Halle Berry

Posted on Ottobre 5th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Halle Berry non è una grande attrice ma certamente è una grande professionista e sa bucare lo schermo. Quando c’è lei nell’inquadratura guardi lei e nessun altro, nemmeno James Bond.

Ho rivisto di recente 007 Die Another Day del 2002 con Pierce Brosnan nella parte dell’agente britannico e la Berry nel ruolo dell’agente americana Jynx e devo dire che lei è favolosa. E’ atletica, combatte con qualsiasi arma, lancia i coltelli, corre, salta, affoga, viene rianimata, la vogliono tagliare a metà con il laser ma non ci riescono, pilota aeroplani enormi con nonchalance. Insomma agisce come un perfetto agente segreto donna. Purtroppo riescono a incastrarla e quasi muore, salvo essere salvata all’ultimo momento dall’eroe. È un espediente che ormai noi donne conosciamo bene, puoi anche essere la più brava ma alla fine ti tocca sempre essere salvata dall’eroe. Vabbè, non ci possiamo fare molto, le cose accadono alle donne nei film per mettere in risalto il coraggio e la bravura degli eroi uomini (e sinceramente essere salvata da Pierce Brosnan non capita tutti i giorni). Questo James Bond riconferma la regola, ma dato che è l’unica cosa tradizionale che accade ad Halle Berry/Jynx posso anche chiudere un occhio, tanto più che il suo salvataggio è molto spettacolare e anche molto sofferto quindi è una scena importante del film e non un avvenimento secondario.

Mi piacerebbe vedere Halle Berry in altri film d’azione ma purtroppo non sembra che ci siano delle parti simili a Hollywood per le donne in questo momento e soprattutto per le donne di colore. Gli americani sono un po arretrati nella mentalità e pensano che una donna di colore non potrebbe guidare un film blockbuster. Hanno cucito su di lei Catwoman, del 2004, ma il film non ha avuto molto successo (anche se a me è piaciuto particolarmente, ma questa è un’altra storia). Io comunque mi sento rappresentata come donna da un’attrice come lei e sinceramente non mi accorgo che è una African-American, quando vedo lei sullo schermo vedo una donna e basta e non una donna di colore. Forse dipende dalle parti che ha interpretato o dalla sua bravura, non so.

L’ho apprezzata anche moltissimo nei tre film sugli X-Men ma purtroppo il suo personaggio è secondario e non ha potuto brillare di luce propria come invece avrebbe potuto. Il suo personaggio di Ororo Monroe/Storm è molto affascinante anche se legato all’idea un po’ antiquata che una donna per di più di origine africana possa essere intimamente legata alle energie della natura e racchiudere in se il potere della Madre Terra. Gli appassionati dei fumetti che conoscono le storie e i personaggi meglio di me mi perdoneranno ma io sono legata a una cultura visiva dell’immagine in movimento e i fumetti non mi sono mai piaciuti, quindi probabilmente avranno molto da ridire su quello che penso del personaggio.

La morale della favola è che a Hollywood ci sono attrici molto brave e molto apprezzate ma non ci sono le storie per utilizzarle. Nessuno sccrive belle storie con protagoniste donne. Non parlo dei polpettoni tipo storie di famiglia, parlo di film d’azione, thriller, roba seria. Mi piacerebbe vedere film come gli ultimi due Batman o Il Gladiatore in cui c’è una eroina donna, vorrei esaltarmi almeno una volta nella vita guardando una donna che fa le cose giuste al momento giusto. In TV ogni tanto mi capita, specialmente con Buffy, Xena & company ma al cinema ancora non ci siamo. Non ci sono ancora idee moderne, solo vecchi stereotipi. Ormai la gente viene educata dai mass media, la famiglia conta ben poco, i figli crescono da soli. Dove prendono i loro modelli di comportamento? Dai mass media. Se i mass media offrono modelli all’avanguardia, modelli moderni, quelli giusti, allora c’è speranza che nelle nuove generazioni nascano idee nuove sui ruoli di uomini e donne in seno alla società e alla famiglia. Ma per il momento i mass media, e soprattutto il cinema, offrono ben poco. Dobbiamo lavorarci ancora. E intanto la bravura di tante attrici viene sprecata in ruoli insignificanti, e anche le donne che le guardano al cinema si sentono insignificanti. A volte mi chiedo che cosa posso far vedere al cinema a mia figlia perché capisca cosa può fare una donna nella vita: ci sono solo ruoli da puttana o da madre di famiglia.

Che desolazione!

Perdonate la mia vena romantica

Posted on Ottobre 4th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Tra i miei libri preferiti ci sono “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen e “Jane Eyre” di Charlotte Bronte. I libri ormai li ho letti e riletti in italiano e inglese e li conosco a memoria, ma mi diverto molto a guardare le varie versioni televisive realizzate dalla BBC e da altri. Ultimamente ho visto Jane Eyre nella versione BBC del 2006 interpretata da Ruth Wilson nel ruolo del titolo e da Toby Stephens in quello di Mr. Rochester (Stephens per capirci è figlio di Maggie Smith, grande attrice inglese e conosciuta dal grande pubblico per il suo ruolo della McGrannit in Harry Potter). Lo sceneggiato secondo me è la migliore trasposizione televisiva che sia mai stata fatta. Lei è assolutamente convincente mentre lui è assolutamente affascinante, il miglior Rochester che abbia mai visto, meglio di Timothy Dalton che interpretò il ruolo nel 1983 e meglio di William Hurt nella versione cinematografica di Zeffirelli del 1996. L’attore Toby Stephens è abituato a interpretare cattivi, basti pensare al suo ruolo in 007 Die Another Day del 2002 (quello con Pierce Brosnan e Halle Berry) e ha dato uno spessore al personaggio che gli altri non erano riusciti a dare. Un bravo alla BBC per la scelta del cast.

Un altro sceneggiato bello è quello di “Orgoglio e pregiudizio”. Sono cresciuta guardando la versione cinematografica del 1940 con Laurence Olivier nella parte di Mr Darcy e Greer Carson in quella di Elizabeth Bennet, due grandissimi attori dalla bravura ineguagliabile e infatti è stato difficilissimo trovare qualcuno in grado di superarli. Ci è riuscito solo Colin Firth che ha interpretato Darcy in una produzione del 1995 eclissando con la sua bravura la sua partner Jennifer Ehle che comunque era molto brava e rimane la migliore Elizabeth Bennet moderna. Infatti la versione cinematografica del 2005 con Keira Knightley e Matthew MacFayden è inferiore come recitazione anche se si vede che ci hanno investito molti soldi.

La RAI ha cercato di inseguire la moda degli sceneggiati in costume ma non è riuscita a combinare molto. “Cime tempestose” è inguardabile. Se vuoi vedere qualche sceneggiato fatto bene meglio vedere cose prodotte all’estero, la RAI non ci riesce, hanno perso il tocco, forse negli anni ‘60-’70 qualcosa di buono hanno combinato ma dagli anni ‘80 in poi c’è stata una lenta decadenza.
Meno male che c’è la BBC o altrimenti noi donne romantiche non sapremmo cosa vedere in televisione. C’è ben poco di guardabile, solo reality, giochi coi pacchi e calcio.

Un prodotto per un pubblico femminile non deve essere necessariamente qualcosa con protagoniste solo donne, stile Sex and the city e Desperate housewives per capirci o sceneggiati in costume ambientati nell’800. Io per esempio considero un film per donne Il Gladiatore. C’è un protagonista che è un grande eroe che rimane fedele alla memoria della moglie e del figlio per tutto il film e che muore eroicamente e tragicamente alla fine in nome di ciò in cui crede, oltretutto è interpretato da uno degli attori più belli attualmente presenti a Hollywood. Che cosa vuoi di più? Un prodotto per donne è una storia dove c’è un protagonista uomo che possa far sognare e questo non l’hanno ancora capito nelle case di produzione. Stanno ancora molto indietro.

Alla BBC invece sanno come attirare il pubblico femminile, le loro scelte di casting dei protagonisti maschili sono sempre molto azzeccate. La conferma è la scelta di Colin Firth e Toby Stephens. Guardateli anche voi i due sceneggiati e mi darete ragione.

La parata delle mogli

Posted on Ottobre 4th, 2008 in Uncategorized | 1 Comment »

Come tanti di voi seguo con una certa tensione la campagna politica americana per le elezioni presidenziali. Purtroppo sono molto depressa sull’argomento perché vedo ancora nel terzo millennio delle cose che non dovrebbero esserci.

Prima di tutto ci sono rimasta molto male quando Hillary Clinton non è riuscita a superare Barack Obama, poi ci sono rimasta male quando Obama non ha capito che doveva scegliere una donna come suo vice, poi sono rimasta molto male quando è stato McCain a scegliere una donna come suo vice, perché non ha scelto una donna competente ma semplicemente una donna qualsiasi che facesse da specchietto delle allodole per l’elettorato femminile, infine ci rimango molto male quando le mogli dei candidati vengono esibite nelle campagne elettorali come trofei insieme alla loro progenie più o meno scioccata dalle luci del palcoscenico.

Mi domando se Hillary avrebbe esibito il marito ex-presidente allo stesso modo.

In Italia mogli e mariti di politici non vengano esibiti e sfruttati in un modo così plateale e disgustoso ma purtroppo la moda si sta diffondendo. Vediamo in Francia Sarkozy con la sua Carla Bruni, per non parlare dei vari ministri donna nel resto d’Europa, tra cui anche donne incinta più o meno criticate per la loro fertilità considerata incompatibile con un ufficio pubblico. Il solito discorso, le donne vanno bene solo come mogli in seconda fila e se sono in prima fila devono rinnegare la propria femminilità e la propria fertilità.

C’è ancora molta strada da fare soprattutto in politica e soprattutto in Italia, dove forse le mogli dei politici non si fanno vedere perchè “è meglio che stiano a casa a badare alla famiglia”. Quindi forse la parata delle mogli non è tanto peggio della situazione italiana.

47

Posted on Agosto 19th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Ho visto Hitman, il film tratto dal videogioco e mi è piaciuto malgrado l’incredibile quantità di giudizi negativi presenti in rete. Non gioco con la Playstation e non conosco il videogioco da cui è tratto, quindi per me si tratta del solito film pieno di sparatorie con un protagonista che è un assassino a pagamento e una donna mezza/tutta nuda che gli gira intorno. Negli ultimi anni ne sono usciti tantissimi di film come questo, ma Hitman per fortuna è un gradino più in alto rispetto agli altri. Intendiamoci, non è un capolavoro. Basta citare film come Léon e Nikita, tutti e due di Luc Besson, perché Hitman impallidisca ma riesce a sorprendere e questo è quello che voglio vedere in un film. Ormai ho anni, e non ore, di visione televisiva e cinematografica alle spalle, per non parlare di tutti i libri che ho letto, quindi mi riesce difficile trovare storie nuove che riescano a tenere desta la mia attenzione tanto che a volte l’unico modo per guardare la TV è lo zapping perché oramai ho visto tutto e le storie anche se con attori nuovi sono sempre le stesse.
Hitman invece è riuscito a sorprendermi. Mi aspettavo un film pieno di sparatorie e invece c’è anche un duello all’arma bianca; mi aspettavo continui e noiosi flash-back stile Batman che spiegassero la sua infanzia e invece c’è solo la scena iniziale della sigla che spiega da dove viene il protagonista; pensavo che il protagonista non fosse umano e invece riesce anche a dormire in una scena, incredibile; credevo che una faccia rigida e dall’espressione distante non potesse esprimere sentimenti e invece mi sono trovata a guardare un animo tormentato che non riesce a condurre una vita normale. Insomma un film pieno di trovate che è riuscito a farmi divertire fino all’ultima scena.
La cosa che più mi ha sorpreso è il rifiuto di 47, l’eroe, di avere sesso con l’eroina, mi aspettavo una classica scena centrale nel film dove l’eroe ritrova se stesso e si redime grazie all’intervento (di tipo sessuale) dell’eroina. Invece niente di tutto questo. Ripensandoci adesso a freddo mi rendo conto che un comportameno di questo tipo potrebbe essere interpretato come un cliché dei film d’azione. L’eroe non può essere distratto dalla sua sacra missione da una cosa così terrena e insignificante come l’amore per una donna (più misogino di così si muore! Sigh!). Data l’origine quasi religiosa e monastica dell’Agenzia per cui lavora 47, è possibile che gli agenti siano legati da un voto di castità. Non conoscendo il gioco probabilmente mi sfuggono i retroscena, i giocatori appassionati di Hitman mi perdoneranno l’ignoranza. Comunque ci sono delle scene in cui si capisce chiaramente che pur rifiutando il dono di sè che la splendida Nika, la protagonista femminile, fa all’eroe, 47 non è certo indifferente e l’attore è stato molto bravo a mostrare la fatica di rifiutare un tale dono con pochissime e velocissime espressioni del volto. Nika è riuscita ad aprire una breccia nell’animo di 47 perchè già un’altra donna all’inizio del film aveva tentato un approccio con lui con la scusa del whiskey annacquato, ma in quell’occasione 47 non aveva avuto alcuna difficoltà a rifiutare le avance della bionda, con Nika invece è tutta un’altra storia.
L’attrice che intepreta Nika non è all’altezza del suo collega nella recitazione anche se riesce ad essere convincente: all’inizio recita con molta intensità la parte della vittima schiavizzata bisognosa di protezione (un classico per le protagonise donne nei film d’azione), poi passa senza batter ciglio dalla paura del rapimento alla Sindrome di Stoccolma fino ad arrivare a concedersi, completamente indifesa e vulnerabile, al suo rapitore (questa cosa mi ricorda “I 3 giorni del Condor” con una splendida Faye Dunaway, “The Bourne Identity” nelle sue varie incarnazioni, ma anche molta altra robaccia). Purtroppo molta della bravura dell’attrice russa consisteva nel mostrare le sue doti naturali fisiche e non intellettuali, ma d’altronde da un film così non ci si poteva aspettare altro. Una cosa che mi è piaciuta però è che la vicinanza forzata di Nika con l’eroe, il suo dono rifiutato, i suoi progetti per il futuro e per una vita migliore riescono in qualche modo a influenzare anche 47. La nudità e la disponibilità sessuale della protagonista non sono gratuite, hanno un effetto sul personaggio maschile, lo cambiano, hanno un significato, rappresentano il sogno di una vita normale, una vita che 47 scopre solo ora e che inizia a desiderare, ma non è ancora possibile averla, da qui il rifiuto del dono di Nika. Non ha ancora abbandonato completamente la sua vita sanguinaria e non può distrarsi o verrebbe immediatamente ucciso. Solo nella scena finale a casa dell’ispettore dell’Interpol 47 trasforma la sua vita. Quando gli chiede se l’ispettore è un buono, gli risponde di si perché difende la propria famiglia. Esattamente ciò che 47 fa nella scena finale in cui regala il vigneto a Nika e la difende uccidendo due sicari. Per lui ora Nika è la promessa di una famiglia e la protegge come soltanto lui sa fare. Chissà forse la raggiungerà, o forse no, ma l’eroe ormai non è più lo stesso, non sarà più l’assassino freddo e distante di prima.

Giudizio finale.

Il film non è un capolavoro ma è godibilissimo. Il personaggio maschile è molto affascinante ed è presente in tutte le scene sempre impeccabilmente vestito in giacca e cravatta mentre la sua compagna di avventure è quasi sempre mezza nuda. Per fortuna in qualche modo riesce ad avere un ruolo serio nella storia per lo sviluppo del personaggio maschile e quindi possiamo chiudere un occhio sul sessismo della sceneggiatura. Ma le ragazze sono avvertite: se cercate un’eroina seria guardate altrove, se invece volete solo godervi un bell’eroe tosto e gagliardo il film non vi deluderà. Buon divertimento!

Le donne nello sport

Posted on Agosto 12th, 2008 in Uncategorized | 1 Comment »

Guardo tutti i giorni le immagini che giungono dalle Olimpiadi di Pechino e passo le ore a guardare le competizioni femminili dei vari sport. Finalmente anche lo sport femminile ottiene una certa visibilità alla televisione. Quando mai posso godermi una gara di sole donne in TV? Praticamente mai. Quali sono gli sport più visti in TV? Il calcio, la Formula 1, il Giro d’Italia, il Tour de France ecc, tutti sport in cui a gareggiare sono uomini. Durante l’inverno si vede solo questo. Ma dove sono le donne? Ne esce fuori qualcuna in primavera non si sa come grazie a qualche incontro di atletica e un po’ di tennis qua e là. E il resto dov’è? Le schermitrici le fanno vedere di notte ma solo una volta l’anno ai mondiali, e quelle che fanno judo e vincono le medaglie? Quelle che fanno ciclismo e vincono le medaglie? Quelle che fanno badminton e si allenano in Danimarca tutto l’anno? Chi le ha viste mai, nessuno ne ha mai fatto vedere neanche una piccola foto, nessuno le ha mai menzionate, io non sapevo neanche che esistessero. Questa è la parità dei sessi nello sport. Sono sconsolata. Come faccio a dire a mia figlia “devi fare sport perché fa bene, guarda queste atlete come sono brave e belle”. Ma quali atlete, chi le vede mai, solo adesso, per due settimane, grazie alle olimpiadi, poi scompariranno di nuovo nell’oblio mediatico per altri quattro anni fino alle prossime olimpiadi. Che vergogna.

La televisione italiana fa vedere le donne in TV solo se sono mezze spogliate e si comportano da sceme accanto a un presentatore altrettanto scemo che le tratta con disprezzo. Le trasmissioni sulle veline mi fanno vomitare. Le cosiddette celebrities del jet set internazionale sono disgustose. Basta paragonare una qualsiasi Paris Hilton a una qualsiasi atleta delle olimpiadi. La Hilton sembra di plastica, ha un sorriso scemo, un fisico che non ha mai fatto neanche una rampa di scale, non ha l’aspetto di una donna reale in carne e ossa, è una foto sul giornale, non una persona vera, mette in evidenza solo i lati di se che le servono per vendersi, uno sguardo ammiccante, trucco e capelli perfetti, abiti di alta moda, è una immagine costruita a tavolino, non c’è niente di naturale in lei. L’atleta delle olimpiadi invece? Prendiamo le tuffatrici sincronizzate dalla piattaforma che hanno gareggiato questa mattina. Erano ragazze tutte molto giovani, alcune anche dell’età della Hilton. Erano concentrate, determinate a dare il meglio di se, erano arrabbiate se sbagliavano, sorridevano se avevano eseguito in sincrono un tuffo difficile. Ragazze di tutto il mondo, accomunate dalla stessa passione per i tuffi, che hanno lavorato duramente per arrivare a quei livelli di bravura e tutte avrebbero meritato di salire sul podio anche solo per la quantità di lavoro e di allenamento che devono aver fatto negli ultimi anni. Tutte avevano l’aspetto di persone vere, non di icone costruite a tavolino, erano ragazze che puoi incontrare in qualsiasi piscina o in qualsiasi palestra, solo con il talento giusto per arrivare alle olimpiadi. Soprattutto sono ragazze che vengono apprezzate per questo loro talento, sono considerate per quello che sanno fare, a nessuno interessa se hanno i capelli tagliati all’ultima moda o si truccano con prodotti resistenti all’acqua, nessuno cerca di venderle al pubblico mostrando coscie e tette, nessuno le strumentalizza. Sono se stesse e basta, sono donne vere. E soprattutto sono esempi di donne positive, che hanno raggiunto livelli internazionali nel loro sport grazie al duro lavoro, al sacrificio e alla determinazione. Tutto questo in contrasto con altri esempi mediatici di donne oltre alla Hilton, mi riferisco a varie cantanti per esempio che negli ultimi mesi hanno mostrato quanto possa scendere in basso una persona, Britney Spears o Amy Winehouse. Queste cosiddette artiste ricevono molta attenzione dai media e le nostre figlie vedono loro in televisione la maggior parte del tempo come esempi da seguire, la tipica cantante persa nella droga e nell’alcool che sa dare il meglio di se solo così.

Non va bene, non ci siamo, non possiamo offrire solo queste fallite come esempio mediatico di donne di successo, ma poi successo di che? Successo nella droga, nell’alcool? Le atlete nelle olimpiadi al contrario sono vere donne di successo, loro sono esempi da mostrare alle nostre figlie, ma purtroppo le avremo in vista solo per due settimane, poi scompariranno, dimenticate dai giornalisti sportivi uomini e direttori di rete uomini che non hanno alcun interesse nello sport femminile, perché tanto chi lo guarda?

Bèh, io e mia figlia per esempio, ma tanto le donne non fanno parte del target audience principale, le donne non contano nulla nei mass media, o meglio a meno che non mettono in mostra qualcosa per vendersi. Che vergogna!

Le guerriere del mondo reale

Posted on Agosto 11th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Riemergo e scrivo di nuovo sul mio blog dopo un lungo periodo di malattia e vorrei dedicare questo post alle atlete olimpiche che si stanno giocando anni di allenamento in una gara di pochi minuti. In particolare le mie preferite sono le “guerriere” della scherma che oggi mi hanno emozionato oltre misura. Abbiamo rischiato di fare una tripletta se non fosse stato per il classico arbitro venduto che ha assegnato delle stoccate dubbie alla fiorettista coreana per farla arrivare nella finale dell’oro/argento, ma non si può avere tutto. Vedere comunque due italiane sul podio olimpico della scherma è stato fantastico. Per chi non ha seguito ecco i dettagli:

Margherita Granbassi, bronzo fioretto individuale, una carabiniera!

Maria Valentina Vezzali, oro fioretto individuale, una poliziotta!

E la quarta, la Trillini, che bazzica pedane olimpiche ormai da molti anni e anche lei ha vinto praticamente tutto.

Per chi non ha mai praticato la scherma, gli incontri nelle grandi gare sono incomprensibili: si vedono queste schermitrici/schermitori uno di fronte all’altro che si studiano per ore poi all’improvviso partono e le lame spariscono perché sono talmente veloci che non si vede più niente. Un po’ quello che succede con i cavalieri Jedi, c’è un lampo di luce ma non ci capisci niente e alla fine vedi il braccio del cattivo per terra ma non sai come è potuto succedere. E vi assicuro che ogni tanto un aiutino dalla Forza arriva, capita a volte che anticipi il tuo avversario e blocchi tutte le sue mosse, non sai come, ma sapevi prima cosa avrebbe fatto, oppure sei talmente veloce per il tuo avversario che ci giochi un po’ prima di inchiodarlo col punteggio. Meno male però che Darth Vader o l’Imperatore non erano mancini, i mancini nella scherma sono durissimi da battere e bisogna essere molto preparati, a meno che non sei tu stesso un mancino maledetto (è un complimento ai mancini, non un’offesa) e allora il discorso cambia.

Perdonate queste mie divagazioni schermistiche farcite di citazioni da Guerre Stellari, ma la gioia del duello, dello scontro è assolutamente indimenticabile e una volta che l’hai provata non riesci più a farne a meno. L’unico modo per chi non pratica più la scherma come me è godersi le olimpiadi e i campionati trasmessi dalla RAI.

Ma torniamo all’argomento principale, le schermitrici vittoriose. Ho visto nei loro occhi grinta, concentrazione, rabbia, delusione, gioia, decisione e molte altre emozioni ancora. Sono state veramente fantastiche, hanno dimostrato molto carattere e mi è venuto da confrontarle con le eroine della TV e del cinema. Le schermitrici sono donne sposate con figli che riescono a coltivare il loro talento fino ai massimi livelli mondiali e hanno anche una professione. Wow, in confronto io sono una fallita. Le eroine dei media invece? Sono più fallite di me. Le situazioni più comuni? Non posso avere un marito altrimenti non posso più essere un’eroina. Non posso avere figli perché altrimenti non posso più essere un’eroina. Non posso avere comunque neanche una relazione stabile perché altrimenti vengo distratta dalla mia professione di eroina. Non posso avere un lavoro perché altrimenti non riesco a fare l’eroina. In pratica se faccio l’eroina non posso fare nient’altro nella vita. Un po’ limitativo ma è quello che succede. Come esempi mi vengono in mente Buffy che è una grande eroina ma ha una vita sentimentale disastrosa; Trinity di Matrix, non può avere il suo amato Neo e alla fine muore per lui; Elastigirl degli Incredibili mette al mondo tre figli e si occupa di loro senza chiedersi mai se è giusto reprimere i loro poteri e i propri naturalmente, perché non si può essere madre e supereroina contemporaneamente. Di esempi ce ne sono molti altri, questi erano solo i primi che mi venivano in mente.

La conclusione è che nella vita reale le donne sono molto più supereroine di tanti personaggi femminili dei media. I media danno solo una pallida rappresentazione di quello che in realtà le donne possono e fanno nelle loro vite. Basta vedere le atlete olimpiche e non solo le schermitrici, ma anche negli altri sport.

Ragazze, siamo toste, non lasciamoci abbattere dalle avversità, noi siamo le vere guerriere!

Leia: una pietra miliare

Posted on Luglio 7th, 2008 in Uncategorized | 1 Comment »

Il personaggio di Leia è senza dubbio qello che più mi ha colpito da piccola. La prima volta che ho visto Guerre Stellari è stato quando è uscito al cinema, mi sembra che fosse Pasqua del ‘78. Il cinema era stracolmo e c’era gente seduta sui gradini. Vedere sul grande schermo una principessa con lo stesso coraggio  e la stessa forza di carattere degli altri personaggi uomini mi ha fatto una grande impressione. Purtroppo Leia aveva solo poche scene dove mostrare quello che sapeva fare ma furono sufficienti.
Nell’Impero colpisce ancora ebbi un po’ una delusione. Ci sono delle splendide scene tra lei e Han Solo  che mostrano come i due siano fatti l’uno per l’altro ma a parte questo Leia era già in seconda fila per quanto riguarda le scene d’azione. Nel terzo film Il ritorno dello Jedi cerca di salvare Han Solo ma fallisce, c’è la famosa scena iniziale del bikini e poi? Il vuoto assoluto. La vediamo per pochi secondi nell’inseguimento delle motociclette tra i boschi di Endor e poi ci sono le scene orrende con gli Ewoks in cui tira fuori tutto il suo senso materno. Ma siamo matti? Senso materno?!
Ricapitoliamo:
nel primo film è una vergine guerriera;
nel secondo film si trasforma in una sorella e un’amante;
nel terzo film fallisce nell’unica scena di azione che ha, viene umiliata con il bikini ed è ridotta a madre degli Ewoks.
Una progressione bellissima per una eroina forte e coraggiosa che nel primo film sembrava potesse salvare l’universo da sola.
Io non ho nulla contro il ruolo di sorella, amante e madre ma il problema è che vengono mostrati solo questi lati della personalità di Leia, dove è finita la vergine guerriera del primo film? Se ne è andata via con la verginità?
Il ruolo di Leia viene gradualmente svuotato di importanza perché viene mostrata solo in scene in cui agisce in funzione di qualcun altro, non agisce più per se stessa. Luke prende decisioni riguardo la sua trasformazione in cavaliere Jedi, Han Solo deve decidere se partecipare alla resistenza o rimanere un contrabbandiere al servizio di chi paga. Leia non ha scelta, è la sorella gemella di, è l’amante di, è qualcosa per qualcuno, appartiene a qualcuno per vincoli di sangue o per amore, la sua partecipazione alla resistenza è assolutamente secondaria, non è protagonista, non ha neanche scelta se indossare il bikini oppure no, è una schiava quindi lo deve indossare, deve trasformarsi in un oggetto sessuale. Nessuno degli altri protagonisti uomini viene umiliato allo stesso modo, nessuno di loro è costretto a mostrarsi seminudo di fronte al proprio nemico.
Leia rimarrà sempre nel mio cuore perché è un personaggio fantastico, eccezionale, bellissimo, chi di noi non ha sognato di essere lei almeno una volta nella vita. Però la sua parabola di sviluppo nella trilogia la porta ad essere relegata in posizioni di secondo piano e a usare esclusivamente capacità tradizionali femminili come il senso materno per gli Ewok. Non è uno sviluppo, è una regressione. Malgrado questo, Leia, anche grazie all’attrice, è riuscita comunque a colpire l’immaginario del suo pubblico, ma mi domando che cosa avrebbe potuto fare se Lucas non ragionasse da misogino. (Basta vedere come ha scritto Amidala, ma questo è un altro post)

Donne a Hollywood

Posted on Giugno 30th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Ieri stavo leggendo il Guardian online, il giornale inglese che è abbastanza serio da pubblicare articoli scritti in un inglese comprensibile. Ho trovato due interviste molto interessanti, una a Meryl Streep e una a Charlize Theron. La Streep è famosa per Il cacciatore, Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie ecc. Ultimamente l’ho ammirata in Il diavolo veste Prada nella parte della direttrice cattivissima della rivista di moda. Charlize Theron invece ha iniziato con la reclame in cui mostrava il sedere perché le si scuciva il vestitino microscopico ed è arrivata a parti tipo Monster, dove interpretava una donna serial killer terribile e bruttissima.

Si tratta di due interviste che mai e poi mai avrei potuto leggere su un giornale italiano dove il massimo della lunghezza sono duemila battute, cioè una cartella, sul Guardian invece le interviste sono lunghe lunghe e alla fine non ce la fai più a leggere. Però almeno hai capito qualcosa in più della persona intervistata e soprattutto capisci meglio il mondo in cui vivi quando l’intervistato è una persona di un certo spessore in grado di far luce su certi fatti.

Meryl Streep ad un certo punto parla della sua difficoltà dopo i quaranta anni a trovare parti interessanti a Hollywood e la giornalista scrive:

She attributes the strong roles she’s landed in the last decade to the rise of female executives such as Amy Pascal and Sherry Lansing. With male executives, she says, they don’t employ older women ‘because they don’t want to see their first wife in a movie’.

Meryl Streep
http://film.guardian.co.uk/features/featurepages/0,,2288094,00.html

Questa è un’affermazione pazzesca. In pratica Meryl Streep dice che non otteneva parti interessanti dopo i 40 perché i manager degli studios, tutti uomini, non volevano vedere sullo schermo donne che avrebbero potuto ricordare loro le loro prime mogli, mentre quando anche le donne hanno iniziato ad avere ruoli manageriali a Hollywood allora nuovi ruoli sono stati finalmente sdoganati tanto che storie come quella del Diavolo veste Prada sono state finalmente portate sul grande schermo.

Charlize Theron invece parla dell’incapacità della gente di identificarsi con una protagonista donna, il pubblico non riesce a vedere la vita attraverso gli occhi di una donna e per questo motivo le donne nel cinema hanno ruoli secondari e assolutamente privi di complessità:

“People just aren’t willing to see conflict, or ugliness or the more flawed side of life through a female character’s eyes. I mean, can you imagine a woman playing Travis Bickle in Taxi Driver? When Robert De Niro does it, it’s fine, [but] people are very uncomfortable about seeing that through a woman’s eyes. We aren’t allowed complexity.”
Charlize Theron
http://film.guardian.co.uk/interview/interviewpages/0,,2287561,00.html

Finalmente due delle attrici che dimostrano di avere più carattere rispetto alle altre iniziano a sbottonarsi e a far capire a noi donne del pubblico perché non riusciamo a vedere donne rappresentative sullo schermo.

Gli studios in mano a manager dalla mentalità limitata hanno impedito fino ad ora di produrre film con storie di donne serie e non di contorno, questo ha impedito al pubblico di abituarsi a vedere la complessità nelle donne al cinema. La conseguenza è che se il protagonista è un uomo la sua storia ha un valore universale e neutro, cioè va bene sia per gli uomini che per le donne, mentre se la protagonista è una donna la sua storia ha valore solo per le donne e a volte anche solo per un gruppo ristretto di donne, come le single (Sex and the city)  ecc.

Ne consegue allora che il genere maschile è il grado zero, cioè il sesso per eccellenza, quello che rappresenta il genere umano, mentre il genere femminile è semplicemente l’altro sesso. Il sesso maschile ha una posizione centrale, dominante, mentre quello femminile è laterale, marginale. Nella rappresentazione della realtà nei mass media non c’è uguaglianza, perché non c’è nella realtà a causa anche di uomini dalla mentalità limitata in posizioni decisionali e di comando.

C’è ancora molta strada da fare per le donne a Hollywood e non solo lì. Bisogna educare il pubblico  e  bisogna sviluppare una mentalità più egualitaria. Spero però che sempre più donne inizino a parlare e a denunciare i problemi e le persone che mantengono il soffitto di cristallo.

Quale maturità?

Posted on Giugno 24th, 2008 in Uncategorized | 2 Comments »

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La Donna nel divenire del 900: Cittadinanza femminile e condizione della donna nel divenire dell’Italia del Novecento. Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nella condizione femminile sotto i diversi profili (giuridico, economico, sociale, culturale) e spiegane le cause e le conseguenze. Puoi anche riferirti, se lo ritieni, a figure femminili di particolare rilievo nella vita culturale e sociale del nostro Paese.

Questo è uno dei temi dati alla maturità di quest’anno, una delle poche tracce che non conteneva errori. O forse si?

Prima di tutto mi da molto fastidio che si debba parlare di donne in modo separato, come se si trattasse di un ghetto: c’è la storia degli uomini e quella delle donne. Come se fossero due binari paralleli che si incontrano solo all’infinito. Secondo me invece l’una cosa non esclude l’altra, anzi le due cose sono strettamente collegate. Comunque dato che anche all’università esistono corsi di Women’s Studies possiamo anche lasciar perdere.

Il secondo punto che mi lascia perplessa è che nei programmi di storia delle scuole superiori le donne sono totalmente escluse dai testi a meno che non si tratti di regine o di sorelle di re date in spose per le alleanze. Nella storia del ‘900 poi le donne appaiono veramente poco. Andate a controllare nei vostri vecchi libri di scuola o in quelli dei vostri figli e contate le volte in cui vengono nominate donne che hanno avuto un ruolo importante nella storia. Ne troverete pochissime. Come si può allora svolgere un tema così alla maturità se la scuola non da alcun tipo di preparazione nel campo? E nella storia d’Italia poi c’è ben poco da dire. Una persona più istruita di me potrebbe anche farcela, ma uno studente di liceo che si attiene esclusivamente a quello che c’è nei libri e che magari non legge al di fuori della scuola nè legge i giornali? Io ho una laurea umanistica e ho dato l’esame di storia contemporanea e per me questo tema è difficile e lo farei solo dopo aver fatto un po’ di ricerche su Internet e su vari libri, figuriamoci per un liceale.

Dopo alcuni minuti di riflessione mi vengono in mente alcuni nomi di donne, ma non di donne italiane. Per esempio, Indira Gandhi, Golda Meir, Margaret Thatcher, la stessa Hillary Clinton e solo tra le donne politiche, in altri campi ho il buio più totale eccetto un paio di premi Nobel. Ma in Italia chi c’è stato e chi c’è ora? Fare nomi è molto difficile. E’ più facile parlare dei mutamenti nei vari campi. L’aumento delle percentuali di lavoratrici nei vari settori a partire dall’inizio del secolo, le lotte per il suffragio universale a partire dalla prima guerra, l’aumento della presenza femminile nelle scienze, il ruolo delle donne nella seconda guerra, il voto, il divorzio, l’aborto e svariate altre cosette legali. Comunque non sono argomenti  affrontati approfonditamente a scuola , se vengono affrontati veramente.

Un tema come questo verrebbe rifiutato se lo presentassi come argomento per una tesi di dottorato perché tropo vasto e troppo complesso e sinceramente darlo a  un esame di maturità mi sembra eccessivo, alla fine viene fuori il solito tema infarcito di belle frasi e di buoni proprositi ma senza sostanza.

L’esame di maturità mi sembra che sforni tuttologi, la prova d’italiano dovrebbe essere strutturata in modo diverso secondo me. Insegnare a scrivere delle tesine per esempio? Come approfondire un argomento, come svilupparlo, in pratica come fare ricerca, e soprattutto come citare senza rischiare il plagio. Queste sono cose che poi servono nella vita, sul lavoro e se vuoi andare all’università.

Comunque sono contenta  che un tema sulle donne abbia  raggiunto la roccaforte degli esami di maturità, ma allo stesso tempo sono amareggiata perché c’è ancora bisogno di parlare di condizione della donna e oltretutto l’argomento viene sprecato in un tema vasto e  impossibile.

Ladies of the Ring

Posted on Giugno 16th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Nell’arco dell’ultima settimana sono stata impegnata a vedere con mia figlia la trilogia del Signore degli Anelli in DVD originale Extended Edition. Inutile dire che con il Surround al massimo i vicini hanno avuto dei problemi a sentire i propri pensieri, soprattutto nelle scene di battaglia.
Non credo che mia figlia abbia capito poprio tutto quello che succedeva dato che ha solo nove anni, ma di sicuro ha apprezzato molto le scene in cui i buoni vincevano e ha riso alla gara tra Legolas e Gimli su chi uccideva più nemici. L’entusiasmo dimostrato poi quando arrivano i rinforzi nel secondo e terzo film durante gli assedi, mi ha ricordato molto il mio stesso entusiasmo quando guardavo i film western da piccola con l’arrivo della cavalleria. Altri tempi, altri eroi. Ma non è questo l’argomento di cui mi interessa parlare.
La trilogia è una serie eccezionale, la qualità è elevatissima e si vede in ogni scena, però … c’è un però. Ho sempre un po’ d’amarezza quando guardo i tre film e mi domando: dove sono le donne in questa Terra di Mezzo?
Di sicuro c’è un livello di testosterone altissimo, praticamente tutti i protagonisti principali che compaiono in tutti e tre i film sono uomini, giovani e meno giovani, alti, nani e mezz’uomini, biondi e bruni, vivi e morti. Non sai dove guardare, sono tutti belli e gagliardi, Boromir, Faramir, Legolas, Aragorn, perfino Gimli (Rhys Davies è alto in realtà 1,85 e credo abbia recitato molte scene in ginocchio), gli hobbit sono più simpatici che belli, Gandalf invece è una figura paterna. Sono comunque tutti eroi e tutti uomini.

Dove sono le Donne dell’Anello?

Abbiamo una regina degli elfi, una giovane elfa fidanzata di Aragorn, la nipote di un re e (devo contare anche lei?) una tarantola, Lei!
L’unica scena della regina degli elfi Galadriel che valga la pena di ricordare è quando si lascia tentare dall’anello di Frodo. Lì appare splendida e terrificante.
La giovane elfa Arwen aspetta a casa il ritorno dell’eroe in attesa di mettere al mondo un erede (maschio naturalmente) e ha pochissime scene d’azione, una a cavallo in cui protegge Frodo e una in cui rifiuta l’autorità del padre Elrond (almeno fa questo) e lo invita a riparare l’antica spada, per poi tramutarsi in premio per l’eroe nella scena finale a Minas Tirith. Tutto sommato un ruolo molto tradizionale.
La nipote di re Theoden, Eowyn, è in realtà una principessa guerriera costretta a rimanere nelle retrovie da uno zio che non l’apprezza perchè donna e un fratello altrettanto misogino. Neppure Aragorn riesce a incoraggiarla. Nel momento della battaglia finale è costretta a nascondersi sotto un elmo per poter fare quello che sa fare, cioè combattere. E’ significativa la scena in cui si carica sul cavallo lo hobbit, forse per fare un uomo intero ci vogliono un mezz’uomo e una donna? L’ho pensato mentre vedevo il film e questo mi ha amareggiato moltissimo. Eowyn sembra perfetta solo per innamorarsi degli eroi, prima di Aragorn e poi di Faramir e lo stesso re Theoden l’aveva incoraggiata nel caso di Aragorn salvo poi irrigidirsi su altri temi. In un dialogo rivelatore tra lei e Aragorn, Eowyn dice che ha paura delle gabbie, ha paura di rimanere imprigionata in una gabbia e di non poter fare quello che vuole fare. In effetti per buona parte del tempo rimane imprigionata nel ruolo secondario che gli uomini della sua famiglia le hanno affidato ed è solo nella battaglia finale che decide di uscire dalla gabbia e combattere. Molto catartica la scena in cui uccide il Nazgul. Lui dice: “Nessun uomo può uccidermi”. Lei risponde: “Io non sono un uomo, sono una donna”. Vado a memoria, non mi ricordo con esatta precisione le battute ma il senso è questo. In questa scena mi sono sentita veramente bene. Una cosa che invece non mi è piaciuta di Eowyn è la facilità con cui si innamora passando da un eroe all’altro con nonchalance. Posso anche capire, dato che Faramir è quello che è, ma comunque questa cosa mi lascia perplessa.
Infine abbiamo la tarantola, la vedova nera, l’aracnide femmina, il mostro femmina, che mangia gli uomini perché sono più buoni degli orchi. E’ sintomatico che l’unica femmina indipendente, che fa quello che vuole, forte e pericolosa è una tarantola, un mostro. Non aggiungo altro perché dovrei tirare fuori discorsi sull’inconscio, Freud, Jung, le psicanaliste francesi ecc ecc ed è un discorso troppo pesante per un blog.

Che giudizio possiamo dare a questa trilogia dal punto di vista femminista? Un giudizio negativo con alcune riserve, tutte dettate dal ruolo di Eowyn che pur non essendo un ruolo principale nella storia ha ricavato una nicchia per le donne forti e di grandi sentimenti.