Chi dà il nome agli uragani

Posted on Giugno 11th, 2010 in Drowned Words, From Other Sites | No Comments »

“La Francia, Mademoiselle, è quel Paese dove ci sono migliaia di formaggi diversi e milioni di teste di cazzo tutte uguali“, dice l’edicolante Papelard a Linda Bastiglia, giornalista in trasferta catartica a Parigi. Monsieur dimentica di dire però che oltralpe ci sono anche un sacco di casini, grossi almeno come una quarantina di arrondissement. Ed è proprio in un paio di questa specie — very very big troubles — che si caccia la signorina Bastiglia in Chi dà il nome agli uragani: un serial killer che semina panico nella metrò di Paris gettando la gente sotto i treni e una nuova occupazione della Sorbona. Dopo il Grande Maggio, il Terribile Novembre.

Il resto della recensione del secondo romanzo di Laura Campiglio è su Thriller Magazine.

Nebbia sul ponte di Tolbiac

Posted on Giugno 2nd, 2010 in Drowned Words, Emersioni, Sguardi | 3 Comments »

Nestor Burma - di professione private eye - è la creatura post-Maigret di Leo Malet o anche il Philip Marlowe della Parigi a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50 del secolo scorso. Un’altra epoca? Può darsi. L’occupazione nazista e cosiddetto Regime di Vichy misero la Francia in ginocchio e la prepararono al gollismo. Gli scossoni e i rinculi storici di intere nazioni non sono di sicuro spettacoli mai replicati.

Malet fece girare la capitale francese a “Dinamite” Burma in lungo e largo rimestando, arrondissement per arrondissement (ne I nuovi misteri di Parigi), in una quantità di polvere, torbido e pioggia. Il non plus ultra del polar. Un nero concentrato di avventura, malinconia, ironia e morale fuori dallo status quo. Di tutta l’epopea burmiana Jacques Tardi ne adattò a fumetti quattro storie, aggiungendone un’altra scritta di suo pugno.

Il tratto di Tardi si sposa alla perfezione con la Parigi raccontata da Malet per bocca di Burma: la nebbia, le sfumature di grigio e la pioggia che avvolge i protagonisti di una sorta di struggente pietas anarchica.

Ed è proprio la militanza anarchica del personaggio e del suo autore a esondare sul ponte di Tolbiac, dove i morti ballano la loro danza: un insieme di movimenti evanescenti e un frusciare di veli dal quale non si riesce a staccare gli occhi.