Howl

Posted on Settembre 16th, 2010 in Drowned Words, Sguardi | No Comments »

L’Allen Ginsberg raccontanto Rob Epstein e Jeffrey Friedman - registi e sceneggiatori di Howl (Urlo) - è Il Poeta della beat generation, quello con la “p” maiuscola: pioniere, guida e ispiratore di uno degli ultimi movimenti artistici che hanno lasciato il segno.

La pellicola è un misto tra reading filmico dell’omonimo poema, interviste rilasciate da Ginsberg e verbali del processo per oscenità aperto dopo la pubblicazione dello stesso per la City Lights Bookstore di Lawrence Ferlinghetti. In Howl, Ginsberg cantava l’epopea dei beat, le loro esperienze al limite tra droghe, amore, omosessualità, scrittura, isituti di igiene mentale, provocazioni pubbliche, strada e vita sincopata a ritmo di jazz.

Tra trip animati, ricostruzione storica e racconto appassionato, viene raccontato il Ginsberg prima figlio, poi poeta e infine essere umano libero. Il film può anche essere visto - nelle sequenze del processo per oscenità - come un legal thriller letterario, in cui le arringhe scivolano dalla critica letteraria alla lotta per i diritti civili primari, quali libertà di espressione e di stampa. La maschera profetica di Ginsberg per fortuna non invade troppo il campo, facendosi largo a suon di versi. La celebrazione avviene attraverso le parole e non solo attraverso la biografia. Meno male, il rischio di pisciare fuori dal vaso - e di suonare le trombe d’oro per Allen - era altissimo: per fortuna il duo Epstein & Friedman si tiene alla larga confezionando un film equilibrato.

James Franco fa rivivere sullo schermo il poeta che cantò “le migliori menti” della sua generazione, “che sognavano e aprivano brecce incarnate di Tempo & Spazio tramite immagini giustapposte”. Come giustapposte sono i fotogrammi del film a fotografie, parole e pensieri di un’epoca, quella dello strapotere yankee, che forse oggi aspettiamo alla sua ultima stazione, su un binario morto.

Bologna, Interzona

Posted on Marzo 16th, 2009 in Emersioni, Megafono | 3 Comments »

Nella preparazione di un intervento per la prossima uscita di Next Station 2.0, sto rispolverando le vecchie pagine dello Zio Billy, autore di quella bibbia (im)possibile che è il Pasto Nudo. Brandelli di realtà per bocca del dott. Benway, frammenti di un continuum che con-fonde passato presente e futuro.

Nel delirio del venerabile Zio, ho visto Bologna nelle vie di Annexia, Città Nuda:

Nessuno osava mai guardare in faccia gli altri a causa delle severe leggi contro le molestie, sia di natura verbale che no, per qualsivoglia scopo, sessuale o di altro genere. Tutti i caffè e i bar erano chiusi. Si poteva ottenere alcolici soltanto con un permesso speciale e gli alcolici così ottenuti non potevano nessere né venduti né regalati né in alcun modo dati ad altri; la presenza di altri nella stanza era considerata una prova prima facie di cospirazione nel passaggio di alcolici ad altri.

Banale analogia o deriva possibile?

A nessuno era permesso chiudere a chiave la porta e la polizia aveva dei passe-partout per ogni stanza della città. Accompagnati da un sensitivo, gli sbirri irrompono nell’alloggio di chiunque e cominciano a cercare.

Adesso che lo Sceriffo sta per deporre la sua stella di latta, tutto può succedere.
Urla l’elettorato moderato - Ma va là, deliri di una checca tossica! Falsi profeti, false profezie.
E no, signori miei, William Seward Burroughs non ha visto il futuro, ma ci ha messo in condizione di leggere sopra, sotto, fuori e fra le righe del continuum. Forse, dopo tutto, la Storia è solo una brutta Scimmia.

Moloch beat

Posted on Febbraio 21st, 2009 in Emersioni | 4 Comments »

Moloch whose mind is pure machinery! Moloch whose blood is running money! Moloch whose fingers are ten armies! Moloch whose breast is a cannibal dynamo! Moloch whose ear is a smoking tomb! /
Moloch whose eyes are a thousand blind windows! Moloch whose skyscrapers stand in the long streets like endless Jehovahs! Moloch whose factories dream and croak in the fog! Moloch whose smokestacks and antennae crown the cities! /
Moloch whose love is endless oil and stone! Moloch whose soul is electricity and banks! Moloch whose poverty is the specter of genius! Moloch whose fate is a cloud of sexless hydrogen! Moloch whose name is the Mind!

Moloch la cui mente è pura macchina! Moloch le cui dita sono dieci eserciti! Moloch il cui petto è una dinamo cannibale! Moloch il cui orecchio è una tomba fumante! /
Molochi cui occhi sono mille finestre cieche! Moloch i cui grattacieli si ergono lungo le strade come infiniti Jehovah! Molch le cui fabbriche sognano e gracchiano nella nebbia! Moloch le cui ciminiere e antenne coronan la città! /
Moloch il cui amore è petrolio e pietra senza fine! Moloch la cui anima è elettricità e banche! Moloch la cui povertà è lo spettro del genio! Moloch il cui fato è una nube di asessuato idrogeno! Moloch il cui nome è Mente!

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Allen Ginsberg, da Howl (Urlo), San Francisco 1955-1956, (trad. di Luca Fontana)