Il gioiellino

Posted on Marzo 10th, 2011 in Drowned Words, Sguardi | No Comments »

Ispirato alla vicenda del carc Parmalat come sintomo dell’attuale crisi globale, Il gioiellino è, in tutto e per tutto, un disaster movie; tra tutte le apocalissi, racconta quella più plausibile: l’olocausto finanziario. All’uscita dalla sala, si ha la sensazione che finiremo peggio dei dinosauri, che non si sono certo estinti per mano di lobby di brontosauri o t-rex oligarchi. Noi sì che siamo una specie intelligente. Chiodo scaccia chiodo. Dog eat dog. Copri il debito col debito. Furbi. Bravi. Applausi. Sipario.

Dopo La ragazza del lago, torna Andrea Molaioli, avvalendosi ancora una volta del talento di Toni Servillo. Il suo personaggio, il ragioniere Ernesto Botta, pare cugino di Titta Di Girolamo. Va bene lo stesso. Non sminuisce affatto il valore di questo film, semmai, aumenta quello della pellicola di Sorrentino. Ottima prova di Remo Girone nei panni di patron Rastelli, boss della Leda (produttrice di latte, derivati, succhi di frutta, merendine e valori), che non sfigura di certo accanto al più strombazzato Toni.

Il gioiellino prova a trasformare in parabola popolare la tragedia finanziaria che stiamo vivendo. Un film necessario. Spero che abbia la giusta diffusione tra il pubblico, se ancora c’è.

Gorbaciof

Posted on Ottobre 21st, 2010 in Drowned Words, Sguardi | 2 Comments »

Gorbaciof, ovvero Le conseguenze dell’amore 2. Forse. In tutti e due il protagonista è Toni Servillo, la cui vita criminosa è sconvolta dall’amore per una donna. Si potrebbe anche dire che Gorbaciof è Le conseguenze dell’amore al contrario: lo status sociale e l’anima dei due Servillo amore funestati sono diametralmente opposti: Marino Pacileo è animato da tanto calore umano almeno quanto Titta Di Girolamo da una freddezza meccanica, uno è disgraziato quanto l’altro è ricco. A parte questo, e un certo prurito agli occhi che suggerisce il già visto, tra i film di Stefano Incerti e Paolo Sorrentino c’è di mezzo un abisso che rende il giochetto dei paragoni alquanto inutile.

In estrema sintesi, Gorbaciof è un lungo “assolo” di Toni Servillo. Gran parte dell’architettura del film è retta dalla bravura e dal talento cristallino dell’attore partenopeo. Il nome che da solo è capace di portarti al cinema, cosa rara nella storia recente della celluloide nostrana.

Ma non vorrei fare torto a Incerti, che comunque confeziona un buon film - una storia di solitudini ai margini della società, di ricatti e riscatti - solo con qualche faciloneria di troppo e pochi scossoni nell’intreccio.