Fantascienza in campagna (elettorale)

Posted on Gennaio 20th, 2013 in Megafono | 2 Comments »

Sul Corriere della Sera di oggi, in un articolo di Dino Martirano, leggo le dichiarazioni di Casini e Vendola su una loro possibile collaborazione in chiave governativa: «Pensare a un governo con un ministro come me e uno di fianco come Vendola mi sembra proprio un film di fantascienza» dice il primo, con la sottoscrizione dell’altro: «L’alleanza con il centro è fantascienza». E un brivido mi assale, ben sapendo che - al contrario di quel che intendono i due politici - la fantascienza lavora sull’immaginario del futuro possibile, e non improbabile.

Lunghe distanze

Posted on Novembre 7th, 2012 in Connettivismo | 2 Comments »

Il connettivisti allungano le distanze… narrative. Da tempo a loro agio sulle distanze brevi - tre antologie di racconti e una silloge poetica - gli autori del movimento hanno definitivamente familiarizzato con la forma romanzo. Senza citare quanto prodotto in passato, basta registrare l’esplosione avvenuta proprio in questi giorni: riappare per eAvatar e-Doll di Francesco Verso e, per la stessa casa editrice, viene pubblicato Trans-Human Express di Lukha B. Kremo ed escono rispettivamente per Galaad e CiEsse Edizioni Sentieri di notte di Giovanni Agnoloni e Olonomico di Sandro Battisti. E altro è pronto sulla rampa di lancio. Il movimento è vivo e si evolve, entra in una fase matura. Keep on writing!

La fuga del signor Monde

Posted on Settembre 6th, 2012 in Classici | No Comments »

«Era un individuo che per molto tempo aveva portato in sé la propria condizione di uomo senza esserne consapevole, come gli altri si portano addosso senza saperlo una malattia. Era stato un uomo tra gli uomini e si era dato da fare come loro, sgomitando, a volte con accaimento, del tutto ignaro di dove stesse andando».

Georges Simenon, La fuga del signor Monde, Adelphi
Traduzione di Federica Di Lella e Maria Laura Vanorio

Invisible Dead

Posted on Agosto 17th, 2012 in Gallery, Racconti | 5 Comments »

Un racconto ispirato a una immagine del grafico-illustratore Salvatore Oranges. Chi mi conosce, non farà fatica a indovinare chi è il Vecchio occhialuto al centro della storia. Buona lettura!

Un magnete fissa sul frigorifero di casa Lamellara un disegno del piccolo Salvatore. Ha un titolo: Le mie vacanze.

* * *

«E questo lei me lo chiama magnifico panorama vista mare?». Marco accompagna la domanda chiudendo l’arco che ha tracciato in aria con la mano, verso la finestra della cucina.
Il bambino urla: «Il mare! Dov’è il mare, papà?»
Il Vecchio ha la risposta in canna ma non la spara.
«Visto? Neanche la fantasia di un bambino riesce a tirarlo fuori ‘sto mare», lo incalza Nadia, che si tiene il pancione sventolandosi con un Cronaca Vera piegato in due.
Il Vecchio non bada molto alle rimostranze dei coniugi Lamellara e si rivolge al bambino: «Come vi chiamate, guagliò?»
«Che ha detto, papà?», il bambino, nato a Settimo Torinese, non ha dimestichezza con l’idioma locale.
«Ti sta chiedendo il nome. Diglielo tu».
«Salvatore».
«Oh, Salvuzzo! Sali sul tavolo, dai». La voce del Vecchio ha il colore del miele.
«Ma che sta facendo?» protesta Nadia. Marco le fa cenno di restare tranquilla: vuole vedere dove l’uomo vuole arrivare: «Fai, Salvo, fai quello che ti dice il signore».
Il Cronaca Vera smette di fare da ventaglio e diventa un antistress fra le mani nervose di una donna incinta. Marco incrocia le braccia.
Intanto Salvo ha scalato il suo piccolo Everest e scruta l’orizzonte con la mano del Vecchio sulla spalla.
«Allora, guagliò, che vedi?»
«Muri, grandi e brutti. E colonne».
«Va bene. Hai visto il cavalcavia e i pilastri che lo tengono per aria. Facciamo così: dimmi i colori che vedi».
«Grigi, anzi tanti grigi. E nero. E poi blu. Il blu del cielo».
«E bravo Salvuzzo!». La mano nodosa del Vecchio affonda nei capelli del bambino, Nadia strappa senza accorgersene la prima pagina del rotocalco, Marco scioglie le braccia e fa un passo in avanti. «Bravo, guagliò! Ma quello non è il cielo, è il mare. Eccolo qua: vista mare!».
Una folata di vento entra nella stanza, spezzando l’apnea dei coniugi Lamellara.
«Lei ci prende in giro», sbotta Nadia, «ne ho abbastanza. Marco, leviamo le tende».
Pochi secondi dopo il Vecchio è alla porta e ascolta il borbottare della famigliola amplificato dall’eco della tromba delle scale.
«Marco, maledetto tu, la Calabria e la tua vacanza del ritorno alle origini. In che posto di merda ci hai portato?»
«Dai, che qui ci sono chilometri e chilometri di costa: un posto bello lo troviamo».
Il vecchio chiude la porta e si guarda allo specchio sul mobile dell’entrata. Strizza gli occhi rimpiccioliti dietro la lente sorretta da una grossa montatura in osso. Poi, con un gesto che sa di abitudine consolidata nel tempo – quel tempo che, passando, è capace di radere al suolo intere montagne – leva gli occhiali e si avvicina allo specchio. Si liscia la barba e conta le macchie che il sole gli ha depositato sulla stempiatura. Alla fine emette un grosso sospiro e se ne torna in cucina.
Chiudendo la finestra, si sofferma sul cavalcavia, “pizzicando” le colonne come corde di una gigantesca e orribile chitarra dei ricordi.
Pensa a Giacomo Delli Santi, impiegato all’ufficio urbanistico del comune, che quel cazzo di cavalcavia proprio non lo voleva. Deturpa il paesaggio, diceva. Già da un pezzo non può più dire niente, Giacomino, nei secoli dei secoli.
Amen.
Grandissimo cornuto, pensa il Vecchio, ci hai fatto il malocchio a st’albergo, ci hai fatto.

* * *

Un mese dopo, un disegno di Salvuzzo è appeso al frigorifero di casa. Ha un titolo: Le mie vacanze.
C’è il grigio del cavalcavia e dei pilastri, il blu del cielo e del mare.
E il rosso di un sangue che, invisibile, continua a scorrere.

Io sono il Libanese

Posted on Luglio 7th, 2012 in From Other Sites | No Comments »

Io sono il Libanese è il prequel di Romanzo Criminale in cui Giancarlo De Cataldo racconta gli inizi della carriera del capo carismatico della “sua” Banda della Magliana, il Libanese appunto, personaggio ispirato da Franco Giuseppucci che dalle sue pagine è colato nel film di Michele Placido col volto di Piefrancesco Favino e nella serie televisiva di Stefano Sollima col grugno incazzoso di Francesco Montanari.

Una piccola icona, il Libano. La tentazione sarebbe quella di considerarlo un santo bandito e questo libro la sua agiografia. Niente di più sbagliato.

[Continua a leggere su ThrillerMagazine]

Il signore dei sogni

Posted on Luglio 3rd, 2012 in Classici, Fantascienza | No Comments »

The Dream Master viene pubblicato per la prima vota nel 1966 come riscrittura di He Who Shapes, racconto steso da Roger Zelazny l’anno precedente. Leggere Il signore dei sogni equivale a staccare un biglietto di sola andata per lo Spazio Interno e a viaggiare assieme a Render, lo psichiatra Plasmatore, in grado di entrare nelle coscienze dei propri pazienti di cambiarne le rappresentazioni mentali a scopo (non sempre) terapeutico. Pura new wave (questa è di sponda americana): immaginifica, elegante e straniante.

A seguire, due estratti della lezioncina di Render sull’Autopsicomimesi (un complesso d’imitazione autoperpetuato), provenienti dall’edizione Sellerio del 1995, traduzione G.G. Pallagianni:

La capacità di fare del male si è sviluppata parallelamente allo sviluppo tecnologico. La capacità dell’uomo di produrre semplici mutilazioni è stata moltiplicata dalla produzione di massa; la possibilità di ferire la psiche attraverso i contatti personali è aumentata in misura direttamente proporzionale allo sviluppo dei mezzi di comunicazione. [...]

Noi abbiamo paura  di ciò che non conosciamo e il domani è davvero una grande incognita. Trent’anni fa, il particolare ramo della psichiatria nella quale io mi sono specializzato non esisteva neppure. Ora la scienza è in grado di progredire così rapidamente che c’è un autentico disagio diffuso, potrei anche dire un’angoscia, riguardo alle logiche conseguenze: la meccanizzazione totale del mondo…

Ustica XXXII

Posted on Giugno 26th, 2012 in Megafono | No Comments »

Arrivati al 32° anno dalla Strage senza la chiarezza che ci si aspetta, consiglio vivamente a chi ancora non l’avesse fatto, di fare un salto a Bologna per andare a visitare il Museo per la Memoria di Ustica.

Giro il comunicato stampa MAMbo:

Mercoledì 27 giugno 2012, in occasione delXXXII anniversario della strage di Ustica, il Museo per la Memoria di Ustica - in via di Saliceto 3/22 a Bologna - effettuerà un’apertura straordinaria dalle ore 10.00 alle ore 14.00, e dalle ore 18.00 alle ore 24.00. Ingresso libero.
Alle h 20.00 si terrà una visita guidata speciale, con accesso gratuito al pubblico, a cura del Dipartimento educativo MAMbo.
Si tratta del primo appuntamento di un ciclo di sei visite guidate al luogo che ospita i resti del DC-9 Itavia e la suggestiva installazione permanente ideata per la città di Bologna dall’artista francese Christian Boltanski in ricordo delle vittime della tragedia del 1980, promosse in concomitanza con gli spettacoli estivi in programma nell’ambito della rassegna teatrale Dei Teatri, della Memoria presso lo spazio antistante il museo Il Giardino della Memoria.

Info e prenotazioni: tel. 051 6496611 (h. 12.00 – 17.30)

Il tempo e il denaro

Posted on Giugno 2nd, 2012 in Appunti, Emersioni | No Comments »

Letture sincroniche: le riflessioni di WM1 sul terremoto in Emilia, gli orologi e le accelerazioni temporaliCosmopolis di Don DeLillo (Einaudi) da cui provengono le righe che seguono.

* * *

Dobbiamo pensare all’arte di far soldi. I greci hanno una parola per definirla. Chrimatistikós. Ma dobbiamo renderla un po’ flessibile. Adattarla alla situazione attuale. Perché il denaro ha subìto una svolta. La ricchezza è diventata fine a se stessa. Le enormi ricchezze sono tutte così. Il denaro ha perso la sua qualità narrativa, come è accaduto alla pittura tanto tempo fa. Il denaro parla a se stesso.

[...]

L’idea è tempo. Vivere nel futuro. Il soldi creano il tempo. Una volta era il contrario. Gli orologi hanno accelerato l’ascesa del capitalismo. La gente ha smesso di pensare all’eternità. Ha cominciato a concentrarsi sulle ore, ore misurabili, ore lavorative, e a usare il lavoro in modo più efficiente.

[...]

Oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa inesistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa, forse oggi stesso. Per correggere l’accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno.

Hyper Next

Posted on Gennaio 30th, 2012 in Connettivismo, From Other Sites | No Comments »

Ecco uno dei tanti motivi della mia assenza da queste pagine: Hyper Next, il nuovo blog connettivista.
Drowned Word resta in piedi, anche se andrà rivisto.
Ci leggiamo di qua o di là. O su tutti e due.