RaiTre discrimina gli omosessuali, FoxCrime no

Posted on Dicembre 30th, 2009 in Televisione | 1 Comment »

Me ne sono resa conto ieri sera riguardando su FoxCrime HD una serie TV che ho seguito durante l’estate scorsa su RaiTre. Si tratta di “I misteri di Murdoch”, una serie investigativa canadese ambientata a Toronto a cavallo tra ottocento e novecento. Murdoch è un detective della polizia che indaga sugli omicidi compiuti nella città usando tecniche di investigazione per quell’epoca all’avanguardia, basate su prove scientifiche come impronte digitali, analisi balistiche, ecc, e i dati delle autopsie compiute dalla intelligente collega medico legale, una donna, un fatto straordinario, più unico che raro in quegli anni. La serie mi piace molto perchè richiama i migliori episodi di Sherlock Holmes, ambientandoli in un periodo successivo, in una Toronto storica che non si era mai vista in TV. Il fatto che sia una classica serie in costume e che FoxCrime la trasmetta in HD la rende poi molto più appetibile ai miei gusti.
Ma veniamo a quello che è successo ieri sera: ho visto un episodio della serie che RaiTre non ha mai trasmesso. Si tratta dell’episodio 5 della prima stagione “Til death do us apart” (titolo italiano “Matrimonio di facciata”), in cui i protagonisti sono una coppia di omosessuali che sono costretti a sposarsi (non tra di loro ma con donne) per nascondere le proprie preferenze sessuali considerate devianti nella società canadese dell’epoca. Uno di loro viene ucciso e si pensa a un omicidio passionale originato nella comunità gay. Murdoch però non è convinto e alla fine scopre il vero colpevole, non dirò altro per non rovinare la sorpresa. L’episodio è molto bello perché il protagonista, Murdoch, profondamente cattolico e chiaramente eterosessuale, all’inizio segue ciecamente i pregiudizi biblici contro i “sodomiti”, ma gradualmente mette in discussione i propri principi, grazie anche all’influenza della dottoressa Ogden, il medico legale che lo aiuta nelle indagini, di vedute molto più aperte e moderne di lui (da una suffragetta come lei non mi potevo aspettare altro per fortuna), fino ad arrivare nella scena finale in cui dubita della validità della propria fede cattolica che lo aveva messo fuori strada impedendogli di perseguire la giustizia.
Un episodio esemplare in cui il protagonista segue un arco narrativo che lo porta dal cieco pregiudizio verso gli omosessuali a una comprensione e accettazione molto moderni.
Ebbene, cosa c’è di tanto scabroso in un episodio come questo che non è possibile trasmetterlo su RaiTre? L’unica risposta che posso dare è il pregiudizio verso gli omosessuali. Io sono una classica e tradizionale eterosessuale felicemente sposata e con una figlia, eppure mi sento oltraggiata da una censura simile, mi domando come debba sentirsi un omosessuale/una lesbica in questo caso. E’ una cosa vergognosa. Ogni giorno sui canali RAI e Mediaset vediamo porcherie a tonnellate, donne mezze nude messe in vetrina e vendute a chili come fossero vacche in mostra in un mattatoio, contenuti assenti e oltraggi all’intelligenza, insulsi game show e reality che offendono ogni fibra del mio essere, e invece uno splendido episodio in cui si parla d’amore e quanto questo superi ogni barriera sociale e culturale viene censurato perché l’amore in questione è tra due uomini? Ma siamo matti? Cosa censureranno la prossima volta? Un episodio in cui c’è una donna che abortisce? Sono disgustata. Meno male che i canali Sky forniscono una valida alternativa, ma dato che sono a pagamento solo una piccola fetta della popolazione se li può permettere. Mi viene da pensare che la libertà e la qualità in televisione esistono solo per chi ha i soldi. E comunque non possiamo abbassare la guardia quando guardiamo la TV, bisogna sempre essere vigili e riflettere su quello che vediamo o non vediamo.

Un Felice Anno Nuovo a tutti possibilmente senza censure!

Mi piace la saga di Twilight

Posted on Novembre 27th, 2009 in Uncategorized | No Comments »

Attenzione: spoiler per chi non ha letto i libri della saga di Twilight!

Mi piace la saga di Twilight, ma non sono un’adolescente (ho superato i quaranta), sono una mamma, una moglie e cerco anche di lavorare. C’è qualcosa di sbagliato in me? Come mai mi piace? Io non faccio parte del target audience dei libri o dei film. Cercando su Internet scopro che non sono l’unica, c’è un sito americano molto interessante dove mi sono ritrovata in compagnia di altre come me, http://twilightmoms.com./
Ho letto i libri tutti d’un fiato, Stephanie Meyer ha uno stile veloce, leggero, senza troppe descrizioni che appesantiscono, solo l’essenziale per creare l’atmosfera e naturalmente i dialoghi, intensi, fulminanti che inquadrano subito il personaggio, scritti già come se si trattasse di una sceneggiatura. Anche i film sembrano interessanti, il primo mi è piaciuto, il secondo non l’ho ancora visto, andrò al cinema nei prossimi giorni sperando di trovarci meno gente.
La saga di Bella e Edward mi piace perché sono due ragazzi che rifiutano l’inevitabile e combattono per quello in cui credono: lui crede che sia sbagliato vivere da vampiri, non vuole obbligare Bella a diventarlo per vivere con lui, ed è disposto al sacrificio personale per raggiungere il suo scopo che comprende anche l’astinenza sessuale; lei, come tutte le adolescenti, deve trovare la propria strada e una volta che l’ha trovata al fianco di Edward è disposta a fare qualsiasi sacrificio per rimanere accanto a lui, anche diventare una vampira. E’ una storia di amore assoluto, come quello di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca. Tanti critici, soprattutto americani e inglesi, invece trattano la serie come se fossero stupide storie per ragazzette che non hanno altro da fare se non sospirare dietro i protagonisti. Sono molto delusa da questi critici che hanno perso la freschezza dell’adolescenza e non sanno più che cosa significa amare intensamente e sentire il cuore battere nel petto. Ogni tanto bisogna far entrare aria fresca nella propria vita e ritrovare l’energia d’un tempo, niente di meglio di una serie di romanzi ben scritti e appassionanti e di una serie di film dove gode anche l’occhio.
Della serie mi piace molto il fatto che Bella, pur se molto giovane, dimostra già una volontà di ferro. Non è tipo che si arrende, è una che resiste, che sopravvive, che tiene duro, insomma è una tosta e sopporta di tutto. Nell’ultimo libro sono molto belle le scene in cui usa i suoi nuovi poteri di difesa. Spero che questo tratto caratteriale non vada perso nei film. Edward va spesso in suo soccorso come impone il suo ruolo di principe azzurro (forse dovrei dire luccicante?) e questa cosa mi piace un po’ di meno ma d’altronde contro i vampiri un umano può fare ben poco. La parte di Edward che mi piace di più è il suo considerarsi un predatore in cima alla catena alimentare e il fatto che questo lo disturbi molto, tanto da accettare la dieta vegetariana. Mi piace poi che conduca una vita molto a contatto con la natura: nei boschi a caccia di animali, sugli alberi come le scimmie, in piena tempesta di fulmini per giocare a baseball. Sembra quasi che i vampiri conducano una vita più naturale rispetto agli umani e nel primo film alcune inquadrature spettacolari dall’elicottero in campo lungo di quando i due si arrampicano su un albero per osservare lo splendido panorama fanno sentire lo spettatore partecipe della bellezza della natura e di questo contatto intenso e ravvicinato dei vampiri con essa.
Sembra che nella saga la vita da umano sia limitata e insignificante mentre la vita da vampiro sia eccitante e molto più ricca. Questo modo  della Meyer di concepire il mondo dei vampiri fa si che diventare vampiro sia un’esperienza desiderabile e anche economicamente favorevole dato che quasi tutti i vampiri sono ricchi sfondati. Potrei dare un’interpretazione capitalista a questo lato delle storie, con Bella appartenente a una classe lavoratrice di limitate risorse e Edward invece di classe alta, che può permettersi di comprare macchine di grossa cilindrata e di pagare l’università più costosa degli Stati Uniti per se e per Bella. Da questo punto di vista quindi possiamo dire che Bella diventando prima compagna di Edward e poi vampira riesce anche a salire nella scala sociale, e lo fa non solo per amore, ma anche per le sue innate capacità, che la rendono estremamente potente rispetto agli altri vampiri. Posso dire allora che la saga di Twilight è una riedizione vampiresca e aggiornata del sogno americano, una possibilità di riscatto e di miglioramento, oltre alla realizzazione della felicità garantita costituzionalmente negli Stati Uniti.
Queste poche riflessioni incomplete e smozzicate sono una risposta a quei critici che non vedono oltre la punta del proprio naso e così facendo si perdono un prodotto pregevole anche se non è un capolavoro. Una serie di libri e di film che parlano a così tanti giovani, e non solo, deve pur avere qualcosa di buono. Se tutti noi riusciamo a trovare e a vedere qualcosa di diverso che ci soddisfa come lettori e spettatori significa che la serie va affrontata con maggiore correttezza e lucidità se vogliamo capirla, ma aspettarsi queste qualità dai critici a quanto pare è un’impresa disperata.

V-Visitors

Posted on Novembre 6th, 2009 in Televisione | 1 Comment »

Il primo episodio del re-make di V-Visitors è andato in onda da pochi giorni negli Stati Uniti con un enorme successo di pubblico. Sinceramente sto iniziando a stancarmi dei re-make, sembra che le cose belle siano state fatte soltanto negli anni ‘70 e ‘80 e ora possiamo solo guardare al passato con nostalgia o tentare di rifarlo, più o meno bene purtroppo. Battlestar Galactica ha avuto un enorme successo, ma molti rimpiangono i vecchi personaggi. Io no, a me la serie è piaciuta tantissimo perché ha aperto la strada a un nuovo modo di fare fantascienza in TV, non alla Star Trek per capirci, dove basta un espediente tecnico-scientifico inventato alla fine dell’episodio per salvare tutti e azzerare la storia così che si possa ricominciare da capo con l’episodio successivo. I personaggi televisivi hanno cominciato ad avere memoria storica e a portare i segni e le cicatrici degli episodi precedenti, così come accade nella vita reale. Questo stile sta influenzando anche l’ultima serie nata nel mondo di Stargate, ovvero Stargate: Universe, che però a mia avviso deve fare ancora molta strada prima di raggiungere le vette di Battlestar Galactica.
Per tornare al discorso dei re-make, alcuni riescono meglio, altri peggio. Secondo me è il caso di questo nuovo V-Visitors. La prima serie del 1983 è rimasta nel cuore di molti per la storia e i personaggi accattivanti. Quando gli alieni arrivano sulla terra non vediamo subito le loro facce, solo dopo che una delegazione sale a bordo vediamo il capo John (Richard Herd) che si affaccia per la prima volta e c’è molta suspense perché all’epoca non sapevamo che faccia avrebbero avuto. Invece nel re-make la prima cosa che fanno gli alieni è accendere la televisione sul fondo dell’astronave e trasmettere un messaggio rassicurante (in puro stile Blade Runner), a cui tutti credono e battono le mani. E’ stata una scena imbarazzante. Niente suspense, tutto molto immediato, molto di corsa, non bisogna perdere tempo. Capisco che quando hai a disposizione un’attrice con il carisma e il fascino di Morena Baccarin non puoi fare a meno di presentarla subito al pubblico, ma l’introduzione dell’aspetto umano poteva anche aspettare. E’ chiaro comunque che tra Jane Badler che interpretava Diana e la Baccarin io scelgo quest’ultima, che anche nei momenti in cui appare la persona più gentile e piacevole dell’universo è in grado di mostrare un ghigno appena percettibile che fa sprofondare il pubblico in un baratro di malvagità pura. Jane Badler era molto più diretta e non aveva le capacità per espressioni più sottili. A parte questo nella serie originale la scoperta delle vere intenzioni dei ‘visitatori’ avviene molto lentamente, anche perché contemporaneamente la storia costruisce la loro immagine con una simbologia che si rifà al nazismo, stendardi, svastiche modificate, marce, uniformi, fino ad arrivare ai nuovi perseguitati, gli scienziati che potrebbero scoprire la vera natura fisica dei visitatori e le loro  intenzioni con la terra e l’umanità, considerati come terreno di pascolo. Gli scienziati vengono paragonati nella serie agli ebrei, anche perché come loro divengono i nuovi paria con cui nessuno vuole avere a che fare, che tutti si permettono di denunciare perché la delazione viene premiata, che tutti disprezzano perché considerati nemici complottisti contro i visitatori. E’ splendida una scena dove una famiglia di ebrei il cui padre anziano è sopravvissuto ai campi di concentramento dà rifugio a una famiglia di scienziati. La serie pone il problema dell’indifferenza o della solidarietà con i perseguitati: bisogna rimanere a guardare perché tanto io non sono perseguitato e la cosa non mi riguarda oppure devo agire perché chi perseguita uno perseguita tutti? La famiglia di ebrei chiaramente sa da quale parte stare e insegna ai giovani come fare resistenza all’ideologia dominante partendo da un semplice gesto come dipingere una V sul poster di un visitatore, naturalmente V per Vittoria. Ho paura che questa parte della storia nella nuova serie sia stata completamente modificata, anche perché se nella serie vecchia avevamo Faye Grant che interpretava la biologa Juliet Parrish, uno dei capi della resistenza, in questa nuova serie abbiamo l’attrice Elizabeth Mitchell, famosa per Lost, che interpreta un’agente dell’FBI, quindi la resistenza sarà guidata da lei molto probabilmente.
La serie originale di V-Visitors mi ha dato intense emozioni e la ricordo con grande nostalgia. Solo raramente mi capita di riprovare simili emozioni e  ho paura che questo re-make di Visitors dovrà faticare parecchio per superare l’originale, malgrado il primo episodio sia di discreto livello.

NCIS: Los Angeles

Posted on Settembre 27th, 2009 in Televisione | No Comments »

Attenzione spoiler!

Sono riuscita a vedere il pilot in inglese di questa nuova serie nata da una costola di NCIS. La stagione di NCIS attualmente trasmessa dalla RAI la domenica sera comprende un episodio doppio dal titolo “Legend part 1″ e “Legend part 2″ dove verranno introdotti nuovi personaggi a cui poi è stato dedicato lo spin-off. Questi nuovi personaggi sono: i due protagonisti della serie cioè l’Agente Speciale G. Callen interpretato da Chris O’Donnell, che alcuni ricordano come Robin in “Batman Forever” del 1995 e “Batman e Robin” del 1997 e l’Agente Speciale Sam Hanna interpretato da LL Cool J, attore e musicista. A fianco a loro ci sono dei personaggi di supporto di cui l’unica faccia conosciuta è Linda Hunt, premio Oscar, che interpreta la versione NCIS di Q (quello di James Bond).
In questo primo episodio ci vengono fornite alcune vaghe informazioni sui due protagonisti. Scopriamo che l’Agente G è orfano e non sa quale sia il suo vero nome e benché sia rimasto gravemente ferito nel doppio episodio di “Legend” è tornato in servizio senza troppi problemi; il personaggio di LL Cool J invece è un ex-Navy Seal e penso che questo dica tutto. Gli altri co-protagonisti sono assolutamente insulsi e comprendono il classico secchione enciclopedico che sa sempre tutto, l’esperto di computer, un agente speciale donna ecc. La trama è abbastanza semplice e prevede il solito ufficiale di marina ucciso a cui si scopre che hanno rapito la nipote per farsi dare informazioni segrete. La missione quindi a metà episodio si trasforma da ‘caccia all’assassino’ a ‘trovare e liberare l’ostaggio’. Il direttore Vance dell’NCIS si collega da Washington in video un paio di volte per dare istruzioni ed è l’unico personaggio della serie principale a comparire.
Sinceramente non sono rimasta particolarmente colpita da questo episodio. Tecnicamente è perfetto: la sceneggiatura è ben scritta, ha ritmo e colpi di scena nei momenti giusti; gli attori principali sono molto bravi; la regia impeccabile così come la fotografia. Il problema però è che la serie è incentrata sui due agenti che vanno sempre in missione sotto copertura e tralascia tutti gli altri che sono solo di supporto. Non c’è la coralità della serie madre dove ognuno ha il suo spazio e il suo ruolo nelle storie. La conseguenza è che la serie è piena di testosterone perché i due protagonisti sono uomini tutti d’un pezzo. Per chi ama le serie dove gli eroi sono macho, duri, aitanti, possenti, con una vena di mistero sul loro passato, molta azione e poca analisi allora divertitevi, è la serie perfetta per voi. Per chi è abituato invece alle serie di investigazione dove contano i dettagli, gli interrogatori, le tracce anche labili e il ragionamento è meglio che guardate qualche altra cosa. Se poi siete femministe come me e cercate delle serie dove le donne vengono rappresentate come persone a tutto tondo e non come stereotipi o personaggi bidimensionali di sfondo, allora questa nuova serie è un disastro completo. Le due donne della serie sono una un’agente speciale del tutto insignificante che non viene impiegata in momenti significativi della storia, ma serve solo a gestire emotivamente una madre sconvolta dal rapimento della figlia, quindi un ruolo classico in cui una donna può usare tutta la sua empatia ‘femminile’. L’altra invece è un personaggio ibrido tra una figura materna e una Q gadgetomane che però ha qualcosa di stonato, e mi è rimasta impressa solo perché è interpretata da un’attrice fuori classe che rende le sue scene piene di calore e vivacità non facilmente spiegabili a parole. Per il resto meglio stendere un velo pietoso.
Questa serie è ‘men’s club only’, non c’è posto per le donne ma solo per duri agenti speciali uomini che sanno sempre cosa fare. Per me questo è un completo fallimento anche perché i produttori escludono a priori il successo tra il pubblico femminile. NCIS la serie madre non eccelle certo con i suoi personaggi femminili ma comunque Ziva David e Abby sono molto interessanti, NCIS: Los Angeles invece è assolutamente da dimenticare. Durante tutta la visione dell’episodio mi sono sentita esclusa, come se stessi guardando di nascosto un programma per ‘noi uomini duri’. E’ ora di finirla con queste discriminazioni. Metà della popolazione mondiale è rappresentata da donne e i produttori non sono riusciti a creare neanche un personaggio femminile decente. Non riesco a crederci, neanche uno. Hanno ragionato col testosterone e il risultato è che se non faranno qualche cosa nei prossimi episodi, perderanno completamente il pubblico femminile e probabilmente anche i rating generali di pubblico non saranno sufficienti per tenere in piedi la serie. Speriamo che rinsaviscano.

Coliandro

Posted on Settembre 16th, 2009 in Televisione | No Comments »

Ieri sera ho visto la terza puntata dell’ispettore Coliandro e mi sono divertita tantissimo. Finalmente la RAI trasmette qualcosa di decente. Altre fiction in passato sembravano interessanti ma poi si sono rivelate una catastrofe, parlo di varie serie poliziesche dove le storie erano pietose, la regia inesistente e la recitazione a malapena sopportabile. Esattamente ciò che invece funziona in Coliandro. Le storie non sono certo dei capolavori di letteratura, ma hanno ritmo, sono ricche di momenti comici e non sono artificiosamente complesse come accade in alcune serie poliziesche americane tipo CSI, dove a volte si sfiora il ridicolo, soprattutto dopo nove stagioni. La presenza di Lucarelli ha scongiurato che qualche oscuro sceneggiatore raccomandato potesse rovinare il personaggio e le storie. La regia dei Manetti Bros. è ottima, soprattutto non si fa notare per gli errori come succedeva in altre fiction ma per certe trovate originali che rendono la visione più godibile. La fotografia è buona anche se si potrebbe fare di meglio, si cerca sempre di essere troppo realisti con l’illuminazione del luogo di lavoro più o meno squallido e questo toglie drammaticità. Mi rendo anche conto che Bologna non offre i blu usati in CSI New York né gli arancioni accesi di CSI Miami, ma comunque la città è ben utilizzata. La recitazione è un tasto dolente. Possibile che con tutti gli attori di teatro a spasso che abbiamo e i grandi doppiatori che il mondo c’invidia solo pochi attori si salvano in tutto un cast? Il migliore è sicuramente l’interprete del Dott. De Zan, Alessandro Rossi,  che molti appassionati di fantascienza conoscono bene perché è stato il doppiatore del Capitano Picard in Star Trek: The Next Generation; se la cava molto bene il protagonista Coliandro cioè Giampaolo Morelli; dopo di lui l’interprete del suo amico Gargiulo fa un discreto lavoro (purtroppo non sono riuscita a capire qual era il suo nome) ma gli altri sono da dimenticare. Legno allo stato puro. Qualche volta si riesce ad avere una protagonista femminile abbastanza decente che alza un po’ il livello, come per esempio Chiara Gensini nell’episodio “Sempre avanti”, ma purtroppo non sempre. Per fortuna ieri sera c’è stata la partecipazione straordinaria di Daria Nicolodi, interprete di indimenticabili film e sceneggiati, e Valerio Evangelisti, scrittore di fantascienza molto conosciuto e amato in Italia e all’estero. Entrambi una piacevole sorpresa.
Perché mi piace Coliandro? Prima di tutto è una serie che non si prende troppo sul serio, c’è molta autoironia e anche molte scene di comicità a volte anche surreale; lo stile hard-boiled e la narrazione del protagonista con cui entriamo nei suoi pensieri è un chiaro richiamo ai film noir degli anni ‘40, ma viene fatto con uno stile nuovo perché i protagonisti di quei film erano uomini tutti d’un pezzo che non obbedivano a nessuno, non commettevano mai errori e alla fine ottenevano sempre la ragazza. Coliandro invece è inserito in una organizzazione, la polizia di stato, considerata un po’ opprimente che non permette ai propri dipendenti di usare appieno le proprie capacità tanto da buttare Coliandro in un oscuro ufficio e costringerlo sempre a investigare segretamente, cosa che poi conduce a tutta una serie di problemi se non al disastro finale. Coliandro è anche un po’ imbranato e avrebbe bisogno di essere affiancato da un poliziotto anziano che gli insegni qualche trucco in più per sopravvivere dato che in ogni episodio finisce sempre con qualche ferita più o meno grave. Inoltre in teoria ha una ragazza nuova a episodio, ma non sempre è quella giusta. Per esempio ieri sera la ragazza era anche l’assassina e Coliandro ha rischiato di finire all’obitorio. Possiamo dire quindi che Coliandro è un anti-eroe, un poliziotto simpatico, direi quasi un “pacioccone”.
Altri motivi per cui mi piace Coliandro è che è pieno di citazioni da film e telefilm, in particolare la filmografia di Clint Eastwood è largamente rappresentata (”Coraggio fatti ammazzare”), così come Sergio Leone (”Quando un uomo con la macchina blindata incontra un uomo col lanciarazzi, l’uomo con la macchina blindata è un uomo morto”). Inoltre Gargiulo, il giovane collega di Coliandro, è evidentemente un appasionato di fantascienza con tutti gli annessi e connessi: lo vediamo indossare magliette di Guerre Stellari, di Star Trek, dei Supereroi dei fumetti, ieri sera abbiamo scoperto che per un certo periodo di tempo ha giocato a un gioco di ruolo fantasy, nella sua camera ha vari poster a tema. Insomma è un tipo interessante e ne conosco parecchi come lui.
Dal punto di vista femminista non posso ritenermi soddisfatta, siamo molto lontani dal raggiungere una vera parità. Per Coliandro le donne sono “sexy” oppure “str*&#@”, non ci sono vie di mezzo; si innamora ad ogni episodio e in questo mi ricorda molto il Capitano Kirk di Star Trek soltanto che quella è una serie di 40 anni fa quindi stiamo usando dei cliché un po’ antiquati; le donne che incontra sono vittime o assassine e per fortuna almeno qualcuna ogni tanto si salva; le colleghe sono una, la Balboni, “un nano da giardino” e la fanno fuori subito, l’altra, l’ispettore Bertaccini, che è una tosta, si scopre in una scena che è felicemente lesbica (e questa è già una nota positiva, un bel passo avanti per la RAI in prima serata); la sua capa lo vuole buttare fuori dalla polizia e lo incrimina per favoreggiamento e intralcio alla giustizia praticamente a ogni episodio. Insomma, le donne in questa serie sono un disastro. L’unica consolazione è che almeno l’autoironia della serie fa si che i personaggi non siano veramente presi sul serio dal pubblico e almeno riesco a ridere e divertirmi per un paio d’ore con un prodotto italiano.

Consiglio di non perdere neanche un episodio.

Le donne di NCIS

Posted on Settembre 7th, 2009 in Televisione | No Comments »

Ieri sera su RaiDue è andato in onda il primo episodio della nuova stagione di Navy NCIS, una serie che vede all’opera una squadra invesigativa della marina americana. Malgrado fosse un bell’episodio non ho potuto fare a meno di fare alcune considerazioni su come vengono rappresentate le donne nel mondo militare e spionistico che ci viene mostrato nella serie. Ieri sera in particolare la storia girava intorno al problema di come trovare una talpa, cioè una spia infiltrata nell’NCIS che lavora per una nazione straniera o peggio ancora per il miglior offerente. Alla fine dell’episodio il pubblico scopre (ma non Gibbs e la sua squadra) che la spia è la giovane agente di origine cinese Michelle Lee, interpretata da Liza Lapira (che possiamo vedere anche in alcuni episodi di Dollhouse trasmesso da Fox). Mi ha dato molto fastidio che fosse proprio lei la spia: perché una donna? e cinese poi? Questa cosa segue la strada scelta dalla produzione di rappresentare le donne come negative o comunque di farle fuori senza tanti convenevoli. Vediamo i precedenti.
Agente Kate Todd (interpretata da Sasha Alexander): un personaggio femminile fantastico ma l’hanno fatto fuori dopo le prime stagioni e ci sono rimasta malissimo. Viene uccisa da un agente impazzito del Mossad israeliano che a sua volta viene ucciso dalla sorella Ziva David;
Jenny Shepard (interpretata da Lauren Holly): hanno distrutto la reputazione del Direttore dell’NCIS costruendo episodio dopo episodio la sua ossessione per la Grenouille, senza spiegarci quale fosse la vera causa del suo comportamento e instillando nel pubblico il dubbio sulla sua moralità e integrità,  poi l’hanno fatta morire in uno scontro a fuoco in cui praticamente lei si suicida perché ha scoperto di avere una malattia terminale. Forse anche la sua ossessione aveva origine nella malattia? Un’altro personaggio femminile forte eliminato.
Ziva David (interpretata da Cote de Pablo): per il momento non l’hanno ancora uccisa ma ci hanno provato molte volte. Non so se esistono veramente donne così, però Ziva è stata costruita a tavolino dal padre, anche lui del Mossad, per essere un agente perfetto: parla molte lingue di aree critiche, è addestrata a uccidere in mille modi e chissà quali altre cose sa fare che non abbiamo ancora visto. Questo significa che non è una donna normale, ma un’eccezione che riconferma la regola. In pratica le altre donne non sono così, solo lei.
Abby Sciuto (interpretata da Pauley Perrette): neanche lei è una donna normale. Un personaggio che in laboratorio fa un po’ il jolly, sa fare tutto, dal DNA alle perizie balistiche, è caratterizzata come uno scienziato pazzo a livello professionale e come una tenera bambinona a livello psicologico. Indubbiamente lei è fortissima, ma mi cadono le braccia, una donna adulta che si comporta così?
E adesso questa agente di origine cinese che avevamo imparato ad apprezzare in alcuni episodi perché la mandavano in missione sotto copertura e per le scene comiche di sesso nel laboratorio delle autopsie, ecco adesso me la trasformano in una traditrice? Non riesco ad accettarlo, mi dispiace. La spia è lei perché è una donna e in più è anche di origine cinese e quindi intrinsecamente ingannatrice, volubile, abituata al mascheramento e alla dissimulazione e naturalmente sessualmente attiva, tanto da sfruttare un giovane collega per i suoi scopi. Tutti cliché ultra centenari del cinema e dei romanzi spionistici. Suvvia, con questa svolta nella storia siamo tornati indietro alle spie donna degli anni ‘30. Non ci sono più idee nuove in questa serie TV, continuerò a guardarla perché gli attori sono bravi e rendono delle perle i propri personaggi, però si potrebbe fare molto di più e meglio, sia per i personaggi femminili sia anche per alcuni personaggi maschili, come McGee, vittima di bullismo da parte di DiNozzo.

Ipazia al cinema

Posted on Maggio 24th, 2009 in Uncategorized | 5 Comments »

Che significa Ipazia? E’ il nome della prima scienziata donna del mondo che si conosca. Nacque ad Alessandria d’Egitto nel 370 e morì nel 415 d.C. Era figlia del filosofo Teone, che a differenza di tutti gli altri uomini e scienziati dell’epoca considerava le donne esseri umani e non semplicemente dei ventri ambulanti da riproduzione, di conseguenza educò la figlia come se fosse un uomo. Ipazia andò poi a studiare a Roma e ad Atene e ovunque veniva apprezzata per l’intelligenza e la preparazione. Ipazia era infatti maestra di filosofia, di astronomia e di matematica. In quel periodo il Cristianesimo stava diventando la religione dominante dell’Impero romano e l’ateismo di Ipazia veniva considerato da molti un’eresia. La situazione peggiorò quando ad Alessandria divenne vescovo Cirillo che dopo il rifiuto di Ipazia a convertirsi la fece uccidere da un gruppo di monaci fanatici. Era l’8 marzo 415 d.C. Secondo le testimonianze le cavarono gli occhi mentre era ancora viva poi fecero a pezzi il suo corpo e li bruciarono. Una martire della libertà religiosa ma anche una donna che ha lottato contro la disciminazione di genere. All’epoca infatti le donne erano quasi tutte analfabete e molti all’interno della chiesa cristiana si chiedevano se le donne avessero un’anima e potessero andare in paradiso. Molte opere di Ipazia purtroppo sono andate perdute, ma alcune sono rimaste, ritrovate dopo secoli negli archivi polverosi delle biblioteche. Dopo di lei per mille anni non ci sono state donne scienziato specializzate in matematica o astronomia. Abbiamo dovuto aspettare il Settecento per avere una nuova ondata di studiose.
Ora la storia di Ipazia è diventata un film. Il regista cileno Alejandro Amenabàr ha appena presentato a Cannes un film di produzione spagnola intitolato “Agora” in cui narra la storia di Ipazia che lui presenta come simbolo di razionalità e di libertà e tolleranza religiosa in contrapposizione ai fanatici cristiani. Almeno questo è quello che si evince da svariate critiche su Internet perchè il film non è ancora uscito ufficialmente, da noi arriverà in autunno e io non l’ho ancora visto. Una grande emozione mi ha attraversato quando ho saputo di questo film e sono molto contenta che si cominci a parlare di donne del passato come protagoniste della storia anche se in questo caso Ipazia è principalmente la classica vittima. Il trailer è molto interessante e penso che l’attrice protagonista che interpreta Ipazia, Rachel Weisz, sia azzeccatissima. La Weisz è una delle mie attrici preferite. L’ho vista per la prima volta in The Mummy del 1999 e poi nel seguito The Mummy Returns del 2001, ma anche Constantine del 2005 era interessante e infine The Fountain del 2006. Ha interpretato anche altre cose molto serie ma non del genere che piacciono a me, per intenderci quelle che piacciono ai critici. Non conosco invece Amenabàr, sono totalmente ignorante sul cinema spagnolo, ma dalle immagini del trailer di questo film sembra uno che ci sa fare, anche perché ha scritto la sceneggiatura, quindi è il classico artista completo che fa tutto da se.
Non vedo l’ora che questo film esca nelle sale italiane e lo raccomando a tutte le donne che pensano di essere le uniche a cui piace la matematica o le scienze. Non preoccupatevi se vi ostacolano, non siete sole, e prima di voi alcune sono state anche uccise perché amavano la scienza, adesso per fortuna non succede più ma è comunque molto difficile farsi avanti in quel campo (salvo poi diventare astronaute, ma questa è un’altra storia).

Star Trek: l’ultima follia

Posted on Maggio 9th, 2009 in Uncategorized | 5 Comments »

Ieri sera sono andata a vedere l’ultimo film di Star Trek, o forse dovrei dire il primo di una nuova serie. Infatti è tutto diverso dal passato e ho iniziato a pensare che ormai il passato è andato e niente può riportarci ai gloriosi giorni della serie classica. Infatti non è un film sulla serie classica, i personaggi sono stati alterati, Spock non è come lo conosciamo e neanche molti degli altri personaggi. A parte questo il film è un grande film di fantascienza. O forse non è neanche questo? Dal punto di vista della spettacolarità è sicuramente eccezionale, ma tutti sappiamo che in Star Trek gli effetti speciali non sono mai stati centrali alla storia. E la storia tutto sommato non è poi un gran ché, dato che hanno riciclato la trama di Star Trek 2 L’ira di Khan peggiorandola, invece di migliorarla. Ma allora se i personaggi non sono più gli stessi, gli effetti speciali non sono importanti, e la storia fa acqua da tutte le parti, che cos’è il film che ho visto ieri sera? Non l’ho ancora capito.

Ecco comunque alcune cose che mi hanno colpito. Iniziamo con la questione delle donne che mi sta molto a cuore.

L’attrice che interpreta Amanda Grayson, la madre di Spock, ovvero Winona Ryder, è troppo giovane. La Ryder è del 1971 mentre Zachary Quinto che interpreta Spock è del 1977. Hanno cercato di invecchiarla col trucco, ma non ci sono riusciti in modo convincente. Questa purtroppo è una tendenza di Hollywood che non dà lavoro ad attrici oltre i 40 anni, come avrebbe dovuto essere la madre di Spock. Già in Alexander Angelina Jolie, che è del ‘75, interpretava la madre di Alessandro Magno, cioè Colin Farrell che è del ‘76, che è una cosa chiaramente ridicola. Nella serie classica l’attrice che interpretava Amanda aveva una cinquantina d’anni, che è più realistico dato che Spock non aveva vent’anni ma di più.

L’attrice che interpreta Nyota Uhura è assolutamente splendida. E’ una donna e non un gommone. Non ha le tette finte, non ha le labbra a canotto come siamo stati abituati a vedere nelle ultime serie di Star Trek, non ha abitini attillati che obbligano a diete a pane e acqua e ha dei capelli che non sono appena usciti dall’ultimo parrucchiere di grido del Sunset Boulevard. E’ una donna. Punto. Purtroppo è anche l’unica donna, ma trattandosi di Star Trek non ci si poteva aspettare altro. E’ sempre stato un po’ sessista malgrado i tentativi di Roddenberry, ma anche lui era un po’ antiquato. L’attuale Uhura oltre ad essere un ufficiale competente è anche la fidanzata di Spock. A parte l’ottimo gusto che dimostra, mi domando però se era proprio necessario far apparire l’unica donna con un ruolo importante del film come una “fidanzata di”, anche perché non la vediamo quasi mai durante un turno di lavoro alla sua postazione e le scene più importanti in cui compare è presente come fidanzata di Spock, non perché le sue competenze sono indispensabili. Questo sicuramente la sminuisce. Le uniche altre donne che si vedono nel film sono madri, ci sono alcuni ufficiali donna che appaiono sullo sfondo nelle scene, o che dicono una mezza frase, ma le donne non sembrano ben rappresentate per esempio ai ranghi alti della Flotta Stellare. Neanche Vulcano sembra immune da un certo sessismo, dato che all’Accademia delle scienze sembrano esserci solo maschi. Dove sono le donne di Vulcano? Dove si trova T’Pau? Mistero. Comunque per ritornare al discorso di Uhura, le donne in questo film o sono madri o sono fidanzate e solo sullo sfondo svolgono qualche lavoro. Siamo molto indietro caro JJ, hai fatto di meglio in passato, qui non ti sei sforzato per niente.

Una delle altre donne è la madre di Kirk. Si trova sulla Kelvin insieme al marito. Cosa? Ai tempi del padre di Kirk non ci si portava dietro la famiglia nelle missioni, hanno iniziato a farlo ai tempi di Picard, un secolo dopo. Va bene, posso anche passarci sopra, d’altronde questo è un universo alternativo. Nessuno dei due genitori però sembra conoscere il sesso del bambino prima della nascita, evidentemente nel futuro si sono scordati come si fanno le ecografie e le analisi genetiche del nascituro. Il padre di Kirk chiede “che cos’è?” alla moglie durante il conto alla rovescia e quando lei gli risponde “un maschio” lui ha un’espressione estasiata e soddisfatta. Sarebbe stato altrettanto estasiato e soddisfatto se gli fosse nata una femmina? Non lo so ma mi è venuto il dubbio, e non posso far altro che pensare che se Kirk fosse stato una donna non sarebbe mai diventato capitano e non sarebbe stata la protagonista di questo film.

Un altro personaggio donna mancato è Nero, il cattivo romulano. I Romulani hanno un’antica tradizione di donne forti al comando, basti pensare alla Comandante romulana della serie classica, degna antagonista di Kirk e Spock o del personaggio di Denise Crosby in The Next Generation, purtroppo sottoutilizzato. Se Nero fosse stato una donna allora sarei stata un po’ più contenta, magari una donna degna di Khan. Le donne possono essere molto cattive, ma agli uomini non piacciono donne dalla forte personalità che sono antagoniste perché si sentono attaccati nel loro predominio patriarcale sul mondo e quindi niente cattivo donna. Mi viene da piangere.

Veniamo invece adesso al personaggio di Spock. Vedere la scena di bullismo su Vulcano non mi ha fatto per niente piacere e l’ho trovata disgustosa. Pensavo che il bullismo su Vulcano non esistesse, pensavo che fosse una pratica illogica il cui unico scopo è la soddisfazione di un’emozione come l’invidia, la rabbia o la vendetta, indegna quindi di giovani ragazzi vulcaniani. Evidentemente mi sbagliavo. Notare che tra i compagni di studio di Spock non c’è neanche una ragazza, non ci sono donne da nessuna parte, né tra gli insegnanti né tra gli allievi, sono tutte sparite. Forse i Vulcaniani credono nelle classi separate per sesso e le donne studiano in un’altra scuola? Spero di si. Oppure devo pensare che le donne su Vulcano non vengono fatte studiare? I Vulcaniani sono come i Talebani? L’evidenza dei fatti è che non ci sono donne nelle scuole vulcaniane e la conclusione che ne traggo è del tutto logica.

Capiamo che lo Spock di Zachary Quinto non è lo Spock di Leonard Nimoy quando lo vediamo con Uhura che lo bacia. Mi vengono in mente un sacco di epiteti Klingon per queste scene. Non mi aspettavo assolutamente una relazione tra i due e ci sono rimasta di sasso. Nella serie classica i due si stimavano e Spock le ha fatto anche i complimenti per il suo lavoro anche se non mi ricordo in quale episodio. Non ci sarà allora il primo bacio interrazziale tra Kirk e Uhura. Una tabula rasa non è mai positiva. Questo non significa però che la relazione tra i due sia negativa, al contrario. Nella serie classica le belle donne erano tutte di Kirk, il tombeur de femme della serie, agli altri rimanevano le briciole e sembrava del tutto illogico che Spock rifiutasse le donne umane. Dato che proprio lui è nato da una donna umana, conosce le donne umane molto meglio di quanto non conosca le donne vulcaniane,  è giusto che nel nuovo corso sia Spock ad avere una relazione con la donna più bella presente nel film (ma il ragionamento è valido anche al contrario: è giusto che Uhura abbia una relazione col personaggio più bello e affascinante del film e si capisce perché lei non sia interessata a Kirk e rifiuti le sue avance, l’attore che interpreta Kirk ha una faccia un po’ insulsa) (mi viene in mente adesso che le schiave di Orione, cioè le ragazze con la pelle verde, all’epoca erano ancora schiave e Orione era nemico della Federazione, quindi è impossibile che Kirk possa andare a letto con una ragazza verde oltretutto compagna di stanza di Uhura all’Accademia della Flota Stellare). Considerato che i Vulcaniani sono un pochino più stabili nelle loro relazioni rispetto agli umani c’è da sperare che i due si possano anche sposare in futuro, e la cosa non può che farmi piacere.

Veniamo invece adesso ad alcuni elementi della trama che mi hanno lasciata un po’ perplessa.

La scena di tortura di Pike è ripresa pari pari da Star Trek 2 L’ira di Khan, con quella specie di scorpione/lumacone che si insinua nel cervello della vittima e lo rende “suscettibile ai suggerimenti”. Ho avuto un déjà vu in quella scena, ma l’originale del 1982 era scritto meglio, recitato meglio e faceva venire i brividi, mentre questa scena è passata quasi inosservata e sembrava che Nero fosse annoiato.

Ad un certo punto del film vediamo SpockPrime che assiste all’esplosione di Vulcano da un pianeta vicino. E’ come se Vulcano fosse una enorme luna in orbita a pochi chilometri di distanza invece di un pianeta distinguibile solo con un telescopio di notte e a malapena, considerando le distanze tra le stelle. Spock nella realtà non sarebbe stato in grado di assistere all’esplosione del suo pianeta. Mi fa rabbia che non viene mai chiesta l’assistenza di un consulente scientifico quando scrivono le sceneggiature e neanche si documentano. La fantascienza è composta in ugual misura da fantasia e scienza, ma in questo film la scienza è andata in vacanza in un universo parallelo.

Altri problemi scientifici e di buchi nella sceneggiatura sono per esempio quando Nero racconta dell’esplosione di Romulus. Dice che esplode una stella, non si sa se il sole di Romulus o di una stella vicina, ma evidentemente gli sceneggiatori non hanno ben capito come sono le distanze nello spazio. Viene fatto capire nel film che quando esplode la stella l’esplosione è quasi immediata su Romulus. Se la luce del nostro Sole impiega 8 minuti per arrivare sulla Terra presumo che anche Romulus come pianeta di classe M abbia una distanza molto simile dalla propria stella e quindi la sua esplosione doveva accadere almeno dopo alcuni minuti. Se invece ad esplodere non è stato il sole di Romulus ma una stella vicina allora il tempo intercorso tra un’esplosione e l’altra avrebbe dovuto arrivare ad alcuni anni. Basti pensare che la stella più vicina a noi è Alpha Centauri la cui luce, viaggiando alla velocità appunto “della luce”, ci raggiunge dopo ben quattro anni e non mi sembra che le esplosioni viaggino alla velocità della luce. Poi non viene fatto alcun cenno al pianeta gemello di Romulus, cioè Remus, che invece è stato utilizzato in passato. Va bene, questo posso anche perdonarlo.

Un altro problema scientifico è posto dalla sonda escavatrice che viene utilizzata per scavare un buco fino al nucleo dei pianeti e farli saltare con la materia rossa. Cosa diavolo è la materia rossa? Non si sa, non viene spiegato, è solo un espediente per far accadere cose nel film. Ma se è così potente che ne basta una goccia per creare un buco nero, non c’è bisogno di scavare fino al nucleo del pianeta per farlo saltare, basta mandare giù una bomba rossa sulla superficie e si ha lo stesso effetto, quindi l’escavatrice non ha ragione d’essere, è perfettamente inutile, oppure serve solo per fare una scena spettacolare con Kirk e Sulu addestrato alla “scherma”. Mi domando poi, un pianeta ha abbastanza massa per creare un buco nero? Credo proprio di no. I buchi neri nascono dal collasso di una stella e le stelle non sono piccole come pianeti, ma grandi come minimo come il nostro Sole, che però ha un diametro che è 109 volte quello della Terra, quindi “enorme”. Un pianetucolo non è sufficiente per formare un buco nero.

A parte questi problemi scientifici, ci sono altri problemi nella trama.

Prima di tutto nessuno aveva mai visto un romulano in faccia nel tempo in cui è ambientato il film perché durante la guerra con i Romulani avvenuta alcuni anni prima non c’erano ancora le comunicazioni video da nave a nave, quindi nessuno aveva mai visto come fosse fatto il loro nemico (vedi episodio della classica Balance of Terror). Quando arriva Nero tutti dicono “è un romulano” ma nessuno avrebbe dovuto riconoscerlo, neanche i Vulcaniani.

Un altro problema è il fatto che sebbene Vulcano sia uno dei pianeti fondatori della Federazione e avesse navi stellari molto tempo prima dei terrestri, nello spazio circostante Vulcano non c’è neanche l’ombra di una nave da difesa. Dove sono le navi di Vulcano? Dove sono le altre navi della Flotta? Devono per forza mandare una flotta di navi piene di cadetti appena diplomati per difendere il pianeta? Il risultato si è visto, sono morti tutti.

Che dire poi della promozione sul campo di Kirk a capitano dell’Enterprise. Un cadetto appena diplomato che non ha mai neanche fatto un giorno regolare di servizio e non è passato dai gradi intermedi viene promosso capitano? Il povero Ammiraglio Nelson si rivolta nella tomba.

Infine la chicca ce la dà ancora Spock. In un episodio della classica (The Immunity Syndrome) Spock sente a distanza a livello telepatico la morte dell’equipaggio vulcaniano di una nave, la Intrepid. Obi Wan direbbe che c’è stato un forte rimescolio nella Forza. Sia Spock che Obi Wan si sono sentiti male a causa delle loro percezioni, e Spock viene addirittura portato in infermeria e curato da McCoy. Cosa accade invece in questo film? Spock assisite alla morte della propria madre, contemporaneamente viene distrutto il suo pianeta abitato da miliardi di vulcaniani e lui rimane imperterrito? Ci è voluto Kirk a farlo crollare. Suvvia, non siamo ridicoli. Vulcaniano non significa insensibile, questo pezzo del film è inaccettabile e mostra come la caratterizzazione dei personaggi sia molto superficiale.

Conclusioni: l’unico lato positivo del film è che è spettacolare, ma la trama fa acqua da tutte le parti e i personaggi non sono quelli della classica, è tutto diverso. Forse sarebbe il caso di inventare qualcosa di nuovo invece che andare a fare remake di successi del passato. Mi sono un po’ stancata di guardare fallimenti.

Donne lavatrice e uomini al viagra

Posted on Febbraio 19th, 2009 in Uncategorized | 5 Comments »

C’è una nuova pubblicità in TV che mi disturba molto: le Mentos in lavanderia. Per chi non l’ha vista eccone un riassunto. Interno giorno in una lavanderia, un uomo siede mollemente in attesa che il suo lavaggio finisca, una donna sta mettendo o togliendo i suoi panni dalla lavatrice. L’uomo tira fuori dalla tasca un pacchetto di Mentos, ne prende una, si avvicina alla donna, la acchiappa e la bacia. Evidentemente il bacio è così terribile che la donna inizia a girare come se avesse attivato il programma della centrifuga rimanendo attaccata al perno centrale delle due bocche. Alla fine della centrifuga i due si staccano e lei cade per terra, non si sa bene se per la centrifuga, il bacio o tutti  e due.
Non so chi è il cliente tipico delle Mentos, ma da questa reclame mi sembra che non sono né gli uomini né le donne, e anzi dopo aver visto questa reclame non credo proprio che le comprerò mai. Nel momento della centrifuga ho sentito una fitta di dolore fisico e mi sono tornati in mente tutti i gatti e purtroppo tutti i bambini morti accidentalmente nelle lavatrici azionate inconsapevolmente da fratellini. E’ terribile, una pubblicità dovrebbe creare nello spettatore ondate di piacere, non fitte di dolore.
Ma anche se analizziamo razionalmente le immagini, il risultato è sempre negativo. L’uomo che si prende le Mentos ha dei problemi di virilità perché ha bisogno di prendere una pasticca per avere il coraggio di avvicinarsi alla donna, in questo modo le Mentos sono equiparate al Viagra, ma allo stesso tempo sono un insulto a tutti i possibili acquirenti “dato che siete tutti impotenti prendete le nostre caramelle”. Non ho mai sentito di alcuna reclame che insultasse i suoi spettatori, questa è la prima volta. La parte femminile non ha purtroppo un trattamento migliore: la donna viene centrifugata e viene quindi comparata a una lavatrice, è un elettrodomestico, un oggetto da accendere e spegnere e centrifugare a piacere anche se con l’aiuto delle pasticchette che però in questo contesto sono la metafora del detersivo quindi disgustoso. La donna poi subisce la centrifuga che alla fine le causa uno svenimento, ma d’altronde essendo un elettrodomestico, quindi un oggetto di uso quotidiano, le si può fare ciò che si vuole. Insomma, uno sfacelo. Ma chi sono i pubblicitari che hanno queste idee terribili? Ragionano in questi termini: basta che se ne parli anche se male. Anche perché questo è l’unico effetto che possono avere sul pubblico, il disgusto.

Non riesco a trovare neanche una pubblicità che abbia delle idee non dico geniali ma sane, che non coinvolgano insulti e riduzioni ad oggetto. E’ inutile la pubblicità non riesce ad esprimere niente di innovativo, né per quanto riguarda gli uomini, né per quanto riguarda le donne.

Lipstick Jungle

Posted on Febbraio 18th, 2009 in Uncategorized | No Comments »

Su FoxLife ogni giovedi sera alle 9:00 va in onda una nuova serie dal titolo “Lipstick Jungle”. Le protagoniste sono tre amiche, Wendy (Brooke Shields) produttrice cinematografica, Nico (Kim Raver) dirigente in una famosa rivista femminile, Victory (Lindsay Price) stilista di moda che ha appena debuttato con un flop clamoroso nella haute couture. Nei telefilm sono inserite nella lista delle 50 donne più potenti d’America. Le storie ruotano intorno alle loro vite private e professionali, ovvero come riescono a barcamenarsi senza impazzire. Sono chiaramente tutte e tre donne di successo, anche se con alti e bassi.
Ho visto solo i primi due episodi ma questa serie mi piace più di altre attualmente presenti nel desolante panorama televisivo italiano dedicato alle donne, Desperate Housewives e Sex and the City. Desperate Housewives è assolutamente allucinante, le casalinghe non sono così, non fanno quelle cose orribili che fanno loro, tipo buttare il marito dallo yacht per liberarsene, fingere gravidanze per salvare la reputazione della figlia ecc. Non riesco proprio a guardarla, non mi piacciono i personaggi nè le storie in cui si trovano coinvolti e oltretutto parlano di cose assolutamente insulse lontane dalla vita reale e di carattere esclusivamente romanzesco, come un pessimo feuilleton francese dell’800. Oltre che come casalinga non riesco a identificarmi neanche come donna, insomma è inguardabile. In pratica non faccio parte del target audience.
Per quanto riguarda Sex and the City stesso discorso. Queste povere donne vivono la propria vita solo in funzione degli uomini, parlano solo di uomini, sono felici solo se hanno un uomo, il sesso è solo una scusa per acchiappare più o meno brevemente un uomo, gli abiti e le scarpe servono solo per riempire un buco dell’anima, insomma non c’è altro. Anche in questo caso non faccio parte del target audience.
Lipstick jungle invece è tutta un’altra cosa. Le storie mi sembrano un po’ più serie. Queste donne hanno problemi reali di gestione della propria vita, della famiglia e del rapporto col partner. Mi dispiace che un critico italiano ne abbia parlato male
http://www.corriere.it/spettacoli/09_febbraio_07/sex_city_clone_grasso_8e08ad86-f4ed-11dd-a70d-00144f02aabc.shtml
ma non condivido le sue critiche. Le donne protagoniste di Lipstick Jungle mi sembrano dei personaggi molto più ricchi e profondi delle due serie di cui vuole essere l’antagonista se non l’erede. Pur essendo donne di successo quindi molto distanti dalla mia vita, riesco comunque a capire cosa succede loro e perché, cosa che invece non mi succedeva con le altre serie. Insomma c’è identificazione, comprensione, riflessione, anche ammirazione per esempio per Brooke Shields che sembra entrare e uscire dalla sua carriera con non chalance. Mi ritrovo a pensare a quello che succede alle tre protagoniste e confrontarlo con quello che succede a me, penso anche a cosa farei se mi trovassi al loro posto. E’ una serie che mi soddisfa sotto ogni punto di vista, sia durante la visione che in seguito nella rielaborazione personale della storia. Spero negli USA continuino a produrla, sarebbe una grave perdita altrimenti.