Sympathy for the devil

Posted on Agosto 5th, 2010 in Drowned Words | No Comments »

Mentre l’aereo rullava verso il terminal, due hostess percorsero la cabina per tutta la sua lunghezza spruzzando il contenuto di un paio di bombolette verso il soffitto. le bombolette si svuotarono con un sibilo sommesso e nell’aria si diffuse un odore dolciastro di insetticida. Era necessario bonificare l’aereo per evitare che insetti americani potessero alterare l’equilibrio biologico del Vietnam.

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La prospettiva con cui Kent Anderson inquadra il Vietnam è obliqua, raccoglie i dettagli ai limiti estremi di una lente grandangolare, schegge di guerra vissuta - lui stesso fu sergente sulle rive del Mekong - che a volte entrano nella carne di Hanson, il protagonista, a volte no, cicatrizzandosi spesso tra le sue (e le nostre) fibre mieliniche.

La vita dei soldati americani corre vie etere sulle frequenze radio in Asia e sulle tv in patria, si trasforma in bollettini di guerra, comunicati mistificatori e diventa, attraverso la celluloide, immaginario: tra le pagine di Sympathy for the devil si possono riconoscere fotogrammi di Oliver Stone, Stanley Kubrick, Francis Ford Coppola e Adrian Lyne.

La vicenda di Hanson viene raccontata in maniera discontinua, irregolare, senza tensioni narrative di maniera. Il plot si regge sullo schema generale del soldato che torna negli Stati Uniti e non riesce più a integrarsi fra la sua gente - non la riconosce più - e non può fare a meno di tornare ad annusare l’odore del campo di battaglia, un misto di idrocarburi bruciati, esplosivi, urina e carne bruciata (vi ricorda qualcuno?). In mezzo, la formazione dell’uomo Hanson, che da ragazzo del college diventa un soldato delle Special Forces spinto da una vocazione grigia, tutt’altro che netta e irrinunciabile all’inizio, ma che cresce alimentata dall’istinto di sopravvivenza tra i suoi commilitoni prima e di fronte al nemico poi.

Hanson è un antieroe dal genoma certificato, vittima e carnefice, portatore di una morale che suona come una poesia di William Butler Yeats cantata dagli Stones:

Cuchulain si levò,
guardò i cavalloni del mare, sentì
i carri di battaglia, sentì gridare il suo nome;
e allora si gettò nella lotta contro l’invulnerabile marea.

Vale la pena riscoprire una guerra di cui l’eco non si è ancora spento, ma anzi s’è amplificato in Afghanistan, in Iraq e in Palestina, ovunque insomma un conflitto diventi un palude piena di cadaveri e mezzi bellici. Un piccolo capolavoro, pubblicato sul numero di Segretissimo del dicembre 2009. Pagine che meriterebbero una vita superiore a una manciata di giorni in edicola.

Il fuoco (o la nutella?) non perde mai

Posted on Gennaio 30th, 2010 in From Other Sites | 2 Comments »

Su Therillermag, scambio di vedute con Dario Tonani sulle contaminazioni letterarie. Il dilemma è: sono cacca o nutella? In estrema sintesi, diciamo che sono nutella ma, come il corrispettivo cariogeno, possono scadere e quindi… il sillogismo è fatto!