Tele-Iniezioni #0

Posted on Agosto 9th, 2009 in Tele-Iniezioni | 1 Comment »

Più o meno da quattro anni vivo da solo ed è da altrettanto tempo che ho perso contatto col Grande Capezzolo: mesi e mesi in cui la televisione, per me, non è quasi esistita. Nessuna presa di posizione radicale, nessun mantra ideologico, solo la fottuta vita quotidiana. Niente di più, niente di meno. Confesso senza pudore che non ne ho sentito la mancanza.

Ogni tanto - moooolto ogni tanto, direi più di rado - si sente parlare di manipolazione televisiva, mentre sono stati scritti miliardi di saggi su questo o quell’argomento della sociologia delle comunicazioni. Non mi invento nulla che non sia stato scritto. Ne ha parlato con autorevolezza anche Pier Paolo Pasolini, come ne La Rabbia, in cui definisce gli spettatori della televisione italiana (allora agli albori) come “milioni di candidati alla morte dell’anima”:

“Sperimentano modi per dividere la verità e per porgere la mezza verità che rimane attraverso l’unica voce che ha la borghesia per parlare: la voce che contrappone un’ironia umiliante a ogni ideale, la voce che contrappone gli scherzi e la tragedia, la voce che contrappone il buonsenso degli assassini agli eccessi degli uomini miti”.

La borghesia di cui parla Pasolini è bella che svanita da un po’, forse ha perso quell’identità definita dal marxismo. Ad ogni modo, quelli del poeta sono indizi che portano a una sorta di vera e propria teoria della contraddizione, sottolineata con forza da Guy Debord nell’analisi della Società dello Spettacolo: ” Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso”. In estrema sintesi, l’ultimo e definitivo atto di paraculaggine, il cardine del nostro vivere quotidiano nell’amnio dei media: affermare e negare tutto e tutto in una volta.

Pasolini e Debord hanno visto molto più in là del loro naso, individuando il nocciolo della questione senza averlo sperimentato a lungo; la loro analisi, provenendo dal loro tempo (entrambi erano nati negli anni in cui la televisione era poco meno di un incubo e poco più di un sogno), mancava di quell’esperienza diretta e dell’esposizione costante del cervello di gente nata dopo di loro, persone nate in piena era televisiva. Alfiere di questo nuovo pionierismo dei media è stato sicuramente Blob. Personalmente (e diversamente da Ghezzi&co) sono nato nel periodo in cui il colonialismo catodico era ormai diventato più che esteso, quegli 80’s in cui la leggenda narra che avessi espresso desiderio di venire alla luce provocando le doglie a mia madre nel bel mezzo di una puntata di Dallas.

J.R. me è testimone: non c’è niente di meglio che di un periodo di assenza per guardare città familiari con occhi diversi. Ed ecco l’idea di un rapporto dalla terra dei morti viventi, un mondo in cui l’epidemia si trasmette sulle frequenze delle Tele-Iniezioni.

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#0 Target: Generazione Seriale
L’estate sta finendo / pa para para pappa / e un anno se ne va / pa para para pappa / sto diventando grande / pi piri piri pippi / lo sai che non mi va-a-aaaa… Sentiti così, i Righeira sono molto di più di un gruppo “monohit”, sono la terribile testimonianza di come la mia generazione stia migrando verso categorie commerciali diverse. Siamo passati dal drogarci di Fruttolo a essere dei tristi trentenni pseudo-mucciniani, lagnosi, incapaci, stupidi fino al midollo.

Facciamo parte di un target diverso, ora.

Dicevo che l’estate sta finendo e, come vuole la tradizione, in edicola spuntano le collezioni più disparate: velieri, cimeli nazisti, francobolli dell’Angola e via dicendo, ognuno pensato per cullare la depressione post-ferie dell’italiano medio. Per la serie: “Stai per tornare a schiattare al lavoro, ma non pensarci, amigo, sarà cura nostra farti svagare a dovere”. Con inquietudine vedo che ora appaiono in edicola le collezioni di dvd di serie televisive anni 80, tipo MacGyver e La donna bionica, per la serie: “Ti ricordi quando ti rimpinzavamo di Fruttolo, eh old boy, siamo sempre noi. Stai per tornare dalle ferie ma non essere triste, ti prego. Ti ricordi del vecchio Angus MacGyver? Se al ritorno dalle vacanze trovi una perdita, te la sistema lui con uno stuzzicadenti e un po’ di sputazza. Non essere triste, dai! Questa collezione ti tirerà su! Non perdere l’appuntamento in edicola!”.

Nascere, crescere, invecchiare e anche morire sono solo cambi di target, my friend, la biologia è roba da raccolta indifferenziata.

Nausea e cortocircuiti

Posted on Maggio 23rd, 2009 in Emersioni, Megafono, Rassegna stampa | No Comments »

Scriveva Guy Debord ne La società dello spettacolo:

Lo spettacolo, come la società moderna, è nello stesso tempo unito e diviso. Come questa, esso edifica la sua unità sulla lacerazione. Ma la contraddizione, quando emerge nello spettacolo, è a sua volta contraddetta per un rovesciamento completo del suo senso; di modo che la divisione mostrata è unitaria, mentre l’unità mostrata è divisa.

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Dalla home page di Repubblica.it:

Il premier: “Mai detto Camere inutili da Pd comportamento ignobile” 
Il Cavaliere se la prende con D’Alema e la Finocchiaro: “Mi attribuiscono frasi mai dette, sono stalinisti”. Fini aveva ribadito: “Anche sulla riduzione del numero di deputati e senatori decide il Parlamento”

Non ne posso più. Sempre la solita solfa del teatrino della Politica-Spettacolo. 
Tutto ciò, alla vigilia di una tornata elettorale, non fa che aumentare un senso di nausea i cui primi conati affondano nella notte dei tempi, quasi quindici anni fa, quando siamo piombati senza accorgercene in questo cortocircuito perverso, in un cui l’indignazione è diventata solo un’etichetta o, peggio ancora, uno sport nazionale: l’ennesimo strumento di un controllo mediatico che trae linfa vitale dalla sua illusoria inespugnabilità.

E poi il solito giochino di alzare polveroni politici in cui si confonde tutto il resto. Abbiamo un premier condannato in primo grado. In un Paese civile affronteremo il problema, ma a noi piace la stessa, ripetuta farsa di Peppone e Don Camillo. 

Mi ero ripromesso di non scrivere più di queste cose, anche perché il “cortocircuito” di cui sopra porta a una nausea fisica. Ma qualcosa, dentro di me, mi dice che una cazzo di soluzione ci deve pur essere; e questa non può essere trovata se continuiamo a dormire il nostro sonno senza sogni.

“El sueño de la razón produce monstruos”. Il sonno della ragione produce mostri, diceva Goya