iPhonone o non iPhonone

postato Giugno 28th, 2008 in Exposé, Pubblicazioni | 1 commento »

È uscito in questi giorni MacWorld Italia di luglio, con la ventunesima puntata della mia rubrica Exposé. La rubrica è dedicata alle anticipazioni sul mondo Apple: rumors, aspettative, segreti trapelati per vie traverse, analisi e speculazioni degli analisti, and so on. Roba da fan di Apple, certo.

In questo numero, scritto prima della WWDC dove è stato annunciato l’iPhone, e quindi con un sacco di belle speculazioni su cosa sarebbe arrivato inutilizzabili perché l’articolo sarebbe uscito solo dopo (pork!), parlo soprattutto di tre argomenti: una teoria secondo la quale Apple si metterà a produrre sveglie, cornici digitali e roba del genere (Oregon Scientific, trema!), un interessante brevetto che prevede l’uso degli schermi dei computer e dei dispositivi da tasca (iPhone, iPod) come celle per l’energia solare; e le voci sul cosiddetto “iPhonone“. Vi riporto un brano:

Le speculazioni sul “Mac Tablet” sono in giro suppergiù dal giorno in cui è uscito il primo PC Windows tablet. La ragione per cui non è mai uscito un Mac tablet è intuibile suppergiù dal giorno in cui è uscito il primo PC Windows tablet: il fatto che il PC Windows tablet è uscito prima! Ultimamente però se ne riparla e James O’Grady si butta affermando con certezza che arriverà in autunno, ottobre al massimo, che avrà uno schermo 12” pollici e anche se avrà un chip GPS stile iPhone sarà un vero Mac con un vero MacOS X.
Questa teoria si combina solo parzialmente con un’altra speculazione che vorrebbe in arrivo una sorta di “super iPhone”, ovvero qualcosa di simile al telefonino Apple ma di dimensioni più grandi, 8 o 10 pollici. Sarebbe un oggetto che assomiglierebbe ai superportatili UMPC o magari all’internet tablet Nokia N800.
La nostra opinione? Scettici in entrambi i casi.

Mentre bloggo questa segnalazione in realtà ho già scritto e consegnato la puntata successiva di Exposé, che uscirà a fine luglio (credo; pensandoci bene non sono mica sicuro). Anche lì si parla di iPhonone.

Film.tv.it, 2.0

postato Giugno 24th, 2008 in Pubblicazioni | 5 commenti »

Lunedì scorso è andata online la nuova release di Film.tv.it - è soprattutto a causa di questo gigantesco lavoro che ultimamente ho avuto proprio poco tempo per scrivere qui.

Però è proprio un bel lavoro, direi, nonostante un po’ di bug dovuti alla fretta che stanno venendo riparati. Dal punto di vista software, il sito utilizza la release 2.0 del mio framework Tabloid. Il progetto grafico è di Laura Comoglio di Websushi, che ha fatto un eccellente lavoro (soprattutto nella preparazione dei prototipi XHTML, veramente puliti e ben scritti).

La progettazione è un’evoluzione di quella originale, alla quale hanno lavorato, come nella prima release, Bruno Kleinefeld e Luca Griffini, anche col mio contributo (soprattutto a stroncare le idee troppo “creative” :-) ). A loro si sono aggiunti alcuni professionisti ed esperti provenienti dalla nuova proprietà, in particolare Giacomo Santoli, Simone Tolomelli e Riccardo Rodella.

Riporto qualche brano dall’articolo di presentazione che ho pubblicato su Fantascienza.com:

“Era il 22 aprile del 2002 quando su queste pagine annunciavamo l’apertura del sito di FilmTV. Una rivista e un sito con i quali abbiamo avuto nel tempo ottimi rapporti, sviluppando insieme diverse iniziative - come la pubblicazione dei palinsesti televisivi, che per un lungo periodo sono stati forniti da FilmTV (ora il fornitore è Creazioni Editoriali), lo speciale dedicato a Brazil con pubblicazione del dvd in edicola, la partnership sul campionato del “Film del Millennio”.

Qualche mese fa i destini della rivista da edicola e del sito si sono separati: il sito (sempre all’indirizzo www.film.tv.it) è entrato in un importante gruppo editoriale che gestisce numerosi popolari siti web. E i primi risultati di questo cambiamento si sono visti in questi giorni, con l’apertura del nuovo sito di Film.tv.it.

Un restyling naturalmente era necessario, essendo il vecchio sito ancora basato su uno stile vecchio di sei anni - e quanto pesano sei anni nel mondo di internet. Ma le novità - che ancora hanno visto la luce solo in minima parte - non si fermano qui. Film.tv.it rilancia la sua vocazione di social network (nato ben prima che il social networking diventasse di moda) focalizzato sul cinema. Opinioni, playlist, ma anche commenti, voti, valutazioni; gratificazione degli utenti più attivi e delle contribuzioni più apprezzate. E questo è solo l’inizio, perché le idee in cantiere sono davvero tante: per ora va ancora completato il passaggio alla nuova grafica. Poi cominceranno ad arrivare le nuove funzionalità.

Sul fronte dei contenuti, Film.tv.it aggiunge a schede, foto (ora in qualità migliore), recensioni anche tantissimi trailer (già oltre un migliaio online). Inoltre i programmi dei cinema e i film in tv, con la possibilità di ricevere una mail di avviso qualche giorno prima quando sta per andare in onda il film che attendevamo.”

Apple fa ancora i computer

postato Giugno 10th, 2008 in Exposé, Fantascienza | nessun commento »

Intitolo questo breve commento sul Keynote di ieri rifacendomi all’articolo di Paolo Attivissimo, che titola Un tempo Apple faceva computer. In realtà l’articolo di Paolo non è polemico come il titolo lascerebbe supporre, e alla fine arriva a una conclusione simile a quella a cui arriverò io.

Il keynote: un po’ sottotono, soprattutto come spettacolo: delle cose presentate sapevamo già quasi tutto - a parte il prezzo - ed è mancato forse un po’ il ritmo. Ma in realtà i keynote della WWDC sono più o meno sempre così; non sono pensati come eventi di marketing, ma come eventi dedicati agli sviluppatori. Steve Jobs è stato poco sul palco, e sebbene sia apparso in forma qualcuno ha fatto notare che è sempre più magro. Del resto non è facilissimo accumulare grassi per un vegano.

Ha un po’ deluso in effetti lo scarsissimo interesse dedicato al nuovo MacOS X 10.6. Che sarà una release senza eclatanti novità che punterà soprattutto a migliorare efficienza e stabilità - e questo ci piace - ma che uscirà solo nel giugno del 2009, a quasi due anni da Leopard, e questo ci piace meno; l’impressione è che davvero tutti gli sforzi siano concentrati solo su iPhone.

La novità veramente importante è stata il ribasso del prezzo dell’iPhone. Che avrà un prezzo massimo di 200 $, dice Jobs (ma in Italia 200 dollari saranno 150 euro iva inclusa o 200 euro + iva?) anche se con questo prezzo sarà ottinibile solo insieme a contratti non economicissimi.

In realtà, quasi tutti gli smartphone - inclusi gli inutilizzabili Nokia basati su Symbian - costano molto più di 240 euro, per cui il prezzo è davvero competitivo. E l’iPhone ha senso solo se si ha una connessione dati senza troppi limiti, quindi comunque, anche con le ricaricabili, sarebbe necessario acquistare costose opzioni dati. Il contratto quindi non è poi così assurdo, a conti fatti.

E i computer?

Sono anni che sento ripetere la solfa che “finalmente il computer sarà integrato con la tv, allora sì che internet avrà successo”. Negli anni è tornata varie volte e più aziende sono fallite pensando che l’idea del secolo era portare il computer nel televisore. Ormai stanno cominciando a capire che forse è il televisore quello che è destinato a sparire, e che il computer ormai è parte della nostra vita come possono esserlo gli occhiali.

Una variante di questa favola è quella che il futuro nel computer era nel telefonino. Col risultato che circolano telefonini che fanno un miliardo di cose che nessuno usa perché sono impossibili da usare. Tuttavia, con palmari e smartphone la cosa è un pochino diversa; iPhone è un passo avanti deciso, e lo dimostrano le statistiche del consumo del traffico: iPhone lo usi davvero per navigare. Gli altri telefoni no.

La differenza a mio avviso è proprio nella mentalità di base. iPhone non è qualcosa che deve cercare di assomigliare ai computer e fare in piccolo quello che i computer fanno meglio. iPhone è un computer con un diverso modo di interagine, con funzionalità diverse. Fa cose che nessun computer fa e alcune le fa meglio.

Ora sono in arrivo decine di telefoni “touch” che consistono in affari con su la solita porcata di Windows Mobile con launcher studiati per assomigliare graficamente a un iPhone; un po’ come mettere un pezzo di cartone nei raggi della bici e far finta che sia una moto. Ma tutti questi aggeggi avranno le loro gatte da pelare, perché sono stati pensati per confrontarsi con un iPhone da 400 dollari. Contro un iPhone che costa la metà che chance avranno?

E venne il giorno

postato Giugno 9th, 2008 in Exposé | 1 commento »

Il prossimo weekend arriverà nelle sale italiane The Happening, da noi intitolato E venne il giorno. Se volete saperne di più su questo film, domani o dopo su Delos pubblicheremo un’intervista col regista M. Night Shyamalan (il link funzionerà quando il pezzo andrà online). Ma non è di questo che volevo parlare.

Il giorno che è arrivato è quello del keynote, detto anche “chinotto” dai fan Apple italiani. Questa sera alle 18 circa (le 9 di mattina in California) Steve Jobs salirà sul palco della conferenza mondiale degli sviluppatori Apple, e darà le sue solite indicazioni sullo stato delle cose.

Come sempre accade in prossimità di un keynote di Steve Jobs, negli ultimi giorni il mondo della tecnologia è impazzito dietro alle previsioni, alle speculazioni, alle rivelazioni presunte (c’è dell’arte nei finti annunci che vengono creati dai fan). Questa sera, la pistola di Steve Jobs sparerà sul gattino di Schrödinger, e tutte le speculazioni collasseranno nella realtà, che come sempre accade sarà diversa da tutto ciò che era stato previsto.

L’oggetto più atteso, il nuovo iPhone, in queste ore è quasi passato in secondo piano. Che arrivi è ormai certo, ci sono da chiarire i dettagli: GPS o non GPS? Disponibile subito o in luglio? Prezzo? Colori?

È abbastanza probabile anche che Jobs introduca la nuova release di Mac OS X (”about time”, direbbe l’ammiraglio Adama), la 10.6 code named Snow Leopard. Che novità ci saranno? Sarà a pagamento? Sarà solo per Intel? Supporterà lo ZFS?

Un bel fake uscito nelle ultime ore annuncia anche un nuovo Mac, chiamato MacFusion, e dedicato agli sviluppatori. Piccolo come un Mac mini ma alto la metà. Caratteristica principale: far girare anche Windows e Linux, usando Boot Camp. Ma non è ciò che fanno tutti i Mac? E poi dai, la prospettiva di quella mela non convince proprio…

Arriva il leopardo delle nevi?

postato Giugno 5th, 2008 in Exposé | 1 commento »

Tra le solite voci che circolano prima di un evento Apple, circola con insistenza da alcuni giorni la tesi secondo cui alla Worldwide Developer Conference di San Francisco sarà presentato il MacOS 10.6.

Leopardi delle nevi, ancora in versione betaUno degli apetti sui quali eravamo più curiosi al riguardo è: che felino darà il nome al prossimo sistema operativo? Di “grossi” resta solo il leone, o al massimo la lince. Secondo le voci però il gattone prescelto sarà il Leopardo delle nevi (Uncia uncia): il sistema si chiamerà quindi Snow Leopard. Il leopardo delle nevi non è in realtà un leopardo, anzi non appartiene neppure al genere Pantera (di cui fanno parte oltre al leopardo anche tigre, leone, giaguaro). È un animale a forte rischio di estinzione.

Il leopardo delle nevi è anche un animale molto familiare ai maccisti italiani, anche se forse molti non lo sanno: è noto infatti anche come Irbis, nome scelto da un noto e longevo programma di contabilità per Mac (ma ora anche per Windows) sviluppato in Italia dalla Easy Byte.

Trivia zoologiche a parte, secondo quanto si dice MacOS 10.6 non dovrebbe presentare novità di grandissimo rilievo rispetto a Leopard, ma puntare soprattutto su miglioramenti dal punto di vista dell’affidabilità e della velocità. Non potremmo che applaudire a una scelta di questo tipo: non tanto perché Leopard sia carente da questi punti di vista - siamo alla 10.5.3 e la stabilità è ottima, e le performance sono decisamente migliori rispetto a Tiger - ma per il coraggio che comporta. Lasciamo a Microsoft inventarsi ogni volta vaccate di facciata sempre più spettacolari e che rendano sempre più difficile usare i loro sistemi operativi, mentre al di sotto la situazione peggiora sempre di più accumulando strato su strato su roba scritta decenni fa.

Gli utenti non vogliono rivoluzioni che stravolgano il loro modo di lavorare. Vogliono lavorare meglio, più velocemente e senza sorprese.

Science Fiction Masala

postato Giugno 4th, 2008 in Fantascienza | 7 commenti »

Che esperienza.

Nei giorni scorsi abbiamo visto un film di fantascienza, il nostro primo film di fantascienza indiano, Koi… Mil Gaya. Davvero interessante, sotto molti aspetti.

Innanzitutto, è interessante vedere uno spaccato di vita quotidiana in India, un paese sul quale tutto sommato sappiamo poco e che rappresenta uno dei paesi cardine del futuro del pianeta. Il film era in lingua originale, e anche ascoltare il parlato è stato già istruttivo: abbiamo scoperto che l’hindi ha una sonorità molto simile al giapponese, ma soprattutto che gli indiani usano continuamente nelle frasi locuzioni inglesi. Non semplici parole, come facciamo noi, ma vera e propria fraseologia. “Good morning”, “what a shame”, “have a nice day” e così via. Soprattutto, mi è parso, quando vogliono dare particolare importanza alla frase; un po’ la mania tutta italiana di arrampicarsi nell’antilingua stile verbale dei carabinieri.

Dal punto di vista cinematografico, la prima cosa che salta agli occhi è il “masala”, ovvero il miscuglio di generi: commedia, fantastico, drammone, e soprattutto l’onnipresente musical. Almeno ogni dieci minuti di film scatta il momento della cantatina e del balletto. Glab!

Un dettaglio già più interessante è il fatto che, sebbene il film avesse ampi debiti verso la cinematografica occidentale (ne parlo più avanti), la trama non risultava affatto prevedibile. Non tanto nello svolgimento generale, quanto nelle piccole cose: quei meccanismi a cui ci si abitua dopo decenni di film americani, per cui sai che un certo fatto è preparatorio a un altro. E invece niente: si carica la tensione, ci si aspetta un certo evento, e invece la scena successiva è già la mattina dopo, col nostro protagonista che si sveglia bello tranquillo. Affascinante…

La storia è un bel “masala” di classici della fantascienza. Inizia con Incontri ravvicinati - con tanto di musichina per comunicare con gli alieni - poi diventa ET, per poi diventare Fiori per Algernon. Se lo si prende con lo spirito giusto il divertimento è assicurato.

L’attore principale, che interpreta il difficile ruolo del ragazzo minorato mentale, è Hritik Roshan; ha solo 34 anni, per cui ha girato finora solo una ventina di film. Ha esordito quando aveva sei anni. Carriera più lunga per Rekha, 54 anni, che interpreta sua madre: 176 film all’attivo, ma ha esordito tardi, a 12 anni. Sì, fa una media di quattro film all’anno per quaranta quattro anni. In India fare l’attore non è un mestiere di tutto riposo.

Il film ha avuto un seguito, Krrish, ed è in produzione il terzo, Krrish 2.

Da Mac a Me

postato Giugno 3rd, 2008 in Exposé | 2 commenti »

Gli spulciatori del codice hanno trovato diversi indizi secondo i quali .Mac, il servizio online di Apple, starebbe per cambiare nome, probabilmente in seguito a una riorganizzazione piuttosto importante.

Secondo alcuni questo dipende dal crescente interesse di Apple verso il software distribuito anche su Windows, come iTunes o Safari. A mio avviso è ben più probabile che Apple voglia sfruttare questa risorsa con iPhone e magari iPod: in fondo Apple ormai non è più solo “Mac”, anzi. E del resto a ben vedere le versione Windows dei software Apple non sono fini a se stessi, ma grimaldelli per far avanzare iPod e iPhone anche sulla faccia oscura del mondo dell’informatica.

In un primo momento sembrava che il nome scelto dovesse essere mobileme.com. Il sito al momento non risulta ancora funzionante. Nei giorni scorsi qualcuno ha scoperto che Apple ha acquistato il dominio me.com. E sapendo quanto costano i domini di sole due lettere, non l’ha fatto certo per tenerlo lì a prender polvere.

Perché leggere?

postato Maggio 29th, 2008 in Pubblicazioni, Whatever | 7 commenti »

A molti tra i lettori di questo blog probabilmente sembra una domanda assurda. Eppure sul totale della popolazione la gente che legge sembra essere molto poca. Tempo fa mi capitò alla porta una ragazza che diceva di fare uno studio sulla diffusione della lettura (in realtà, come scoprii troppo tardi, stava cercando di vendere abbonamenti al club del libro) che mi chiese quanti libri leggevo all’anno. Un po’ vergognandomi risposti che ne leggevo solo un trenta/quaranta, perché il tempo era poco: quella trasecolò e mi guardò come se fossi Klatuu appena sceso dal disco volante. Ed era una studentessa universitaria, non una velina, eh.

Anche in un sondaggio che abbiamo fatto recentemente su Fantascienza.com la maggior parte delle persone ha risposto “meno di dieci”, ma in quel caso si parlava nello specifico di libri di fantascienza . A breve farò un nuovo sondaggio sulla lettura in generale, vediamo un po’.

La risposta alla domanda personalmente cerco di darla nel modo più scevro da intellettualismo possibile: la nostra intelligenza, quindi la nostra capacità di esistere come essere umani e di confrontarci col mondo, in un certo senso può essere misurata dalla quantità di collegamenti che il nostro cervello immagazzina. Un essere umano può essere visto come una macchina che riceve degli input e li elabora confrontandoli con ciò che ha in memoria: ciò che sa, ciò che ha imparato. Nozioni, modelli, reazioni, giudizi. Più gli pompiamo dentro roba più cresce. Per questo leggere libri, riviste, blog, web magazine, ma anche vedere film o telefilm o spettacoli o sentire musica, sono tutte attività che ci rendono qualcosa di più di una macchina chimica animale.

La domanda è stata posta a un certo numero di editori - tra i quali anche a me - alla Fiera del libro di Torino, da Elena e Giulia, le ragazze di Studio 83 (che fanno anche servizi per BooksWeb), che hanno fatto un bel servizio sull’argomento al quale a breve si aggiungerà un seguito, con la domanda “perché leggere i libri che pubblicate”. Vi terrò informati sull’uscita di questa seconda parte, nel frattempo ecco il filmato con le risposte.

Finalmente anche l’Italia è un paese vivibile

postato Maggio 25th, 2008 in Whatever | 8 commenti »

Ebbene sì. Devo confessarlo. Ormai da molti anni stavo pensando di andare in esilio, di lasciare questo paese. Ogni viaggio all’estero era un’occasione in più per accorgermi dell’enorme lacuna di cui soffriva l’Italia, e al ritorno soffrirne cocentemente.

Una lacuna che ora è stata almeno in parte colmata, perché da qualche giorno, in corso Lodi 90 a Milano - guardacaso, vicino a casa nostra - ha aperto Chicken Cottage, il primo fast food italiano di cui io abbia notizia a vendere pollo fritto.

La notizia è di importanza straordinaria. Per rendersi conto dello stato selvaggio in cui ci trovavamo, basta notare che in Italia la gente non sa neppure cosa sia il pollo fritto. Quando lo si nomina pensa alle bistecchine di petto di pollo impanate, o al massimo al “Chicken Doré” di MacDonalds. Qualcuno fa riferimento alle alette Durango che si trovano al supermercato. Ma no, il pollo fritto è in effetti una cosa del tutto diversa.

Giusto per dare un’idea, per fare il pollo fritto si usano almeno una dozzina di spezie diverse che vengono usate sia mescolate con latte o yogurt per mettere il pollo a marinare, sia mescolate alla farina; il pollo viene normalmente fritto in una pentola a pressione, e successivamente passato anche in forno. Ciò che ne risulta sono pezzi - soprattutto cosce o alette - coperti da una crosta croccante e speziata, mentre all’interno la carne mantiene una incredibile morbidezza e succosità.

Quando Larry Page e Sergey Brin fondarono Google, si preoccuparono subito di trovare un cuoco d’eccezione per il loro campus, tanto che gli offrirono oltre a un eccellente stipendio anche delle stock options. Il cuoco che assunsero, Charlie Ayers, in precedenza cucinava per i Grateful Dead, ed era famoso per il suo “pollo fritto alla Elvis”.

Sul libro Google Story di David Vise e Mark Malseed c’è la ricetta; io lo chiamo “il pollo alla Google” e ogni tanto lo faccio anche in casa, ma è una cosa che richiede quasi una giornata di lavoro (senza contare i cinque giorni di marinata), quindi accade molto di rado.

Naturalmente, il pollo fritto, che è una ricetta tipicamente inglese poi esportata in America, è famoso in tutto il mondo grazie ad Harlan Sanders, nominato colonnello onorario dal governatore del Kentucky nel 1935. Sanders cominciò con un piccolo ristorante di una stazione di servizio a Corbin, e finì per creare una catena di fast food diffusi in tutto il mondo, la Kentucky Fried Chicken, che a un certo punto, quando nell’opinione pubblica si diffuse la malsana idea che il fritto facesse male, cambiò nome in KFC.

In Italia purtroppo KFC non è mai entrato. Ma è arrivata questa catena anglo-pakistana, Chicken Cottage: hanno una marea di negozi in UK, un paio di Pakistan, uno in Libia, uno alla Mecca, due in Sudafrica, uno a Parigi e uno a Bratislava. E ora uno a Milano in corso Lodi. Alleluia!

I dvd non servono più

postato Maggio 19th, 2008 in Exposé | 6 commenti »

Faccio seguito al post di Luigi Rosa sul suo blog, intitolato Servono ancora i dvd?, e dò direttamente la mia risposta: un bel no.

Le modalità di utilizzo dei dvd erano due: la vendita dei video e l’archiviazione dei file. In entrambi i casi credo che ormai le soluzioni migliori stanno diventando altre.

1. Commercio dei video

Qualche settimana fa abbiamo avuto un sondaggio su Fantascienza.com che chiedeva ai lettori qual’era la loro fonte per vedere telefilm. Neppure io mi sarei aspettato di vedere “internet” toccare quasi il 50% delle risposte; anche perché mi aspettavo che chi scarica dalla rete fosse magari un po’ restio ad ammetterlo. Bassa la percentuale della tv via satellite, bassissima quella della tv generalista e molto inferiore al previsto quella dei dvd. Come già accade da tempo per la musica, la gente vuole poter accedere ai video via rete. Il fatto che così facendo non paghi nulla non è il motivo principale - non si paga nulla neppure con la tv normale - il punto è vedere le cose che si vogliono, quando si vogliono e senza attendere i tempi di doppiaggio e distribuzione.

Non è un caso che ormai sempre più spesso i film escano nello stesso giorno in tutto il mondo.

Stà alle case di produzione ora imparare la lezione e decidere come affrontarla. Hanno due scelte: cercare di cambiare il mondo, oppure adeguarsi e cercare di sfruttarlo come meglio possibile. In genere la seconda scelta è la migliore.

2. Archiviazione

Mettere il disco nel lettore. Aprire il programma per la masterizzazione. Scegliere i file. Avviare la masterizzazione. Aspettare un quarto d’ora. La barretta di completamento arriva a 100%. Altri cinque minuti con “Finishing”. Parte la verifica. Altro quarto d’ora. A 1% dalla fine: errore fatale, il disco non può essere verificato, codici inintelleggibili. Espellere il disco, buttarlo e ricominciare da capo.

Ma chi ce lo fa fare?

Ecco la mia soluzione all’archiviazione: attacco all’USB la mia “Docking Unit“, ci ficco dentro un hard disk e lo accendo. L’icona appare sulla scrivania, trascino i file sull’icona. Finito.

La docking unit l’ho comprata su un sito UK, ma poi ho scoperto che la vendono anche su Pixmania. A parte la sigla SI-7908 non trovo nessun nome di marca, ma la vendono su Storage Depot a 25 sterline. E’ un coso in cui si possono infilare hard disk SATA nudi e crudi, senza stare a smanettare con viti e connettori. Poi compro gli hard disk a poche decine di euro e mi faccio i miei backup.

Il costo a mega dei dvd probabilmente è ancora più basso - ho visto recentemente un’offerta su un sito tedesco per 100 dvd a 14 euro - ma la perdita di tempo è molto minore. Non sono certo sull’affidabilità sul lungo periodo, ma spostando un po’ di roba dai miei vecchi dvd ai nuovi hard disk ho visto che quella dei dvd è davvero pessima. Altro che supporti ottici eterni.

Magari tra cinque anni sposterò i contenuti degli hard disk su qualche nuovo disco da 100 TB che userà chissà quale nuova tecnologia. E ci metterò molto meno a copiare qualche hard disk che decine e decine di dvd.