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Come lavoriamo gli ebook: il formato Ebook Markdown

Posted on Ottobre 25th, 2016 in Delos Books, Whatever, ebook | 2 commenti »

Delos Digital pubblica decine di ebook al mese, centinaia all’anno. Con questi ritmi, la lavorazione dei testi deve essere ottimizzata senza perdersi in banalità tecniche che facciano perdere tempo. Ecco che allora uno può chiedersi: ma qual è il formato finale sul quale si lavora per gli ultimi ritocchi alla formattazione e all’impaginazione?

Nei primi tempi lavoravamo su un file xhtml. Il file del testo originale, in formato .doc, .docx, .rtf o altri, veniva convertito in xhtml e quindi lavorato. Ma era macchinoso, ogni modifica richiedeva la scrittura più o meno manuale di tag html, sempre col rischio di fare errori.

Il formato che utilizziamo oggi è un’estensione del Markdown. Markdown è un linguaggio di formattazione molto semplice, elastico e intuitivo, fatto per lavorare testi formattati direttamente a mano, con un qualsiasi editor di testo.

Lo si impara rapidamente perché le regole sono semplici. Per esempio, per indicare che una parola è in corsivo la si mette tra trattini bassi: _sono in corsivo_. Per il grassetto la soluzione è simile: **sono in grassetto**.

I titoli, che in html sono indicati con tag come <h1>, <h2>, <h3>, in markdown vengono rappresentati da una riga preceduta da uno o più cancelletti:

# Sono un titolo di capitolo

## Sono un titoletto di secondo livello

### Sono un titoletto di terzo livello

Una lista puntata viene inserita molto semplicemente usando degli asterischi, es.

* uno

* due

* tre

che in html diventa

<ul>

<li>uno</li>

<li>due</li>

<li>tre</li>

</ul>

e sulla pagina

  • uno
  • due
  • tre

Nel markdown standard questo è possibile anche usando il trattino al posto dell’asterisco; ma poiché noi facciamo ebook di narrariva, e di solito tante righe precedute dal trattino non sono una lista ma un dialogo serrato tra personaggi di un racconto, abbiamo rimosso questa opzione.

Altre semplici formulette sono disponibili per fare le tabelle, o addirittura le note.

Quindi, d’accordo per i titoli. Ma in un testo non ci sono solo titoli. Potremmo aver bisogno per esempio di mettere una riga in carattere monospaziato, come quello dei computer, perché l’autore vuole rappresentare proprio il codice di un computer. Allora abbiamo introdotto, adottando una soluzione simile ad altre versioni estese del markdown, la sintassi

.nomeclasse

Per restare col nostro esempio, avremo la riga

Please enter password .code

che verrà convertita nell’html

<p class=”code”>Please enter password</p>

E sulla pagina

Please enter password

Con lo stesso metodo anche ai titoli possono essere assegnate classi. Per esempio, se con “#” indichiamo i normali capitoli, le “parti”, che dovrebbero avere un’evidenza particolare, saranno rese così:

# Parte prima .parte

La classe è indicata con un punto seguito dal nome della classe (la stessa sintassi usata nei file css). Ovviamente deve esistere: ne abbiamo una discreta collezione per ogni genere di necessità che abbiamo incontrato fino a oggi, anche se ogni tanto ne aggiungiamo una nuova.

Cerchiamo, nei limiti del possibile, di usare classi che non definiscano l’aspetto ma la funzione. Quindi per esempio una poesia la rappresentiamo con la classe “.poesia”, non “.corsivo”; un cartello con scritto “vietato l’accesso” lo renderemo con

Vietato l’accesso .cartello

e non

Vietato l’accesso .maiuscolocentrato

In questo modo, a seconda del design della collana, le stesse cose potranno essere rappresentate in modo diverso.

Certo un minimo di attenzione bisogna farla; per esempio, abbiamo uno stile .lettera che di solito rappresenta il testo in caratteri simili a quelli di una macchina per scrivere. Se il racconto è ambientato nel passato, è preferibile usare lo stile .calligrafia, no?

Ma se il testo a cui assegnare una classe è composto di più righe? Se quindi la classe va assegnata a un intero blocco?

Per esempio, la classica citazione all’inizio del racconto:

Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo

William Shakespeare

In html, che è il formato interno usato dall’ebook, questo brano dovrà diventare qualcosa come:

<div class=”citazione”>

<p>Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo</p>

<p class=”fonte”>William Shakespeare</p>

</div>

Per ottenere questo tipo di formattazione abbiamo introdotto nella nostra versione di markdown il concetto di “blocchi”, ai quali viene assegnata la classe indicandola nello stesso modo descritto prima, così:

{

Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo

William Shakespeare .fonte

} .citazione

Il nostro interprete riconosce le righe contenenti { e } come inizio e fine di un blocco. Al quale viene assegnata la classe che viene trovata dopo { o dopo }.

Lavorando quasi sempre con racconti, abbiamo creato anche qualche piccola scorciatoia per facilitarci le cose. Per esempio,

@ Milano, 23 ottobre

è una scorciatoia per scrivere

## Milano, 23 ottobre .dovequando

dove “dovequando” è la classe che usiamo per queste righe che, nei racconti, danno un’indicazione del tempo e/o del luogo dell’azione.

Alla fine dei racconti inseriamo un

###

che sta per

## Fine

mentre un semplice

***

viene convertito in

* * * .stelle

che è uno stile che formatta nel modo più adeguato i tre asterischi separatori.

Lavorare su un testo markdown è facile, chiaro, veloce. Arrivo a dire che probabilmente sarebbe un formato adatto anche per gli scrittori, perché dà una visione della semantica del documento a colpo d’occhio, esplicita e non mediata dai formati grafici; inoltre il testo è puro e questo facilità ricerche e sostituzioni.

Una volta che il testo markdown è a posto, i nostri script provvedono a convertirlo in html, creare tutte le pagine e i file di supporto ricevendo i dati da un database, e a produrre l’ebook pronto per la distribuzione.

Prima o poi metterò il codice che converte il nostro markdown in html su GitHub, con licenza open source. Per il momento ci sono ancora cosette da sistemare e preferisco evitare; se qualcuno è interessato però mi può scrivere. Lo girerò volentieri, con l’avvertenza che si tratta solo di una classe che va montata in un programmino che faccia il resto del lavoro.

Alba del futuro

Posted on Maggio 20th, 2011 in Delos Books, Fantascienza | 4 commenti »

Vi propongo la mia introduzione al volumetto Alba del futuro che verrà dato in omaggio a tutti gli iscritti alla convention DelosDays 2011. Va notato che è stata scritta prima delle elezioni del 15 maggio…

Alba. Semplicemente “città”, in un’antica lingua celtica. Secondo una leggenda fu questo il primo nome di Milano, quando la fondò il condottiero Brenno, che poi proseguì a sud fino ad andare a conquistare Roma. Più interessato ai soldi che alla gloria, da buon milanese, Brenno poi liberò Roma in cambio di un congruo riscatto e se ne tornò in Gallia.
È anche ricollegandoci a questa leggenda che abbiamo scelto il titolo per questa antologia commemorativa di DelosDays 2011, anche se nessuno dei racconti riguarda o è ambientato in questa città.
Sarebbe interessante, a dire il vero, leggere dei racconti sul futuro di Milano. Al momento l’immagine che ci viene in mente è qualcosa in stile cyberpunk, o simile alla Milano descritta da Dario Tonani in Infect@: una città dove convivono tecnologia e degradazione, altissimi grattacieli dalle forme più audaci che svettano su una città in rovina, abitata da ricchissimi e poverissimi, piena di immigrati che nessuno fa nulla per integrare. Un’idea di progresso mal concepita, come quando durante il fascismo ci si inventò di modernizzare Milano seppellendo la splendida rete di canali che ne facevano una città da fiaba simile ad Amsterdam per coprire tutto di asfalto. Nella Milano morattiana l’idea di progresso porta a chiudere i consultori pediatrici, a istituire coprifuoco, a distruggere i parchi un pezzo per volta, mettendo al posto del verde palazzoni spesso orrendi. E d’altra parte se il futurofosse roseo e pieno di speranza, a chi verrebbe voglia di scriverne?

Ispirazione letteraria a parte, il contributo di Milano alla fantascienza è ineguagliabile. Milano è la capitale dell’editoria: a Milano nasce Urania nel 1952, a Milano viene fondata e pubblicata Robot, di Milano sono state alcune tra le case editrici che hanno fatto la storia del genere, come Nord, De Carlo, Armenia, la stessa
Mondadori, e mettiamoci anche Delos Books. A Milano nascono e prosperano alcuni delle maggiori organizzazioni del fandom italiano, come il CMNA negli anni Settanta e il club City negli anni Ottanta.

Eppure con tutto ciò, sebbene non si contino le manifestazioni dedicate al fantastico e Milano (ultima in ordine di tempo una bella rassegna dedicata a Ballard curata da Antonio Caronia e altri), è la prima volta che la convention ufficiale della fantascienza e del fantastico, l’Italcon, fa sosta qui. Ma è vero che sono rarissimi i casi di Italcon tenute in grandi città: a Trieste la primissima, e un’edizione non del tutto riuscita a Torino nel 2001.

Quasi un esperimento quindi, anche se basato sull’esperienza di eventi precedenti, anche di grande successo, come il DelosDay del 2005 con ospite Alan Lee.
Nell’attesa di conoscerne l’esito godiamoci i racconti di questo souvenir book che ospita alcuni tra i più grandi autori del fantastico, italiani e internazionali. Buona lettura.

La fantastica idea del DRM sugli ebook

Posted on Settembre 23rd, 2010 in Delos Books, Whatever | 67 commenti »

Ieri ho provato a comprare un ebook protetto da DRM.
Non è stato molto facile trovarne uno. Ho cercato su IBS, dove ebook ancora non ce n’è moltissimi ma un po’ sì, e ciononostante ho dovuto girare parecchio prima di trovare un ebook protetto. Ho rinunciato abbastanza presto a prendere qualcosa che mi interessasse davvero, alla fine ho trovato un libro di storia, Somalia. Le ragioni storiche di un conflitto di Matteo Guglielmo, edito da Altravista.

Ora, il mio scopo era innanzitutto accertarmi se i libri protetti potessero essere letti su iPad, e più in generale come funzionasse la cosa. Non mi sono documentato prima, e non ho passato ore o telefonato a conoscenti per risolvere i problemi che ho avuto. Mi sono voluto porre nelle condizioni di un utente qualsiasi non particolarmente esperto.

Effettuato il mio acquisto su IBS, mi viene dato da scaricare un file di 4KB con suffisso .acsm. Che non è, ovviamente, il mio libro, che doveva pesarne circa 650. Si tratta in effetti di un file XML che contiene indicazioni su da dove scaricare il file. Che ci faccio?

Guardo su IBS, su Simplicissimus, su BookRepublic per vedere se qualcuno abbia messo online una spiegazione su come si usano gli ebook con DRM. Zero. Tutti ti spiegano come trascinare il file su iTunes per filo e per segno, ma quando si parla di DRM si limitano solo a dire cosa sono. Nessuno, per esempio, che spieghi quante volte si può caricare, dove e soprattutto come.

Facendo doppio clic sull’icona viene lanciato Adobe Digital Editions - buon per me che ce l’avevo - il quale apre il file e si scarica il libro vero e proprio. Il file però viene scaricato dove dice ADE, non dove dico io, e per andarmi a cercare l’ePub da ADE devo chiedere informazioni sull’elemento, memorizzare il “path” che mi mostra e poi andare a “scavare” per cartelle finché non ci arrivo.

Provo per curiosità a decomprimere il file ePub. Dentro il file di indice (.opf) è leggibile, ma tutti i file del contenuto sono ovviamente criptati.

Provo a trascinare il file ePub su iTunes e a copiarlo sull’iPad ma ovviamente iBooks dice che è illeggibile.Per completezza copio il file anche su Stanza e Kobo: file illeggibile anche per loro. Magari non devo copiare l’ePub ma il acsm: macché, non sanno neppure cosa sia.

Tanto per curiosità proviamo ad aprire con Calibre per vedere se magari riesco a convertirlo per Kindle, ma ovviamente ottengo picche.

Ok, allora: portiamo il file sul lettore Sony, l’unico lettore ebook che sono sicuro dovrebbe leggere i file protetti. Devo aprire l’applicazione Reader Library, che copia i file sul lettore. Ok. Provo a trascinarci sopra il file acsm, ma non accade nulla. Provo il comando “importa” ma non accade nulla. Un comando “apri” non c’è. Poi scopro che, se da Finder seleziono l’icona, faccio apparire il menu contestuale e gli dico “Apri con Reader Library” allora funziona: lo apre e lo scarica.

Bene, ho il libro nella Library. Lo trascino sul lettore. Mi chiede che autorizzazione deve usare, quella Sony o quella Adobe. Come faccio a saperlo? Prima ho scaricato il file con ADE, quindi sarà stata quella Adobe. Ok, scelgo Adobe. Sbagliato! Impossibile caricare il file, che è stato autorizzato da un altro utente.

Pazienza, riproviamo, dai, richiedimi di nuovo che autorizzazione usare. No, non me lo chiede più: ora ottengo solo il messaggio di errore.

Torno su ADE e cerco di capire se si possa togliere l’autorizzazione a un libro, per poi ridarla con l’utente che voglio - su iTunes per esempio si può fare una cosa del genere, che però è legata al computer, non all’utente. Comunque, comandi del genere non ce n’è. Cerco di capire a chi era autorizzato ADE ma sembra che non fosse autorizzato. Lo autorizzo con la ID Adobe, e ottengo come risultato di rendere definitivamente illeggibile il mio libro anche con ADE.

Dalla mia prima esperienza con un ebook protetto ho ricavato una perdita netta di circa 9 euro per un libro che non sarò mai in grado di leggere, ma anche una ulteriore conferma di quanto i DRM siano l’apoteosi dell’imbecillità, un ulteriore indizio del fatto che Adobe sta perdendo completamente la cognizione di usabilità e che i software che sviluppa sono sempre peggio, e la certezza che gli editori che penseranno davvero di adottare questa roba per vendere i libri dovranno prepararsi a vedere gli utenti correre disperati ai circuiti peer to peer per avere dei libri che si possano, molto semplicemente, leggere e usare come si vuole.

Un consiglio, quando vedete la scritta “epub con DRM” girate al largo.

Aggiornamento. Dopo l’utile spiegazione di Sheldonpax ho scritto a IBS spiegando il problema per chiedere se possono farci qualcosa. Dopo una prima mail in cui mi davano la possibilità di riscaricare il file (del tutto inutile, perché l’autorizzazione ovviamente non è nel file) molto gentilmente mi hanno chiamato, chiesto qualche schermata e ora cercheranno di risolvere il problema. Questo va a merito di IBS: probabilmente stanno affrontando problemi nuovi anche per loro, ma si danno da fare. Il baco ovviamente è a monte nel sistema della Adobe e ancora più a monte nel concetto stesso di DRM.

Aggiornamento 2. IBS mi ha riaccreditato l’importo dell’ebook che non sono riuscito a usare. Da parte di IBS è il comportamento più corretto che possa avere un negozio online, rendere i soldi e renderli rapidamente. Resta il fatto che l’ebook autorizzato a “Nessuno” tale è rimasto; IBS si è fatta carico cortesemente del mio problema, ma il problema resta. Ho provato a riacquistare il libro e questa volta ha funzionato, perché il file-link acsm contiene dati diversi (un ordine diverso) e quindi il libro è stato autorizzato ex novo.

Due chiacchiere con Bruce

Posted on Maggio 9th, 2008 in Delos Books, Fantascienza | 4 commenti »

Bruce SterlingUna bella sorpresa, oggi qui in Fiera a Torino: è venuto a trovarci Bruce Sterling.

Via email lo conosco da molti anni - anzi, è stata la prima persona a cui ho spedito una email, nel 1993; e la cosa incredibile è che il suo indirizzo email dopo quindici anni è ancora lo stesso - ma non l’avevo mai incontrato di persona. Che parola potrei scegliere per definire questo grande guru della fantascienza tecnologica, che ha creato il cyberpunk negli anni ottanta, che ha quasi forgiato una generazione di sistemisti-idealisti con il libro seminale Giro di vite contro gli hacker, che ha curato per anni una column di tendenza sulla rivista più di tendenza che ci fosse, Wired?

Ecco, potrei definirlo con la parola “caciarone”. Si dice caciarone fuori da Milano? Insomma, un simpatico, un chiacchierone, un compagnone. Si è fiondato su Robot dicendo, “ah voi siete anche gli editori della famosa rivista Robot”. Ha apprezzato i titoli della collana Odissea (dove a novembre uscirà il suo romanzo Kiosk), ha chiacchierato del più e del meno. Ora abita prevalentemente a Torino; quando chiedono a lui e a sua moglie Jasmina di dove sono, per non stare a raccontare tutta la storia (lui è di Austin, Texas lei di Belgrado, Serbia) dicono di essere di Torino e questo gli risparmia un sacco di fiato.

Bruce Sterling, il più famoso scrittore di fantascienza torinese.

La città che viene e va

Posted on Maggio 7th, 2008 in Delos Books | 4 commenti »

Questo post sarà molto poco creativo: non c’è come sfacchinare tutto il giorno ad aprire scatole e disporre libri per far sparire ogni idea brillante.

Il mercoledì è il giorno dell’allestimento. E’ affascinante vedere tutti questi operai che montano una piccola città, con segherie portatili, pannelli di cartongesso, travi metalliche e vetrate. Una piccola città che nasce dal nulla in una giornata e che in una giornata, martedì prossimo, nel nulla tornerà.

Niente vetrate e pannelli in cartongesso per noi: solo poster colorati, ma il risultato è comunque adeguato. Ora tocca a voi: non vorrete mica che tutti quei libri, con tutta la fatica che abbiamo fatto a portarli fin qui, li dobbiamo pure riportare indietro, no?