Ho sprotetto il mio primo ebook
Posted on Ottobre 18th, 2010 in ebook |
Lo confesso. Venite pure ad arrestarmi. Oggi ho sprotetto il mio primo ebook protetto da DRM.
No, non venite a chiedermi di copiarvelo perché non lo farò; e neanche mi passa per la testa di condividerlo su eMule, Torrent o simili.Tra l’altro è un libro di un amico - Tortuga di Valerio Evangelisti - e non gli farei mai questo dispetto, neanche se non fosse contrario ai miei principi.
La cosa importante però è che un’altra persona avrebbe potuto farlo; anzi, è certo che lo farà. La procedura è piuttosto semplice, e sfrutta un piccolo baco di Adobe Digital Editions versione 1.7.1 che permette di estrarre la chiave per la decrittazione. ADE poi è stato corretto e con la versione 1.7.2 che si scarica ora da Adobe non è più possibile farlo, ma non è difficile, cercando su Google, trovare degli installer da scaricare con la versione precedente. Io l’ho trovato in pochi minuti.
Poi ci sono due script scritti in Python. Qui la cosa si colora di tecnico e può apparire difficile, ma in effetti non lo è: si trovano tutti i link da cui scaricare il linguaggio Python (versioni Mac, Windows o Linux), le librerie necessarie. Non ci sono compilazioni o cose strane: Python e librerie si installano con un doppio clic in un attimo.
I due script, che si eseguono con un doppio clic anch’essi, fanno due cose: il primo - che si userà una volta sola - estrae la chiave da ADE; il secondo verrà usato ogni volta per togliere il DRM al libro. Una volta fatta l’installazione di tutto quanto (non più di un quarto d’ora) le volte successive si tratterà solo di lanciare il programmino e selezionare il file da sproteggere.
Una volta sprotetto chi vuole lo condivide in rete e in poco tempo sarà disponibile ovunque, per chiunque, spendere una lira ma soprattutto senza noie, senza installazioni, senza dover dire ad Adobe che libri si leggono e senza limitazioni: un libro che potrà essere letto su iPad, su iPhone, su Android, su Kindle o su quello ci pare.
Qual è il punto di tutto ciò?
Il punto è una questione di pesi. La grande editoria sta accettando un peso non indifferente di rotture di balle e di limitazioni per gli utenti che acquistano regolarmente gli ebook sugli store online causati dal sistema anticopia che dovrebbe essere bilanciato dalla maggiore sicurezza dei libri venduti. Sicurezza che difatto non esiste. La protezione si toglie in un attimo, e ancora meno tempo ci impiegheranno i libri Mondadori a finire sui canali del peer to peer. Il contrappeso è evaporato, è leggero, non bilancia più.
Quanto ci metteranno gli utenti a rendersi conto che avranno convenienza a cercarli prima lì, per avere delle copie pulite, leggibili dove vogliono e senza rotture di scatole, che non sul negozio Telecom o altrove? Non molto credo.
Signori grandi editori, ora avete due scelte, potete cominciare ad assumere avvocati e imbarcarvi in centinaia di azioni legali contro i lettori, oppure potete capire di aver fatto una sciocchezza colossale e cominciare a ripensare il vostro modello di business. Buon divertimento.




13 risposte
Scommettiamo (una pizza) che delle due sceglieranno la prima?
Anch’io ho usato la stessa procedura per liberare un documento acquistato per lavoro (che conteneva limitazioni al numero di stampe, cosa che ci creava problemi). Ho scoperto con raccapriccio che la versione drm-free è addirittura *più ricca* di quella protetta: ad esempio, su ADE la copertina è nera mentre senza drm c’è un’immagine! E, a occhio, la definizione del testo è migliore, senza drm. Di fatto, paghiamo per avere una versione di qualità inferiore: cornuti e mazziati
F.
Stanto Subito! Vale anche per me: non venitemi a chiedere i libri a scrocco che vi mando in libreria o in biblioteca
Pero’ non e’ sbloccando gli ebook protetti che si convincera’ le case editrici a non usarli piu’. A loro interessa vendere: che tu poi lo sblocchi o meno a loro importa relativamente.
Bisogna votare con il proprio portafoglio e non comprare libri lucchettati. Alla fine capiranno, cosi’ come hanno capito quelli dell’industria musicale.
Davide, mi sembra che il mio discorso fosse abbastanza chiaro. Il DRM serve per proteggere dalla copia, e questo DRM non protegge dalla copia. È solo una rottura di scatole che potenzialmente disaffeziona il cliente.
Sono riuscito a slucchettare i miei libri protetti. Senza fare il downgrade, ho estratto la chiave di codifica dalla 1.7.2, ho solo smadonnato un po’ di più sugli script in Python.
Il libro di Evangelisti è da tempo su mule e torrent in quasi tutti i formati possibili e immaginabili. Credo che il vero problema sia questo: una volta vendute qualche copia si può star sicuri che PER SEMPRE si troverà quel ebook gratis su Internet. E’ già successo per la musica. Se vogliamo dircelo chiaro, la musica scaricata ha ridotto le vendite che ci sarebbero state. E’ un fatto che a me sembra evidente. Le statistiche controverse non tengono conto dell’aumento enorme del “consumo” di musica che è avvenuto negli ultimi anni in buona parte convogliato verso il “gratis”.
Damn, “catturato dal gratis” e non “convogliato verso il gratis”.
Non so quanto sia evidente; la musica è SEMPRE stata copiata, anche se in modo meno sistematico; è comunque un fenomeno che notoriamente aiuta la diffusione della musica stessa.
Ma proprio ammettendo questo, proprio ammettendo che il destino dell’editoria sia di perdere fette di lettori che acquisiranno i libri gratis, bisogna rendersi conto che l’unica strada è quella di convincere il lettore che ciò che si riceve pagando è migliore, più accessibile, più usabile, di ciò che si ottiene piratescamente. È l’UNICA strada. E il DRM va nella direzione opposta, cercando di chiudere con un cancelletto di cartone la porta di una stalla dalla quale sta correndo fuori uno stampede di bisonti.
>la musica è SEMPRE stata copiata, anche se in modo meno sistematico;
Molto molto molto molto meno di oggi; il motivo è semplice: la tecnologia disponibile lo rende, ora, estremamente facile. Prima non era così semplice.
> è comunque un fenomeno che notoriamente aiuta la diffusione della musica stessa.
Non c’è dubbio. Il discorso è il “guadagno” di chi la fa o la commercializza.
> l’unica strada è quella di convincere il lettore che ciò che si riceve pagando è migliore, più accessibile, più usabile, di ciò che si ottiene piratescamente. È l’UNICA strada.
Condivido in parte: mi sembra che ciò che si riceve pagando sia spesso molto simile (e talvolta persino “uguale” o peggio) di quanto si paga.
> E il DRM va nella direzione opposta, cercando di chiudere con un cancelletto di cartone la porta di una stalla dalla quale sta correndo fuori uno stampede di bisonti.
Condivido in pieno: è talmente evidente che non riesco a capire come le major non lo recepiscono. L’unico motivo a cui riesco a pensare è quello di “mungere” quella parte el pubblico che non ha accesso alla tecnologia necessaria.
Sulla diffusione mi sono spiegato troppo concisamente, ma il concetto è semplice: compro dischi che so che mi piacciono, non dischi che non conosco. Se non ho mezzi adeguati per conoscere artisti, canzoni o album senza acquistarli prima non li acquisto.
Hai ragione nel dire che spesso ciò che si paga è peggio di ciò che non si paga. Il mio punto è che se si vuole che l’utente paghi bisogna cercare di dargli cose migliori.
S*
> compro dischi che so che mi piacciono, non dischi che non conosco. Se non ho mezzi adeguati per conoscere artisti, canzoni o album senza acquistarli prima non li acquisto.
Se scarico (in maniera estremamente facile e rapidissima) un CD che non conosco e scopro che mi piace molto, chi mi “obbliga” a comprare l’originale? Qualcuno certo lo farà ma la grande maggioranza (quasi tutti?) continuerà a sentire la versione scaricata (gratis…).
> Il mio punto è che se si vuole che l’utente paghi bisogna cercare di dargli cose migliori.
Molto bene, il punto è proprio questo. Senza illudersi troppo, perché come hai già scritto altrove: “questo libro è tuo, lo hai pagato quindi puoi farci quello che vuoi. Basta che non lo diffondi di proposito gratuitamente sui circuiti di condivisione, perché quella allora sarebbe malafede”.
Ho molta ammirazione per chi percorre (in questo campo) la via imprenditoriale: moltissimi sinceri auguri!
Giusto per concludere il concetto: così come una volta mi prestavano una cassetta dei Pink Floyd, mi piacevano e poi mi compravo tutti i dischi, ora magari mi scarico una canzone o un disco, che so, dei Radiohead (esempio scelto non a caso), e se mi piacciono mi cerco su iTunes tutti i dischi, e li ho sul computer molto più rapidamente e a qualità garantita che passando ora a cercarli in altro modo.