Rapporto. Via Saffi, Bologna, ore 11:30 AM. Nella vetrina di un’edicola campeggiano, uno accanto all’altro, una copia di The Dome di Stephen King e della Bibbia. Hanno lo stessa imponenza. Paura. Sgomento. Terrore. Serie di dubbi sugli autori di best seller e long seller, ghost writer e god writer. Passo e chiudo.
Stephen King l’ha chiamata cassetta degli attrezzi, ovvero tutti gli strumenti linguistici e le tecniche narrative che uno scrittore mette da parte per portare avanti il suo lavoro di artigiano. Personalmente, credo molto nella scrittura “artigiana”, allo scrittore col pennino sulla ‘recchia e il mento affondato nel palmo della mano non ho mai dato troppo credito.
Ernest Hemingway - intervistato da George Plimpton nel 1963 per The Paris Review - dichiara che “lo strumento essenziale per uno scrittore รจ un merdadetector a prova d’urto”. Hem si riferiva alle generalizzazioni sulle nozioni di scrittura e in particolare agli scrittori privi d’un minimo senso di giustizia o ingiustizia.
Adesso, credo di non avere ancora abbastanza “martelli e chiodi” per attaccare le storie che frullano in testa, ma - in assoluto - un merdadetector forse ci vorrebbe sul serio, ad ampio spettro, con una memoria quasi infinita: di questi tempi, potrebbe andare in tilt appena acceso.