Inception 2, una nota

Posted on Gennaio 10th, 2011 in Appunti, Sguardi | No Comments »

Avevo già programmato una seconda visione di Inception, così me lo sono ri-sciroppato su grande schermo. Verdetto: il film di Christopher Nolan regge bene. Com’è è ovvio, di tutti gli aspetti del film, quello che subisce una flessione è l’azione, che alla prima visione ha anche la funzione di “tenere sveglio” lo spettatore. In buona sostanza il mio giudizio sulla pellicola non cambia, ma…

quello che noto ora è che la storia di Dom Cobb è la summa di un certo cinema moderno e riesce ad attecchire su un pubblico vasto e variegato con sub-plot calibrati con arguzia: c’è il “progetto” di vita matrimoniale per una coppia, la possibilità di “costruire il mondo” per le nuove generazioni (la storia di Arianna, il giovane architetto di sogni interpretato da Ellen Page), il bilancio della vita di un anziano (le sequenze chiave con Ken Watanabe/Mr Saito), i richiami postadolescenziali narco-antalgici di Yusuf e via dicendo.

Da sempre, l’immersione in un racconto avviene con l’immedesimazione; transfert psicologico e/o simpatia morale (buoni e cattivi) con un personaggio che può essere chiunque - finanche il peggior pezzo di merda sulla faccia della terra - ma se la storia è ben architettata, ci scivoli dentro e il miracolo della narrazione si rinnova. Pare che nella fabbrica di storie dei nostri giorni questa antica consuetudine stia scomparendo a favore di storie che ascolti solo se raccontano di te.

Di te trentenne nevrotico, di te pischello, di te sull’orlo di una crisi di mezza età. Come qualsiasi altro prodotto - from the cradle to the grave - la storia viene studiata  per un segmento di mercato ben preciso o variegato, come nel caso, forse, di Inception.

Scoperta dell’acqua calda? Paranoia? O forse che per raccontare una storia oggi bisogna contattare un ufficio marketing?

Inception, uno sprawl onirico

Posted on Ottobre 11th, 2010 in Drowned Words, Sguardi | 1 Comment »

Tutt’altro che un un film facile, Inception. Non mi stupisce che Christopher Nolan ci abbia messo dieci anni a scriverlo: intrecciare i fili della vicenda di Dom Cobb - di professione estrattore di sogni, interpretato da Leonardo Di Caprio -  deve essere stato un lavorino niente male, per il regista londinese: per mantenere la coerenza narrativa ed evitare che lo spettatore si bruci il cervello appresso alla complessità del plot (sogni a scatole cinesi) ci vuole inventiva, esperienza e anche parecchio mestiere.

Nello sprawl onirico di Inception azione e dialoghi sono dosati alla perfezione, così come umorismo, sospensione e colpi di scena. In un film così, a farla da padrone è ovviamente il montaggio: serrato e, per fortuna, mai claustrofobico. Effetti speciali mai eccessivi nonostante l’alto budget a disposizione.

Certo la trama si sarebbe prestata a sviluppi ancora più interessanti, come l’approfondimento del rapporto tra sogni e morte o l’espansione del lato cyber-spy sulle connessioni economico-politiche tra corporazioni, ma va bene così: davvero non si può chiedere di più a una pellicola del genere che, alla successive occhiate, promette nuove suggestioni, ora seppellite dal sovraccarico emotivo della prima visione.

Senza ombra di dubbio, tra i migliori film del 2010.

Per chi volesse approfondire, c’è il mirabile articolo di Giovanni De Matteo su Delos.