Ipazia al cinema
Posted on Maggio 24th, 2009 in Uncategorized |
Che significa Ipazia? E’ il nome della prima scienziata donna del mondo che si conosca. Nacque ad Alessandria d’Egitto nel 370 e morì nel 415 d.C. Era figlia del filosofo Teone, che a differenza di tutti gli altri uomini e scienziati dell’epoca considerava le donne esseri umani e non semplicemente dei ventri ambulanti da riproduzione, di conseguenza educò la figlia come se fosse un uomo. Ipazia andò poi a studiare a Roma e ad Atene e ovunque veniva apprezzata per l’intelligenza e la preparazione. Ipazia era infatti maestra di filosofia, di astronomia e di matematica. In quel periodo il Cristianesimo stava diventando la religione dominante dell’Impero romano e l’ateismo di Ipazia veniva considerato da molti un’eresia. La situazione peggiorò quando ad Alessandria divenne vescovo Cirillo che dopo il rifiuto di Ipazia a convertirsi la fece uccidere da un gruppo di monaci fanatici. Era l’8 marzo 415 d.C. Secondo le testimonianze le cavarono gli occhi mentre era ancora viva poi fecero a pezzi il suo corpo e li bruciarono. Una martire della libertà religiosa ma anche una donna che ha lottato contro la disciminazione di genere. All’epoca infatti le donne erano quasi tutte analfabete e molti all’interno della chiesa cristiana si chiedevano se le donne avessero un’anima e potessero andare in paradiso. Molte opere di Ipazia purtroppo sono andate perdute, ma alcune sono rimaste, ritrovate dopo secoli negli archivi polverosi delle biblioteche. Dopo di lei per mille anni non ci sono state donne scienziato specializzate in matematica o astronomia. Abbiamo dovuto aspettare il Settecento per avere una nuova ondata di studiose.
Ora la storia di Ipazia è diventata un film. Il regista cileno Alejandro Amenabà r ha appena presentato a Cannes un film di produzione spagnola intitolato “Agora” in cui narra la storia di Ipazia che lui presenta come simbolo di razionalità e di libertà e tolleranza religiosa in contrapposizione ai fanatici cristiani. Almeno questo è quello che si evince da svariate critiche su Internet perchè il film non è ancora uscito ufficialmente, da noi arriverà in autunno e io non l’ho ancora visto. Una grande emozione mi ha attraversato quando ho saputo di questo film e sono molto contenta che si cominci a parlare di donne del passato come protagoniste della storia anche se in questo caso Ipazia è principalmente la classica vittima. Il trailer è molto interessante e penso che l’attrice protagonista che interpreta Ipazia, Rachel Weisz, sia azzeccatissima. La Weisz è una delle mie attrici preferite. L’ho vista per la prima volta in The Mummy del 1999 e poi nel seguito The Mummy Returns del 2001, ma anche Constantine del 2005 era interessante e infine The Fountain del 2006. Ha interpretato anche altre cose molto serie ma non del genere che piacciono a me, per intenderci quelle che piacciono ai critici. Non conosco invece Amenabà r, sono totalmente ignorante sul cinema spagnolo, ma dalle immagini del trailer di questo film sembra uno che ci sa fare, anche perché ha scritto la sceneggiatura, quindi è il classico artista completo che fa tutto da se.
Non vedo l’ora che questo film esca nelle sale italiane e lo raccomando a tutte le donne che pensano di essere le uniche a cui piace la matematica o le scienze. Non preoccupatevi se vi ostacolano, non siete sole, e prima di voi alcune sono state anche uccise perché amavano la scienza, adesso per fortuna non succede più ma è comunque molto difficile farsi avanti in quel campo (salvo poi diventare astronaute, ma questa è un’altra storia).

5 Responses
Spero che non sia troppo romanzato. Ipazia, conosciuta solo dai matematici, è la prima figura di scienziato moderno, anche applicativo. Il plateale assassinio di Ipazia doveva servire da deterrente contro il pensiero scientifico greco e i suoi esponenti, infatti funzionò benissimo e l’umanità ritardò il progresso scientifico e tecnologico di quasi 2000 anni. Intelligente, no?
Sulla scienza greco-elleinistica, già assai avanzata, consiglio “La rivoluzione dimenticata” di Lucio Russo.
beh, Amenabar ha diretto anche The Others con la Kidman.
Beh se il film è di Amenábar il risultato potrebbe esser buono; la materia è complicata. In realtà sbagli su qualche punto; Ipazia è una figura meno solitaria di quanto non potrebbe sembrare. Quando si parla di antichità si tende sempre a dimenticare che abbiamo il vincolo fondamentale delle fonti: la sopravvivenza di certe personalità e non di altre nella memoria dei moderni, è frutto anche del caso.
Ancora, spesso si perdono di vista le differenze cronologiche e geografiche: il 212 a.C. per fare un esempio, non è affatto la stessa cosa del 302 o del 415 d.C., Alessandria o Roma o Treviri erano molto differenti etc. etc.
In realtà che una donna sapesse leggere e scrivere non era nel tardoantico una cosa così soprendente; c’è una storia dell’evoluzione della condizione femminile, chiaramente riscontrabile nelle compilazioni giuridiche, che attraversa tutta la storia romana.
La donna era subordinata all’uomo sì, ma era una subordinazione dinamica, in evoluzione: un po’ alla volta erano arrivati lo svincolo dal padre, poi dal marito, il ripudio era stato soppiantato dal divorzio, era arrivata la possibilità di detenere patrimoni etc.
Insomma, all’altezza del IV secolo d.C. la donna romana (non germanica o persiana) aveva margini di libertà relativamente ampi, diciamo paragonabili a quelli della donna tardoottocentesca-primonovecentesca in generale e praticamente gli stessi della donna di oggi (se non di più) nella sfera sessuale.
Però bel frattempo era arrivato il cristianesimo; e qui casca l’asino. Alessandria era una delle città del sapere per eccellenza, in particolare era la città delle scienze applicate, fin dai tempi di Erone e anche molto prima. Ma l’Egitto era anche una delle province a più alta concentrazione di cristiani, e tra i più fanatici. Certe esperienze che oggi consideriamo iperoccidentali, come il monachesimo, nascono nei deserti egiziani dove torme di fanatici solitari vaganti tra le dune scambiavano comuni insolazioni con esperienze mistiche. Praticamente Alessandria era una Silicon Valley assediata dai talebani, e quindi Ipazia andava in giro con un cartello con su scritto “target”.
Però quello che è importante cogliere è che Ipazia era più rappresentativa delle donne della sua epoca di quanto non si creda; era più vicina ad una madame Curie, la punta avanzata delle donne che si affacciavano nel mondo maschile delle scienze, che ad una Vittoria Colonna o ad una Artemisia Gentileschi, sole nel deserto.
All’incirca, si potrebbe dire che Ipazia è stata la prima vittima di una controrivoluzione durata 1200 anni o giù di lì.
Oddio, dire che Madame Curie sia rappresentativa delle donne della sua epoca, insomma, non mi pare proprio. Madame Curie e’ rappresentativa del livello di istruzione e scolastico delle donne di oggi, non di allora.
Inoltre, come dici tu stesso, Alessandria e Roma sono due discorsi differenti, se una bambina romana ed abitante a Roma andava a scuola arrivando ad imparare a scrivere e contare su una tavoletta di cera, allontanandosi dal centro dell’Impero le cose stavano un po’ differenti.
Beh era un paragone di scenario con tutti i suoi limiti; ai fianchi e dietro la Curie c’era una piccola folla di assistenti, infermiere, segretarie: ovviamente parliamo dei paesi più avanzati, non dell’Italia o della Spagna tardoottocentesche. La Curie appariva essere una stranezza più o meno scandalosa, ai più ma non era una cosa così lunare da essere impossibile. Al contrario, l’idea stessa di una donna con prerogative intellettuali era semplicemente fuori dall’ordine delle cose persino pensabili nel medioevo.
In realtà , le chanches di darsi al pensiero filosofico e alla sapienza applicata erano senz’altro maggiori ad Alessandria; a Roma “tirava” l’avvocatura.