Oggi mi sono imbattuto in un caso secondo me esemplificativo di come la burocrazia sia una macchina infernale dalla quale non riusciremo mai a fuggire.

Arriva al Delos Store una richiesta di abbonamento da parte di una biblioteca. “Vorremmo sapere i costi e le modalità per abbonarsi a questa rivista”. Ok, rispondo che i costi sono tot (circa 20 euro) e come si può pagare.

Mi rispondono ringraziandomi cortesemente e invitandomi a compilare una dichiarazione in cui devo dare tutte le indicazioni sul conto bancario, le persone che hanno accesso al conto, e la dichiarazione deve essere firmata e accompagnata dal documento di identità della persona che ha accesso al conto.

Un momento: non ho chiesto di partecipare a una gara d’appalto per costruire una scuola. Siete voi che siete venuti da me per comprare una cosa da venti miseri euro.

Mi informo, e viene fuori che il concetto è questo: c’è una legge che predispone alcune misure per combattere la mafia, la legge 136 del 2010. Tra le altre cose nell’articolo 3 stabilisce una norma della “tracciabilità dei flussi di denaro”, per cui ogni flusso di denaro deve andare su conti che siano tracciabili.

Ora, lo spirito della legge è chiaro: che non sia possibile per un ente pubblico mandare capitali su conti esteri cifrati o cose del genere. Ma poi entrano in gioco i modi di gestire queste cose nella pratica. E allora, per “conto tracciabile” non è più sufficiente che sia semplicemente un conto italiano (del quale se necessario le forze dell’ordine potrebbero facilmente sapere tutto) ma deve essere accompagnato da una dichiarazione che attesti chi ha accesso a quel conto. La firma, non essendo apposta in presenza di un pubblico ufficiale, va accompagnata da un documento di identità.

La legge dice esplicitamente che per somme inferiori a 1500 euro non è obbligatorio che il pagamento sia tracciabile. Ma ahimè, chi ha fatto il regolamento non ha capito il senso della cosa, per cui non è scattata analoga deroga sulla documentazione richiesta se il pagamento è fatto effettivamente con un bonifico e non in contanti.

Così si arriva a questa assurdità per cui per venti euro bisogna firmare dichiarazioni e mandare la propria carta di identità; con un evidente problema di privacy. Per dire, se qualcuno intercetta la mail, o se qualcuno la legge nell’ufficio che per me è solo un indirizzo email apparentemente di un comune, ora sa a casa di chi andare dove gli basterà puntare una pistola per avere accesso a un conto corrente. Nel caso del Delos Store non farebbe un grande affare, ma se fosse stata una ditta più grossa? Ecco come una norma antimafia diventa potenzialmente un pericolo per il cittadino.

Seconda cosa: ma che senso ha tutto questo? È così che si combatte la mafia? Ci sarà qualcuno che verificherà chiamando la banca e chiedendo se quello che ho scritto è vero (e se così fosse non potevano chiedere direttamente a loro?) E il tempo perso per fare queste cose quanto costerà? E se anche fosse, cosa mi costerebbe dieci minuti dopo che l’ente pubblico mi ha fatto il bonifico far ammettere tra le persone che hanno accesso al conto anche il signor Vito Corleone? E la mia carta di identità sulla mail, che valore dovrebbe avere? Non credo che ci metterei molto con Photoshop a fare carte di identità intestate Garibaldi, Giuseppe o Vader, Darth.

Quindi complicazioni, perdite di tempo, infrazioni della privacy per ottenere un risultato che è puramente simbolico, come quando sull’aereo vi chiedono se siete terroristi. Un certo signor Bin Laden è andato in USA varie volte, e sospetto che quella crocetta non l’abbia mai messa.