Archive for the ‘Whatever’ Category

Perché leggere?

Posted on Maggio 29th, 2008 in Pubblicazioni, Whatever | 7 commenti »

A molti tra i lettori di questo blog probabilmente sembra una domanda assurda. Eppure sul totale della popolazione la gente che legge sembra essere molto poca. Tempo fa mi capitò alla porta una ragazza che diceva di fare uno studio sulla diffusione della lettura (in realtà, come scoprii troppo tardi, stava cercando di vendere abbonamenti al club del libro) che mi chiese quanti libri leggevo all’anno. Un po’ vergognandomi risposti che ne leggevo solo un trenta/quaranta, perché il tempo era poco: quella trasecolò e mi guardò come se fossi Klatuu appena sceso dal disco volante. Ed era una studentessa universitaria, non una velina, eh.

Anche in un sondaggio che abbiamo fatto recentemente su Fantascienza.com la maggior parte delle persone ha risposto “meno di dieci”, ma in quel caso si parlava nello specifico di libri di fantascienza . A breve farò un nuovo sondaggio sulla lettura in generale, vediamo un po’.

La risposta alla domanda personalmente cerco di darla nel modo più scevro da intellettualismo possibile: la nostra intelligenza, quindi la nostra capacità di esistere come essere umani e di confrontarci col mondo, in un certo senso può essere misurata dalla quantità di collegamenti che il nostro cervello immagazzina. Un essere umano può essere visto come una macchina che riceve degli input e li elabora confrontandoli con ciò che ha in memoria: ciò che sa, ciò che ha imparato. Nozioni, modelli, reazioni, giudizi. Più gli pompiamo dentro roba più cresce. Per questo leggere libri, riviste, blog, web magazine, ma anche vedere film o telefilm o spettacoli o sentire musica, sono tutte attività che ci rendono qualcosa di più di una macchina chimica animale.

La domanda è stata posta a un certo numero di editori - tra i quali anche a me - alla Fiera del libro di Torino, da Elena e Giulia, le ragazze di Studio 83 (che fanno anche servizi per BooksWeb), che hanno fatto un bel servizio sull’argomento al quale a breve si aggiungerà un seguito, con la domanda “perché leggere i libri che pubblicate”. Vi terrò informati sull’uscita di questa seconda parte, nel frattempo ecco il filmato con le risposte.

Finalmente anche l’Italia è un paese vivibile

Posted on Maggio 25th, 2008 in Whatever | 9 commenti »

Ebbene sì. Devo confessarlo. Ormai da molti anni stavo pensando di andare in esilio, di lasciare questo paese. Ogni viaggio all’estero era un’occasione in più per accorgermi dell’enorme lacuna di cui soffriva l’Italia, e al ritorno soffrirne cocentemente.

Una lacuna che ora è stata almeno in parte colmata, perché da qualche giorno, in corso Lodi 90 a Milano - guardacaso, vicino a casa nostra - ha aperto Chicken Cottage, il primo fast food italiano di cui io abbia notizia a vendere pollo fritto.

La notizia è di importanza straordinaria. Per rendersi conto dello stato selvaggio in cui ci trovavamo, basta notare che in Italia la gente non sa neppure cosa sia il pollo fritto. Quando lo si nomina pensa alle bistecchine di petto di pollo impanate, o al massimo al “Chicken Doré” di MacDonalds. Qualcuno fa riferimento alle alette Durango che si trovano al supermercato. Ma no, il pollo fritto è in effetti una cosa del tutto diversa.

Giusto per dare un’idea, per fare il pollo fritto si usano almeno una dozzina di spezie diverse che vengono usate sia mescolate con latte o yogurt per mettere il pollo a marinare, sia mescolate alla farina; il pollo viene normalmente fritto in una pentola a pressione, e successivamente passato anche in forno. Ciò che ne risulta sono pezzi - soprattutto cosce o alette - coperti da una crosta croccante e speziata, mentre all’interno la carne mantiene una incredibile morbidezza e succosità.

Quando Larry Page e Sergey Brin fondarono Google, si preoccuparono subito di trovare un cuoco d’eccezione per il loro campus, tanto che gli offrirono oltre a un eccellente stipendio anche delle stock options. Il cuoco che assunsero, Charlie Ayers, in precedenza cucinava per i Grateful Dead, ed era famoso per il suo “pollo fritto alla Elvis”.

Sul libro Google Story di David Vise e Mark Malseed c’è la ricetta; io lo chiamo “il pollo alla Google” e ogni tanto lo faccio anche in casa, ma è una cosa che richiede quasi una giornata di lavoro (senza contare i cinque giorni di marinata), quindi accade molto di rado.

Naturalmente, il pollo fritto, che è una ricetta tipicamente inglese poi esportata in America, è famoso in tutto il mondo grazie ad Harlan Sanders, nominato colonnello onorario dal governatore del Kentucky nel 1935. Sanders cominciò con un piccolo ristorante di una stazione di servizio a Corbin, e finì per creare una catena di fast food diffusi in tutto il mondo, la Kentucky Fried Chicken, che a un certo punto, quando nell’opinione pubblica si diffuse la malsana idea che il fritto facesse male, cambiò nome in KFC.

In Italia purtroppo KFC non è mai entrato. Ma è arrivata questa catena anglo-pakistana, Chicken Cottage: hanno una marea di negozi in UK, un paio di Pakistan, uno in Libia, uno alla Mecca, due in Sudafrica, uno a Parigi e uno a Bratislava. E ora uno a Milano in corso Lodi. Alleluia!

S* come Dylan

Posted on Maggio 6th, 2008 in Blog, Whatever | 6 commenti »

Prima che qualcuno si inventi commenti fantasiosi sul loghino che ho messo nella testata, tipo “visto che è pelato si è fatto crescere i capelli sniffando LSD” (sempre che l’LSD si sniffi, io mi drogo solo con il cioccolato amaro), due paroline per spiegarlo.

Be’, certamente molti lo avranno riconosciuto: si tratta di un’elaborazione personale del famoso “Dylan” di Milton Glaser. Glaser è uno dei più grandi artisti della grafica del dopoguerra; tra le altre cose è l’inventore del logo forse più famoso in assoluto, quel I Love NY con il cuore al posto della parola Love. Ha disegnato progetti grafici di giornali, illustrato copertine di dischi, disegnato loghi, dipinto quadri e murales.

Quello di Dylan è un poste disegnato per la CBS Records e incluso nel 1966 in un disco del meglio - dell’epoca - di Bob Dylan.

Nella mia versione, ho sostituito il profilo di Bob Dylan con il mio.

Nell’album di Bob Dylan Down In the Groove del 1988 c’è una canzone intitolata SIlvio. E’ stata scritta insieme a Robert Hunter, dei Grateful Dead, autore anche del brano Dark Star, dal cui titolo - uguale a quello di un famoso film di fantascienza - molti anni fa presi l’abitudine di disegnare una stellina nera sopra alla mia firma. Che alla fine si è evoluta nella mia firma e nick telematici S*.

Il grande continuum della creatività…