Ipazia al cinema

Posted on Maggio 24th, 2009 in Uncategorized | 5 Comments »

Che significa Ipazia? E’ il nome della prima scienziata donna del mondo che si conosca. Nacque ad Alessandria d’Egitto nel 370 e morì nel 415 d.C. Era figlia del filosofo Teone, che a differenza di tutti gli altri uomini e scienziati dell’epoca considerava le donne esseri umani e non semplicemente dei ventri ambulanti da riproduzione, di conseguenza educò la figlia come se fosse un uomo. Ipazia andò poi a studiare a Roma e ad Atene e ovunque veniva apprezzata per l’intelligenza e la preparazione. Ipazia era infatti maestra di filosofia, di astronomia e di matematica. In quel periodo il Cristianesimo stava diventando la religione dominante dell’Impero romano e l’ateismo di Ipazia veniva considerato da molti un’eresia. La situazione peggiorò quando ad Alessandria divenne vescovo Cirillo che dopo il rifiuto di Ipazia a convertirsi la fece uccidere da un gruppo di monaci fanatici. Era l’8 marzo 415 d.C. Secondo le testimonianze le cavarono gli occhi mentre era ancora viva poi fecero a pezzi il suo corpo e li bruciarono. Una martire della libertà religiosa ma anche una donna che ha lottato contro la disciminazione di genere. All’epoca infatti le donne erano quasi tutte analfabete e molti all’interno della chiesa cristiana si chiedevano se le donne avessero un’anima e potessero andare in paradiso. Molte opere di Ipazia purtroppo sono andate perdute, ma alcune sono rimaste, ritrovate dopo secoli negli archivi polverosi delle biblioteche. Dopo di lei per mille anni non ci sono state donne scienziato specializzate in matematica o astronomia. Abbiamo dovuto aspettare il Settecento per avere una nuova ondata di studiose.
Ora la storia di Ipazia è diventata un film. Il regista cileno Alejandro Amenabàr ha appena presentato a Cannes un film di produzione spagnola intitolato “Agora” in cui narra la storia di Ipazia che lui presenta come simbolo di razionalità e di libertà e tolleranza religiosa in contrapposizione ai fanatici cristiani. Almeno questo è quello che si evince da svariate critiche su Internet perchè il film non è ancora uscito ufficialmente, da noi arriverà in autunno e io non l’ho ancora visto. Una grande emozione mi ha attraversato quando ho saputo di questo film e sono molto contenta che si cominci a parlare di donne del passato come protagoniste della storia anche se in questo caso Ipazia è principalmente la classica vittima. Il trailer è molto interessante e penso che l’attrice protagonista che interpreta Ipazia, Rachel Weisz, sia azzeccatissima. La Weisz è una delle mie attrici preferite. L’ho vista per la prima volta in The Mummy del 1999 e poi nel seguito The Mummy Returns del 2001, ma anche Constantine del 2005 era interessante e infine The Fountain del 2006. Ha interpretato anche altre cose molto serie ma non del genere che piacciono a me, per intenderci quelle che piacciono ai critici. Non conosco invece Amenabàr, sono totalmente ignorante sul cinema spagnolo, ma dalle immagini del trailer di questo film sembra uno che ci sa fare, anche perché ha scritto la sceneggiatura, quindi è il classico artista completo che fa tutto da se.
Non vedo l’ora che questo film esca nelle sale italiane e lo raccomando a tutte le donne che pensano di essere le uniche a cui piace la matematica o le scienze. Non preoccupatevi se vi ostacolano, non siete sole, e prima di voi alcune sono state anche uccise perché amavano la scienza, adesso per fortuna non succede più ma è comunque molto difficile farsi avanti in quel campo (salvo poi diventare astronaute, ma questa è un’altra storia).

Star Trek: l’ultima follia

Posted on Maggio 9th, 2009 in Uncategorized | 4 Comments »

Ieri sera sono andata a vedere l’ultimo film di Star Trek, o forse dovrei dire il primo di una nuova serie. Infatti è tutto diverso dal passato e ho iniziato a pensare che ormai il passato è andato e niente può riportarci ai gloriosi giorni della serie classica. Infatti non è un film sulla serie classica, i personaggi sono stati alterati, Spock non è come lo conosciamo e neanche molti degli altri personaggi. A parte questo il film è un grande film di fantascienza. O forse non è neanche questo? Dal punto di vista della spettacolarità è sicuramente eccezionale, ma tutti sappiamo che in Star Trek gli effetti speciali non sono mai stati centrali alla storia. E la storia tutto sommato non è poi un gran ché, dato che hanno riciclato la trama di Star Trek 2 L’ira di Khan peggiorandola, invece di migliorarla. Ma allora se i personaggi non sono più gli stessi, gli effetti speciali non sono importanti, e la storia fa acqua da tutte le parti, che cos’è il film che ho visto ieri sera? Non l’ho ancora capito.

Ecco comunque alcune cose che mi hanno colpito. Iniziamo con la questione delle donne che mi sta molto a cuore.

L’attrice che interpreta Amanda Grayson, la madre di Spock, ovvero Winona Ryder, è troppo giovane. La Ryder è del 1971 mentre Zachary Quinto che interpreta Spock è del 1977. Hanno cercato di invecchiarla col trucco, ma non ci sono riusciti in modo convincente. Questa purtroppo è una tendenza di Hollywood che non dà lavoro ad attrici oltre i 40 anni, come avrebbe dovuto essere la madre di Spock. Già in Alexander Angelina Jolie, che è del ‘75, interpretava la madre di Alessandro Magno, cioè Colin Farrell che è del ‘76, che è una cosa chiaramente ridicola. Nella serie classica l’attrice che interpretava Amanda aveva una cinquantina d’anni, che è più realistico dato che Spock non aveva vent’anni ma di più.

L’attrice che interpreta Nyota Uhura è assolutamente splendida. E’ una donna e non un gommone. Non ha le tette finte, non ha le labbra a canotto come siamo stati abituati a vedere nelle ultime serie di Star Trek, non ha abitini attillati che obbligano a diete a pane e acqua e ha dei capelli che non sono appena usciti dall’ultimo parrucchiere di grido del Sunset Boulevard. E’ una donna. Punto. Purtroppo è anche l’unica donna, ma trattandosi di Star Trek non ci si poteva aspettare altro. E’ sempre stato un po’ sessista malgrado i tentativi di Roddenberry, ma anche lui era un po’ antiquato. L’attuale Uhura oltre ad essere un ufficiale competente è anche la fidanzata di Spock. A parte l’ottimo gusto che dimostra, mi domando però se era proprio necessario far apparire l’unica donna con un ruolo importante del film come una “fidanzata di”, anche perché non la vediamo quasi mai durante un turno di lavoro alla sua postazione e le scene più importanti in cui compare è presente come fidanzata di Spock, non perché le sue competenze sono indispensabili. Questo sicuramente la sminuisce. Le uniche altre donne che si vedono nel film sono madri, ci sono alcuni ufficiali donna che appaiono sullo sfondo nelle scene, o che dicono una mezza frase, ma le donne non sembrano ben rappresentate per esempio ai ranghi alti della Flotta Stellare. Neanche Vulcano sembra immune da un certo sessismo, dato che all’Accademia delle scienze sembrano esserci solo maschi. Dove sono le donne di Vulcano? Dove si trova T’Pau? Mistero. Comunque per ritornare al discorso di Uhura, le donne in questo film o sono madri o sono fidanzate e solo sullo sfondo svolgono qualche lavoro. Siamo molto indietro caro JJ, hai fatto di meglio in passato, qui non ti sei sforzato per niente.

Una delle altre donne è la madre di Kirk. Si trova sulla Kelvin insieme al marito. Cosa? Ai tempi del padre di Kirk non ci si portava dietro la famiglia nelle missioni, hanno iniziato a farlo ai tempi di Picard, un secolo dopo. Va bene, posso anche passarci sopra, d’altronde questo è un universo alternativo. Nessuno dei due genitori però sembra conoscere il sesso del bambino prima della nascita, evidentemente nel futuro si sono scordati come si fanno le ecografie e le analisi genetiche del nascituro. Il padre di Kirk chiede “che cos’è?” alla moglie durante il conto alla rovescia e quando lei gli risponde “un maschio” lui ha un’espressione estasiata e soddisfatta. Sarebbe stato altrettanto estasiato e soddisfatto se gli fosse nata una femmina? Non lo so ma mi è venuto il dubbio, e non posso far altro che pensare che se Kirk fosse stato una donna non sarebbe mai diventato capitano e non sarebbe stata la protagonista di questo film.

Un altro personaggio donna mancato è Nero, il cattivo romulano. I Romulani hanno un’antica tradizione di donne forti al comando, basti pensare alla Comandante romulana della serie classica, degna antagonista di Kirk e Spock o del personaggio di Denise Crosby in The Next Generation, purtroppo sottoutilizzato. Se Nero fosse stato una donna allora sarei stata un po’ più contenta, magari una donna degna di Khan. Le donne possono essere molto cattive, ma agli uomini non piacciono donne dalla forte personalità che sono antagoniste perché si sentono attaccati nel loro predominio patriarcale sul mondo e quindi niente cattivo donna. Mi viene da piangere.

Veniamo invece adesso al personaggio di Spock. Vedere la scena di bullismo su Vulcano non mi ha fatto per niente piacere e l’ho trovata disgustosa. Pensavo che il bullismo su Vulcano non esistesse, pensavo che fosse una pratica illogica il cui unico scopo è la soddisfazione di un’emozione come l’invidia, la rabbia o la vendetta, indegna quindi di giovani ragazzi vulcaniani. Evidentemente mi sbagliavo. Notare che tra i compagni di studio di Spock non c’è neanche una ragazza, non ci sono donne da nessuna parte, né tra gli insegnanti né tra gli allievi, sono tutte sparite. Forse i Vulcaniani credono nelle classi separate per sesso e le donne studiano in un’altra scuola? Spero di si. Oppure devo pensare che le donne su Vulcano non vengono fatte studiare? I Vulcaniani sono come i Talebani? L’evidenza dei fatti è che non ci sono donne nelle scuole vulcaniane e la conclusione che ne traggo è del tutto logica.

Capiamo che lo Spock di Zachary Quinto non è lo Spock di Leonard Nimoy quando lo vediamo con Uhura che lo bacia. Mi vengono in mente un sacco di epiteti Klingon per queste scene. Non mi aspettavo assolutamente una relazione tra i due e ci sono rimasta di sasso. Nella serie classica i due si stimavano e Spock le ha fatto anche i complimenti per il suo lavoro anche se non mi ricordo in quale episodio. Non ci sarà allora il primo bacio interrazziale tra Kirk e Uhura. Una tabula rasa non è mai positiva. Questo non significa però che la relazione tra i due sia negativa, al contrario. Nella serie classica le belle donne erano tutte di Kirk, il tombeur de femme della serie, agli altri rimanevano le briciole e sembrava del tutto illogico che Spock rifiutasse le donne umane. Dato che proprio lui è nato da una donna umana, conosce le donne umane molto meglio di quanto non conosca le donne vulcaniane,  è giusto che nel nuovo corso sia Spock ad avere una relazione con la donna più bella presente nel film (ma il ragionamento è valido anche al contrario: è giusto che Uhura abbia una relazione col personaggio più bello e affascinante del film e si capisce perché lei non sia interessata a Kirk e rifiuti le sue avance, l’attore che interpreta Kirk ha una faccia un po’ insulsa) (mi viene in mente adesso che le schiave di Orione, cioè le ragazze con la pelle verde, all’epoca erano ancora schiave e Orione era nemico della Federazione, quindi è impossibile che Kirk possa andare a letto con una ragazza verde oltretutto compagna di stanza di Uhura all’Accademia della Flota Stellare). Considerato che i Vulcaniani sono un pochino più stabili nelle loro relazioni rispetto agli umani c’è da sperare che i due si possano anche sposare in futuro, e la cosa non può che farmi piacere.

Veniamo invece adesso ad alcuni elementi della trama che mi hanno lasciata un po’ perplessa.

La scena di tortura di Pike è ripresa pari pari da Star Trek 2 L’ira di Khan, con quella specie di scorpione/lumacone che si insinua nel cervello della vittima e lo rende “suscettibile ai suggerimenti”. Ho avuto un déjà vu in quella scena, ma l’originale del 1982 era scritto meglio, recitato meglio e faceva venire i brividi, mentre questa scena è passata quasi inosservata e sembrava che Nero fosse annoiato.

Ad un certo punto del film vediamo SpockPrime che assiste all’esplosione di Vulcano da un pianeta vicino. E’ come se Vulcano fosse una enorme luna in orbita a pochi chilometri di distanza invece di un pianeta distinguibile solo con un telescopio di notte e a malapena, considerando le distanze tra le stelle. Spock nella realtà non sarebbe stato in grado di assistere all’esplosione del suo pianeta. Mi fa rabbia che non viene mai chiesta l’assistenza di un consulente scientifico quando scrivono le sceneggiature e neanche si documentano. La fantascienza è composta in ugual misura da fantasia e scienza, ma in questo film la scienza è andata in vacanza in un universo parallelo.

Altri problemi scientifici e di buchi nella sceneggiatura sono per esempio quando Nero racconta dell’esplosione di Romulus. Dice che esplode una stella, non si sa se il sole di Romulus o di una stella vicina, ma evidentemente gli sceneggiatori non hanno ben capito come sono le distanze nello spazio. Viene fatto capire nel film che quando esplode la stella l’esplosione è quasi immediata su Romulus. Se la luce del nostro Sole impiega 8 minuti per arrivare sulla Terra presumo che anche Romulus come pianeta di classe M abbia una distanza molto simile dalla propria stella e quindi la sua esplosione doveva accadere almeno dopo alcuni minuti. Se invece ad esplodere non è stato il sole di Romulus ma una stella vicina allora il tempo intercorso tra un’esplosione e l’altra avrebbe dovuto arrivare ad alcuni anni. Basti pensare che la stella più vicina a noi è Alpha Centauri la cui luce, viaggiando alla velocità appunto “della luce”, ci raggiunge dopo ben quattro anni e non mi sembra che le esplosioni viaggino alla velocità della luce. Poi non viene fatto alcun cenno al pianeta gemello di Romulus, cioè Remus, che invece è stato utilizzato in passato. Va bene, questo posso anche perdonarlo.

Un altro problema scientifico è posto dalla sonda escavatrice che viene utilizzata per scavare un buco fino al nucleo dei pianeti e farli saltare con la materia rossa. Cosa diavolo è la materia rossa? Non si sa, non viene spiegato, è solo un espediente per far accadere cose nel film. Ma se è così potente che ne basta una goccia per creare un buco nero, non c’è bisogno di scavare fino al nucleo del pianeta per farlo saltare, basta mandare giù una bomba rossa sulla superficie e si ha lo stesso effetto, quindi l’escavatrice non ha ragione d’essere, è perfettamente inutile, oppure serve solo per fare una scena spettacolare con Kirk e Sulu addestrato alla “scherma”. Mi domando poi, un pianeta ha abbastanza massa per creare un buco nero? Credo proprio di no. I buchi neri nascono dal collasso di una stella e le stelle non sono piccole come pianeti, ma grandi come minimo come il nostro Sole, che però ha un diametro che è 109 volte quello della Terra, quindi “enorme”. Un pianetucolo non è sufficiente per formare un buco nero.

A parte questi problemi scientifici, ci sono altri problemi nella trama.

Prima di tutto nessuno aveva mai visto un romulano in faccia nel tempo in cui è ambientato il film perché durante la guerra con i Romulani avvenuta alcuni anni prima non c’erano ancora le comunicazioni video da nave a nave, quindi nessuno aveva mai visto come fosse fatto il loro nemico (vedi episodio della classica Balance of Terror). Quando arriva Nero tutti dicono “è un romulano” ma nessuno avrebbe dovuto riconoscerlo, neanche i Vulcaniani.

Un altro problema è il fatto che sebbene Vulcano sia uno dei pianeti fondatori della Federazione e avesse navi stellari molto tempo prima dei terrestri, nello spazio circostante Vulcano non c’è neanche l’ombra di una nave da difesa. Dove sono le navi di Vulcano? Dove sono le altre navi della Flotta? Devono per forza mandare una flotta di navi piene di cadetti appena diplomati per difendere il pianeta? Il risultato si è visto, sono morti tutti.

Che dire poi della promozione sul campo di Kirk a capitano dell’Enterprise. Un cadetto appena diplomato che non ha mai neanche fatto un giorno regolare di servizio e non è passato dai gradi intermedi viene promosso capitano? Il povero Ammiraglio Nelson si rivolta nella tomba.

Infine la chicca ce la dà ancora Spock. In un episodio della classica (The Immunity Syndrome) Spock sente a distanza a livello telepatico la morte dell’equipaggio vulcaniano di una nave, la Intrepid. Obi Wan direbbe che c’è stato un forte rimescolio nella Forza. Sia Spock che Obi Wan si sono sentiti male a causa delle loro percezioni, e Spock viene addirittura portato in infermeria e curato da McCoy. Cosa accade invece in questo film? Spock assisite alla morte della propria madre, contemporaneamente viene distrutto il suo pianeta abitato da miliardi di vulcaniani e lui rimane imperterrito? Ci è voluto Kirk a farlo crollare. Suvvia, non siamo ridicoli. Vulcaniano non significa insensibile, questo pezzo del film è inaccettabile e mostra come la caratterizzazione dei personaggi sia molto superficiale.

Conclusioni: l’unico lato positivo del film è che è spettacolare, ma la trama fa acqua da tutte le parti e i personaggi non sono quelli della classica, è tutto diverso. Forse sarebbe il caso di inventare qualcosa di nuovo invece che andare a fare remake di successi del passato. Mi sono un po’ stancata di guardare fallimenti.

Donne lavatrice e uomini al viagra

Posted on Febbraio 19th, 2009 in Uncategorized | 5 Comments »

C’è una nuova pubblicità in TV che mi disturba molto: le Mentos in lavanderia. Per chi non l’ha vista eccone un riassunto. Interno giorno in una lavanderia, un uomo siede mollemente in attesa che il suo lavaggio finisca, una donna sta mettendo o togliendo i suoi panni dalla lavatrice. L’uomo tira fuori dalla tasca un pacchetto di Mentos, ne prende una, si avvicina alla donna, la acchiappa e la bacia. Evidentemente il bacio è così terribile che la donna inizia a girare come se avesse attivato il programma della centrifuga rimanendo attaccata al perno centrale delle due bocche. Alla fine della centrifuga i due si staccano e lei cade per terra, non si sa bene se per la centrifuga, il bacio o tutti  e due.
Non so chi è il cliente tipico delle Mentos, ma da questa reclame mi sembra che non sono né gli uomini né le donne, e anzi dopo aver visto questa reclame non credo proprio che le comprerò mai. Nel momento della centrifuga ho sentito una fitta di dolore fisico e mi sono tornati in mente tutti i gatti e purtroppo tutti i bambini morti accidentalmente nelle lavatrici azionate inconsapevolmente da fratellini. E’ terribile, una pubblicità dovrebbe creare nello spettatore ondate di piacere, non fitte di dolore.
Ma anche se analizziamo razionalmente le immagini, il risultato è sempre negativo. L’uomo che si prende le Mentos ha dei problemi di virilità perché ha bisogno di prendere una pasticca per avere il coraggio di avvicinarsi alla donna, in questo modo le Mentos sono equiparate al Viagra, ma allo stesso tempo sono un insulto a tutti i possibili acquirenti “dato che siete tutti impotenti prendete le nostre caramelle”. Non ho mai sentito di alcuna reclame che insultasse i suoi spettatori, questa è la prima volta. La parte femminile non ha purtroppo un trattamento migliore: la donna viene centrifugata e viene quindi comparata a una lavatrice, è un elettrodomestico, un oggetto da accendere e spegnere e centrifugare a piacere anche se con l’aiuto delle pasticchette che però in questo contesto sono la metafora del detersivo quindi disgustoso. La donna poi subisce la centrifuga che alla fine le causa uno svenimento, ma d’altronde essendo un elettrodomestico, quindi un oggetto di uso quotidiano, le si può fare ciò che si vuole. Insomma, uno sfacelo. Ma chi sono i pubblicitari che hanno queste idee terribili? Ragionano in questi termini: basta che se ne parli anche se male. Anche perché questo è l’unico effetto che possono avere sul pubblico, il disgusto.

Non riesco a trovare neanche una pubblicità che abbia delle idee non dico geniali ma sane, che non coinvolgano insulti e riduzioni ad oggetto. E’ inutile la pubblicità non riesce ad esprimere niente di innovativo, né per quanto riguarda gli uomini, né per quanto riguarda le donne.

Lipstick Jungle

Posted on Febbraio 18th, 2009 in Uncategorized | No Comments »

Su FoxLife ogni giovedi sera alle 9:00 va in onda una nuova serie dal titolo “Lipstick Jungle”. Le protagoniste sono tre amiche, Wendy (Brooke Shields) produttrice cinematografica, Nico (Kim Raver) dirigente in una famosa rivista femminile, Victory (Lindsay Price) stilista di moda che ha appena debuttato con un flop clamoroso nella haute couture. Nei telefilm sono inserite nella lista delle 50 donne più potenti d’America. Le storie ruotano intorno alle loro vite private e professionali, ovvero come riescono a barcamenarsi senza impazzire. Sono chiaramente tutte e tre donne di successo, anche se con alti e bassi.
Ho visto solo i primi due episodi ma questa serie mi piace più di altre attualmente presenti nel desolante panorama televisivo italiano dedicato alle donne, Desperate Housewives e Sex and the City. Desperate Housewives è assolutamente allucinante, le casalinghe non sono così, non fanno quelle cose orribili che fanno loro, tipo buttare il marito dallo yacht per liberarsene, fingere gravidanze per salvare la reputazione della figlia ecc. Non riesco proprio a guardarla, non mi piacciono i personaggi nè le storie in cui si trovano coinvolti e oltretutto parlano di cose assolutamente insulse lontane dalla vita reale e di carattere esclusivamente romanzesco, come un pessimo feuilleton francese dell’800. Oltre che come casalinga non riesco a identificarmi neanche come donna, insomma è inguardabile. In pratica non faccio parte del target audience.
Per quanto riguarda Sex and the City stesso discorso. Queste povere donne vivono la propria vita solo in funzione degli uomini, parlano solo di uomini, sono felici solo se hanno un uomo, il sesso è solo una scusa per acchiappare più o meno brevemente un uomo, gli abiti e le scarpe servono solo per riempire un buco dell’anima, insomma non c’è altro. Anche in questo caso non faccio parte del target audience.
Lipstick jungle invece è tutta un’altra cosa. Le storie mi sembrano un po’ più serie. Queste donne hanno problemi reali di gestione della propria vita, della famiglia e del rapporto col partner. Mi dispiace che un critico italiano ne abbia parlato male
http://www.corriere.it/spettacoli/09_febbraio_07/sex_city_clone_grasso_8e08ad86-f4ed-11dd-a70d-00144f02aabc.shtml
ma non condivido le sue critiche. Le donne protagoniste di Lipstick Jungle mi sembrano dei personaggi molto più ricchi e profondi delle due serie di cui vuole essere l’antagonista se non l’erede. Pur essendo donne di successo quindi molto distanti dalla mia vita, riesco comunque a capire cosa succede loro e perché, cosa che invece non mi succedeva con le altre serie. Insomma c’è identificazione, comprensione, riflessione, anche ammirazione per esempio per Brooke Shields che sembra entrare e uscire dalla sua carriera con non chalance. Mi ritrovo a pensare a quello che succede alle tre protagoniste e confrontarlo con quello che succede a me, penso anche a cosa farei se mi trovassi al loro posto. E’ una serie che mi soddisfa sotto ogni punto di vista, sia durante la visione che in seguito nella rielaborazione personale della storia. Spero negli USA continuino a produrla, sarebbe una grave perdita altrimenti.

Economia al femminile 2

Posted on Febbraio 3rd, 2009 in Uncategorized | 2 Comments »

Ieri ho parlato di una corrente di pensiero che afferma che una delle cause dell’attuale crisi economica è la bassa presenza femminile nel mondo dell’economia. Purtroppo devo dire che quelle idee non sono mie ma appartengono a personaggi di levatura internazionale che hanno una comprensione degli eventi ben superiore alla mia.

“Greater representation of women in senior leadership positions within governments and financial institutions is vital not only to find solutions to the current economic turmoil, but to stave off such crises in future.” Klaus Schwab, Founder and Executive Chairman of the World Economic Forum.
Ecco la mia traduzione in italiano: “Una maggiore rappresentanza delle donne in posizioni dirigenziali nei governi e nelle istituzioni finanziarie è vitale non solo per trovare soluzioni agli attuali problemi economici ma anche per tenere lontane simili crisi in futuro”. Chi ha fatto questa dichiarazione nello scorso autunno è Klaus Schwab, fondatore e attuale direttore del World Economic Forum, quelli di Davos per capirci. Se ti interessa vedere la pagina originale da cui ho tratto la citazione segui questo link
http://www.weforum.org/en/media/Latest%20Press%20Releases/PR_GGG08
Una cosa del genere detta da un personaggio simile fa molta impressione. In pratica ha detto che se ci fossero più donne nel mondo economico e nei governi la crisi attuale non dico che non sarebbe venuta lo stesso ma probabilmente avrebbe avuto proporzioni e gravità inferiori. Siamo chiari, non ha certo detto che deve esserci un’invasione di donne a scapito degli uomini ma che la rappresentanza delle donne nei posti chiave deve essere adeguata alla presenza demografica delle donne nel mondo, cioè fifty/fifty, metà uomini e metà donne e non certo le ridicole quote attuali di presenza.

Le parole di Schwab non sono solo parole e riflettono comunque una tendenza internazionale. Per esempio nei giorni scorsi durante i colloqui di Davos c’è stato un incontro dove si è parlato dell’importanza di avviare programmi a favore delle ragazze nei paesi in via di sviluppo. Secondo le statistiche presentate infatti una ragazza istruita che lavora reinveste il 90% dei suoi guadagni nella famiglia mentre i ragazzi ne reinvestono solo il 35%. Investire nelle ragazze quindi, nel campo dell’istruzione, delle cure mediche e della rappresentanza politica, permette alle comunità locali di avere una crescita economica superiore alle previsioni. Nell’incontro si è discusso quindi cosa fare e quali programmi di investimento avviare. Chi discuteva di questi argomenti erano persone del tipo la moglie di Bill Gates a capo della omonima Fondazione, il direttore della Banca Mondiale e svariati leader locali. Se ti interessa un rapporto più preciso sulla discussione (in inglese) segui questo link http://www.weforum.org/en/knowledge/KN_SESS_SUMM_26667?url=/en/knowledge/KN_SESS_SUMM_26667

Nel mondo occidentale in nessun paese c’è la piena occupazione femminile e solo una minoranza di donne lavora, soprattutto in Italia. Mi domando: se le statistiche sui paesi emergenti fossero valide anche per noi le donne potrebbero dare un impulso enorme alla crescita economica e al benessere delle comunità proprio in un momento in cui ce ne è molto bisogno, basterebbe solo che non fossero discriminate sul lavoro e fosse permesso loro di salire di grado o anche più semplicemente di poter lavorare.

Economia al femminile

Posted on Febbraio 2nd, 2009 in Uncategorized | 2 Comments »

Il mondo negli ultimi mesi è stato colpito da una profonda crisi politica ed economica partita dagli Stati Uniti.

C’è una corrente di pensiero che afferma che la crisi è stata causata dallo stile maschile della gestione del mondo finanziario. In pratica troppo testosterone fa correre troppi rischi, si tende a schiacciare i concorrenti, si migliora la propria carriera calpestando i colleghi, si sfruttano le occasioni per il proprio tornaconto e le decisioni vengono prese con arroganza e un’intraprendenza da avventurieri. Tutti noi conosciamo bene l’immagine degli anni ‘80 dello yuppie, il giovane rampante e aggressivo che, fresco di MBA, arrivava negli uffici finanziari delle aziende e comandava tutti con inaudita spregiudicatezza. Ebbene quella vecchia immagine non è per niente obsoleta, gli yuppie ci sono ancora e ci hanno portato a questo disastro.

Le qualità dello yuppie non sono certo quelle giuste per un’attenta gestione che permetta lo sviluppo e la crescita dell’economia ma non ci sono modelli alternativi. Purtroppo il mondo politico e finanziario è dominato dagli uomini, basta vedere chi c’è a Davos per il World Economic Forum, il 90 % dei partecipanti sono uomini e una piccola minoranza sono donne. Chi decide ha un punto di vista maschile sui problemi, che permettetemi di dirlo, è un modo parziale di vedere le cose. Se a Davos ci fossero metà uomini e metà donne allora sarei sicura di vedere rappresentati tutti i lati del problema, dato che la popolazione mondiale è divisa a metà tra uomini e donne. Il paradosso è che le stesse persone che hanno causato la crisi adesso si riuniscono per cercare di risolverla. Mi viene da piangere.

Sono convinta che se nel mondo finanziario le donne fossero rappresentate meglio, queste crisi assurde non ci sarebbero.  Parlo però di donne che seguono una via femminile allo sviluppo della comunità e non certo di quelle che vogliono scimmiottare i modelli maschili di comportamento. Quindi auspico una maggiore rappresentatività delle donne nei posti chiave dell’economia e nelle aziende. Basta fare le segretarie, bisogna salire di grado e iniziare a dirigere questi poveri yuppie abituati ai combattimenti tra galli.

Un esempio è l’Islanda che dopo la caduta del governo causata dalla crisi ha una donna Primo Ministro alla guida della nazione, Johanna Sigurdardottir. Purtroppo l’unica cosa che i giornalisti italiani riescono a dire di lei è che è gay e lo dicono anche con un tono di orrore. Come al solito, una donna viene giudicata a partire dal suo sesso non certo dal suo curriculum ineccepibile. I giornalisti italiani devono fare ancora molta strada, l’Islanda invece sembra di no e per fortuna ci sono i paesi nordici a indicare la strada giusta.

Non mi viene in mente nessuna donna italiana che potrebbe diventare capo del governo in Italia. Che baratro.

Le donne più influenti a Hollywood

Posted on Dicembre 10th, 2008 in Uncategorized | 1 Comment »

The Hollywood Reporter, la bibbia del mondo dello spettacolo americano, ha appena pubblicato la lista delle donne più influenti a Hollywood. Ecco di seguito il link.

http://www.hollywoodreporter.com/hr/features/womeninentertainment/index.jsp

Oprah Winfrey naturalmente è al primo posto. Per chi non la conoscesse Oprah ha un proprio talk show “The Oprah Winfrey Show” che va in onda su una rete nazionale senza perdere pubblico dal settembre  1986. Grazie alla trasmissione è diventata miliardaria e finanzia alcune scuole per ragazze in zone dell’Africa dove in genere le ragazze non vengono mandate a scuola.

Dopo di lei nella lista ci sono una serie di donne sconosciute al grande pubblico ma che hanno incarichi di vero potere, sono presidenti e vice-presidenti di grosse società di produzione televisiva e cinematografica. Wow, sono impressionata da quante donne siano riuscite a superare il soffitto di cristallo e a raggiungere i vertici. Mi immagino una di loro da bambina a cui chiedono “cosa vuoi fare da grande?”  e la risposta avrebbe potuto essere “voglio dirigere la Paramount”. Sono veramente impressionata.

Cosa rispondono le nostre figlie a questa domanda? La velina? Le nostre ragazze non vengono educate dai media a diventare presidenti di grosse società. Al massimo ad andare nella casa del Grande Fratello o a fare i tronisti. Mi viene da vomitare. Ci sono poi donne nella televisione italiana con un talk show di successo che va avanti da venti anni come nel caso di Oprah Winfrey? Assolutamente no. Il panorama televisivo italiano è assolutamente deprimente di per sé, figuriamoci se andiamo a cercare protagoniste donne. Qualcuna ogni tanto riesce a distinguersi, ma deve farsi strada con molta difficoltà. Un esempio pregevole è “8 e mezzo” su La7 con Lilli Gruber che almeno è una professionista seria. Non c’è spazio per le donne vestite alla conduzione di trasmissioni, né alla direzione di canali televisivi o di società di produzione, non in Italia. Questo è molto triste. C’è ancora molta strada da fare.

Ma continuiamo a leggere la lista di Hollywood Reporter. Dopo la sfilza di donne presidente chi trovo? Angelina Jolie al 24° posto. Angelina Jolie?!?! E’ incredibile, un’attrice. Sembra che la Jolie adesso gudagni più di Julia Roberts, che è stata la prima attrice donna a guadagnare 20 milioni di dollari per “Erin Brokovich” nel 1999. E comunque la Jolie ha molto potere mediatico d’immagine, è una donna molto visibile, da sola, con i figli o col marito, e tutti sappiamo che un’immagine che incontra il favore del pubblico è essenziale per avere potere contrattuale.

Ci sono in Italia attrici in grado di guadagnare alcuni milioni di euro a film e a cui vengono offerti ruoli cinematografici che spaziano dalla madre in cerca del figlio scomparso (Changeling) all’icona di forza, intelligenza e bellezza di un videogioco  (Lara Croft)? Non credo proprio.  Al massimo produciamo tenere storie d’amore o film di mafia o vacanze ai tropici dove contano le tette.  C’è un film italiano degli ultimi anni con una donna protagonista che abbia bucato lo schermo in un ruolo intenso e drammatico? A me sinceramente non viene in mente niente.

La nostra produzione culturale negli ultimi tempi sembra un po’ in decadenza, non abbiamo nessun role model positivo da offrire alle nostre ragazze, come pretendiamo che facciano loro quello che non siamo riuscite a fare noi madri? Quando mia figlia mi domanda “mamma, ma tu che lavoro fai?” e io devo rispondere “la casalinga segretaria disoccupata” non sono certo contenta. D’altronde il massimo per la mia generazione era fare la segretaria, ma non voglio assolutamente che mia figlia abbia un orizzonte professionale così ristretto come quello che ho avuto io. Se vuole fare la casalinga o la segretaria, vorrei che la facesse per scelta e non perché sono le uniche professioni disponibili a una donna. Se invece vuole fare la presidente di una società spero che incontri meno muri di gomma e soffitti di cristallo di quelli che ho trovato io. Soprattutto non mancherò di incoraggiarla e di aiutarla, due elementi che a me e a molte della mia generazione sono mancati totalmente perché l’ambizione professionale non è mai stata vista di buon’occhio, né dalle famiglie, né dalla scuola. Bisogna stare dietro ai propri figli, seguirli, consigliarli, guidarli, offrire esempi dalla nostra esperienza. Solo così possiamo aiutarli a realizzare il proprio potenziale e a non sprecare la vita con un lavoro che si odia. La lista di donne di potere a Hollywood in questo senso può aiutare a capire che ce la si può fare, che è possibile fare un lavoro diverso, la lista può ispirare noi e le nostre figlie e spingerci a lavorare per una vita migliore.

In bocca al lupo a tutte.

Topoloni e topolone

Posted on Novembre 30th, 2008 in Uncategorized | 1 Comment »

In questi giorni ho visto in televisione la reclame del gorgonzola con protagonista un uomo. Mi è tornata in mente la reclame precedente con la donna e ho subito notato alcune cose che devo assolutamente scrivere in questo blog.
Nella prima reclame un uomo e una donna sono seduti a un tavolo di un ristorante molto chic e molto costoso. Un cameriere che non ha affatto l’aria di un cameriere prende l’ordinazione dell’uomo e poi chiede alla donna cosa desidera. Lei risponde “gorgonzola” chiudendo con noncuranza il menu. Il cameriere approva dicendo “Ottima scelta, bella topolona”. Nella seconda reclame un uomo si trova a un vernissage, prende una tartina al gorgonzola, inizia a gustarsela e in quel momento una donna gli dice “Ti piace il gorgonzola, bel topolone”.

Nella prima reclame il pubblico viene guidato ad identificarsi con il cameriere grazie a un primo piano su di lui; è importante vedere lui che esprime l’idea della topolona, della bella donna, della bella topa, con un chiaro riferimento all’organo sessuale femminile. La reazione della donna non viene mostrata, o solo con un totale in cui si vede di sfuggita una espressione di sorpresa. La donna in questa reclame viene oggettivata, non è più una persona ma un oggetto del desiderio, desiderio per il gorgonzola e desiderio sessuale. Cibo e sesso vengono associati molto spesso nei mass media. L’oggettivazione della donna la rende un guscio vuoto estetizzato, le cui reazioni non hanno importanza, anche perché un oggetto non ha reazioni, non ha emozioni, sta lì solo per la sua bellezza, non perché ha un’anima. Quindi dopo la battuta noi non vediamo lei ma la faccia di lui e la sua espressione del viso è molto eloquente: quasi vuole giustificarsi, come se fosse la donna ad avergli tirato fuori dalla bocca con la sua bellezza e con la sua scelta di formaggio, le sue parole. Non è colpa sua, è colpa della donna che lo ha istigato. E’ quello che dicono un po’ tutti i violentatori, non è colpa loro ma della donna che con la loro bellezza li ha istigati a dire o a fare quello che hanno detto o fatto. La reazione di lui quindi è in primo piano mentre la reazione di lei non viene quasi mostrata, è defilata, ma la sua reazione non conta, non ha valore.

Nella seconda reclame in cui è protagonista l’uomo, la donna dice a lui di essere un bel topolone e gli dà un puffetto sulla guancia come se fosse un bambino, il primo piano successivo è su di lui e la sua reazione, lei che ha detto la frase non ha più importanza ed esce di scena mentre il pubblico viene di nuovo guidato ad identificarsi con un protagonista maschile. La sua espressione è stupita, sorpresa. Non si aspettava di essere considerato un topolone. Per la donna l’essere topolona significa diventare un oggetto sessuale, per l’uomo invece significa essere paragonato a un bambino, solo che la donna si prende tutta l’offesa e non le viene permesso di reagire in pubblico, mentre lui può reagire e vediamo cosa pensa. Lei è un oggetto non pensante, mentre lui è uno che può permettersi di non offendersi e di riderci sopra. La definizione di topolone gli rimbalza addosso. Come al solito due pesi e due misure.

Benché sia una grande estimatrice del gorgonzola, non lo sono affatto di queste due pubblicità. Ho sempre considerato offensiva la prima reclame. Se un cameriere mi avesse detto “bella topolona” al ristorante gli avrei rifilato un calcio in uno stinco e me ne sarei andata senza pagare il conto. Ma la reazione sarebbe stata identica se chiunque altro si fosse permesso. Allo stesso modo non mi permetterei mai di dire “bel topolone” a qualcuno in pubblico.
Della prima reclame mi fa rabbia che alla donna non sia stata data la possibilità di reagire a quello che io considero un insulto; gli uomini a cui probabilmente è diretta la reclame preferiscono vedere la faccia di chi insulta non di chi è insultato, è evidente. Io invece, come rappresentante del pubblico femminile mi devo guardare uno che è abituato a considerare le donne come organi sessuali ambulanti e che per questo le può anche insultare in pubblico, tanto a chi importa la reazione di una donna, non è neanche un essere vivente è un oggetto sessuale. Parliamoci chiaro, se in ufficio un collega ti dice bella topolona hai il diritto di denunciarlo. La situazione al ristorante è identica.
Nella seconda reclame non riesco ad identificarmi con la donna che dice bel topolone all’uomo perché non direi mai così a un uomo e probabilmente ci sono molte donne come me. Non siamo state educate a fare commenti di tipo sessuale sugli uomini. Alcune ragazze, magari, più moderne, potrebbero farlo, ma non io e non la mia generazione. La seconda reclame mostra come non è possibile ribaltare il mondo.
La battuta della topolona nella prima reclame funziona per il pubblico maschile, ma molte donne la considerano offensiva; nella seconda reclame si è tentato di ricreare la battuta allo specchio facendola dire a una donna cercando una fantomatica parità, ma i significati e le reazioni del pubblico sono completamente diversi. Ciò che funziona per un uomo non necessariamente funziona per una donna.
Queste pubblicità mi sembrano un’occasione sprecata per il gorgonzola. Io continuerò ad amarlo e a mangiarlo lo stesso, ma non certo grazie alle due pubblicità, che sono la prima misogina e la seconda culturalmente inadeguata. Sono le donne che fanno la spesa nella maggior parte dei casi e una reclame che attiri anche loro senza usare il sesso non l’ho ancora vista.

Gender gap

Posted on Novembre 12th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

E’ uscito oggi un rapporto del World Economic Forum dove viene analizzato in forma statistica il gender gap nelle varie nazioni del mondo. Per gender gap si intende la differenza di trattamento rispetto agli uomini che le donne ricevono nel proprio paese riguardo il lavoro, la paga, l’istruzione, la salute ecc.

Il primo paese della lista quest’anno è la Norvegia. Significa che in tutto il mondo è il paese dove è minore la differenza tra uomini e donne. Gli altri paesei scandinavi seguono a ruota. L’Italia è al numero 67 su un totale di 130 nazioni e ci è andata anche bene dato che secondo il rapporto abbiamo guadagnato parecchie posizioni. L’anno scorso nel 2007 eravamo al numero 84.

Non c’era da stupirsi che i paesi scandinavi fossero all’avanguardia riguardo i diritti delle donne, ma non mi aspettavo che le donne italiane avessero più problemi anche del resto d’Europa. Dopo di noi infatti ci sono solo paesi come la Romania, la Grecia, l’Armenia ecc. In pratica guidiamo il gruppo di coda. Che vergogna!

Ma la vergogna maggiore viene guardando con attenzione i dati. Attualmente in Italia lavorano la metà delle donne e tre quarti degli uomini. A parità di lavoro le donne vengono pagate di meno, tanto che statisticamente parlando gli uomini guadagnano in media il doppio delle donne. Per fortuna negli ultimi anni abbiamo avuto un aumento della presenza di donne in politica e nelle posizioni manageriali ma siamo sempre indietro perché le donne non sono ancora tante quanto gli uomini. Nelle professioni e nei lavori specializzati invece c’è stata una rimonta clamorosa. Ciò che sconvolge invece in senso positivo è la situazione dell’istruzione: secondo il rapporto infatti siamo tra i primi nel mondo per quantità di donne che ottengono un’istruzione secondaria e che si iscrivono all’università, addirittura all’università le donne sono più degli uomini. Nel campo dell’istruzione bisogna anche considerare gli insegnanti: nella scuola primaria le donne sono la maggioranza ma vanno graualmente diminuendo fino a ridiventare minoranza all’università.

Ci possiamo consolare con le aspettative di vita che sono superiori a quelle degli uomini.

Alcune riflessioni mi vengono in mente  guardando le cifre di questo rapporto. Le donne sono più istruite degli uomini ma non riescono a trovare lavoro e quando lo trovano a parità di lavoro non ricevono la stessa paga degli uomini. L’istruzione comunque non apre le porte degli uffici dirigenziali.   Esiste ancora il soffitto di cristallo, quel glass ceiling di cui parlavano le nostre sorelle maggiori negli anni ottanta.

Adesso capisco molte cose della mia vita, compreso perché nei colloqui di lavoro  non mi prendevano ma preferivano un mio coetaneo maschio meno preparato di me. Qualcuno che mi conosce bene potrebbe scherzare dicendo che non mi prendevano a causa del mio carattere difficile, ma posso rispondere dicendo che quando ti vedi superare non una ma svariate volte da gente meno preparata è normale che il tuo carattere diventi un po’ difficile. Posso anche dire che alcuni posti di lavoro non li ho avuti perché al colloquio mi sono presentata in pantaloni invece che con la minigonna e la scollatura, ma se devi abbassarti a tanto per lavorare con gente che poi dà valore solo a quello allora sono contenta di non lavorare.

Tra quindici anni mia figlia potrebbe entrare nel mondo del lavoro. Mi domando se anche lei dovrà essere amareggiata come me dal comportamento di chi seleziona il personale o se potrà utilizzare appieno il suo potenziale magari nel lavoro che ha sempre desiderato.

Forse dovrei mandare mia figlia a imparare una lingua scandinava, non si sa mai.

Il rapporto del World Economi Forum lo si può trovare a questo link:

http://www.weforum.org/en/initiatives/gcp/Gender%20Gap/Countries2008/index.htm

Halle Berry

Posted on Ottobre 5th, 2008 in Uncategorized | No Comments »

Halle Berry non è una grande attrice ma certamente è una grande professionista e sa bucare lo schermo. Quando c’è lei nell’inquadratura guardi lei e nessun altro, nemmeno James Bond.

Ho rivisto di recente 007 Die Another Day del 2002 con Pierce Brosnan nella parte dell’agente britannico e la Berry nel ruolo dell’agente americana Jynx e devo dire che lei è favolosa. E’ atletica, combatte con qualsiasi arma, lancia i coltelli, corre, salta, affoga, viene rianimata, la vogliono tagliare a metà con il laser ma non ci riescono, pilota aeroplani enormi con nonchalance. Insomma agisce come un perfetto agente segreto donna. Purtroppo riescono a incastrarla e quasi muore, salvo essere salvata all’ultimo momento dall’eroe. È un espediente che ormai noi donne conosciamo bene, puoi anche essere la più brava ma alla fine ti tocca sempre essere salvata dall’eroe. Vabbè, non ci possiamo fare molto, le cose accadono alle donne nei film per mettere in risalto il coraggio e la bravura degli eroi uomini (e sinceramente essere salvata da Pierce Brosnan non capita tutti i giorni). Questo James Bond riconferma la regola, ma dato che è l’unica cosa tradizionale che accade ad Halle Berry/Jynx posso anche chiudere un occhio, tanto più che il suo salvataggio è molto spettacolare e anche molto sofferto quindi è una scena importante del film e non un avvenimento secondario.

Mi piacerebbe vedere Halle Berry in altri film d’azione ma purtroppo non sembra che ci siano delle parti simili a Hollywood per le donne in questo momento e soprattutto per le donne di colore. Gli americani sono un po arretrati nella mentalità e pensano che una donna di colore non potrebbe guidare un film blockbuster. Hanno cucito su di lei Catwoman, del 2004, ma il film non ha avuto molto successo (anche se a me è piaciuto particolarmente, ma questa è un’altra storia). Io comunque mi sento rappresentata come donna da un’attrice come lei e sinceramente non mi accorgo che è una African-American, quando vedo lei sullo schermo vedo una donna e basta e non una donna di colore. Forse dipende dalle parti che ha interpretato o dalla sua bravura, non so.

L’ho apprezzata anche moltissimo nei tre film sugli X-Men ma purtroppo il suo personaggio è secondario e non ha potuto brillare di luce propria come invece avrebbe potuto. Il suo personaggio di Ororo Monroe/Storm è molto affascinante anche se legato all’idea un po’ antiquata che una donna per di più di origine africana possa essere intimamente legata alle energie della natura e racchiudere in se il potere della Madre Terra. Gli appassionati dei fumetti che conoscono le storie e i personaggi meglio di me mi perdoneranno ma io sono legata a una cultura visiva dell’immagine in movimento e i fumetti non mi sono mai piaciuti, quindi probabilmente avranno molto da ridire su quello che penso del personaggio.

La morale della favola è che a Hollywood ci sono attrici molto brave e molto apprezzate ma non ci sono le storie per utilizzarle. Nessuno sccrive belle storie con protagoniste donne. Non parlo dei polpettoni tipo storie di famiglia, parlo di film d’azione, thriller, roba seria. Mi piacerebbe vedere film come gli ultimi due Batman o Il Gladiatore in cui c’è una eroina donna, vorrei esaltarmi almeno una volta nella vita guardando una donna che fa le cose giuste al momento giusto. In TV ogni tanto mi capita, specialmente con Buffy, Xena & company ma al cinema ancora non ci siamo. Non ci sono ancora idee moderne, solo vecchi stereotipi. Ormai la gente viene educata dai mass media, la famiglia conta ben poco, i figli crescono da soli. Dove prendono i loro modelli di comportamento? Dai mass media. Se i mass media offrono modelli all’avanguardia, modelli moderni, quelli giusti, allora c’è speranza che nelle nuove generazioni nascano idee nuove sui ruoli di uomini e donne in seno alla società e alla famiglia. Ma per il momento i mass media, e soprattutto il cinema, offrono ben poco. Dobbiamo lavorarci ancora. E intanto la bravura di tante attrici viene sprecata in ruoli insignificanti, e anche le donne che le guardano al cinema si sentono insignificanti. A volte mi chiedo che cosa posso far vedere al cinema a mia figlia perché capisca cosa può fare una donna nella vita: ci sono solo ruoli da puttana o da madre di famiglia.

Che desolazione!