Ieri sera ho visto la terza puntata dell’ispettore Coliandro e mi sono divertita tantissimo. Finalmente la RAI trasmette qualcosa di decente. Altre fiction in passato sembravano interessanti ma poi si sono rivelate una catastrofe, parlo di varie serie poliziesche dove le storie erano pietose, la regia inesistente e la recitazione a malapena sopportabile. Esattamente ciò che invece funziona in Coliandro. Le storie non sono certo dei capolavori di letteratura, ma hanno ritmo, sono ricche di momenti comici e non sono artificiosamente complesse come accade in alcune serie poliziesche americane tipo CSI, dove a volte si sfiora il ridicolo, soprattutto dopo nove stagioni. La presenza di Lucarelli ha scongiurato che qualche oscuro sceneggiatore raccomandato potesse rovinare il personaggio e le storie. La regia dei Manetti Bros. è ottima, soprattutto non si fa notare per gli errori come succedeva in altre fiction ma per certe trovate originali che rendono la visione più godibile. La fotografia è buona anche se si potrebbe fare di meglio, si cerca sempre di essere troppo realisti con l’illuminazione del luogo di lavoro più o meno squallido e questo toglie drammaticità. Mi rendo anche conto che Bologna non offre i blu usati in CSI New York né gli arancioni accesi di CSI Miami, ma comunque la città è ben utilizzata. La recitazione è un tasto dolente. Possibile che con tutti gli attori di teatro a spasso che abbiamo e i grandi doppiatori che il mondo c’invidia solo pochi attori si salvano in tutto un cast? Il migliore è sicuramente l’interprete del Dott. De Zan, Alessandro Rossi,  che molti appassionati di fantascienza conoscono bene perché è stato il doppiatore del Capitano Picard in Star Trek: The Next Generation; se la cava molto bene il protagonista Coliandro cioè Giampaolo Morelli; dopo di lui l’interprete del suo amico Gargiulo fa un discreto lavoro (purtroppo non sono riuscita a capire qual era il suo nome) ma gli altri sono da dimenticare. Legno allo stato puro. Qualche volta si riesce ad avere una protagonista femminile abbastanza decente che alza un po’ il livello, come per esempio Chiara Gensini nell’episodio “Sempre avanti”, ma purtroppo non sempre. Per fortuna ieri sera c’è stata la partecipazione straordinaria di Daria Nicolodi, interprete di indimenticabili film e sceneggiati, e Valerio Evangelisti, scrittore di fantascienza molto conosciuto e amato in Italia e all’estero. Entrambi una piacevole sorpresa.
Perché mi piace Coliandro? Prima di tutto è una serie che non si prende troppo sul serio, c’è molta autoironia e anche molte scene di comicità a volte anche surreale; lo stile hard-boiled e la narrazione del protagonista con cui entriamo nei suoi pensieri è un chiaro richiamo ai film noir degli anni ‘40, ma viene fatto con uno stile nuovo perché i protagonisti di quei film erano uomini tutti d’un pezzo che non obbedivano a nessuno, non commettevano mai errori e alla fine ottenevano sempre la ragazza. Coliandro invece è inserito in una organizzazione, la polizia di stato, considerata un po’ opprimente che non permette ai propri dipendenti di usare appieno le proprie capacità tanto da buttare Coliandro in un oscuro ufficio e costringerlo sempre a investigare segretamente, cosa che poi conduce a tutta una serie di problemi se non al disastro finale. Coliandro è anche un po’ imbranato e avrebbe bisogno di essere affiancato da un poliziotto anziano che gli insegni qualche trucco in più per sopravvivere dato che in ogni episodio finisce sempre con qualche ferita più o meno grave. Inoltre in teoria ha una ragazza nuova a episodio, ma non sempre è quella giusta. Per esempio ieri sera la ragazza era anche l’assassina e Coliandro ha rischiato di finire all’obitorio. Possiamo dire quindi che Coliandro è un anti-eroe, un poliziotto simpatico, direi quasi un “pacioccone”.
Altri motivi per cui mi piace Coliandro è che è pieno di citazioni da film e telefilm, in particolare la filmografia di Clint Eastwood è largamente rappresentata (”Coraggio fatti ammazzare”), così come Sergio Leone (”Quando un uomo con la macchina blindata incontra un uomo col lanciarazzi, l’uomo con la macchina blindata è un uomo morto”). Inoltre Gargiulo, il giovane collega di Coliandro, è evidentemente un appasionato di fantascienza con tutti gli annessi e connessi: lo vediamo indossare magliette di Guerre Stellari, di Star Trek, dei Supereroi dei fumetti, ieri sera abbiamo scoperto che per un certo periodo di tempo ha giocato a un gioco di ruolo fantasy, nella sua camera ha vari poster a tema. Insomma è un tipo interessante e ne conosco parecchi come lui.
Dal punto di vista femminista non posso ritenermi soddisfatta, siamo molto lontani dal raggiungere una vera parità. Per Coliandro le donne sono “sexy” oppure “str*&#@”, non ci sono vie di mezzo; si innamora ad ogni episodio e in questo mi ricorda molto il Capitano Kirk di Star Trek soltanto che quella è una serie di 40 anni fa quindi stiamo usando dei cliché un po’ antiquati; le donne che incontra sono vittime o assassine e per fortuna almeno qualcuna ogni tanto si salva; le colleghe sono una, la Balboni, “un nano da giardino” e la fanno fuori subito, l’altra, l’ispettore Bertaccini, che è una tosta, si scopre in una scena che è felicemente lesbica (e questa è già una nota positiva, un bel passo avanti per la RAI in prima serata); la sua capa lo vuole buttare fuori dalla polizia e lo incrimina per favoreggiamento e intralcio alla giustizia praticamente a ogni episodio. Insomma, le donne in questa serie sono un disastro. L’unica consolazione è che almeno l’autoironia della serie fa si che i personaggi non siano veramente presi sul serio dal pubblico e almeno riesco a ridere e divertirmi per un paio d’ore con un prodotto italiano.

Consiglio di non perdere neanche un episodio.