramente, eccetto la bravura degli attori (e dei doppiatori, Alessio Cigliano in primis), non vedo proprio niente di cui gioire. In questi primi due episodi il personaggio di Noah Wyle, Tom Mason,  torna dal suo periodo di permanenza su un’astronave aliena. Che cosa gli ha detto il cervello di consegnarsi volontariamente al nemico, lo sanno solo gli sceneggiatori, e infatti era semplicemente un espediente narrativo per minare alla base l’eroismo del personaggio, che evidentemente nella prima stagione era troppo “eroico”. Sono perplessa. L’unico personaggio veramente serio della storia (anche se a volte un po’ troppo patriottico di destra con i suoi discorsi) e lo distruggono in due episodi. Oltretutto una figura di padre esemplare. Già il Capitano Weaver era stato compromesso nella prima stagione con problemi di pasticche anche se si era ripreso, adesso è il turno di Mason. L’idea che gli eroi debbano avere per forza un qualche lato oscuro e negativo è un po’ troppo per me a volte, mi piacciono i personaggi eroici che hanno problemi ma non così seri.

Ma veniamo al discorso che più mi sta a cuore. Le donne. Non ci sono donne protagoniste in questa serie. Ne ho contate tre e sono tutte in ruoli di supporto, la dottoressa, la giovane studentessa di medicina e la “tipa tosta” che combatte al fianco degli altri. Quindi due su tre sono relegate in ruoli tradizionali di cura degli altri, cioè la professione medica, mentre la terza è una combattente grintosa ma le fanno fare ben poco. Sia la dottoressa che la combattente stanno sviluppando delle storie sentimentali con i protagonisti, padre e figlio maggiore, quindi alla fine serviranno solo per un interludio sentimentale e il riposo del guerriero. C’è poco da ridere. Nella società americana post 9/11 la posizione delle donne nella televisione ha avuto un passo indietro di almeno cinquan’anni, sono più visibili nelle professioni ma alla fine sevono solo di contorno per i protagonisti uomini e non hanno storie individuali fondamentali per la sceneggiatura.

Una cosa che poi mi ha dato molto fastidio è che il protagonista Mason abbia tre figli maschi. Ma non si poteva avere almeno una figlia femmina, dico almeno una? Per esempio la figlia più piccola? Tanto sta sempre in giro a ficcare il naso dappertutto e non fa molto (eccetto in questi primi due pisodi in cui impara a sparare). Poi c’è la ex-fidanzata del figlio maggiore di Mason che è sata trasformata dall’impianto sulla schiena e quindi adesso ricompare periodicamente. Da biondina insulsa a portavoce dei cattivi, non ha neanche una voce sua autonoma, parla ma sono altri a parlare attraverso di lei. Le donne vengono svuotate di ogni umanità in questa serie. Mi viene da vomitare

Purtroppo non solo le donne sono state eliminate dalla scena ma anche le minoranze etniche. Il ragazzino di colore con l’impianto nella schiena è misteriosamente sparito e comunque dato che era caratterizzato come cattivo non gli faceva bene rimanere, si intravede ogni tanto un combattente dalle caratteristiche etniche orientali ma non è prominente nella storia. Insomma sono tutti bianchi e questo in una società dove nelle ultime settimane è stato stabilito che ci sono più ispanici che bianchi. Ma dai, non siamo ridicoli, il predominio bianco continua a colpire nell’immaginario degli sceneggiatori, è come se tutti i membri delle minoranze etniche siano stati asserviti o uccisi dagli alieni mentre i bianchi sono rimasti tutti in vita e sono gli unici in grado di combattere e difendere la terra. Questa cosa mi suona molto brutta.

Posso dire che continuerò a guardare la serie solo per dovere di cronaca perché altrimenti la mollerei subito.