Dampferchroniken, del Dampfkaiser Simon von Zählen

Posted on Giugno 17th, 2010 in Connettivismo, Drowned Words, Emersioni, Fantascienza | No Comments »

Su Delos 125 è uscito un nuovo racconto di Simone ContiDampferchroniken, steam-chronicle che ospita nel ruolo di inviato di guerra nientemeno che Robert E. Howard. Dato il peso del personaggio, sarebbe lecito aspettarsi un baricentro narrativo tutto spostato sulla sua figura: e invece no, protagonista assoluta è una guerra paradossale tra Crucchi e Yankee, dai risvolti strabilianti. Zeppelin, carne sciolta dal vapore e disintegrata dall’elettricità, soldati meccanici e re-automa in un delirio degno di un Phil Dick in cui The man in the high castle e i Simulacra sbufferebbero pensieri e paranoie incandescenti e nebulizzati.

Majorana, Pavolini e l’insetto degli abissi del tempo

Posted on Marzo 17th, 2010 in Racconti, Scriptorium | 9 Comments »

A Simone Conti.
Con stima e stupita ammirazione.

Bandoliers
To fight you, dear […]
Can’t become what I’m not

Them Crooked Vultures

Il carabiniere posò la tanica di nafta accanto alla porta e con la bocca arsa disse: – In questa stanza, Onorevole.
Pavolini mormorò solo un – Grazie. – e seguì il giovane all’interno della sala. Nonostante l’aria sbattuta, aveva in quegli occhi una folle determinazione che atterriva i sottoposti. E questa cosa – perché nasconderlo a se stessi? – gli piaceva da morire.
L’appuntato, posata la tanica, un attimo prima d’irrigidirsi sull’attenti e svignare via: – Il dottor Majorana arriverà tra qualche minuto, la prega di attendere qui.
La sala era enorme e, a parte quella che sembrava una cupola coperta da un telo nero, vuota. L’onorevole non resistette alla curiosità e tirò giù il lenzuolo. Apparve un incrocio tra una vasca da bagno col baldacchino e uno strumento di tortura: aveva al centro una poltrona dotata di casco e una spessa anima di tubi di rame e cavi penzolanti; sul davanti spiccava quello che immaginò essere il motore. Dava l’idea complessiva di un insetto gigante appena spuntato dalle profondità dell’abisso.
Il dottor Majorana lo fece trasalire, piombandogli alle spalle silenzioso come un animale notturno. Non gli riservò nessun onore, nessuna parata e nemmeno un saluto. Puntò dritto alla tanica, l’aprì e ne annusò il contenuto. Poi sbottò in una fragorosa risata – Avrei dovuto immaginarlo!
– Cosa immaginava, di grazia, camerata?
– Ogni volta che chiedo del “carburante” arriva quello sbagliato. – L’odore di nafta s’era sparso per la stanza. – Questa macchina non va a idrocarburi, va a vapore.
Majorana aprì il davanti della macchina e quello che all’onorevole era parso un roboante motore a scoppio apparve in tutta la sua inequivocabile guisa di caldaia. – Quello che volevo era acqua, solo venti litri di misera acqua. – Continuò divertito – Lei intanto si accomodi, Onorevole. Prenda confidenza col mezzo. Io provvederò a farlo partire. – Poi sparì dietro la porta continuando a ghignare.
Pavolini prese posto sulla macchina, mentendo a se stesso e a alle sue sensazioni: quella cosa lo spaventava a morte.
Dio santo, pensò, una macchina del tempo. E io ci sono sopra.

– Pronto a partire?
– Pronto. – Majorana gli aveva messo in testa il casco e poi s’era dedicato ad attizzare il carbone.
– Sicuro? Ancora posso arrestarla. Tra un minuto il processo sarà irreversibile.
– Proceda pure, camerata.
Così tra scoppi e gorgoglii infernali, Pavolini si ritrovò a occhi chiusi, viaggiando in una galleria dai colori cangianti, cavalcando un misto di eccitazione e terrore che non provava da quando aveva smesso di mulinare personalmente il manganello.
Majorana si accomodò su una poltrona, accese una sigaretta e iniziò a scarabocchiare appunti sul pacchetto. Neanche il tempo di finirla, che Pavolini riaprì gli occhi e balzò fuori dalla macchina, strappando i cavi del casco. Ansimava madido di sudore. Aveva stampato in faccia un sorriso sardonico.

– Ebbene, cosa ha visto? – chiese lo scienziato alzandosi dalla poltrona, continuando a fumare tranquillo la sua sigaretta.
– Ho visto cose davvero meravigliose. Altre, decisamente terribili, le ho dedotte. Ma c’è di che stare tranquilli. Credo di essere arrivato dal ’34 fino al 2010, o giù di lì.
– E allora?
– Forse meneremo di meno i bastoni per aria, anche se non è detto. Non sono arrivato così in fondo da escluderlo del tutto.
Majorana schiacciò la sigaretta sul pavimento, poi si alzò e andò verso Pavolini. Non gli tese la mano. Rimase lì in piedi a fissarlo, dall’alto in basso.
L’Onorevole deglutì un grumo di saliva e disse: – In buona sostanza, non cambierà niente.