Ebbene sì. Devo confessarlo. Ormai da molti anni stavo pensando di andare in esilio, di lasciare questo paese. Ogni viaggio all’estero era un’occasione in più per accorgermi dell’enorme lacuna di cui soffriva l’Italia, e al ritorno soffrirne cocentemente.

Una lacuna che ora è stata almeno in parte colmata, perché da qualche giorno, in corso Lodi 90 a Milano - guardacaso, vicino a casa nostra - ha aperto Chicken Cottage, il primo fast food italiano di cui io abbia notizia a vendere pollo fritto.

La notizia è di importanza straordinaria. Per rendersi conto dello stato selvaggio in cui ci trovavamo, basta notare che in Italia la gente non sa neppure cosa sia il pollo fritto. Quando lo si nomina pensa alle bistecchine di petto di pollo impanate, o al massimo al “Chicken Doré” di MacDonalds. Qualcuno fa riferimento alle alette Durango che si trovano al supermercato. Ma no, il pollo fritto è in effetti una cosa del tutto diversa.

Giusto per dare un’idea, per fare il pollo fritto si usano almeno una dozzina di spezie diverse che vengono usate sia mescolate con latte o yogurt per mettere il pollo a marinare, sia mescolate alla farina; il pollo viene normalmente fritto in una pentola a pressione, e successivamente passato anche in forno. Ciò che ne risulta sono pezzi - soprattutto cosce o alette - coperti da una crosta croccante e speziata, mentre all’interno la carne mantiene una incredibile morbidezza e succosità.

Quando Larry Page e Sergey Brin fondarono Google, si preoccuparono subito di trovare un cuoco d’eccezione per il loro campus, tanto che gli offrirono oltre a un eccellente stipendio anche delle stock options. Il cuoco che assunsero, Charlie Ayers, in precedenza cucinava per i Grateful Dead, ed era famoso per il suo “pollo fritto alla Elvis”.

Sul libro Google Story di David Vise e Mark Malseed c’è la ricetta; io lo chiamo “il pollo alla Google” e ogni tanto lo faccio anche in casa, ma è una cosa che richiede quasi una giornata di lavoro (senza contare i cinque giorni di marinata), quindi accade molto di rado.

Naturalmente, il pollo fritto, che è una ricetta tipicamente inglese poi esportata in America, è famoso in tutto il mondo grazie ad Harlan Sanders, nominato colonnello onorario dal governatore del Kentucky nel 1935. Sanders cominciò con un piccolo ristorante di una stazione di servizio a Corbin, e finì per creare una catena di fast food diffusi in tutto il mondo, la Kentucky Fried Chicken, che a un certo punto, quando nell’opinione pubblica si diffuse la malsana idea che il fritto facesse male, cambiò nome in KFC.

In Italia purtroppo KFC non è mai entrato. Ma è arrivata questa catena anglo-pakistana, Chicken Cottage: hanno una marea di negozi in UK, un paio di Pakistan, uno in Libia, uno alla Mecca, due in Sudafrica, uno a Parigi e uno a Bratislava. E ora uno a Milano in corso Lodi. Alleluia!