Il mondo negli ultimi mesi è stato colpito da una profonda crisi politica ed economica partita dagli Stati Uniti.

C’è una corrente di pensiero che afferma che la crisi è stata causata dallo stile maschile della gestione del mondo finanziario. In pratica troppo testosterone fa correre troppi rischi, si tende a schiacciare i concorrenti, si migliora la propria carriera calpestando i colleghi, si sfruttano le occasioni per il proprio tornaconto e le decisioni vengono prese con arroganza e un’intraprendenza da avventurieri. Tutti noi conosciamo bene l’immagine degli anni ‘80 dello yuppie, il giovane rampante e aggressivo che, fresco di MBA, arrivava negli uffici finanziari delle aziende e comandava tutti con inaudita spregiudicatezza. Ebbene quella vecchia immagine non è per niente obsoleta, gli yuppie ci sono ancora e ci hanno portato a questo disastro.

Le qualità dello yuppie non sono certo quelle giuste per un’attenta gestione che permetta lo sviluppo e la crescita dell’economia ma non ci sono modelli alternativi. Purtroppo il mondo politico e finanziario è dominato dagli uomini, basta vedere chi c’è a Davos per il World Economic Forum, il 90 % dei partecipanti sono uomini e una piccola minoranza sono donne. Chi decide ha un punto di vista maschile sui problemi, che permettetemi di dirlo, è un modo parziale di vedere le cose. Se a Davos ci fossero metà uomini e metà donne allora sarei sicura di vedere rappresentati tutti i lati del problema, dato che la popolazione mondiale è divisa a metà tra uomini e donne. Il paradosso è che le stesse persone che hanno causato la crisi adesso si riuniscono per cercare di risolverla. Mi viene da piangere.

Sono convinta che se nel mondo finanziario le donne fossero rappresentate meglio, queste crisi assurde non ci sarebbero.  Parlo però di donne che seguono una via femminile allo sviluppo della comunità e non certo di quelle che vogliono scimmiottare i modelli maschili di comportamento. Quindi auspico una maggiore rappresentatività delle donne nei posti chiave dell’economia e nelle aziende. Basta fare le segretarie, bisogna salire di grado e iniziare a dirigere questi poveri yuppie abituati ai combattimenti tra galli.

Un esempio è l’Islanda che dopo la caduta del governo causata dalla crisi ha una donna Primo Ministro alla guida della nazione, Johanna Sigurdardottir. Purtroppo l’unica cosa che i giornalisti italiani riescono a dire di lei è che è gay e lo dicono anche con un tono di orrore. Come al solito, una donna viene giudicata a partire dal suo sesso non certo dal suo curriculum ineccepibile. I giornalisti italiani devono fare ancora molta strada, l’Islanda invece sembra di no e per fortuna ci sono i paesi nordici a indicare la strada giusta.

Non mi viene in mente nessuna donna italiana che potrebbe diventare capo del governo in Italia. Che baratro.