Invito personale, entra anche tu

Posted on Giugno 28th, 2010 in Commenti | 7 commenti »

“Invito personale da Tizio. Buongiorno, Il 6/18/2010 3:54:47 AM, Tizio vi ha chiesto di fare parte della sua rubrica UNYK per avere un accesso costante alle vostre coordinate e perché voi possiate fare altrettanto con quelle di UNYK.”

“Entra in Facebook. Ciao …, ho creato un profilo su Facebook dove posso pubblicare foto, video ed eventi e vorrei aggiungerti ai miei amici per poterli condividere con te. Prima di tutto, devi iscriverti a Facebook! Poi anche tu potrai creare il tuo profilo personale!”

Avete mai ricevuto mail di questo tipo? Sicuramente sì. Unik, Facebook, Spock, Linked In e X mila altri siti “social” con attitudini varie. Il mittente a volte è una persona che conoscete, a volte una persona del tutto sconosciuta, a volte una persona con la quale potete aver avuto un contatto per qualsivoglia ragione, chissà quando.

Questo post non vuol essere una critica di questi servizi, ognuno ha la sua opinione sul social web, come e quanto usarlo, e va benissimo. Questo post vorrebbe semplicemente incoraggiare le persone che mandano questi messaggi a soffermarsi un attimo e ad accendere il cervello. Allora, ci sono le leggi sulla privacy; ogni volta che si lavora su un sito bisogna stare attenti a come si usano gli indirizzi degli utenti, a garantire che non siano leggibili da nessun altro e così via. Personalmente, quando mi registro su un sito sto bene attento a non dare alcun permesso d’uso della mia email che vada oltre ciò per cui mi sono iscritto.

Poi arriva l’ultimo pirla al quale ho mandato una mail cinque anni fa che si sente in diritto di scaricare il mio nome e indirizzo in tutti i siti pattumiera dell’universo solo perché una volta ha ricevuto un messaggio da me.

Quando non è impegnato, ovviamente, a mettermi in copia insieme ad altre duemila persone per avvisarmi di un virus inesistente o altre bufale che avrebbe potuto scoprire in tre secondi su Google. Poi ovviamente seguono sempre le mail di insulti di chi ha ricevuto la mail e per lamentarsi furbescamente risponde a tutti i destinatari invece che solo al mittente.

Per difendermi dallo spam posso optarmi fuori, chiedere di rimuovere il mio indirizzo, lamentarmi con garante della privacy. Per diferdermi dalla gente che oscilla tra la maleducazione, l’ignoranza e l’ingenuità cosa posso fare?

Motori d’altri tempi

Posted on Ottobre 25th, 2008 in Exposé | niente commenti »

Oggi viviamo nell’era di Google. Siamo abituati a usare Google per cercare qualsiasi cosa, usiamo verbi come “googlare” o anche “autogooglarsi” per vedere chi parla di noi.

Ma c’è stato un tempo in cui Google non c’era ancora, e i motori di ricerca erano altri. Quando internet era ancora una cosa “piccola” andavano di moda le directory, elenchi più o meno ragionati di siti. Yahoo e Virgilio hanno cominciato così. Poi è arrivato Altavista, della Digital (gloriosa azienda di informatica in seguito inghiottita da Compaq in seguito inghiottita da HP). Altavista per la sua epoca era straordinario. Mancava la capacità di Google di dare un corretto ranking alle pagine, ma trovava tutto, e questo era già un bel risultato.

Più o meno in quel periodo andavano per la maggiore anche Lycos, Excite e qualche altro motore; all’epoca lavorare sul posizionamento nei motori di ricerca significava fare in modo di essere su più motori possibili, non, come oggi, essere piazzati bene nell’unico motore che conta.

Molti di questi siti hanno fatto in tempo a fare fortuna con la bolla della new economy. E i più grossi esistono ancora: Lycos usa un motore Google; Altavista appartiene a Yahoo; ed Excite è passato attraverso mani diverse e oggi è un portaletto di quelli che vorrebbero fare un po’ di tutto ma che in definitiva non hanno una vera ragione d’essere.

È proprio Excite che mi ha spinto a scrivere questo post, quando abbiamo trovato una pubblicità su Fantascienza.com, negli annuncini Google, che diceva “Cerchi fantascienza? Visita il Blog con pagine dedicate!” e mandava a un indirizzo “magazine.excite.it/fantascienza”.

Curiosamente, cliccando sul link si arriva a una pagina inesistente che rigira poi all’home page di Excite. Ok, un errore capita a tutti. Ma, incuriosito, ho voluto fare il mio solito “test” per motori di ricerca. Ho scritto “fantascienza” nella buca di ricerca di Excite e ho cliccato “cerca”.

Allora, il primo risultato fornito è una pagina su un sito con dominio numerico, che sfortunatamente non risponde. La seconda è una pagina web ma un rss di Excite stesso. La terza è la pagina non di Wikipedia ma del Wiktionary, che spiega che fantascienza significa science fiction.

Seguono pagine secondarie di altri siti vari. Per trovare un link a Fantascienza.com bisogna arrivare alla seconda pagina, e non è un link alla home page ma a una news qualsiasi (del settembre 2006, tra l’altro). Le due righe di testo descrittivo della pagina illustrano la data di registrazione in tribunale della testata: difficile trovare due righe meno significative.

Un pochino meglio, dibbiamo dirlo, va se cerchiamo con l’opzione “solo italiano”. Che però non è l’opzione di default (siamo su Excite.it, ricordiamolo). Qui Fantascienza.com è al secondo posto, dopo Carmilla, segue il sito dello Stic e al quarto posto il sito di Fabio Faminò. Senza la “ò”: queste cose aliene come i caratteri accentati non ci si può aspettare che vengano riconosciuti.

Ho provato anche a cercare “Gelmini”, tanto per fare un test sull’attualità. Il primo riferimento al ministro dell’istruzione era nella seconda pagina di risultati, ed era una pagina di un blog datata maggio che rimandava a una pagina di un altro sito datata dicembre 2007, quando la Gelmini era una qualsiasi portavoce di Forza Italia.

Insomma, povero Excite, ha un motore di ricerca che forse avrebbe potuto soddisfare un utente nel 1995, ma oggi può servire a malapena per farsi due risate. E ad apprezzare di più la fortuna che abbiamo di poter utilizzare Google.

Giro di vite contro i pirati

Posted on Agosto 29th, 2008 in Commenti | 3 commenti »

Per chi non se ne fosse accorto, negli ultimi tempi pare che la giustizia italiana si stia dando parecchio da fare contro i cosiddetti pirati. Sono scattati una serie di provvedimenti che hanno portato prima alla chiusura del sito Colombo, uno dei più noti aggregatori di bit torrent italiani, e verso la metà di agosto all’oscuramento, su ordinanza di un giudice di Bergamo, del famoso sito The Pirate Bay.

In cosa consiste l’oscuramento: ai provider italiani viene chiesto di modificare i propri dns in modo che l’indirizzo piratebay.org e qualcun altro collegato non vengano risolti, e che l’indirizzo ip del sito risulti irraggiungibile.

Diciamo subito che questo misure sono facilmente eludibili:se un utente non usa i dns del suo provider ma, per esempio, OpenDNS (consigliabile anche per molti altri motivi), aggira facilmente la prima parte del provvedimento; e la seconda l’ha aggirata PirateBay cambiando indirizzo ip al volo dopo poche ore.

Le reazioni che leggo sul sito del Partito Pirata, che fa riferimento all’omologa organizzazione svedese nata attorno al sito, mi lasciano un po’ perplesso. L’ordinanza del giudice viene contestata in base al fatto che, secondo loro, Pirate Bay non viola i diritti d’autore, perché ospita solo file torrent che sono a tutti gli effetti solo dei link che rimandano a file distribuiti sui computer degli utenti. C’è inoltre un gran affermare che il Partito Pirata non vuol mettere in cattiva luce la FIMI e altre organizzazioni simili, che il Partito Pirata condanna lo scambio di materiale protetto dai diritti d’autore, e così via.

O insomma, che razza di pirati fifoni abbiamo davanti? Si combatte la causa del no copyright facendo finta di non voler infrangere il copyright? Ha senso contestare tecnicamente una sentenza facendo affermazioni in parte contrarie ai propri principi?

In effetti, la posizione del Partito Pirata, come pure quella del PiratPartiet svedese originale, non è chiarissima. Se all’atto della sua fondazione il PiratPartiet si dichiarava apertamente contrario ai trademark, al momento di stilare il proprio programma politica questa posizione è stata decisamente smussata. Forse è giusto così, ma è possibile combattere battaglie politiche con idee così così?

Negli ultimi anni l’offensiva dei proprietari di copyright sta diventando sempre più invadente, limitando sempre di più le possibilità degli utenti, cercando di vendere tutto ovunque sempre per qualsiasi uso, ed espandendosi anche a settori che non dovrebbero essere posti sotto copyright. È una guerra che a mio avviso è determinante per il futuro della cultura, e va combattuta con tutte le armi. Incluse le idee radicali: perché spesso solo se pretendi 100 ottieni 10.

Poi ovviamente la mia posizione, come penso quella di tante altre persone di buon senso, è un po’ una via di mezzo. Se è giusta la difesa dei diritti dell’autore, è anche giusta la difesa della diffusione della cultura. La cultura deve circolare, per il suo stesso bene. Una dimostrazione immediata la danno, per esempio, quegli sport che sono spariti dai canali televisivi generalisti per finire solo sui canali a pagamento, pendendo drammaticamente in popolarità.

La musica, il software e gli altri prodotti culturali devono circolare in una certa misura liberamente, per potersi far conoscere. Se nessuno li conosce, nessuno li acquisterà.

C’è di più. Se si vuole che la gente acquisti, bisogna saper vendere. Troppo spesso i prodotti regolarmente acquistati sono meno fruibili di quelli che circolano piratati. Basti pensare a cd con protezione della copia, software che richiedono dongle o inserimento di cd, dvd con spot antipirateria obbligatori (ma perché rompete le scatole a me, che ho comprato il dvd?) prima di poter vedete il film.

Di più. Da vent’anni esiste internet, le informazioni circolano rapidamente. Perché uno spettatore italiano dovrebbe aspettare da sei mesi a un anno per vedere le puntate del proprio telefilm preferito andate in onda in USA? Capisco che debba aspettare se le vuole in italiano, ma se le vuole in inglese perché non vendergliele subito?

Insomma, il punto è che l’unico modo serio di combattere la pirateria è quello di dare modo alla gente di non doverla usare. Offrite prodotti a prezzi ragionevoli, vendeteli subito ovunque, e fare in modo che sia facile comprarli, scaricarli e usarli. Vedrete come calerà la pirateria.