Invisible Dead

Posted on Agosto 17th, 2012 in Gallery, Racconti | 5 Comments »

Un racconto ispirato a una immagine del grafico-illustratore Salvatore Oranges. Chi mi conosce, non farà fatica a indovinare chi è il Vecchio occhialuto al centro della storia. Buona lettura!

Un magnete fissa sul frigorifero di casa Lamellara un disegno del piccolo Salvatore. Ha un titolo: Le mie vacanze.

* * *

«E questo lei me lo chiama magnifico panorama vista mare?». Marco accompagna la domanda chiudendo l’arco che ha tracciato in aria con la mano, verso la finestra della cucina.
Il bambino urla: «Il mare! Dov’è il mare, papà?»
Il Vecchio ha la risposta in canna ma non la spara.
«Visto? Neanche la fantasia di un bambino riesce a tirarlo fuori ‘sto mare», lo incalza Nadia, che si tiene il pancione sventolandosi con un Cronaca Vera piegato in due.
Il Vecchio non bada molto alle rimostranze dei coniugi Lamellara e si rivolge al bambino: «Come vi chiamate, guagliò?»
«Che ha detto, papà?», il bambino, nato a Settimo Torinese, non ha dimestichezza con l’idioma locale.
«Ti sta chiedendo il nome. Diglielo tu».
«Salvatore».
«Oh, Salvuzzo! Sali sul tavolo, dai». La voce del Vecchio ha il colore del miele.
«Ma che sta facendo?» protesta Nadia. Marco le fa cenno di restare tranquilla: vuole vedere dove l’uomo vuole arrivare: «Fai, Salvo, fai quello che ti dice il signore».
Il Cronaca Vera smette di fare da ventaglio e diventa un antistress fra le mani nervose di una donna incinta. Marco incrocia le braccia.
Intanto Salvo ha scalato il suo piccolo Everest e scruta l’orizzonte con la mano del Vecchio sulla spalla.
«Allora, guagliò, che vedi?»
«Muri, grandi e brutti. E colonne».
«Va bene. Hai visto il cavalcavia e i pilastri che lo tengono per aria. Facciamo così: dimmi i colori che vedi».
«Grigi, anzi tanti grigi. E nero. E poi blu. Il blu del cielo».
«E bravo Salvuzzo!». La mano nodosa del Vecchio affonda nei capelli del bambino, Nadia strappa senza accorgersene la prima pagina del rotocalco, Marco scioglie le braccia e fa un passo in avanti. «Bravo, guagliò! Ma quello non è il cielo, è il mare. Eccolo qua: vista mare!».
Una folata di vento entra nella stanza, spezzando l’apnea dei coniugi Lamellara.
«Lei ci prende in giro», sbotta Nadia, «ne ho abbastanza. Marco, leviamo le tende».
Pochi secondi dopo il Vecchio è alla porta e ascolta il borbottare della famigliola amplificato dall’eco della tromba delle scale.
«Marco, maledetto tu, la Calabria e la tua vacanza del ritorno alle origini. In che posto di merda ci hai portato?»
«Dai, che qui ci sono chilometri e chilometri di costa: un posto bello lo troviamo».
Il vecchio chiude la porta e si guarda allo specchio sul mobile dell’entrata. Strizza gli occhi rimpiccioliti dietro la lente sorretta da una grossa montatura in osso. Poi, con un gesto che sa di abitudine consolidata nel tempo – quel tempo che, passando, è capace di radere al suolo intere montagne – leva gli occhiali e si avvicina allo specchio. Si liscia la barba e conta le macchie che il sole gli ha depositato sulla stempiatura. Alla fine emette un grosso sospiro e se ne torna in cucina.
Chiudendo la finestra, si sofferma sul cavalcavia, “pizzicando” le colonne come corde di una gigantesca e orribile chitarra dei ricordi.
Pensa a Giacomo Delli Santi, impiegato all’ufficio urbanistico del comune, che quel cazzo di cavalcavia proprio non lo voleva. Deturpa il paesaggio, diceva. Già da un pezzo non può più dire niente, Giacomino, nei secoli dei secoli.
Amen.
Grandissimo cornuto, pensa il Vecchio, ci hai fatto il malocchio a st’albergo, ci hai fatto.

* * *

Un mese dopo, un disegno di Salvuzzo è appeso al frigorifero di casa. Ha un titolo: Le mie vacanze.
C’è il grigio del cavalcavia e dei pilastri, il blu del cielo e del mare.
E il rosso di un sangue che, invisibile, continua a scorrere.

La maledizione di Arnold

Posted on Gennaio 28th, 2010 in Tele-Iniezioni | 1 Comment »

Sembra un titolo di un film horror anni ‘80, di quelli in cui la cosa più truce erano i capelli cotonati delle attrici e i pantaloni corti e a sigaretta e il giubottone che costituivano la divisa del protagonista. Leggendo invece questo lancio Ansa, si ha la netta sensazione di aver a che fare con un soggetto di Elmore Leonard e subito viene spontaneo mostrare il labbrone e modificare così la celebre battuta del piccolo Arnold - Che cazzo stai dicendo, Willis?

I fratellini protagonisti della fortunata serie tv Il mio amico Arnold non hanno avuto una vita fortunata come il loro telefilm. Gary Coleman, l’attore che interpretava il piccolo Arnold, arrestato per non essersi presentato ad un’udienza in tribunale dove era accusato di violenza domestica, era già stato condannato, nel 1999, a 90 giorni di carcere, con la condizionale, per aver picchiato una donna che aveva chiesto il suo autografo. E nel 1990 aveva denunciato i genitori adottivi sostenendo che avevano sottratto molti soldi al suo conto bancario. Peggio è andata a Dana Plato, che interpretava la sorellastra bianca Kimberly, morta nel 1999 di overdose, all’età di 34 anni. La ragazza aveva già dovuto lasciare prima del tempo il telefilm perché rimasta incinta. Nel 1991 era stata arrestata per aver rapinato un videoclub di Las Vegas. L’anno dopo era stata condannata per aver scritto una ricetta medica falsa per mille dosi di Valium: un mese di carcere e altri cinque anni di libertà controllata e la perdita della custodia dei figli. Anche Todd Bridges (che interpretava il fratello di Arnold, Willis) era finito nel tunnel di droga e alcol ed è stato condannato per porto abusivo di armi e per aver accoltellato un suo inquilino. Nel 1989 è stato processato ed assolto per il tentato omicidio di uno spacciatore.

Killshot

Posted on Novembre 24th, 2009 in Drowned Words, From Other Sites | No Comments »

La recensione su Thriller Magazine del romanzo del vecchio Dutch.