Vi spiego l’iPad

Posted on Gennaio 29th, 2010 in Commenti, Exposé | 78 commenti »

iPad“Cos’è che non ha webcam, non ha multitasking, non ha hdmi, non ha Flash e costa 500 dollari? Indizio: non è un netbook”. Questa una delle molte battute che circolano in rete, insieme a commenti di geek che si lamentano della mancanza di usb, della mancanza di flash, della mancanza di multitasking, della mancanza di uscita video, della mancanza di slot per leggere cd/dvd/sd/floppy disk/sim/carte di credito o biglietti da visita, della mancanza di ruote e persino della forma leggermente convessa.

Scusatemi se sono franco: questo modo di vedere le cose è veramente miope.

Invece di cercare di capire di cosa si tratta, questi commentatori decidono a priori che cosa dovrebbe essere secondo loro e poi ne elencano le differenze. “Non telefona neppure”. Caspita che intuizione. Nemmeno il mio forno a microonde telefona; d’altra parte non essendo un telefono è abbastanza prevedibile. Gran parte dei commenti elencati sopra sono fatti da persone che si aspettano un computer. Forse se Apple invece di creare una cosa nuova avesse fatto un banale computer tablet, con un normale sistema operativo da PC, sarebbero stati più contenti. Ah no, si sarebbero lamentati che non c’è la tastiera. Ok ragazzi, andate alla voce “MacBook” e divertitevi.

Mettiamo da parte queste contestazioni inutili e vediamo di capire il senso dell’oggetto. Secondo me, ovviamente.

Un prodotto viene posizionato sul mercato indicandone un utilizzo principale, una ragione d’acquisto. Allo stesso modo in cui iPhone è stato indicato come “communicator” personale, con le tre funzioni di telefono, posta elettronica e browsing in rete, allo stesso modo iPad viene indicato come strumento mobile per l’intrattenimento. Quindi in sostanza un apparecchio per la lettura di libri, giornali e riviste, per la visione di film e per i giochi.

Sebbene tutte queste funzioni fossero già svolte a suo modo - come funzione secondaria - dall’iPhone e dal suo cugino senza connessione, l’iPod Touch, è evidente come lo schermo grande e la maggiore velocità permettano sull’iPad un’esperienza del tutto diversa. L’iPad è in sostanza l’equivalente moderno della tv o della radiolina portatile: l’utente moderno non si collega più al mondo subendo un segnale via radio, lo fa in molti modi diversi con autonomia e interattività diverse. Ma il concetto è quello.

Questo è il concetto dell’iPad dal punto di vista del marketing; è il motivo per cui verrà comprato ora, quest’anno. Ma in realtà è molto di più.

L’iPad è in effetti, a mio avviso, il primo serio tentativo di rivoluzionare il concetto di PC da un quarto di secolo a questa parte. La terza rivoluzione in assoluto.

Prima rivoluzione nel 1977. Non più cassoni enormi e costosissimi chiusi nei centri di calcolo: “un computer su ogni scrivania”. Chi lo dice? Una piccola aziendina californiana, la Apple. Il mondo dell’informatica si spancia dalle risate: e cosa se ne dovrebbe fare la gente comune di un computer?

Seconda rivoluzione nel 1984. Mouse, icone, finestre: il Macintosh introduce l’interfaccia grafica. Ancora una volta la rivoluzione arriva dalla Apple. Il mondo dell’informatica si spancia dalle risate: “dai, smettila di giocare con i disegnini e torna alla riga di comando che bisogna lavorare”.

Sono passati ventisei anni da allora. Ora il computer è davvero in tutte le case. Ma qual è il risultato? Come si trova davvero la gente “comune”, ovvero le persone che non si occupano di informatica per lavoro, con il loro pc, Mac o Windows che sia? La risposta è abbastanza evidente. Si trovano piuttosto male. Sarebbe interessante fare un sondaggio; provo a dare io le risposte in base all’esperienza personale.

Domanda: quali programmi usi sul tuo pc di casa?

60%: Office, la posta e la navigazione in internet. E qualche gioco.

30%: Cosa sono i programmi?

Domanda: sei soddisfatto del funzionamento del tuo pc?

95%: Macché, metà del tempo devo ripulirlo dai virus e l’altra metà del tempo vivo nella paura di prendere virus

5%: Abbastanza grazie, uso un Mac.

Domanda: è importante per te il multitasking?

90%: Puoi ripetere la domanda in italiano?

10%: Importantissimo, ho sempre un sacco di roba da portarmi dietro, portafoglio, telefono, biglietto del tram.

Domanda: riproviamo: è importante per te poter usare diversi programmi contemporaneamente, per esempio scrivere mentre senti la musica mentre scarichi la posta mentre chatti con Skype mentre…

100%: Eh, e chi sono, Mandrake?

Ok, forse ho un pochino drammatizzato. Il punto è che il PC per come è fatto oggi non è pensato per l’utente qualsiasi; è pensato per l’utente che sappia usare il PC, e che lo usi professionalmente. Anche così, ancora oggi non sono rari gli utenti che si perdono perché hanno una finestra aperta sopra un’altra, che non sanno dove andare a cercare un programma se non ce l’hanno subito visibile nel menu Start, che non hanno la minima idea di come funzioni il file system e salvano tutto sulla scrivania. Le ultime versioni dei vari sistemi operativi hanno cercato molti modi per semplificare questi concetti, confondendoli ancora di più. L’arrivo di internet e di una serie di nuove metafore ha peggiorato la situazione.

iPad è un tentativo di rivedere tutto il problema da un punto di vista del tutto nuovo.

Basta finestre. Niente multitasking significa “una cosa per volta”. È così che opera normalmente la gente. Il che non significa che non possa fare una cosa da una parte, copiarla e portarla dall’altra; ma quando lavora su un programma deve avere sott’occhio solo quel programma.

Basta menu. Internet ci ha abituato al concetto di comando contestuale: c’è un oggetto, ci clicco sopra e faccio quello che devo fare. Questo è il modello al quale siamo ormai abituati.

Basta filesystem. Se non stai usando il pc per lavoro non crei centinaia di documenti. E il concetto di cartella è sorpassato; i documenti si possono cercare per tag, per data, per contenuto, che senso ha avere un unico sistema basato sul posizionamento in un albero di contenitori arbitrario?

Ma oltre a questo, iPad rappresenta l’intuizione che il concetto di “un pc su ogni scrivania” ormai è sorpassato. Il computer non può più restare sulla scrivania. Ci deve seguire sempre.

Ci stiamo abituando sempre di più a usare il computer per tutto. Così come il telefono non è più un coso sul mobile in corridoio ma è diventato un oggetto da avere sempre con sé, la stessa sorte è riservata al computer. La gente non si sta solo abituando a usare il computer per tutto, ma sta cominciando a diventarne dipendente. Tra una decina d’anni i computer saranno probabilmente collegati direttamente al cervello e “vedremo” i loro contenuti proiettati direttamente sul nervo ottico. Per ora è necessario però un oggetto che sia leggero, portabile facilmente in una piccola borsa e di poco peso, e utilizzabile rapidamente, facilmente, anche in piedi.

Che questa necessità esista e sia pressante lo dimostra, ovviamente, l’enorme successo dei netbook. Tuttavia i netbook non sono una risposta vera: sono un compromesso. Un adattamento di un concetto vecchio, quello del pc, a una richiesta nuova. Con criticità evidenti: gli schermi piccoli e ad altissima risoluzione, usati con un sistema operativo che solo in minima parte si adatta alle diverse risoluzioni, rende problematico leggere lo schermo. La tastiera c’è ma quasi sempre scomoda a causa della ridotta dimensione dei tasti. E sono lenti, perché devono far girare software pensato per PC potenti su un hardware che tanto potente non può essere.

E chiaramente non sono utilizzabili in piedi: se volete usare un netbook dovete sedervi comodamente, aprirlo, aspettare che si avvii, eccetera eccetera.

L’iPad potrebbe essere il personal computer del futuro. Non più “un computer su ogni scrivania”, ma “un computer in ogni tasca”. Oggetti simili li abbiamo già visti in molti romanzi di fantascienza (quelli di Egan, per esempio) e persino in Star Trek. Ovviamente, non è detto che questo accada: Apple ha guidato molte rivoluzioni, ma in altri casi ha fallito, nonostante la qualità dell’idea. Pensiamo a Newton, il primo PDA, bellissimo ma in anticipo sui tempi. Pensiamo ad Hypercard che anticipava l’ipertestualità che avrebbe avuto successo col world wide web. Pensiamo a OpenDoc, una tecnologia basata sul documento (anziché sul programma) che ancora oggi è fantascienza.

Se c’è qualcuno che può riuscire in una nuova rivoluzione del pc questa è certamente solo Apple. Le basi ci sono e sono notevoli: un sistema operativo già noto agli utenti, essendo un’evoluzione dell’iPhone; un costo decisamente abbordabile; un oggetto di grande qualità.

Anche una volta accettato quanto detto sopra, resta ovviamente possibile immaginare che l’iPad avrebbe potuto essere migliore aggiungendo questo o quest’altro. Attenzione però. Un oggetto nuovo per imporsi ha bisogno di semplicità e di chiarezza. Nonostante tutti i geek della terra possano pensare il contrario, sarebbe stato un errore cedere alla tentazione di rendere l’iPad “più pc” o “più telefono”. Cosa sarebbe costato a Apple mettere sull’iPad una porta USB, o mettere l’applicazione Telefono presente sull’iPhone? Poco o nulla. Tuttavia, avrebbe reso l’iPad più simile a un pc o più simile a un telefono. L’iPad non è né l’uno né l’altro, e deve essere chiaro: deve imporsi come iPad, come una nuova categoria di oggetto.

Ci sarà tempo, una volta imposto il concetto, di allargarne l’uso mettendo porte, lettori, applicativi aggiuntivi. Ci sarà tempo di fare un iPhone OS 4.0 con il multitasking realmente necessario o con qualcosa di simile a un file system rivisto secondo la nuova filosofia.

Ma l’iPod non sarebbe diventato un successo planetario se Apple lo avesse proposto fin dall’inizio dicendo “questo coso suona la musica, e poi ci potete giocare, e poi ci potete prendere appunti, e tenere i contatti, i todo e così via”. Sarebbe stato un oggetto indistinto che faceva tutto ma faceva tutto male. Apple ha proposto una cosa che faceva una sola cosa e la faceva bene (vecchia filosofia unix, non a caso unix è ancora oggi dopo trent’anni il miglior sistema operativo, alla base anche dell’iPhone OS usato da iPad).

Ora resta da vedere se la gente, che a volte capisce le novità meglio dei geek informatici, capirà anche questa e la promuoverà.

Come sarà il tablet Apple

Posted on Gennaio 14th, 2010 in Exposé, Whatever | 3 commenti »

Negli ultimi giorni sono trapelate molte indiscrezioni, sono corse voci, si sono fatte ipotesi sul nuovo prodotto che Apple con ogni probabilità presenterà il 27 gennaio. Non faccio più a tempo a scriverne su MacWorld - già la puntata che ho consegnato a inizio gennaio uscirà dopo il 27 - quindi ne scrivo qui.

Si sa con relativa certezza che il prodotto sarà annunciato il 27 gennaio - per quanto possa sembrare strano, non essendo martedì - e che dovrebbe essere messo in commercio all’inizio di aprile. È probabile, ma non certo, che possa chiamarsi Slate o iSlate; la prova migliore è stata data da Steve Ballmer, che ha presentato un prodotto HP proprio chiamandolo “slate”, evidentemente per bruciare il nome Apple. Si sa però che Apple ha registrato anche il dominio “iGuide”.

Dal punto di vista hardware, l’oggetto, o almeno una versione dell’oggetto, dovrebbe avere uno schermo da 10″ OLED. Questo si sa perché i costruttori cinesi si sono lamentati del fatto che Apple avrebbe comprato tutti gli schermi disponibili sul mercato di quella dimensione. A mio avviso, dovrebbe esserci almeno anche una versione più piccola, sette o otto pollici. Avrà una webcam e connettività 3G. Sicuramente sarà multi touch e probabilmente avrà i soliti sensori di vicinanza, luminosità, accelerometro e forse anche GPS e bussola visti anche sull’iPhone.

Va detto che oggi come oggi che dal punto di vista hardware oggi chiunque è in grado di mettere insieme i pezzi per fare un oggetto del genere. Il punto è un altro: a che serve? È fondamentale, in effetti, l’aspetto software. E qui viene l’interessante e anche le mie previsioni più personali.

A quanto si dice, il tablet dovrebbe girare su una nuova versione, 4.0, di iPhone OS. La caratteristica principale di questo sistema operativo è naturalmente quella di essere pensato per un’interfaccia “touch”, ovvero usata con le dita. Quindi nessun comando che richieda precisione, pulsanti grossi, e così via. iPhone OS porta con sé anche un modello commerciale particolare, per cui il software deve essere approvato da Apple e viene venduto solo attraverso l’iTunes Store: per quanto possa non piacere, è un sistema che funziona per Apple e tutto sommato anche per gli sviluppatori.

Su un prodotto come il tablet però iPhone OS ha alcuni problemi. Prima di tutto, le dimensioni dello schermo: obbligatorio pensare quindi che la nuova versione del sistema operativo introdurrà la variabilità della dimensione dello schermo, anche perché si presume che un prossimo iPhone possa avere uno schermo più grande o con maggiore risoluzione.

Il problema principale però è un altro: è il fatto che iPhone OS è un sistema che va bene per un palmare, ma non per un computer vero. E non è pensabile che un cliente acquisti un aggeggio grande dieci pollici e che magari costerà un migliaio di dollari senza poterlo usare almeno per la gran parte delle funzioni per le quali userebbe un netbook.

La mia previsione quindi è che iPhone OS 4 sarà rivoluzionario. Dovrà riuscire nella difficile impresa di rendere un computer utilizzabile come un telefono, o se volete di rendere un telefono utilizzabile per tutte le funzioni previste da un vero computer. Dovrà supportare un vero file system, quindi dovrà permettere agli utenti di aprire file con diversi applicativi, di usare gli allegati come pare a loro, di caricare file da e sul pc, e in modo semplice.

Dovrà consentire l’uso di veri applicativi. Si parla di una versione “touch” della suite iWork, quindi word processor, foglio di calcolo e software per creare presentazioni. Difficile pensare, questa volta davvero, che si possa fare a meno del multitasking.

E ci dovrà essere un enorme sforzo da parte di Apple per convincere gli sviluppatori a portare i loro applicativi sulla nuova piattaforma. Incluso Flash, per esempio.

Un’altra cosa che mi sento di predire, è che anche se dotato di slot per una sim 3G lo Slate dovrà interfacciarsi quanto meno all’iPhone per usarne la connettività. Questo è fondamentale: non è pensabile che lo Slate debba essere usato come telefono, né che la gente debba per forza acquistare un contratto aggiuntivo. Chiaramente, l’ideale sarebbe poter usare la connettività di qualsiasi telefono, magari via bluetooth o usb.

Per ora mi fermo qui; se salta fuori qualcos’altro aggiornerò.

Backsposé 1 / Verrà l’iPhone

Posted on Settembre 15th, 2009 in Exposé, Pubblicazioni | niente commenti »

Oggi l’articolo recuperato dal passato è la prima puntata della mia rubrica Exposé, uscito sul numero di novembre 2006 di MacWorld Italia. Exposé è una rubrica di rumors e anticipazioni sui prodotti Apple in arrivo. In questa puntata pronosticavo l’arrivo dell’iPhone, che uscì effettivamente nel luglio 2007. Quasi tutto giusto, solo un dettaglio sbagliato: quello più caro sarebbe stato quello bianco.

iPhone, and you?

Rumors! Che non sono suoni molesti, come talvolta crede qualche traduttore poco avvezzo, ma indiscrezioni, voci, chiacchiere da corridoio. Il mondo Apple è sempre stato chiassoso in questo senso, e lo è ancora di più da quando Steve Jobs, tornato al timone dell’azienda da lui fondata, ha imposto il segreto sui prodotti non ancora posti sul mercato. Una cortina impenetrabile o quasi, mantenuta con disciplina spietata che è già costata il posto e cause per danni a diversi impiegati dalla bocca troppo larga, lucrosi contratti a fornitori troppo entusiasti e persino denunce, poi rientrate, a giornalisti troppo solerti.

Il devoto applista ufficialmente condanna le indiscrezioni. Generano aspettative che spesso non possono essere soddisfatte, danneggiano le vendite dei prodotti in commercio convincendo le persone ad attendere la prossima-versione-più-potente che poi magari non arriva, e aiutano i concorrenti a stare al passo copiando le innovazioni prima ancora che arrivino sugli scaffali dei negozi.

Ma sappiamo benissimo tutti che il devoto applista - categoria alla quale ovviamente apparteniamo - cerca e si beve con gusto tutte queste fantastiche anticipazioni. Anche sapendo bene che molte di queste sono in realtà più la formulazione di desideri che reali fughe di notizie. Questo è il nostro spirito: in questa rubrica di volta in volta andremo alla scoperta di novità future della Apple, ma facciamo un patto: vi diremo tutto quello che sappiamo, che abbiamo scovato in rete o altrove, ma voi tenete sempre presente che questa non è la realtà. Potrebbe diventarlo come potrebbe non avvicinarvisi neppure. Come il gatto di Schrödinger, che sia vivo o che sia morto dipende dal momento in cui Steve Jobs salirà su un palco e dirà la formula magica che fa collassare gli infiniti universi ipotetici in un’unica realtà: One more thing

Non potevamo non dedicare la prima puntata di questa rubrica alla grande chimera che da diversi mesi è la protagonista di tutti i rumors che riguardano Apple. Da quando ha cominciato a girare ci sono già stati almeno tre o quattro keynote ai quali avrebbe dovuto essere annunciata, ma finora non è avvenuto: ora si parla di marzo 2007. Parliamo naturalmente dell’iPhone, ovvero del’entrata di Apple nel ricchissimo ma spietato mercato dei telefoni cellulari.

La prima esperienza di Apple nel campo della telefonia è stata il ROKR, il telefonino con iTunes incorporato realizzato da Motorola. E’ stato un mezzo disastro, per vari motivi; non ultimo certamente il fatto che Apple è sembrata tirarsi indietro dal progetto, probabilmente anche a causa dei cattivi rapporti con Motorola che sarebbe stata di lì a poco abbandonata anche come fornitore di processori.

Da quel momento però si è capito che anche se Apple non aveva creduto al telefonino di Motorola non significava che avesse abbandonato l’idea di produrre un telefonino. Anzi.

Forse negli Stati Uniti, dove i telefonini e gli smartphone non sono così diffusi come in Europa, è un po’ meno evidente che da noi il fatto che questo oggetto sta diventando il centro mobile della digital life, così come il computer ne è il centro domestico. E se l’iPod ha avuto un enorme successo anche grazie alla sua specializzazione, un oggetto che fa una cosa sola ma la molto bene, è stato evidente fin da subito che questa situazione non poteva durare. Un iPod è infinitamente migliore di un telefonino per ascoltare musica: può contare su più memoria per archiviare le canzoni, è più facile da utilizzare, ha una qualità audio migliore. Tutti vantaggi però che l’avanzare della tecnologia nel ricco settore dei telefoni cellulari restringe sempre di più. La paura è che il telefonino possa fare all’iPod quello che ha fatto ai palmari: soppiantarli.

Dopo le considerazioni, veniamo ai fatti.

All’inizio del 2006 viene pubblicata su alcuni siti di settore un brevetto Apple registrato alla fine del 2004 per un sistema che consente a apparecchio wireless portatile di scegliere e acquistare prodotti digitali su un “online media store”. Il brevetto cita come esempi canzoni, suonerie, libri elettronici. Negli stessi giorni compare un altro brevetto Apple per un’interfaccia completamente audio, che consenta di navigare in un riproduttore musica tramite comandi vocali. Un’idea poi abbandonata per l’iPod Shuffle, che non ha lo schermo? Un momento, ma lo Shuffle non ha un microfono. Che tipo di oggetto potrebbe avere un microfono? Un telefono?

In maggio alcuni giornali economici giapponesi pubblicano la notizia che Softbank (la proprietaria della Vodafone giapponese) sta sviluppando un telefono cellulare insieme con Apple. Softbank smentisce.

In luglio, alla presentazione dei dati fiscali, un giornalista chiede al direttore finanziario di Apple Peter Oppenheimer cosa ne pensa del successo della linea di telefoni-player Mp3 della Sony Ericcson che riprende il glorioso nome Walkman, e Oppenheimer risponde che Apple non se ne sta certo seduta a guardare senza far nulla.

Nel software di aggiornamento dell’iPod uscito sempre in luglio vengono trovati strane parole chiave come t_feature_app_PHONE_APP, kPhoneSignalStrength, clPhoneCallModel, clPhoneCallHistoryModel, prPhoneSettingsMenu.

All’inizio di agosto, pochi giorni prima della WWDC (dove secondo qualcuno avrebbe dovuto essere annunciato l’iPhone) salta fuori foto e pubblicità dell’iChat Mobile. “Tutto ciò che ti aspetti da un Mac, su un telefono”. E’ chiaramente finta, ma realizzata con stile. Poco dopo compare su YouTube anche un filmato dimostrativo, nel quale si possono apprezzare le dimensioni non indifferenti dell’iChat Mobile.

Qualche giorno dopo arriva anche l’iCall, una versione “slide” dotata persino di tastiera alfanumerica.

In settembre si ricomincia a parlare di iPhone: secondo l’analista Shaw Wu Apple sarebbe ormai pronta al lancio.

Ciò che blocca ancora il progetto, a questo punto, non sarebbe più lo sviluppo tecnico, ma il lancio da parte dell’operatore di telefonia mobile americano Cingular della rete HSPDA. Questo standard, High-Speed Downlink Packet Access (accesso a pacchetti ad alta velocità) è una versione avanzata dell’UMTS e sta diventando disponibile in molti paesi europei (in Italia è già attiva da alcuni mesi su tutti e quattro gli operatori), è probabilmente richiesto per interfacciare il telefonino con l’iTunes Store. Se ricordiamo, più volte Jobs ha dichiarato che uno dei motivi per cui un iPod telefonino non aveva senso era l’impossibilità di scaricare musica a causa della lentezza della rete telefonica. Lentezza che l’UMTS (che però in USA è praticamente assente) e l’HSPDA rendono un ricordo del passato.

Sempre all’inizio di settembre salta fuori un’altro brevetto Apple, per un apparecchio con antenna e interfaccia completamente virtuale. L’idea sembrerebbe quella di un oggetto con un grosso schermo sul quale compaiono pulsanti e indicatori relativi alle funzioni di un dispositivo - ad esempio un lettore Mp3 tipo iPod - ma facendo scorrere si passa all’interfaccia di un telefonino o di un palmare o di una console portatile di videogiochi. Non sembra una cosa così originale rispetto a un normale palmare. La rivelazione è comunque sufficiente e far annunciare a gran voce l’arrivo dell’atteso iPod Video a pieno schermo all’evento previsto per il 12 settembre. Che però il 12 settembre non viene affatto annunciato.

Nel frattempo però accade qualcosa anche nel mondo reale. Microsoft presenta il suo iPod killer, lo Zune. Non è ancora sul mercato e non si sa ancora bene cosa farà, ma si sa che permetterà di comunicare con altri Zune e di scambiarsi canzoni.

Che Zune sia o meno un pericolo per iPod lo deciderà il mercato quando il prodotto di Redmond arriverà sugli scaffali, ma certo non può essere sottovalutato: iPod prima o poi dovrà fare un salto in avanti.

L’ultima puntata - per il momento - dice che certamente l’iPhone sarà annunciato al MacWorld di San Francisco, l’8 gennaio (segnatevelo sul calendario). Avrà una macchina fotografica da 3 megapixel, uno schermo da 2,2 pollici, il software iTunes ovviamente senza il limite delle cento canzoni che aveva il ROKR, e sarà disponibile in tre modelli. Il rumor non lo dice, ma ci sentiamo di aggiungere che il modello più caro sarà sicuramente nero.

Superiphone

Posted on Marzo 5th, 2009 in Exposé, Pubblicazioni | niente commenti »

Questo articolo è uscito su MacWorld di marzo, attualmente in edicola. Ne propongo un brano, consigliando ovviamente l’acquisto della rivista, che contiene molte altre cose interessanti :-)

Alche che iPhone nano. Un nuovo iPhone è in arrivo, e sarà una belva. Almeno, questa l’indicazione che i nostri cacciatori di indizi hanno ricavato da dettagli apparentemente insignificanti.

iPhone nano in una vetrina in un negozio a BangkokNotiziona: Apple sta preparando una nuova versione di iPhone!
Come? Non ci trovate nulla di strano? In effetti è comprensibile: iPhone 3G è uscito lo scorso luglio, a un anno di distanza dal primo modello. È evidente che Apple stia lavorando con grande impegno a sviluppare il settore che le sta dando in questo momento le maggiori soddisfazioni.
Però ugualmente noi fan della Apple andiamo in fibrillazione quando capita di scoprire un misterioso “iPhone 2.1” in giro per le strade della California.
La Pynch Media è una società che concede in licenza un pezzo di software da inserire nei programmi per iPhone che permette allo sviluppatore di avere delle statistiche sull’uso del suo prodotto da parte degli acquirenti; una sorta di Google Analytics per programmi iPhone. Queste statistiche registrano anche il modello che fa girare il programma, e pare che a partire dallo scorso ottobre abbiano cominciato ad apparire sporadicamente un tag “iPhone 2,1”. Da dicembre queste segnalazioni sono diventate molte di più: almeno una dozzina di dispositivi, tutti concentrati nella zona della California a sud di San Francisco (Silicon Valley, insomma).
Una cosa “gustosa” è rappresentata proprio dal numero. Se il primo iPhone era 1,1 e il 3G era 1,2, qui si passerebbe a 2,1, insomma una “major release” con differenze più significative di quelle che hanno segnato il passaggio dal primo al secondo modello. Ma quali potrebbero essere?
Secondo AppleInsider, la differenza la potrà fare l’uso di chip sviluppati ad hoc dalla PA Semi, il produttore di semiconduttori recentemente acquisito da Apple. Si questi processori custom, progettati per accelerare l’elaborazione di media con  l’esecuzione parallela e multicore, Apple potrà implementare le tecnologie PowerVR di cui ha acquisito la licenza, e rendere disponibili agli sviluppatori funzionalità avanzatissime come l’elaborazione video in tempo reale e il riconoscimento vocale. Senza contare che l’alta velocità di elaborazione renderà l’iPhone e l’iPod Touch sempre più competitivi nel settore delle console da videogiochi tascabili.

E l’iPhone nano? Bene, Jobs è in congedo provvisorio, Tim Cook ha preso il timone, e la prima cosa che ha fatto cos’è stata? Smentire completamente la scorsa puntata di questa rubrica! A proposito del rumoreggiato iPhone nano, Cook ha detto “ci conoscete, non abbiamo intenzione di competere nel mercato dei telefoni a basso costo. Non fa parte della nostra identità. Non è la nostra ragion d’essere. Il nostro scopo non è vendere il maggior numero possibile di apparecchi, ma quello di costruire il telefono migliore possibile.” E in effetti era un po’ quello che pensavamo anche noi.
Un discorso analogo l’aveva fatto anche Jobs sul netbook, i computerini da poche centinaia di dollari che dopo il successo dell’EeePC stanno spopolando. Secondo Jobs, gli scopi per cui vengono usati questi apparecchi sono coperti quasi tutti dall’iPhone stesso. Ma Jobs lascia aperto uno spiraglio: “vedremo come evolverà questo segmento di mercato. Nel caso, qualche idea interessante ce l’abbiamo”.

Apple, made in China

Posted on Settembre 26th, 2008 in Commenti, Exposé | 10 commenti »

Nei giorni scorsi tutti i siti tecnologici e Mac hanno riportato la decisione di Apple di proibire ai programmatori la pubblicazione delle lettere di rifiuto di Apple stessa per i programmi per iPhone.

Spieghiamo meglio l’antefatto, per chi non abbia seguito. Chi vuole vendere o acquistare software per iPhone può farlo attraverso un solo canale: l’App Store su iTunes. È una soluzione con pregi e difetti. Pregi: gli sviluppatori hanno una straordinaria vetrina e la possibilità di vendere in modo semplice e efficace. Non sono pochi quelli che si stanno coprendo d’oro con programmini anche piuttosto semplici. Difetti: Apple decide se accettare o no il tuo programma, e se lo rifiuta puoi buttarlo via.

Quando Steve Jobs ha presentato l’App Store ha detto che sarebbero stati rifiutati programmi che infrangevano i contratti telefonici o che mettevano a rischio la sicurezza del telefono. In una situazione in cui Apple si arrogava il controllo totale del mercato software per il suo telefono, la trasparenza sembrava essere d’obbligo.

Tuttavia, nel mondo reale, pare che le restrizioni imposte da Apple si applichino anche ad altri casi. A parte il caso di NetShare, programmino che permetteva il tethering, ovvero l’uso di iPhone come modem per collegarsi in rete con il pc (cosa che ovviamente preoccupa le compagnie telefoniche, perché il traffico generato diventa immediatamente molto maggiore), si sono verificati di recente due casi molto antipatici.

Il primo riguarda un softwarino per la gestione e il download dei podcast, Podcaster, sviluppato da Almerica. Apple lo ha rifiutato con la motivazione “replica le funzioni di iTunes di Apple”. Attenzione, iTunes, per Mac e PC, non del software presente su iPhone che non dispone di nessuna funzione per la gestione dei podcast.

Il secondo è il caso di MailWrangler, di Angelo DiNardi, un semplice applicativo che permette di consultare più accounti di posta di GMail senza dover inserire ogni volta username e password. Non si tratta in realtà di un vero e proprio programma di posta, ma semplicemente di un’utility che fa il login automatico sulla webmail di Google. Un programma che, personalmente, avrei apprezzato molto, visto che ho diverse caselle su GMail, e che trovo il webmail per iPhone di Google più pratico e funzionale del programma Mail di iPhone.

Il rifiuto di Apple è stato analogo: replica le funzioni del programma di posta di iPhone.

Quindi? Apple ha paura della concorrenza e la stronca sul nascere? O semplicemente “non serve”, al contrario delle utilissime sette versioni di emulatori del bicchiere di birra con rutto finale che “arricchiscono” l’App Store?

Due brutti casi, a mio avviso, che Apple si poteva tranquillamente risparmiare. Ma il peggio doveva ancora venire, perché in seguito alle reazioni di riviste e blog, più o meno tutte a favore dei poveri programmatori e contrarie a Apple (dopotutto, in nessuno dei due casi le scelte di Apple sono state a favore dell’utente), la reazione è stata la peggiore: Apple ha ricordato seccamente ai programmatori che anche le lettere di rifiuto di Apple ricadono sotto il “non disclosure agreement”, e quindi non possono in nessun caso essere pubblicate.

MailWranglerFossero almeno ben chiari i principi su cui si basa Apple. Sappiamo per esperienza diretta di software rifiutati in base a dettagli tecnici quando decine di programmi esattamente identici erano già stati accettati. Sappiamo che le motivazioni del rifiuto arrivano dopo diverso tempo, e sappiamo che è praticamente impossibile chiedere in anticipo se un progetto sarà considerato accettabile o meno, o discutere dopo le motivazioni per cercare un accordo. Apple è sempre stata un’azienda famosa per comunicare poco e solo quando vuole lei, e la gestione dell’App Store non fa differenza.

Ricapitolando: una persona o un’azienda investe tempo e denaro a imparare a programmare per iPhone, a sviluppare un progetto, lo cura, ci mette dentro fatica e passione, e quando è pronto lo presenta a Apple, dove un ragazzino brufoloso qualsiasi a seconda di come gli gira può rifiutarlo e mandare a monte tutto il  lavoro di mesi. E zitto, non osare lamentarti.

L’odiata Microsoft non è mai arrivata a questi livelli, ci sembra.

Devo dire che speravo che questa reazione fosse la solita da solerte ufficio legale, e che sarebbe arrivata magari da Jobs un qualcosa che rimettesse le cose a posto. Ma sono passati diversi giorni e non è accaduto.

Almeno questo ha risvolti positivi per gli utenti? Quando si parla di Windows Mobile spesso si critica il fatto che il software in vendita non ha controllo e spesso finisce per “impestare” il telefono e renderlo instabile e inutilizzabile. Ma il software per iPhone è così migliore? A guardare l’App Store, dopo sei mesi dal lancio, troviamo che una buona percentuale del software offerto è roba peggio che amatoriale, di qualità molto scadente. Alcuni tipi di programmi sono replicati all’infinito: ci sono una dozzina di lettori RSS, per esempio, solo un paio dei quali realmente decenti (consiglio Feeds, e sconsiglio NetNewsWire, che su Mac è ottimo mentre su iPhone è inutilizzabile), ci sono decine e decine di Sudoku, di solitari di carte, di lampade notturne (programmi che non fanno altro che accendere il monitor con fondo tutto bianco: utile, certo, ma uno bastava).

Tra poco uscirà G1, il primo telefono basato su Android, il sistema operativo per smartphone di Google. Anche lì c’è un App Store - stesso nome, evidentemente Apple ha dimenticato di registrare il copyright - gestito da Google. Ma la grande G ha già fatto sapere che il suo App Store non imporrà nessun tipo di approvazione preventiva. Da parte Apple invece l’ultima notizia è che un editore ha dovuto annullare la pubblicazione di un libro sulla programmazione per iPhone, a causa delle regole di segretezza della Apple. Se voi foste uno sviluppatore e doveste decidere quale SDK mettervi a studiare, a questo punto cosa scegliereste?

In diretta dall’iPhone

Posted on Agosto 5th, 2008 in Blog, Exposé | 4 commenti »

E ora che ce l’abbiamo cominciamo a usarlo.
Questo che state leggendo è il primo post scritto direttamente dall’iPhone, grazie a un’applicazioncina che permette di interfacciarsi a Wordpress in modo abbastanza completo. Permette anche di caricare foto, cosa che attraversò io normale bewser non darebbe possibile, perché il Safari di iPhone non supporta l’upload.
La scrittura su iPhone dopo aver fatto pratica qualche giorno è giá abbastanza scorrevole, ma in qualche caso un po’ frustrante. In particolare lascia molto a desiderare il sistema di correzione automatica, che non di rado corregge parole comuni con parole meno comuni. Il caso più fastidioso è la correzione di “che” in “ché”, e mi è capitato anche di vedermi sostituire un normale “ma” in uno sconcertante “m’a”.
Insomma: tutta questa tecnologia e siamo ancora alle prese con problemi analoghi a quelli del T9…
La lentina per spostarsi nel testo non è il massimo dell’esperienza. Intanto perché compare solo dopo due o tre secondi; e costringe in un certo senso a togliere le mani dalla tastiera. Sarebbero davvero comodi dèi tasti freccia per spostarsi nel testo.
A parte queste incertezze devo dire però che alla fine dei conti scrivo giá più velocemente con iPhone di quanto non facessi con la tastierina del Treo.
Non male direi per uma tastiera virtuale.

iFilmTv, la mia prima web app per iPhone

Posted on Luglio 26th, 2008 in Exposé | 6 commenti »

Lo scorso weekend sono stato preso da una furia programmatoria e ho sviluppato la mia prima web application per iPhone.

Si tratta della versione iPhone del sito di Film.tv.it. Non tutto il sito, ovviamente (che conta una settantina di pagine template che si sviluppano su qualcosa come 1.600.000 pagine di contenuti), ma le cose pratiche e utili che serve avere in tasca, ovvero sul proprio telefono: la guida ai cinema e la guida ai film in tv. Con in più la possibilità di cercare film e attori/registi nel database.

Sviluppare una web app per iPhone non è molto diverso dal creare un sito web, ma ci sono alcune peculiarità. Per esempio, si deve tenere presente che l’iPhone viene usato con le dita: quindi testi larghi e soprattutto link larghi, che siano “centrabili” con ditone.

Impostare un’interfaccia stile iPod rende senz’altro più immediata l’usabilità della web application. Quindi navigazione a schermate successive, con freccione verso destra che indicano il passaggio al maggiore dettaglio. Peccato che Safari per iPhone non implementi delle transizioni tra le pagine, sarebbe stato bello far scorrere le pagine come nelle applicazioni native.

La web app di FilmTV usa anche i link di tipo speciale previsti dall’iPhone: quelli sui numeri di telefono, che sono “cliccabili” e permettono di telefonare al cinema prescelto, e quelli sulle mappe, che permettono di vedere su Maps la posizione del cinema che si vuole raggiungere. Sempre che nel database l’indirizzo del cinema sia scritto in modo intelleggibile da Google Maps; di solito sì, ma non sempre.

Il programma usa un sistema di cookies in modo da ricordarsi la località che è stata scelta. Dopo la prima volta non sarà più necessario indicare la città: verrà selezionata automaticamente.

Ho segnalato il programma al sito Apple, che lo ha inserito nei suoi listati: sia la pagina dei programmi dei cinema che quella dei programmi della tv. Avevo inserito un piccolo abstract in inglese e poi la descrizione in italiano, e loro l’hanno ritradotta (stile Babelfish) in inglese. Curioso. Non ha molto senso che un programma utile solo per gli italiani abbia una descrizione in inglese, a mio avviso, ma contenti loro.

iFilmTV è raggiungibile collegandosi via iPhone o iPod Touch a www.film.tv.it; se volete andarci con un altro dispositivo (o col pc) usate l’indirizzo finale www.film.tv.it/i. Anzi, fatemi un favore: se avete palmari, smartphone, roba Windows Mobile o Symbian, provatelo e ditemi se funziona anche su quei sistemi. Se sì, magari metto la redirezione automatica per tutto cià che è “mobile”.

Got it

Posted on Luglio 11th, 2008 in Exposé | 15 commenti »

Bragging all the way long :-)

iPhone, quanto mi costi?

Posted on Luglio 5th, 2008 in Exposé | 11 commenti »

“Bello l’iPhone. Pensavo costasse meno, però”.

Negli ultimi giorni, col fatto che il telefono Apple comincia a fare parlare di sé anche chi è fuori dal giro Apple, questa frase l’ho sentita diverse volte. Qualcuno ha persino sostenuto che il prezzo (199 euro) fosse gonfiato e che avrebbe dovuto costare così il telefono senza abbonamento.

Non mi riesce molto facile capire da dove nascano queste convinzioni. Se si va a guardare il mercato degli smartphone, anche quelli venduti scontati con abbonamento, i prezzi sono sempre più alti. Anche tralasciando il valore più importante dell’iPhone, che è la sua interfaccia innovativa, e guardando le fredde specifiche tecniche, non c’è nulla che eguagli l’iPhone. Che, ricordo, ha 8 GB di memoria (o 16), GPS, Wi Fi, Bluetooth, UMTS/HSDPA 7,2 Giga, schermo 240×480 pixel. L’aggeggio che si avvicina di più a queste specifiche è l’HTC 6500, che costa 790 euro, ma ha solo 256 MB di memoria e uno schermo microscopico, o il Blackberry Bold 9000, che ha solo 128 MB e costa 469. Confrontando le specifiche iPhone costa meno della concorrenza anche senza abbonamenti che garantiscano uno sconto.

Certo: in termini assoluti rispetto ai telefonini normali non costa poco. Ma se volete un telefono compratevi un Nokia: iPhone può essere usato anche per telefonare, ma - a mio modo di vedere - è soprattutto l’oggetto che permette di usare internet dovunque ci si trovi. Usarlo per parlare è solo una applicazione, e senz’altro quella meno interessante.

Per quanto riguarda i prezzi degli abbonamenti, ormai si sa più o meno tutto:

Peccato che Vodafone parta da così in alto; avrei cambiato volentieri gestore. Io 400 minuti di chiamate ci metto circa un anno a farli. Resterò invece con TIM, che mi da un abbonamento abbastanza economico a 30 euro, senza chiamate ma con un giga di traffico. Sempre che, naturalmente, sia possibile passare dal mio abbonamento attuale a questo senza cambiare numero, cosa che è possibile per legge tra operatori diversi, ma è tutt’altro che scontata restando con lo stesso operatore. Be’, nel caso incontrassi difficoltà state tranquilli che farò un bel post infuocato sull’argomento.

Apple fa ancora i computer

Posted on Giugno 10th, 2008 in Exposé, Fantascienza | niente commenti »

Intitolo questo breve commento sul Keynote di ieri rifacendomi all’articolo di Paolo Attivissimo, che titola Un tempo Apple faceva computer. In realtà l’articolo di Paolo non è polemico come il titolo lascerebbe supporre, e alla fine arriva a una conclusione simile a quella a cui arriverò io.

Il keynote: un po’ sottotono, soprattutto come spettacolo: delle cose presentate sapevamo già quasi tutto - a parte il prezzo - ed è mancato forse un po’ il ritmo. Ma in realtà i keynote della WWDC sono più o meno sempre così; non sono pensati come eventi di marketing, ma come eventi dedicati agli sviluppatori. Steve Jobs è stato poco sul palco, e sebbene sia apparso in forma qualcuno ha fatto notare che è sempre più magro. Del resto non è facilissimo accumulare grassi per un vegano.

Ha un po’ deluso in effetti lo scarsissimo interesse dedicato al nuovo MacOS X 10.6. Che sarà una release senza eclatanti novità che punterà soprattutto a migliorare efficienza e stabilità - e questo ci piace - ma che uscirà solo nel giugno del 2009, a quasi due anni da Leopard, e questo ci piace meno; l’impressione è che davvero tutti gli sforzi siano concentrati solo su iPhone.

La novità veramente importante è stata il ribasso del prezzo dell’iPhone. Che avrà un prezzo massimo di 200 $, dice Jobs (ma in Italia 200 dollari saranno 150 euro iva inclusa o 200 euro + iva?) anche se con questo prezzo sarà ottinibile solo insieme a contratti non economicissimi.

In realtà, quasi tutti gli smartphone - inclusi gli inutilizzabili Nokia basati su Symbian - costano molto più di 240 euro, per cui il prezzo è davvero competitivo. E l’iPhone ha senso solo se si ha una connessione dati senza troppi limiti, quindi comunque, anche con le ricaricabili, sarebbe necessario acquistare costose opzioni dati. Il contratto quindi non è poi così assurdo, a conti fatti.

E i computer?

Sono anni che sento ripetere la solfa che “finalmente il computer sarà integrato con la tv, allora sì che internet avrà successo”. Negli anni è tornata varie volte e più aziende sono fallite pensando che l’idea del secolo era portare il computer nel televisore. Ormai stanno cominciando a capire che forse è il televisore quello che è destinato a sparire, e che il computer ormai è parte della nostra vita come possono esserlo gli occhiali.

Una variante di questa favola è quella che il futuro nel computer era nel telefonino. Col risultato che circolano telefonini che fanno un miliardo di cose che nessuno usa perché sono impossibili da usare. Tuttavia, con palmari e smartphone la cosa è un pochino diversa; iPhone è un passo avanti deciso, e lo dimostrano le statistiche del consumo del traffico: iPhone lo usi davvero per navigare. Gli altri telefoni no.

La differenza a mio avviso è proprio nella mentalità di base. iPhone non è qualcosa che deve cercare di assomigliare ai computer e fare in piccolo quello che i computer fanno meglio. iPhone è un computer con un diverso modo di interagine, con funzionalità diverse. Fa cose che nessun computer fa e alcune le fa meglio.

Ora sono in arrivo decine di telefoni “touch” che consistono in affari con su la solita porcata di Windows Mobile con launcher studiati per assomigliare graficamente a un iPhone; un po’ come mettere un pezzo di cartone nei raggi della bici e far finta che sia una moto. Ma tutti questi aggeggi avranno le loro gatte da pelare, perché sono stati pensati per confrontarsi con un iPhone da 400 dollari. Contro un iPhone che costa la metà che chance avranno?