La guerra dei simboli

Posted on Settembre 3rd, 2010 in Bassitalia, Rassegna stampa | No Comments »

A Polsi ieri s’è festeggiata la Madonna. Festeggiamenti tristemente noti per la presenza tradizionale dei vertici della ‘ndrangheta. Non è che sono stati tutti là, ma qualcuno - più di qualcuno - era presente. E allora? Via alla guerra dei simboli!

Pagare dazio

Posted on Giugno 9th, 2010 in Rassegna stampa | No Comments »

Autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, più che il nome di una strada, il titolo di un film horror. La chiamano anche l’eterna incompiuta, agli occhi del mondo praticamente un girone dantesco. Nata nel ‘64 per collegare il resto d’Italia alla Calabria “Terza Isola”, a tutt’oggi striscia su un ammodernamento che è un incubo di deviazioni, frane, morti, tangenti, materiali scadenti, ‘ndrangheta e altre meraviglie da far venire il cagotto anche a Edgar Allan Poe. L’Anas conta di terminare i lavori entro il 2012-2013: 440 chilometri per un costo che a chilometro si prevede che sfonderà  i 22 milioni e 700 mila euro. 2+2=più di 10 miliardi di euro.

All’annuncio del pedaggio sull’Autostrada Che Non C’è segue, random, la notizia dei 52 arresti per tangenti per i lavori sul tratto tra Gioia Tauro e Palmi. C’è qualcosa che non va, che non mi torna o forse si tratta di quello strano prurito cerebrale che ti prende quando le cose, messe una accanto all’altra, filano fin troppo bene assieme: è come guardare un topo che si mangia il formaggio sulla trappola e interrogarsi sul perché la molla non scatti per staccargli la testa, fino a quando il gruviera non finisce e il roditore se ne torna satollo nella sua tana, senza pagare dazio.

Cocktail d’amore: politica e ‘ndrangheta

Posted on Febbraio 24th, 2010 in From Other Sites, Megafono | 2 Comments »

Lo sapevamo, eccome. Il vero scandalo è che, di grazia, ogni giorno che Dio manda in terra ce ne fottiamo. Il polverone di questi giorni - come sempre inquadrato con lucidità da Giuseppe D’Avanzo - mi ha fatto tornare in mente Ragù di capra, fulminate romanzo di Gianfrancesco Turano, in cui il protagonista, Stefano Airaghi, tenta strani giri di soldi e prova ad applicare la ferrea mentalità imprenditoriale alla ‘ndrangheta. Oggi, a conti fatti, le cose si sono invertite: sono le ‘ndrine a fare da metronomo all’economia. Anche l’assioma di Giovanni Falcone, secondo cui le mafie sono organizzazioni parallele e parassite allo Stato, pare essere mutato. Con inquietudine mi chiedo, evitando di darmi una risposta: le mafie sono lo Stato? Deriva populista, qualunquista, menefreghista o visione concreta di uno spettro ricoperto d’un lenzuolo di soldi, assegni ed estratti conto?