A futura memoria [1]

Posted on Ottobre 5th, 2010 in Bassitalia, Drowned Words | No Comments »

«E direi che il dato più probante e preoccupante della corruzione italiana non tanto risieda nel fatto che si rubi nella cosa pubblica e privata, quanto nel fatto che si rubi senza l’intelligenza del fare e che persone di assoluta mediocrità si trovino al vertice di pubbliche e private imprese. In queste persone, la mediocrità si accompagna ad un elemento maniacale, di follia, che nel favore della fortuna non appare se non per qualche innocuo segno, ma che alle prime difficoltà comincia a manifestarsi e a crescere fino a travolgerli. Si può dire di loro quel che D’Annunzio diceva di Marinetti: che sono dei cretini con qualche lampo di imbecillità: solo che nel contesto in cui agiscono l’imbecillità appare - e in un certo senso e fino a un certo punto è - fantasia. In una società ben ordinata non sarebbero andati molto al di là della qualifica e mansione di “impiegati d’ordine”; in una società in fermento, in trasformazione, sarebbero stati subito emarginati - non resistendo alla competizione con gli intelligenti - come poveri “cavalieri d’industria”; in una società non società arrivano ai vertici e ci stanno fin tanto che  il contesto stesso che li ha prodotti non li ringoia».

Il Globo, 24 luglio 1982

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Quel 24 luglio in cui è stato pubblicato l’articolo da cui ho tratto questo passaggio distava poco più di un mese dal ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi sotto al Blackfriars Bridge sul Tamigi. Ed è sulla morte del “Banchiere di dio” - soprattutto dei movimenti mediatici sulla stessa - che il testo riflette, lasciando aperta ogni ipotesi (suicidio/omicidio), ma scagliandosi contro l’univocità irrazionale nel sostere l’ipotesi di un Calvi al centro di intrighi senza fornirne le prove, per così dire, “scientifiche”. Ad anni di distanza, il caso Calvi non ha trovato ancora una soluzione definitiva (ultimo atto: maggio 2010), ma certo le considerazioni di Leonardo Sciascia sulla corruzione italiana restano chiare e lampanti.

L’Italia dei Sindona e dei Calvi sembra lontana, seppellita nella storia recente, ma la tendenza che ha qualche illustre italiano di cosiderarsi «buon cittadino del sistema di corruzione» che conosce, accetta e incrementa è rimasta immutata, così come la «follia» che s’impadronisce di questi personaggi quando il suddetto sistema è investito da scosse di terremoto. Anche se, di questi tempi, siamo sempre più insensibili ai terremoti, in tutti e per tutti i sensi.

A margine, a proposito di uomini che sguazzano nel sistema corrotto che alimentano, segnalo una considerazione che nell’articolo in questione Sciascia mette tra parentesi: «Tutti gli uomini che in Italia si fanno da sé è evidente che si fanno piuttosto male». Parole che oggi hanno valicato il recinto delle parentesi e si fanno paradigma ironico e amaro della cosa pubblica italiana.

A futura memoria [0]

Posted on Luglio 7th, 2010 in Appunti, Drowned Words | No Comments »

A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è una raccolta di articoli di Leonardo Sciascia apparsi in gran parte sul Corriere della Sera e L’Espresso, pubblicati per la prima volta da Bompiani nel 1989 (l’ultima ristampa è del 2000). Un volume prezioso - che solo ora sto leggendo in maniera organica - che ribadisce la lucidità critica dello scrittore siciliano. Gli articoli coprono la metà di un “ventennio”, dal 1979 al 1989, giusto un attimo prima di piombare nell’epoca attuale, dove le collusioni mafiose e le aberrazioni giudiziarie sono il pane quotidiano della vita pubblica.

A dimostrazione dell’estrema attualità dell’opera di Sciascia (non che ce ne sia veramente bisogno, non certo per mano mia) ogni tanto posterò qualche stralcio, come in un pubblico quaderno di appunti.

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“Il fatto è che i cretini, e ancora di più i fanatici, son tanti; godono di una così buona salute non mentale che permette loro di passare da un fanatismo all’altro con perfetta coerenza, sostanzialmente restando immobili nell’eterno fascismo italico. Lo stato che il fascismo chiamava etico (non si sa di quale eticità) è il loro sogno e anche la loro pratica. Bisogna loro riconoscere, però, una specie di buona fede: contro l’etica vera, contro il diritto, persino contro la statistica, loro credono che la terribilità delle pene (compresa quella di morte), la repressione violenta e indiscriminata, l’abolizione dei diritti dei singoli, siano gli strumenti migliori per combattere certi tipi di delitti e delle associazioni criminali come mafia, ‘ndrangheta, camorra. E continueranno a crederlo”.

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Tutto quello che dovrebbe essere la moderna antimafia (e quello che non è) è tutto in queste righe. Le aderenze col pensiero di Giovanni Falcone, che provò a combattere la mafia anche nelle banche, sono più di una. Come più di uno sono i “cretini” e i “fanatici” sempre seduti nel posto sbagliato per la cosa pubblica e tremendamente giusto per i loro interessi. “L’eterno fascismo italico”, poi: un replicarsi di epoche che mai hanno distrutto il “lievito” di un fascismo che non è mai scomparso veramente.