Genealogia degli scacchi
Posted on Luglio 24th, 2008 in Scacchi |

Visto che mi hanno dato del geek - è vero, ma sentiserlo dire fa un po’ impressione - per una volta voglio parlare di un altro argomento che mi interessa molto: gli scacchi.
Sono un appassionato di scacchi in modo abbastanza anomalo. Non amo particolarmente giocare a scacchi. Non ho molta pazienza, non ho una mentalità particolarmente analitica. Qualche tempo fa mi sono scaricato un programmino per giocare a scacchi sul Treo (lo smartphone). Avessi almeno pattato una volta. Ha vinto sempre lui.
In compenso, sono curiosamente affascinato dalla storia degli scacchi; o, per l’esattezza, dalla famiglia di giochi di origine orientale di cui gli scacchi sono l’ultimo e più famoso discendente.
È ipotesi abbastanza condivisa che l’origine degli scacchi sia l’India, dove, in un momnto imprecisato del primo millennio avanti Cristo, nasce il gioco chiamato Chaturanga, ovvero “il gioco delle quattro armate” (in chatur si riconosce facilmente la radice di quattuor, quattro). Esistono due versioni del gioco: per due e per quattro giocatori. La versione per quattro giocatori dovrebbe chiamarsi Chaturaji (chatur = quattro, raji plurale di raja, reges, re — affascinante la vicinanza tra sanscrito e le lingue classiche). Su alcune fonti i due nomi si trovano anche invertiti.
È possibile che la versione a quattro giocatori sia la più antica: spiegherebbe il motivo per cui i pezzi degli scacchi vanno a coppie: due torri, due cavalli, due alfieri. Nella versione a quattro giocatori, ogni giocatore ha otto pezzi (un re, cavallo, alfiere e torre e quattro pedoni); giocando in due, ogni giocatore prendeva due set di pezzi.
La scacchiera del Chaturanga è la stessa degli scacchi moderni, otto per otto caselle, senza però l’alternanza di celle bianche e nere (probabilmente originata dall’uso della scacchiera con un altro gioco diffuso in Europa, la dama).
Vi siete mai chiesti come mai la torre negli scacchi si muova? Una torre dovrebbe stare ferma. Il motivo lo si scopre proprio conoscendo i nomi originali degli scacchi indiani, che erano simili, ma non uguali ai nostri.
La torre nel Chaturanga è il Carro. Per questo si muove velocemente e solo in orizzontale o in verticale: perché ha le ruote e deve andare dritta. Il pezzo della torre in sanscrito si chiama Gaja, ma i persiani, attraverso i quali gli scacchi arrivarono in Europa, lo chiamarono col termine che in antico persiano significava carro, cioè Rukh. Arrivato in Italia, Rukh si assimilò col latino Rocca, e il pezzo divenne quello che oggi chiamiamo Torre.
Negli scacchi l’alfiere spazza l’intera scacchiera in diagonale, ma nel Chaturanga si muove solo di due caselle alla volta. È un pezzo molto lento: infatti in Chaturanga si chiama Ratha, che significa Elefante. In persiano elefante il termine per elefante è Alfil, dal quale è nato il nome dell’Alfiere. La parola elefante, iniziando per “el”, ha l’aspetto di una parola araba, ma è di origine molto più antica. Secondo una teoria, viene dall’antico fenicio “Aleph-hind”, che significa “bue dell’India”.
La regina, dotata com’è di “superpoteri”, è un pezzo che esiste solo negli scacchi occidentali. Nel Chaturanga, e in tutti gli altri scacchi orientali (di cui magari parliamo in un altro post), vicino al Re si trova il “Consigliere”, il Mantri, che muove solo di una casella per vola e che ha il compito di difendere il re.
Nel Chaturaji al posto della torre o dell’alfiere ci sarebbe la Nave, che muove di due caselle o di quante caselle vuole, in diagonale. Le regole non sono chiarissime, ci sono varie versioni. Ricordiamo che tanto il Chaturanga quanto il Chaturaji non sono più giocati, e le regole sono il frutto delle supposizioni degli studiosi, anche se il gran numero di giochi orientali (e tutt’ora in voga) derivati dal Chaturanga aiuta molto.
Per il momento mi fermo: se c’è interesse, continuerò questi articoli parlando dei vari giochi orientali, degli scacchi persiani, degli scacchi circolari bizantini, e del progenitore dei giochi di strategia, che è stato giocato per cinquemila anni per poi scomparire dalla faccia della terra, il gioco dei Ladruncoli.


5 risposte
Interessante questo post!
Io non solo non gioco a scacchi, ma non mi piacciono proprio e preferisco di gran lunga il backgammon.
Wow! Non sapevo di questo tuo interesse!
Spero proprio che tu continuerai nella serie. Nemmeno io sono un gran giocatore, ma la storia degli scacchi (dei giochi in generale) è davvero affascinante.
Fino a qualche anno fa per me l’estate era la stagione dei tornei con gli amici. Poi sono passato al tressette, anche per via della scarsa pazienza nel costruire una linea strategica da portare avanti per più di 2 mosse. Ma gli scacchi continuano a esercitare un fascino tremendo, concordo con Iguana.
Avanti così, S*ommo!
X
Sì, sì. Continua che l’interesse c’è, grazie S*
La mia soglia di attenzione al gioco di solito cala nel giro di una manciata di minuti - a meno che non sia un gdr - e poi sono strategicamente un disastro
tuttavia gli scacchi mi hanno sempre affascinato moltissimo, anche solo vederli (e fotografarli).
L’estate scorsa ero in giro sull’isola di Lewis, Ebridi esterne, Scozia. Posti incredibili
e scoperte interessanti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Lewis_chessmen
Due note:
- la vicinanza del sanscrito alle lingue classiche è affascinante ma non sorprendente, visto che il sanscrito è la lingua più vicina all’antico indoeuropeo, a sua volta *padre* (pitar ;)) di tutte le lingue indoeuropee!
- anch’io ho poca pazienza, e - pur amando gli scacchi - non sono mai riuscito a battere un essere umano. Con la scacchiera elettronica di un amico, invece, ho vinto, ma solo ai due livelli più bassi!
Continua con questi post che meritano assolutamente!
F.