Dio è morto

Posted on Maggio 18th, 2010 in Grammofono | No Comments »

Questo è il titolo della mail con la quale l’amico Scarda mi ha segnalato la morte di Ronnie James. Personalmente l’ho amato di  più per quello che ha fatto con i Rainbow che con i Black Sabbath, ma tant’è, la sua voce era in qualche maniera unica.

However, long live Ronnie, long live rock’n'roll

At the end of a dream
If you know where I mean
When the mist just starts to clear

In a similar way
At the end of today
I could feel the sound of writing on the wall
It cries for you
It’s the least that you can do

Like a spiral on the wind
I can hear it screamin’ in my mind
Long live rock and roll
Long live rock ‘n’ roll
Long live rock and roll

Un filo

Posted on Marzo 3rd, 2010 in Appunti, Emersioni, Grammofono | 2 Comments »

Durante il mio percorso dissestato di lettore, qualche volta mi capita di agguantare qualche filo che finisco per seguire nella macro-matassa letteraria. Ce n’è di piccoli e trasversali a diversi luoghi espressivi, altri scoperti dopo averne percorso, a mia insaputa,  già un bel pezzo, altri ancora suggeriti, alcuni agganciando un libro a un altro, come accade tirando fuori dal cesto le ciliegie, e infine non c’è il filo, ma una cima; e cioè quando hai l’impressione di aver pescato un pesce talmente grosso che non sai se riuscirai a tirarlo in barca.

Stronzate da “vecchi e il mare” a parte, ho acchiappato un filo veramente chilometrico: narrativa e musica. Ultimamente me la ritrovo sempre tra le orecchie e gli occhi, la musica; tra gli ultimi rintocchi della campana: ho ripreso fra le mani In fondo al nero, una vecchia antologia Urania curata da Gianfranco Nerozzi, ho comprato dopo anni di esitazione Metallo Urlante di Valerio Evangelisti e Arancia Meccanica di Anthony Burgess, incuriosito anche dal passato di compositore dell’autore. E poi, in questo momento, ho giusto piantati tra udito e vari strati di corteccia i blues di Hugues Pagan. Nell’ultimo anno ho pure seguito le fughe musicali di Nick Chianese, impegnato a suonare la batteria con in mano la penna mia e Sir John Van Matthews, giusto mentre pizzicavo Phil Dick a suonare la musica del dopobomba assieme a Kim Gordon.

Forse un’ossessione latente, più che un semplice percorso di lettura-ascolto, più o meno programmato.

Intuisco un legame indissolubile, che non sta solo nella condivisione del mezzo “parola”, ma fonda la sua peculiarità sull’arte di raccontare storie, affabulare, colpire, stordire e spingere al ragionamento, all’associazione e alla creazione di idee.