V-Visitors
Posted on Novembre 6th, 2009 in Televisione |
Il primo episodio del re-make di V-Visitors è andato in onda da pochi giorni negli Stati Uniti con un enorme successo di pubblico. Sinceramente sto iniziando a stancarmi dei re-make, sembra che le cose belle siano state fatte soltanto negli anni ‘70 e ‘80 e ora possiamo solo guardare al passato con nostalgia o tentare di rifarlo, più o meno bene purtroppo. Battlestar Galactica ha avuto un enorme successo, ma molti rimpiangono i vecchi personaggi. Io no, a me la serie è piaciuta tantissimo perché ha aperto la strada a un nuovo modo di fare fantascienza in TV, non alla Star Trek per capirci, dove basta un espediente tecnico-scientifico inventato alla fine dell’episodio per salvare tutti e azzerare la storia così che si possa ricominciare da capo con l’episodio successivo. I personaggi televisivi hanno cominciato ad avere memoria storica e a portare i segni e le cicatrici degli episodi precedenti, così come accade nella vita reale. Questo stile sta influenzando anche l’ultima serie nata nel mondo di Stargate, ovvero Stargate: Universe, che però a mia avviso deve fare ancora molta strada prima di raggiungere le vette di Battlestar Galactica.
Per tornare al discorso dei re-make, alcuni riescono meglio, altri peggio. Secondo me è il caso di questo nuovo V-Visitors. La prima serie del 1983 è rimasta nel cuore di molti per la storia e i personaggi accattivanti. Quando gli alieni arrivano sulla terra non vediamo subito le loro facce, solo dopo che una delegazione sale a bordo vediamo il capo John (Richard Herd) che si affaccia per la prima volta e c’è molta suspense perché all’epoca non sapevamo che faccia avrebbero avuto. Invece nel re-make la prima cosa che fanno gli alieni è accendere la televisione sul fondo dell’astronave e trasmettere un messaggio rassicurante (in puro stile Blade Runner), a cui tutti credono e battono le mani. E’ stata una scena imbarazzante. Niente suspense, tutto molto immediato, molto di corsa, non bisogna perdere tempo. Capisco che quando hai a disposizione un’attrice con il carisma e il fascino di Morena Baccarin non puoi fare a meno di presentarla subito al pubblico, ma l’introduzione dell’aspetto umano poteva anche aspettare. E’ chiaro comunque che tra Jane Badler che interpretava Diana e la Baccarin io scelgo quest’ultima, che anche nei momenti in cui appare la persona più gentile e piacevole dell’universo è in grado di mostrare un ghigno appena percettibile che fa sprofondare il pubblico in un baratro di malvagità pura. Jane Badler era molto più diretta e non aveva le capacità per espressioni più sottili. A parte questo nella serie originale la scoperta delle vere intenzioni dei ‘visitatori’ avviene molto lentamente, anche perché contemporaneamente la storia costruisce la loro immagine con una simbologia che si rifà al nazismo, stendardi, svastiche modificate, marce, uniformi, fino ad arrivare ai nuovi perseguitati, gli scienziati che potrebbero scoprire la vera natura fisica dei visitatori e le loro intenzioni con la terra e l’umanità , considerati come terreno di pascolo. Gli scienziati vengono paragonati nella serie agli ebrei, anche perché come loro divengono i nuovi paria con cui nessuno vuole avere a che fare, che tutti si permettono di denunciare perché la delazione viene premiata, che tutti disprezzano perché considerati nemici complottisti contro i visitatori. E’ splendida una scena dove una famiglia di ebrei il cui padre anziano è sopravvissuto ai campi di concentramento dà rifugio a una famiglia di scienziati. La serie pone il problema dell’indifferenza o della solidarietà con i perseguitati: bisogna rimanere a guardare perché tanto io non sono perseguitato e la cosa non mi riguarda oppure devo agire perché chi perseguita uno perseguita tutti? La famiglia di ebrei chiaramente sa da quale parte stare e insegna ai giovani come fare resistenza all’ideologia dominante partendo da un semplice gesto come dipingere una V sul poster di un visitatore, naturalmente V per Vittoria. Ho paura che questa parte della storia nella nuova serie sia stata completamente modificata, anche perché se nella serie vecchia avevamo Faye Grant che interpretava la biologa Juliet Parrish, uno dei capi della resistenza, in questa nuova serie abbiamo l’attrice Elizabeth Mitchell, famosa per Lost, che interpreta un’agente dell’FBI, quindi la resistenza sarà guidata da lei molto probabilmente.
La serie originale di V-Visitors mi ha dato intense emozioni e la ricordo con grande nostalgia. Solo raramente mi capita di riprovare simili emozioni e ho paura che questo re-make di Visitors dovrà faticare parecchio per superare l’originale, malgrado il primo episodio sia di discreto livello.
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