Requisiti minimi Windows XP

Posted on Dicembre 21st, 2008 in Exposé | 6 commenti »

Ho preso qualche giorno fa il dvd di Il cavaliere oscuro, che offre in bonus, così dice il bollino sulla confezione, una “digital copy”. Leggendo le specifiche all’interno, ho trovato la classica frasetta “Requisiti minimi Windows XP”. O superiore. Mi sono detto: Ok, io uso MacOS X. È decisamente superiore a Windows XP. Quindi dovrebbe funzionare, no?

Digital CopyVa be’, battute a parte, sul foglietto è comunque specificato esplicitamente che il prodotto non è compatibile con sistemi Apple Macintosh (il che in effetti è scorretto, perché il termine “Macintosh” non è più in uso da parecchi anni) e iPod. Lascio eventualmente agli utenti Linux, i quali usano anche loro un sistema superiore a Windows XP, lamentarsi con la Warner.

Inatnto, la digital copy non è in effetti contenuta nella confezione; dentro alla scatolina del dvd c’è un foglietto con un indirizzo web e un codice univoco. Andando sul sito con Mac dice che il sistema operativo non è supportato.

Va be’, essendo superiore sono andato su VMWare Fusion e ho digitato l’indirizzo in Explorer 7, e mi sono scaricato il file, che poi è un programmino che si chiama “Digital Copy”, il quale dovrebbe scaricare poi il film vero e proprio. Ma qui l’inghippo: Digital Copy richiede Windows Media Player 11, che richiede a sua volta Windows XP Service Pack 2. Quindi attenzione: non basta Windows XP puro e semplice come indicato sul foglietto e sul bollino.

Ho scaricato e installato Windows Media 11, con alcuni simpatici intermezzi, come l’ineffabile sicurezza di Microsoft che mi chiede se mi voglio fidare di un file scaricato dal sito di Microsoft (avrei risposto “ovvio che non mi fido, ma tanto questa è solo una scatola virtuale e tanti danni non li puoi fare”, ma c’erano solo scelte sì/no e ho risposto sì, incrociando le dita come quando si promette per finta) o la barra di scorrimento che ti dice che manca un secondo alla fine dell’operazione, e continua a dirlo per due minuti. E naturalmente alla fine è necessario riavviare.

Rilancio Digital Copy e questa volta mi dice che devo aggiornare le componenti di sicurezza. Non mi è ben chiaro il motivo per cui un programma scaricato da internet bello fresco un minuto prima abbia bisogno di essere aggiornato; un motivo ci sarà. Aggiorniamo la sicurezza.

Fatto, clicco avanti e mi chiede di inserire il codice. Lo inserisco e ottendo un messaggio di errore: codice invalido. Caspita, penso, poverino. Avrà avuto un incidente? Avrà diritto a una pensione e all’assistenza a domicilio?

Correggo la U con la V (certo che se per stampare il codice del foglietto evitassero di andare nei musei a cercare le stampanti ad aghi e usassero una normale stampante digitale forse ne perderebbe un po’ l’aspetto steampunk ma ne guadagnerebbe la leggibilità) e arrivo finalmente ai temini e condizioni, dove vengo avvisato su tutto quello che posso o non posso fare accedendo al presente Sito. Ho un dubbio: perché il sito dovrebbe scriversi maiuscolo? Forse è un nome proprio? Il signor Sito?

Forse è un altro nome del programma che sto usando. Ipotesi già più plausibile, anche perché non sono certamente su un “sito” con la s minuscola: ho aperto Digital Copy, un programma scaricato sulla scrivania di Windows, il quale non si è collegato a internet - almeno non in modo esplicito - e non sto visitando nulla via web. Almeno, io per sito in genere intendo quello.

Comunque tutto si chiarisce andando avanti nella lettura. Viene finalmente specificato di che sito si tratta: dice infatti che i «Termini di Utilizzo disponibili sul sito [URL] (il “Sito”)». Quindi ora è chiaro che il “Sito” è quello che ha l’indirizzo “[URL]“. [URL] non l’ho messo io per non far vedere l’indirizzo vero; si tratta semplicemente di un segnaposto di un template che qualcuno si è dimenticato di compilare.

Più avanti la EULA descrive le norme relative al servizio (pardon, Servizio) relativo alla copia digitale, che consistono in questo: voi siete tenuti a usarla solo ed esclusivamente come diciamo noi. Da parte nostra non siamo tenuti ad assolutamente nulla, che il Servizio non funzioni, non vi piaccia, vi danneggi il pc o semplicemente non sia accessibile o disponibile, son solo cavoli vostri. Insomma, una EULA standard.

Dopo questa viene mostrata una mascherina in cui mi chiedono tutti i dati personali per rompere le balle a vita con la pubblicità, ma basta cliccare avanti e per fortuna procede senza tediare oltre.

Inizia il download e appare un messaggio che dice che l’altro programma è “busy” e bisogna spegnerlo. Quale altro programma? Ho appena riavviato il pc! Clicca “switch to” per attivarlo. Ok. Clicco. Si apre il menu Start. Il menu Start è l’altro programma busy? Come faccio a chiudere il menu Start? Proviamo con Retry. Dopo due o tre clicca e riclicca parte senza nemmeno un “scusa, avevi ragione tu”. Bon, comincia a scaricare. Sono due file, una versione PC e una versione “Portable” (immagino sia per Windows Mobile o robaccia simile). Il file per PC occupa 2 GB. Se riuscirò a vederlo eventualmente aggiornerò questo post con una recensione della qualità.

Certo è che usando l’altra soluzione per avere la copia digitale, quella non ufficiale, se cose avrebbero funzionato in modo molto più rapido, efficace e soddisfacente. Prima di occuparsi di questo, comunque, consiglierei ai legali della Warner di occuparsi di una revisione delle Licenze d’uso: così come sono in qualsiasi tribunale reggerebbero solo come intermezzo comico.

Aggiornamento. Il download è terminato; ho aperto WMP pensando di trovare il file già inserito nella libreria ma non c’era. Dopo un po’ di ricerche l’ho trovato in C:. La qualità del video è molto buona, l’audio molto basso, ma attenzione: il film è in inglese. Per me va anche bene, ma dubito che la maggior parte della gente che acquista un dvd in italiano sia contenta di avere una digital copy in inglese. Fra l’altro, almeno la versione ottenuta con l’altra soluzione è facilmente abbinabile a sottotitoli in italiano, o in inglese o in altre lingue. In definitiva, il mio giudizio finale sulla Digital Copy è che se questo è il modo di combattere la pirateria, la strada è buona, ma ancora molto, molto lunga.

Giro di vite contro i pirati

Posted on Agosto 29th, 2008 in Commenti | 3 commenti »

Per chi non se ne fosse accorto, negli ultimi tempi pare che la giustizia italiana si stia dando parecchio da fare contro i cosiddetti pirati. Sono scattati una serie di provvedimenti che hanno portato prima alla chiusura del sito Colombo, uno dei più noti aggregatori di bit torrent italiani, e verso la metà di agosto all’oscuramento, su ordinanza di un giudice di Bergamo, del famoso sito The Pirate Bay.

In cosa consiste l’oscuramento: ai provider italiani viene chiesto di modificare i propri dns in modo che l’indirizzo piratebay.org e qualcun altro collegato non vengano risolti, e che l’indirizzo ip del sito risulti irraggiungibile.

Diciamo subito che questo misure sono facilmente eludibili:se un utente non usa i dns del suo provider ma, per esempio, OpenDNS (consigliabile anche per molti altri motivi), aggira facilmente la prima parte del provvedimento; e la seconda l’ha aggirata PirateBay cambiando indirizzo ip al volo dopo poche ore.

Le reazioni che leggo sul sito del Partito Pirata, che fa riferimento all’omologa organizzazione svedese nata attorno al sito, mi lasciano un po’ perplesso. L’ordinanza del giudice viene contestata in base al fatto che, secondo loro, Pirate Bay non viola i diritti d’autore, perché ospita solo file torrent che sono a tutti gli effetti solo dei link che rimandano a file distribuiti sui computer degli utenti. C’è inoltre un gran affermare che il Partito Pirata non vuol mettere in cattiva luce la FIMI e altre organizzazioni simili, che il Partito Pirata condanna lo scambio di materiale protetto dai diritti d’autore, e così via.

O insomma, che razza di pirati fifoni abbiamo davanti? Si combatte la causa del no copyright facendo finta di non voler infrangere il copyright? Ha senso contestare tecnicamente una sentenza facendo affermazioni in parte contrarie ai propri principi?

In effetti, la posizione del Partito Pirata, come pure quella del PiratPartiet svedese originale, non è chiarissima. Se all’atto della sua fondazione il PiratPartiet si dichiarava apertamente contrario ai trademark, al momento di stilare il proprio programma politica questa posizione è stata decisamente smussata. Forse è giusto così, ma è possibile combattere battaglie politiche con idee così così?

Negli ultimi anni l’offensiva dei proprietari di copyright sta diventando sempre più invadente, limitando sempre di più le possibilità degli utenti, cercando di vendere tutto ovunque sempre per qualsiasi uso, ed espandendosi anche a settori che non dovrebbero essere posti sotto copyright. È una guerra che a mio avviso è determinante per il futuro della cultura, e va combattuta con tutte le armi. Incluse le idee radicali: perché spesso solo se pretendi 100 ottieni 10.

Poi ovviamente la mia posizione, come penso quella di tante altre persone di buon senso, è un po’ una via di mezzo. Se è giusta la difesa dei diritti dell’autore, è anche giusta la difesa della diffusione della cultura. La cultura deve circolare, per il suo stesso bene. Una dimostrazione immediata la danno, per esempio, quegli sport che sono spariti dai canali televisivi generalisti per finire solo sui canali a pagamento, pendendo drammaticamente in popolarità.

La musica, il software e gli altri prodotti culturali devono circolare in una certa misura liberamente, per potersi far conoscere. Se nessuno li conosce, nessuno li acquisterà.

C’è di più. Se si vuole che la gente acquisti, bisogna saper vendere. Troppo spesso i prodotti regolarmente acquistati sono meno fruibili di quelli che circolano piratati. Basti pensare a cd con protezione della copia, software che richiedono dongle o inserimento di cd, dvd con spot antipirateria obbligatori (ma perché rompete le scatole a me, che ho comprato il dvd?) prima di poter vedete il film.

Di più. Da vent’anni esiste internet, le informazioni circolano rapidamente. Perché uno spettatore italiano dovrebbe aspettare da sei mesi a un anno per vedere le puntate del proprio telefilm preferito andate in onda in USA? Capisco che debba aspettare se le vuole in italiano, ma se le vuole in inglese perché non vendergliele subito?

Insomma, il punto è che l’unico modo serio di combattere la pirateria è quello di dare modo alla gente di non doverla usare. Offrite prodotti a prezzi ragionevoli, vendeteli subito ovunque, e fare in modo che sia facile comprarli, scaricarli e usarli. Vedrete come calerà la pirateria.